Non ho mai frequentato molto Moretti, ma mai come in questi anni continuo a citare il famoso e abusato (probabilmente anche da me) discorso da Palombella rossa, quello che dice che le parole sono importanti.
Un po’ mi tocca citarlo per lavoro, anche se in realtà per i miei colleghi nordici la citazione è carta straccia, giustamente, ma più spesso ancora devo ricorrere alla citazione nelle interazioni sociali standard, il che come effetto collaterale mi fa anche a volte passare per una fanatica della grammatica. Si sa d’altronde, che fare le elementari con una maestra che ti tirava scappellotti ad ogni errore forse induce a fare una certa attenzione a ciò che si scrive; anche avere un papà che fa le pulci a come i giornalisti scandiscono le parole leggendo le notizie al tg aiuta, insomma quello che non avevo già nel sangue me lo hanno inculcato a scappellotti, ed eccomi qua.
Questa tendenza è anche molto ben imparentata con l’incoerenza totale delle affermazioni con il proprio comportamento.
Succede che un collega (di quelli buoni, sicchè figuratevi gli altri) nel mezzo di una degnissima tirata contro la società occidentale il cui benessere si basa sul malessere del resto del mondo cosiddetto sottosviluppato, mi prende come esempio di débaucherie e tuona che “altro che comprare le primizie che arrivano da chissà dove” perchè… secondo lui essendo vegetariana compro le primizie? O secondo lui la soia – che mangio pochissimo – fa parte delle primizie? Insomma mi sono guardata bene dallo scoprire cosa stava dietro a questa accusa patentemente assurda, perchè secondo me era un problema di analfabetismo funzionale (dubito fortemente che sappia cosa si intende per primizia, ma tanto ormai le parole si tirano a caso).
Nella fattispecie, se ve lo chiedeste, frequento agricoltori locali senza serra, perciò le primizie non le vedo proprio, a differenza di lui che fa la spesa nella stagione indistinta del supermercato in cui tutto si trova sempre, primizie comprese.
Ah detto collega aveva appena finito di mangiare un piatto contenente manjoca, che quella sì che è a km 0.
