Agosto

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Che poi avresti solo voglia di confrontarti con qualcuno che abbia un senso dell’umorismo simile al tuo, passare una serata leggera a fare battute, mangiare pizza, bere birra e citare canzoni di Elio e le Storie Tese e film di Tarantino.

O anche solo tornare alle sere di due mesi fa, in cui ti sentivi libera.

Ora agosto è così lontano che sembra non essere mai esistito

Quel povero ragazzo

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“Quel povero ragazzo è innamorato di voi”

“Se dovessi dar retta a tutti quelli che sono innamorati di me non avrei neppure tempo di mangiare!”

(A.Dumas, La signora delle camelie)

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Fuori dal sentiero?

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Un momento vedi la tua vita come già scritta, riesci a gioirne e ti reputi fortunata, questo percorso futuro un po’ prestabilito ti sembra un grande serbatoio di felicità casalinga e abitudini confortanti.

Un attimo dopo la tua vita la stravolgi perché non puoi che domandarti se quello su cui cammini sia davvero il sentiero giusto per te o se non hai voluto forse autoconvincerti che saresti stata felice. Allora esci dalla strada battuta e ti avventuri fuori dal sentiero, tra le rocce delle montagne, tra i boschi e le salite ripide.

 Magari, Alice, la prossima volta portati una cartina.

sentiero

Qualcuno mi spieghi.

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Qualcuno mi spieghi.

Senti spesso parlare di un tipo da amici in comune e sai che la sua reputazione è quella di tombeurs de femmes. Poi lo conosci dal vivo e dici “tutto qua?” . Non è un figo, è inequivocabilmente basso e ha una calvizie incipiente, la voce femminea e l’aria insicura. Ti fai una risata sulle aspettative e inizi a passarci il tuo tempo insieme con grande piacere, ben convinta di essere al riparo da ogni possibile rischio cotta.

Ti sbagli alla grande, la cotta c’è eccome, è reciproca  e passa dalla mente. Tutto è così forte da non riuscire neanche a verbalizzarlo. Poi lui, nella complicazione della sua testa, decide che questo tutto non lo sa gestire, e scappa, senza dare spiegazioni.

Mesi dopo pensi di aver lasciato perdere. Provi ad uscire con un altro tipo, molto diverso, che ti sta dietro da mesi, uno di quelli tutto muscoli e happy-hour. Ti corteggia alla grande. Ma quando finisci a letto con lui capisci che il suo corpo perfetto non vale il paragone con la scintilla che provi anche solo a parlare con l’altro.

Ora, qualcuno mi spieghi cosa si fa in questi casi.

Di Solitudini

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solitude

Sì, forse la vita è questo. Si procede tra normalità e paura, e si aspetta ogni volta di tornare alla nostra dimora, di trovare un po’ di quiete, un rifugio. Magari salendo le scale di casa verremo presi dall’angoscia, avvertendo che il dolore ci ha seguito fino lì. Comunque sia è un inferno che conosci. Ed è meglio di quella nebbia spietata, meglio che non vedere nulla, meglio della solitudine dei nostri passi.

(Stefano Benni, Cari mostri)

ABBRACCI

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Mi piace abbracciare le persone alte. 

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Quando abbracci qualcuno di piccolo hai la possibilità di avvolgerlo, di fargli sentire il tuo affetto, di trasmettergli la sensazione di volerlo proteggere, ma quando abbracci una persona alta è lei ad avvolgere te, a farti sentire al sicuro. E allora, nella posizione di chi riceve l’abbraccio, come fai a far passare all’altro il tuo sentimento?

Appoggi il tuo viso sul petto dell’altro e poi stringi, stringi forte.

Per questo mi piace abbracciare le persone alte, perché avvolta tra le braccia dell’altro  riesco ad esprimere quanto il mio affetto sia vero.

Archivio

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Di colpo ti ritrovi come catapultata fuori da te stessa. Ti  osservi dall’esterno e ti vedi mentre raccogli da terra i pezzi di due anni di vita.

Allora, con il cuore in frantumi, prendi delle scatole e ci metti dentro tutto quello che riesci a trovare intorno a te. E inizi la più grande  e dolorosa opera di catalogazione, quella dei ricordi.

archivio

Attesa, ancora. (o àncora?)

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Sembra che la mia vita di coppia sia condannata all’attesa. Prima perché lui era lontano: fisicamente, dall’altra parte del mondo. Due esserini chiusi in una bolla d’amore grande come la Terra, una bolla fatta di aria e linfa e  gioia e felicità, di quella felicità così carica di pura luce che nemmeno un pianeta di distanza può annebbiare. Poi il tempo del ritorno: vicini col cuore e con il corpo, finalmente riuniti, la bolla si ridimensiona, è ancora pù facile vivere felici. Ma un’imprevisto e la bolla si restringe, sempre meno luce, meno aria, meno linfa vitale: un velo nero che non dipende dall’amore la copre e non la fa respirare. E non importa che l’amore, dentro ci sia ancora , che sia l’àncora per la felicità futura, in questo momento il resto è forte e spinge, preme, copre, maschera. 

Il velo nero non va via se lo spingi e lo strapazzi, resta lì perché non dipende da te, ma solo da una parte della tua metà, la tua metà che respira ora a fatica in questa bollicina sempre più piccola. E allora aspetti, ancora, in attesa che arrivi un vento a sollevare il velo nero e a portarselo via, mentre tu resti saldo alla tua àncora.