Giuseppe Donateo, “Ultima tappa, Finisterre”

Giuseppe Donateo, Ultima tappa, Finisterre, Florence Art Edizioni, 2025, pp.160, € 15,00


di Ernestina Pellegrini

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Prima di entrare in medias res, prima di dire qualcosa del libro di Giuseppe Donateo, Ultima tappa, Finisterre, pubblicato nella raffinata collana dei “Quaderni bianchi” dalla Florence Art Edizioni verso la fine del 2025, voglio fare un breve ritratto letterario di questo poliedrico intellettuale livornese, romanziere, poeta, storico del teatro, ricercatore di archivi e saggista, collaboratore di molte prestigiose riviste culturali, che ha lavorato a lungo come giornalista per il quotidiano “Il Tirreno”. Tiene lezioni di Storia del Teatro e di Letteratura Italiana presso l’Università della Terza Età a Livorno. Ha all’attivo una produzione di scrittura molteplice, si muove su più tavoli con la stessa passione e lo stesso rigore metodologico. È abitato da un daimon che lo spinge nelle due direzioni – della ricerca storico-archivistica da un lato e della scrittura creativa dall’altro – e veramente non saprei a quale dei due ambiti darei il primato.

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Ulrich Estarossa, “Acque Farsa”

Ulrich Estarossa, Acque Farsa, Transeuropa 2025, pp. 85, € 15,00


di Maddalena Carbone

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Un esordio poetico nato dall’urgenza di dare voce ai propri pensieri e di trovare una compagnia alla solitudine interiore che è figlia di questi tempi frettolosi e in lotta. Questo è Acque Farsa, opera prima di Ulrich Estarossa, giovanissimo autore pugliese e curatore della rassegna online “Interferare”, dove letteratura e attualità si incontrano. L’intento programmatico di Estarossa è esplicitato nella sua stessa nota: «sciogliere, nella parola, la durezza di dolori muscolari che insistono come ripercussioni intellettive», scrivendo poesia «tensiva», che non si accontenta di registrare il mondo, ma tenta di esercitare una pressione sulla sua superficie, di ri-velare e rivelarsi. La scrittura nasce da una frizione tra il corpo e il pensiero, tra l’esperienza individuale e le strutture collettive che la condizionano, tra l’urgenza di comprendere e l’impossibilità di ricondurre tutto a una spiegazione pacificante.

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H.P. Lovecraft, “Potrebbe anche non esserci più un mondo”

H.P. Lovecraft, Potrebbe anche non esserci più un mondo, trad. di Ottavio Fatica, Adelphi, 2025, pp. 161, € 14,00


di Luciana De Palma

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Una lunghissima lettera è quella che Lovecraft racchiude in Potrebbe anche non esserci più un mondo (Adelphi ed.)

Pagine fitte di opinioni e di ragionamenti su una incredibile varietà di argomenti che vanno dall’Atene di Pericle alla nozione del tempo, dalla tragedia greca all’Inghilterra elisabettiana, dai Maya alla sessualità, dall’estetica all’architettura, dal piacere di stare in compagnia alla natura, dalla contemporaneità all’avvenire.

Lovecraft spalanca il suo universo e ne mette a conoscenza il lettore che sarà afferrato dal turbinio di immagini che scorrono senza posa fino all’ultima pagina, plasmate da un linguaggio misurato ed eclettico allo stesso tempo.

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Le linee di fuga dei volti di Fiorenza e Marino

Le linee di fuga dei volti di Fiorenza e Marino


Estrarre dalla follia quel po’ di vita che emerge.

di Antonino Contiliano

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Né dialogo, né colloquio, né intervista: solamente l’atto dello spostamento nomade di una relazione in tensione pluripolare simultanea. L’idea di Marino — non una visione o una rappresentazione —, la cospirazione di Fiorenza, l’individualità coinvolta, la circostanza ambientale con i suoi elementi in gioco, il sorgere di un volto, ottenuto attraverso uno scatto che rivela la macchina fotografica non come mero registratore, ma come agente produttivo dell’evento-viso. Una singolarità emerge come effetto: la foto come espressione ed esposizione di una virtualità concretizzatasi.

