Invito alla lettura

Pensieri scomodi e importanti condivisi su Neobar:

AI e ApparatI di potere

Guerrare humanum est? V

con neurodelirica a ruota:

altenative ecologiche

(in caso di cose da dire all’autore: malosmannaja@libero.it)

post scriptum.

mi hanno chiesto “perché non sentono tutti allo stesso modo l’orrore per Lamerd”? beh, chevvidico… è chiaro che dipende da fattori cognitivi, culturali e psicologici profondi…

ma non solo, dipende anche dal filtro Dolby-NR (Noise Reduction) applicato ai canali (destro e sinistro) di informazione: dagli “altoparlanti” esce un segnale *mondato* sia del fruscio di fondo (ciò che può distrarci) che degli acuti fastidiosi (ciò che non dobbiamo sapere… un filtro passabasso che cancella sia la complessità che i pensieri scomodi).

la musica che echeggia in ogni dove, a quel punto, suona ovattata (non è più “verace”) per la perdita di fedeltà del segnale (effetto anestesia), ma il tutto viene compensato da un aumento di fedeltà al sistema dei nostri pensieri.

non serve nessuna saldatura, quando il cavo (di rame o di tungsteno) non ha nessuna interruzione.

: (((

e se non c’è nessuna soluzione di continuo in questa filiera degli orrori, forse, allora, la soluzione potremmo essere noi? azz… grossa responsabilità, chennedite?

: )

come un film porno, menti a gambe aperte

come un film porno, menti a gambe aperte

sottotitolo esplicativo: o dici il vero?

indubbiamente capitò

vieppiù capiteròmmi ancora molte volte

di ritrovarmi

a dire che il Poeta

al fin tutelare il proprio status d’Ubermenschen

non ha altra via che adire

l’auctoritas pregiudiziaria

dell’io so’ io e tu non conti un *azzo

ma “il povero Poeta”, pondero posato,

(po-po-po-poooo da Quinta sinfonia)

perché “non seppe dire”?

gli difettò per caso la favella?

eppur non tacque, anzi! ei tosto camuffò

con un oscuro abito da sera

di lemmi imperscrutabili

i suoi versi

velando stanze

d’astratte transtromeriche eleganze

che han qualche proiettiva affinità

colla pareidolia

magia del riecheggiare armonico

(un Rorschach parolaio)

e sopra sbrodolòcci lautamente

*rigurgi_tanti righi*

col plauso infervorato del pollaio

è cosa assai pavese e manifesta, invece

che i gatti seppero e sapranno!

per cui cheffàmo? lo domandiamo a loro

oppure, obtortis Collins,

sentiamo chennepenza la prof Parker?

chissà… po’ esse pure, ‘n fonno ‘fonno,

ch’ è mejo fasse i fatti de noaltri…

massì Gugliè: lassa sta’ i gatti

eppensa ai matti

rimpinzali coll’aloperidolo

finché nun smetteno de domandasse

“che sta accercà dedì, er Poeta?”

vabbé, sai cosa chi’oso?

torniamo a scrivere poesie

e a leggere i poeti

che in vero sanno dire e dicono

qualche messaggio

che non dipende *solo* dal linguaggio

o dai deliri di chi legge

ma dal bisogno di *provare*

(provare-provare-provare)

a usare le parole per comunicare

quel dato pensiero

quel dato accaduto

e non un serafico “specchio riflesso!”

schermo di comodo virante

in un latibolo, come imparammo

ai tempi dell’asilo…

mmm… non smetto di pensare  

che se i Poeti fossero poeti

e la poesia nascesse dalle storie

(id est, se i “poveri Poeti” non belassero

coerentemente poveri di spirito e di idee)

potremmo ostare l’individualismo

e il narcisismo dilaganti

escogitando l’esistenza d’un lettore

nell’atto di bramire

i nostri carmi

e insieme riscoprire e coltivare un’interdipendenza

*umana*

fondata sull’ascolto

che implichi “ti amo…

tu guidami attenendomi per mano!”

non posso immaginare la poesia

siccome l’atto di sfogare un peso

che cessa defecando…

l’atto poetico è ben altro!

