
Sembra che la mia vita di coppia sia condannata all’attesa. Prima perché lui era lontano: fisicamente, dall’altra parte del mondo. Due esserini chiusi in una bolla d’amore grande come la Terra, una bolla fatta di aria e linfa e gioia e felicità, di quella felicità così carica di pura luce che nemmeno un pianeta di distanza può annebbiare. Poi il tempo del ritorno: vicini col cuore e con il corpo, finalmente riuniti, la bolla si ridimensiona, è ancora pù facile vivere felici. Ma un’imprevisto e la bolla si restringe, sempre meno luce, meno aria, meno linfa vitale: un velo nero che non dipende dall’amore la copre e non la fa respirare. E non importa che l’amore, dentro ci sia ancora , che sia l’àncora per la felicità futura, in questo momento il resto è forte e spinge, preme, copre, maschera.
Il velo nero non va via se lo spingi e lo strapazzi, resta lì perché non dipende da te, ma solo da una parte della tua metà, la tua metà che respira ora a fatica in questa bollicina sempre più piccola. E allora aspetti, ancora, in attesa che arrivi un vento a sollevare il velo nero e a portarselo via, mentre tu resti saldo alla tua àncora.