In atto, qui e ora, e poi nel passaggio a un prossimo luogo espositivo, si sperimenterà il rapporto del divenire-differenziale dello spettatore: il suo essere corpo “fra” queste foto, negli eventi che si sottraggono alla luce delle identificazioni determinate. Nella contingenza delle circostanze — emergenze dai “buchi neri”, dalle “pareti bianche”, dalle riflessioni degli specchi anomali — avviene un incontro col pensiero di queste espressioni multiple col “Fuori” e con le sue esplosive congiunzioni istantanee. Catture di una macchina fotografica a scatti rapidi e assoluti. Rimandi che si imprimono, esprimono, contraggono ed espandono. Congiunzioni sulla superficie di tratti di volti senza Io e senza Soggetto.

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Una riflessione a margine de “Le non cose. Come abbiamo smesso di vivere il reale” di Byung-chul Han

Una riflessione a margine de Le non cose. Come abbiamo smesso di vivere il reale di Byung-chul Han.


di Annalisa Barletta

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I libri sono cose, corpi che fanno parte del nostro quotidiano orizzonte oggettuale e fattuale; emanano fascino e mistero perché mai completamente riducibili ad una sola lettura, ad una univoca interpretazione; rappresentano l’Altro, ci fanno resistenza, ci accendono di desiderio. Con essi interagiamo durante la giornata, instauriamo dialoghi intensi, duraturi che ci accompagnano anche nelle lunghe distanze; ad essi ritorniamo sempre nel tentativo di sistematizzare il nostro paesaggio interiore, informarlo, squadrarlo. Ai libri ci affezioniamo, li annotiamo con scritture marginali di un palinsesto in divenire, penna matita strappo, macchia di caffè: raccontano una storia, la nostra ricerca mai paga nel tentativo di decifrare il segno e penetrare il senso; dicono le stanchezze e il torpore di notti bianche; la solitudine e il silenzio che certe sere riservano il freddo, un lume e il punctum erotico di una tensione, quando l’epifania della pelle d’oca viene a visitarci e se ti volti non sei più le convinzioni né le convenzioni del prima. I libri poi sono sempre dei buoni vicini; nella biblioteca reale, convivono, si stratificano in semine di sovrasensi; sono i discorsi amorosi, dialettici della babele umana. Li tiene insieme la repulsione della reductio ad unum, la vita naturale e relativistica della coesistenza, l’adesione materiale ad un’archeologia in divenire del pensiero. Mai museale ma viva, prolifica e ispiratrice.

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Rocco Pezzimenti, “La titanica giornata del professor Rossi”

Rocco Pezzimenti, La titanica giornata del professor Rossi, Armando Editore, 2026, pp. 90, €14,00


di Luciana De Palma

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Il protagonista del romanzo di Rocco Pezzimenti, La titanica giornata del professor Rossi, è un docente universitario di teoria politica che in una nitida giornata di febbraio cammina per Roma, incontrando diverse persone con cui si ferma a dialogare a proposito di questioni di vario tipo. Tra le persone con cui si intrattiene ci sono un direttore di banca, un commercialista, una sua ex alunna, artigiani e funzionari.

Gli argomenti trattati aprono ventagli di possibili angolazioni da cui affrontarli e questo fa sì che il lettore, attraverso lo scambio di vedute tra gli interlocutori e il professore, si ponga le stesse domande, entrando nel vivo non solo della trama, ma anche della realtà che si prospetta al di là delle pagine.

