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Barbicone

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Francesco d'Agnolo detto Barbicone (Siena, ... – Siena, ...; fl. XIV secolo) fu un operaio della manifattura tessile senese vissuto nel XIV secolo, tra i capi della rivolta dei sottoposti dell'Arte della lana del luglio 1371; sommossa sociale sfociata poi, grazie all'intervento della Compagnia del Bruco, in una lotta politica a sostegno del Popolo minuto allora egemone nel governo cittadino dei Riformatori.

Gli accertamenti fiscali lo collocano fra gli ultimi gradini della scala sociale[1]. Pur non conoscendo la sua esatta data di nascita, le registrazioni nella Lira (il sistema tributario per dichiarare i redditi istituito dalla Repubblica di Siena), la presenza nelle magistrature nel governo detto dei Riformatori, accertata al dicembre 1368, e il protagonismo nella sommossa del luglio 1371, situano almeno gran parte della sua vita nella seconda metà del Trecento, periodo successivo alla grande peste del 1348.

Francesco d'Agnolo compare per la prima volta nelle fonti fra gli eletti del 13 dicembre 1368[2], all'indomani della rivolta dell'11 dicembre che portò i popolari minuti a un ruolo egemone nel governo cittadino: fu dunque eletto in seno ai Riformatori, membro a tutti gli effetti della compagine governativa.

Nel luglio del 1371 fu tra i protagonisti della rivolta che porta il suo nome: dopo una manifestazione dei sottoposti dell'Arte della lana sotto il Palazzo del Comune per ottenere che fosse il Comune, e non i maestri lanaioli, a fissare i salari, egli fu arrestato assieme a Cecco delle Fornaci e Giovanni di monna Tessa[3]. Fu proprio il suo fermo, assieme a quello degli altri due caporioni, a far intervenire la Compagnia del Bruco nella sommossa che ne seguì.

Un aspetto singolare della sua vicenda è la sua non appartenenza alla Compagnia del Bruco, con la quale la sua figura è però storicamente e nel folklore quasi sempre associata: sia nel 1371 che nel 1384 risulta infatti allirato nella Compagnia di San Giovanni, e non nel Piano di Ovile[4].

Non risulta scomparso né perseguitato dopo i fatti del 1371: lo si ritrova infatti citato un quindicennio più tardi, nell'accertamento fiscale del 1384, ancora inserito fra le file dei Riformatori al potere[4].

Il nome: Burbicone, Berbicone, Barbicone

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Francesco d'Agnolo risulta nella Cronaca di Donato di Neri come Burbicone[3]. Nell'accertamento fiscale del 1384 appare invece come Berbicone[5]. Secondo lo storico Giovanni Mazzini la corruzione del nome in Barbicone, con cui è oggi noto, potrebbe essere dovuta allo storico Malavolti, che così lo menziona due secoli dopo nelle sue Historie[6].

  1. ↑ Wainwright, pp. 107-170 (Lira 15 c. 56v per il 1371 e Lira 19, c. 76v per il 1384)
  2. ↑ G. Luchaire, Documenti per la storia dei rivolgimenti politici del Comune di Siena dal 1354 al 1369, Lione-Parigi, 1906., doc. 78, pp. 187-190 (Libro della Corona, p. 96-98).
  3. 1 2 Donato di Neri, p. 639
  4. 1 2 Wainwright, p. 128 (Lira 19, fol. 76v)
  5. ↑ Archivio di Stato di Siena, Lira 19, fol. 76v.
  6. ↑ O. Malavolti, Dell'Historia di Siena, Venezia, 1599. (Bologna 1982), p. 139.
  • A. Lisini e F. Jacometti (a cura di), Cronaca senese di Donato di Neri e di suo figlio Neri, in Cronache senesi, collana Rerum Italicarum Scriptores, XV, parte VI, Bologna, 1931-1939.
  • G. Luchaire, Documenti per la storia dei rivolgimenti politici del Comune di Siena dal 1354 al 1369, Lione-Parigi, 1906.
  • O. Malavolti, Dell'Historia di Siena, Venezia, 1599. (Bologna 1982)
  • V. Wainwright, The testing of a Popular Sienese Regime. The "Riformatori" and the Insurrections of 1371, in I Tatti Studies. Essay in Reinassance, vol. 2, 1987, pp. 107-170.

Voci correlate

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