è un codice *relazionale*

è il ponte d’un linguaggio e non un codice

gonfio di vuoto, privato ed elitario

non vive d’onanismo e segatura

*lavora il legno*

ne piega il ritmo, pialla il suono

incolla più livelli di lettura

tornisce le metafore creando

*risonanze*

capaci di parlare a tutti o quasi

perché le regole

di quest’andare a capo

benché fregiate in mo(n)di di versi

son quasi uguali a quelle che

*accudiscono*

sia i figli che la comunicazione

or dunque se all’interno dei trenini

di parole

stipate d’arabeschi passeggeri

è salito

qualcosa da dire

c’è sempre da rileggere e capire

soltanto che non è

*il successo* quello che è successo

alle parole, a fine viaggio

bensì un amplesso

tra menti a gambe aperte

e un punto di flesso

insomma

inversa-mente al povero Poeta

che grida nello specchio

“io mi amo!”

ogni poeta che c’incontra

canta per noi

(per me e per te e per chiunque altro)

canta in parole povere

spiegandoci le vele che capiamo

siccome il trovatore

che mica si nasconde, *trova*

e spezza e condivide

il pane d’una storia

fa il pieno di memoria

e poi la gira al mondo

da Genova a Macondo

onde per cui pian piano piango

a notte fonda

nell’eco silenziosa illune

ogniqualvolta “un’orgia d’uova e tonno”

mi intima “Rinuncia!”

come il racconto omonimo di Kafka

e il senso prende forma

di lacrime d’inchiostro

che imbrattano foglietti seminati in giro

come una pioggia sorpresa

stupita dagli eventi

cade

(dalle nuvole)

*

Campagna veneta

Ieri un bravo contadino dell’Unione Europea, tutto tronfio, mi cantava le sue gesta orticultorie.

– Varda! Varda che bei!

– E’ vero… Complimenti! Raramente ho visto pomodori così belli.

– E no te conto cossa che m’è suceso l’altro dì!

– Cosa?

– Zapavo nell’orto e me casca l’ocio su ‘na pianta: ostregheta! Ghe jera ben oto pomodori!!

– Occavolo!

– G’ho subito tajà do rami dove che jera tacà sié pomodori. Te capiši? Jero già soto procedura de ‘nfrazione!

– Errare è umano, ma perseverare è malefico.

– Madona dell’orto… ma ‘nfatti! Jero già sora el limite de tredese pomodori par la setimana scorsa!

– Azzz! Un bel casino.

– Te l’ho deta!

– Eh, mica si può dare l’acqua a tutti i pomodori che ti pare e poi lasciare la conserva alle nuove generazioni!

*

Debunking della narrazione (*Essi* sono scaltri seguaci di Goebbels!)

con l’affermazione “la democrazia è il fondamento della nostra libertà, prosperità e sicurezza” Ursula Gertrud Albrecht von der Leyen non si riferisce certo alla democrazia intesa come sistema politico fondato sul principio della sovranità popolare (dall’etimo démos, “popolo” e krátos “potere”, ovvero governo del popolo), bensì a una democrazia formale di facciata (da demo, “versione demo” e crazia “ad uso del potere”). tale versione demo della democrazia si fonda sul principio della sovranità del grande capitale ed è priva di tutte le funzioni avanzate della sua versione completa (uguaglianza sostanziale e giustizia sociale, economia mista, stato sociale ovvero sanità, istruzione, previdenza e servizi pubblici garantiti a tutti).

in tal senso, quando la von der Leyen parla di “nostra libertà, prosperità e sicurezza”, agisce come portavoce dei detentori di grandi capitali, ovvero è la *loro* libertà e i *loro* interessi-prosperità-sicurezza che intende difendere senza il benché minimo scrupolo morale (bollando, nel contempo, come estremismo, populismo eversivo e minaccia alla democrazia qualsiasi tentativo di mettere in discussione l’ordine del Potere Economico costituito).

è evidente, quindi, che la versione demo della crazia difesa dalla von der Leyen è il più classico degli specchietti per le allodole e proprio perché assolva tale funzione viene decantata con chiari intenti promozionali (i.e. di propaganda): i detentori dei grandi capitali sono una stretta minoranza ed è dunque fondamentale convincere il popolo (grazie ai media, ai tecnici della politica e alle intellighenzie di loro proprietà) che il simulacro ordoliberista di democrazia gestito dal Potere Economico continui a difendere gli interessi del popolo e gli alti ideali di libertà, pace e progresso, mentre in realtà da molti decenni tutela *unicamente* gli interessi dei capitalisti (europei e non) e la loro libertà individuale di depredare chiunque in giro per il mondo.

in sostanza, per proteggere la democrazia serve una dittatura…

*

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