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L’algoritmo algebrico, il viaggio

L’algoritmo algebrico, il viaggio


di Antonino Contiliano

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L’algebrico algoritmo è nome “demonico” in quanto segno complesso di separazioni e convergenze. Un intreccio di teorico-pratico, di pensiero e azioni continuamente rielaborato, che via via il tempo e le culture hanno piegato a espressioni particolari o collettive. Nome profetico di potenzialità possibili e virtuali, quanto non estranee alla storia. È stato/è/sarà indizio e presagio del potere procedurale, di metodi e calcoli numerici processuali fino al computer-scienze del digitale XXI secolo, l’onnipotenza dell’algoritmico nella casa delle lingue che ne hanno ospitato le funzioni (“rta” in sanscrito; “ritus” e “artus” in latino; “schematos” in greco; poi “ritmo” o “schema/immagine nelle lingue di origine latina …). È diventata la parola pigliatutto: cose, eventi, economia, medicina, onde cerebrali e conversioni elettroniche e discorsi che diventano computi di coppie e classi di equivalenze logico-matematizzate; un misto di lettere e numeri interi – “a + (b + 1) = (a + b) + 1” –; automi ricorsivamente numerabili. Come Odissea da Odisseus, il nome algebra – “al-giabr wa l-mu- kabalah” – è ritmo da Khwārizmī, l’Abū Jaʿfar Muhammad ibn Mūsā Khwārizmī (nato a Baghdad –780 circa – e autore del manuale “Algebra et almucabala”). Il ritmo della ripetizione/ricorsione traduttiva e transduttiva. La ricorsione algoritmica – sequenza di numeri razionali – non gradisce gli irrazionali √2; questi proliferano i decimali e obbligano a calcoli approssimati. L’iterazione relazionale chiede invece verità non intuitive, finite (assiomi, regole formalizzate e verità-teoremi). Se la raffinatezza algoritmica è contemporanea, l’origine però è lontana. Lo stesso Khwārizmī dice che gli occidentali ebbero l’algoritmico dal mondo arabico-indiano (altrove in uso da millenni).

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Acmeismo russo come postulato della vitalità delle azioni

Mandel’stam, Cukovsky, Livshiz, Annenkov 1914 Karl Bulla

Acmeismo russo come postulato della vitalità delle azioni


di Francisco Soriano

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ormai echeggiava il canto del cigno per il simbolismo russo, quando nel dicembre del 1909 Valerij Brujsov decise di mettere fine alla rivista «La bilancia», fondata da lui stesso, dopo quattro anni dalla nascita. quest’ultima aveva esaurito la sua spinta propulsiva e le sue pagine manifestavano una linea editoriale «discriminante ma non partigiana»1, dunque ancora troppo ambigua proprio nei confronti dei poeti simbolisti.

nasce simbolicamente da questo momento l’acmeismo, con la sua chiarezza espressiva e la concretezza dei contenuti, soprattutto facendo molta attenzione alla precisione formale: non a caso il termine deriva dal greco acmé, «culmine», e indica il punto massimo di chiarità espressiva in poesia. in generale si può affermare che il movimento si esaurì alla fine della seconda guerra mondiale e, soprattutto, fu cancellato con l’avvento delle dottrine marxiste e del futurismo, quello «autorizzato» dal bolscevismo.

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Carol Ann Duffy, “L’invenzione della pioggia”

Carol Ann Duffy, L’invenzione della pioggia, Vallecchi Firenze, 2026, pp. 94, testo inglese/italiano, € 16,00


di Annalisa Lucini

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New and Collected Poems from children è il titolo in lingua originale della nuova raccolta di Carol Ann Duffy, pubblicata in Italia da Vallecchi Firenze.

Ventisei poesie in lingua inglese con testo italiano a fronte, tradotte da Giorgia Sensi e Isabella Leardini, illustrate da Elizabeta Keci.

L’Invenzione della pioggia non è solo un testo per ragazzi: indaga la profondità del linguaggio poetico attraverso elementi propri delle favole in versi e delle filastrocche ed ha in sé quella riflessione intima e umana che si chiede il senso delle cose, giocando con un mondo parallelo abitato da fantasmi, animali, regine, sirene, elementi naturali.

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La poesia persiana e i suoi poeti n.1- Ahmad Shamloo: la poesia come esperienza dell’uomo

Ahmad Shamloo: la poesia come esperienza dell’uomo

(11 dicembre 1925 – 23 luglio 2000)


a cura di Nina Sadeghi e Francisco Soriano

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«Le mie opere sono la mia autobiografia. Sono convinto di una verità: la poesia non è un’interpretazione della vita; è la vita stessa.»

