L’architettura del silenzio: la solitudine come geografia dell’anima in Edward Hopper – con una poesia di Mark Strand, a cura di Luciano Nota

C’è un’ora precisa, a metà tra il pomeriggio e la sera, in cui la luce del sole non riscalda più ma inizia a incidere le cose. È quell’istante in cui le ombre si allungano sui muri intonacati in una stanza anonima o sulla facciata di un distributore di benzina lungo una strada statale. In quel… Continue Reading


La nudità del vero, l’assenza e il tempo: un percorso tra tre poesie di Bartolo Cattafi, di Luciano Nota

La poesia di Bartolo Cattafi si muove lungo una linea di geografie mentali, frammenti esistenziali e oggetti minimi che diventano il fulcro di un’indagine rigorosa e disincantata. Esaminare tre componimenti tratti da L’osso, l’anima – L’osso, Cassetta delle lettere e Z. – permette di esplorare i nuclei tematici più profondi dell’autore siciliano: la ricerca dell’essenzialità,… Continue Reading


Il tempo sottratto e la falsa consolazione dell’opacità, di Luciano Nota

Riprendendo quanto scrivevo in Al Principe di Pier Paolo Pasolini, la questione del tempo sottratto non può essere ridotta a una semplice diagnosi della contemporaneità, né tanto meno a una teoria implicita della resistenza. Ogni tentativo di trasformare la perdita in possibilità rischia infatti di rovesciare la critica in consolazione. Nel mio precedente discorso, descrivevo… Continue Reading


Il tempo sottratto e lo stile del caos: una lettura di “Al Principe” di Pier Paolo Pasolini, di Luciano Nota

Se torna il sole, se discende la sera,se la notte ha un sapore di notti future,se un pomeriggio di pioggia sembra tornareda tempi troppo amati e mai avuti del tutto,io non sono più felice, nè di goderne nè di soffrirne:non sento più, davanti a me, tutta la vita…Per essere poeti, bisogna avere molto tempo:ore e… Continue Reading


I profeti del nostro sfacelo: Leopardi, Pasolini e la mappa di resistenza per un futuro incerto, di Luciano Nota

Una strana, permanente vertigine coglie chiunque si ostini ancora oggi a praticare l’atto apparentemente anacronistico della lettura profonda. È la sensazione che alcune pagine del passato non siano state scritte per i contemporanei dell’autore, né per i polverosi scaffali delle antologie scolastiche, ma che abbiano compiuto un balzo temporale per venire a spiare proprio noi.… Continue Reading