Questa affermazione offre forse una delle chiavi più efficaci per entrare nell’opera di Ahmad Shamloo. In pochi poeti persiani del Novecento vita, storia e parola poetica appaiono infatti così strettamente intrecciate. La sua poesia attraversa alcune delle grandi fratture dell’Iran contemporaneo, ma non si limita mai a raccontarle. L’esperienza storica viene trasformata in un’interrogazione più ampia sulla libertà, sulla dignità dell’uomo, sull’amore e sulla responsabilità della parola. Conoscere Shamloo significa dunque leggere la sua biografia attraverso la poesia e, al contempo, riconoscere nei suoi versi le tracce di un’esistenza attraversata dalla storia.

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Tra sottrazione ed eccesso: la resistenza del “Taccuino” di Aldo Gerbino

Aldo Gerbino, Dove non desidero andare – Taccuino poetico, 2009-2025, Genova, S. Marco dei Giustiniani, 2026, pp-188, € 7,50


di Antonino Contiliano

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Solo e solo come premessa indubitabile: il libro di poesia di Aldo Gerbino “DOVE NON DESIDERO ANDARE – Taccuino poetico, 2009 ↔ 2025” (Genova, S. Marco dei Giustiniani, 2026) — con tutta la molteplicità di linee del sapere (raccolte negli eserghi e nelle parole “colte”, e non trascurabili per ampiezza e storia …) — si presta a una lettura che tiene insieme la dimensione estetica, quella etica e pubblico-politica. Una simultaneità che guarda indietro ↔ avanti sia per scavare fra le pieghe del tempo sospeso (richiami espliciti e impliciti risonanti) sia per resistere al presente con la creazione di testi-evento sottratti alla cronologia. Un movimento infinito di andata e ritorno del pensiero — pensiero e coscienza di percezioni e di affetti intensivi che ritagliano il caos del mondo, della vita, della storia individuale e collettiva. Un avvolgimento continuo che si fa scrittura poetica di andata e ritorno, “↔”.

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Irène Némirosvsky, “Un bambino prodigio”

Irène Némirosvsky, Un bambino prodigio, prefazione di Élisabeth Gille, traduzione di Vanna Lucattini Vogelmann, Giuntina, 2007, pp.65, € 8,00


di Francisco Soriano

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Di Irène Némirovsky ci sono rimaste le parole dei suoi racconti e della sua malinconia straziante, tese sulla corda della realtà più bruciante di tutte, quella della persecuzione e del suo insensato assassinio. Irène Némirovsky fu deportata non ancora quarantenne ad Auschwitz dove morì il 17 agosto del 1942, dopo due giorni dalla sua deportazione. La sua famiglia era originaria di Kiev allora sotto il dominio dell’impero russo. Nel 1913 insieme ai genitori le fu consentito di trasferirsi a San Pietroburgo, ma dopo tre anni, nel 1918, fuggì in Finlandia e in Svezia, approdando definitivamente in Francia. La causa di questo peregrinare fu un mandato d’arresto spiccato dai soviet nei confronti del padre, che era un ricco uomo d’affari e banchiere. A Parigi conseguì la laurea in lettere alla Sorbona e, ancora ventenne, nel 1923 scrisse la sua prima novella in francese: l’Enfant génial. Nel 1926 sposa Michel Epstein da cui avrà due figlie. In quel periodo scrive dei dialoghi per Fantasio e pubblica il suo primo romanzo Le malentendu. Nel 1929 il suo romanzo più celebre, David Golder. Il suo editore Bernard Grasset la introdusse negli ambienti letterari francesi, dove fu molto amata e seguita con le letture dei suoi testi. Fu Paul Morand che pubblicherà presso le edizioni Gallimard quattro sue novelle dal titolo: Films parlés. Nel 1930 David Golder fu adattato per il teatro e il cinema. A Irène Némirovsky ormai famosa viene respinta la richiesta di diventare cittadina francese nel 1935. Nonostante si fosse convertita al cattolicesimo nel 1939, nella cappella dell’Abbazia di Sainte-Marie a Paris, fu una delle vittime delle leggi antisemite varate nell’ottobre del 1940 dal governo Vichy.

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Ritratti di voce, tra Street Art e Street Poetry

Ritratti di voce, tra Street Art e Street Poetry.

Londra celebra la poesia italiana che diventa immagine sui cartelloni pubblicitari. Voices in Motion.


di Annalisa Lucini

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Da qualche mese Londra accoglie la poesia contemporanea italiana negli spazi che appartengono al paesaggio urbano: su cartelloni digitali scorrono immagini pubblicitarie destinate ad un ampio pubblico e in quel flusso vive anche la poesia.

Voices in Motion, è fenomeno, collocabile tra il linguaggio visivo e letterario, che si svolge a Londra creando un legame peculiare tra origine e forma del verso che scorre su digital billboard.

Le poesie tradotte in inglese sono rese immagini, attraverso spettrogrammi in grado di realizzare visivamente la voce del poeta che legge.

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LA STANZA DEL LETTORE: La metamorfosi come perturbazione dell’umano

Michela Pollutri (a cura), Trasformazioni. Licantropie e altre terribili metamorfosi, Oblivium Edizioni, 2026, pp.509, € 24,90


di Francesco Sasso

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Nell’ambito della recente storiografia e critica letteraria dedicata alle forme del fantastico, Trasformazioni. Licantropie e altre terribili metamorfosi, antologia curata da Michela Pollutri per Oblivium Edizioni, si configura come un’operazione editoriale che unisce ricognizione storico-letteraria, recupero testuale e costruzione di un coerente itinerario tematico. Il volume, primo titolo della collana Voci dall’ignoto, raccoglie venticinque narrazioni riconducibili al motivo della metamorfosi, disponendole secondo una progressione che conduce dalla figura canonica del lupo mannaro alle più radicali forme di alterazione dell’identità e della natura. L’edizione, pubblicata nel settembre 2026, presenta inoltre la collaborazione di Andrea Gide e un articolato apparato di traduzioni e note, con testi provenienti da tradizioni linguistiche e culturali differenti.

Il progetto prende avvio da una premessa teorica che individua nella trasformazione uno degli archetipi fondamentali dell’immaginario umano. La metamorfosi viene interpretata non soltanto come mutamento corporeo, ma come dispositivo narrativo attraverso il quale la letteratura interroga i confini tra umano e bestiale, identità e alterità, civiltà e natura, ordine e caos. L’introduzione insiste infatti sulla natura instabile di tali categorie: l’uomo non coincide più integralmente con la propria forma umana e la bestia non si presenta mai come una semplice alterità zoologica, ma come uno specchio deformante nel quale l’umano riconosce le proprie pulsioni, paure e zone d’ombra. È proprio questa ambivalenza a permettere al motivo licantropico di attraversare epoche e generi diversi, dal mito antico alla fiaba, dal folklore al gotico e alla narrativa weird.

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Tra teoria e prassi scritturale, gli usi delle preposizioni e dei gerundi

Immagine creata da retroguardia.net con I.A.

Tra teoria e prassi scritturale, gli usi delle preposizioni e dei gerundi


di Antonino Contiliano

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Cosa fa una poesia come una macchina ‘da’ guerra — e non ‘di’ guerra — in un mondo-tele-mondo in guerra non tanto per i territori quanto per quello che alcuni territori conservano in grembo in termini di appropriazione di materiali energetici funzionali alle guerre contemporanee immateriali: simultanee e meticce (la diplomazia delle guerre-le guerre della diplomazia)?

Per prima cosa, questa macchina educa all’uso differenziale estetico-pratico delle preposizioni ‘di’ e ‘da’; e nel caso non è da poco la qualità semantica privilegiata: è varietà modale d’essere relazionale, oppure una specifica proprietà predicativa per connettere due campi di forze diversi!

Chiediamo aiuto a G. Deleuze e F. Guattari (inventori dell’accoppiata formula)? Sì!

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Adriana Gloria Marigo, “La Metrica del tempo”

Adriana Gloria Marigo, Metrica del tempo, Edizioni Delta3, 2024, pp. 128, € 12,50


di Francisco Soriano

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Si è sempre felici per le buone notizie, soprattutto per quelle che riguardano la presenza di scrittrici e di scrittori che all’interno dei loro testi, in prosa o in poesia ricercano un lessico che non segue il cosiddetto «canone ibrido» contemporaneo di una lingua malferma, metallica, impoverita e imbarazzante.

Ci pensa in questo caso Adriana Gloria Marigo con la silloge, Metrica del tempo, che in una sua intervista afferma: «mai potrò rinunciare a quei “padri fondatori” per accogliere modi e forme dalla durata breve e, soprattutto, rimestanti nella bassura imperante, sguarniti di ampi orizzonti». Non a caso in esergo alla silloge poetica Marigo cita un brevissimo scritto di Apollonio Rodio, tratto dal secondo libro delle Argonautiche, in cui lasciandoci presagire l’afflato di ricerca e di attenzione che la ispirano, così recita: «Fate dapprima la prova con una colomba, in auspicio, e speditela davanti alla nave».

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Intervista ad Andrea Papi, anarchico, storico, insegnante, attivista per i diritti umani ed ecologici.

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Intervista ad Andrea Papi, anarchico, storico, insegnante, attivista per i diritti umani ed ecologici.


di Francisco Soriano

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– Nel tuo ultimo libro, (Andrea Papi, Tutta colpa del patriarcato. Edizioni Zero in Condotta, Milano, 2025), prima di concentrarti sul tema del patriarcato come parte fondante di un sistema di dominio dell’uomo sulla donna, ci segnali l’irrilevanza di questa umanità di fronte alla immensità cosmica. Ci spieghi il senso di questa affermazione?

La mia riflessione si fonda molto sul presupposto che elemento fondante del bisogno di prevalere come genere attraverso la forza, d’imporre con la violenza il potere suprematista androcratico sulla donna in quanto donna, sia molto legato a forme di esaltazione antropocentrica, cioè l’autoconsiderarsi il fulcro attorno a cui ruota tutto il “creato”, l’esistente, in altre parole di considerarsi l’antropos la cosa più importante e il padrone dell’universo, secondo la tradizione religiosa occidentale addirittura per volere di Dio.

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Danilo Paris, “Di questo nascere altrimenti, filogrammi della segnatura”

Danilo Paris, Di questo nascere altrimenti, filogrammi della segnatura, Edizioni Del Faro, 2026, pp. 196, € 15


di Irene Sabetta

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Ci sono libri che si lasciano leggere come un racconto, altri come un sistema di segni. Di questo nascere altrimenti, filogrammi della segnatura chiede entrambe le cose insieme: uno sguardo da lontano, capace di coglierne la struttura globale, la qualità complessiva di saga fantasy ultra contemporanea, e un’immersione ravvicinata, quasi tattile, dentro la materia verbale come se il libro fosse un territorio da attraversare, ciascuno con le proprie modalità di accesso e di orientamento.

Considerandola globalmente, l’opera di Danilo Paris è un’architettura sorprendente, un cosmo composito, una strana costruzione che oscilla tra edificazione e disfacimento.

Il titolo stesso Di questo nascere altrimenti suggerisce un movimento bidirezionale, una genesi non lineare, una nascita che devia dalla forma consueta del mondo.

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Giovanni Agnoloni, “Sinfonie itineranti”

Giovanni Agnoloni, Sinfonie itineranti, Jimenez Edizioni, 2026, pp.280, € 18,00


di Francesco Improta

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Sinfonie itineranti, in viaggio per l’Europa tra musica, cinema e letteratura è l’ultima opera di Giovanni Agnoloni, talentuoso scrittore fiorentino nonché raffinato traduttore. Non credo, però, che abbia bisogno di presentazioni dal momento che si è già imposto all’attenzione di critica e pubblico con i suoi precedenti lavori, di cui La prossima notte è ancora in promozione. Il titolo è già di per sé eloquente e rimanda al tema del viaggio, particolarmente caro al nostro autore e alle suggestioni che esso evoca: un concento di suoni, di voci e di immagini legato ai luoghi visitati e alla sua capacità di recepirli o di farli emergere dai recessi della memoria e dall’inconscio.

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Stevie Smith, “Il cinico bebè”

Stevie Smith, Il cinico bebè, Donzelli, Roma 1996, pp. 95, € 18,00


di Francisco Soriano

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Dopo aver letto le poesie di Philip Larkin, un sentimento destabilizzante mi ha assalito: le sue parole mi hanno attraversato come se io, a un tratto, fossi rimasto sguarnito da ogni difesa. Non che leggendo le poesie ci si debba difendere da qualcosa o qualcuno, ma ha accresciuto in me fragilità e mancanza di riferimenti forti. Così, cercando tracce nella sua limitata biografia, ho scoperto che il poeta inglese provava una incontenibile attrazione letteraria per Stevie Smith. Infatti nella postfazione al suo libro, Il cinico bebè e altre poesie, si racconta un aneddoto che riguarda proprio la fascinazione di Larkin per la scrittrice: «Un Natale di qualche anno fa, essendomi imbattuto in libreria in Not Waving but Drowning di Stevie Smith, ne fui sufficientemente impressionato da comprare un certo numero di copie per distribuirle a caso tra gli amici»1. Questi ultimi, sembra, furono abbastanza sorpresi dal gesto di Larkin e, soprattutto, rimasero «sconcertanti» nel leggere i versi di Smith.

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Il ritorno della destra in Germania – Alternative für Deutschland e il Bauhaus

Il ritorno della destra in Germania – Alternative für Deutschland e il Bauhaus


di Angela Caporaso

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Dopo il 1933 – anno in cui il regime nazista decretò la chiusura del Bauhaus, l’istituto di architettura e arti applicate fondato a Weimar da Walter Gropius nel 1919 – molti di coloro che vi avevano insegnato, nel giro di pochi anni, furono costretti a lasciare la Germania. Tra loro – oltre al fondatore – voglio ricordare Wassily Kandinsky, Paul Klee , Josef e Anni Albers, Ludwig Mies van der Rohe e László Moholy-Nagy che a Chicago fondò il New Bauhaus (Institute of Design).
All’interno del Bauhaus si praticavano 2 tipi di insegnamento: uno di tipo più teorico impartito dai cosiddetti “Maestri di Forma” (pittori e architetti) e l’altro più tecnico dato dai “Maestri Artigiani” esperti in ceramica, tessitura, arti tipografiche, fotografia ecc. in modo da innalzare il livello delle cosiddette “arti minori” a quello delle “arti maggiori” per dare nuovo impulso all’artigianato    e creare modelli da produrre su scala industriale. Ed anche se tra gli insegnanti non mancavano le divergenze tra i figurativi e i non-figurativi possiamo senz’altro affermare che il Bauhaus ha posto le basi del moderno design industriale e della grafica contemporanea.

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Gabriella Cinti, “Prima”

Gabriella Cinti, Prima, II edizione, prefazione di Federico Migliorati, postfazione di Mauro Ferrari, Puntoacapo editrice, 2024, pp. 128, € 15,00


di Maddalena Carbone

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Esistono luoghi sospesi nel tempo dove sogno, realtà e memoria si incontrano, si scontrano e, infine, si intrecciano. Si tratta di spazi difficili da costruire, perché richiedono la disponibilità di compiere un gesto tanto antico quanto archetipico: quello di volgere lo sguardo indietro, oltre la propria storia personale, per risalire alle origini del mondo stesso.

Prima, ultima raccolta poetica di Gabriella Cinti, uscita nel 2022 per Puntoacapo editrice e ripubblicata in seconda edizione nel 2024, con prefazione di Federico Migliorati e postfazione di Mauro Ferrari, riesce nell’impresa di portare il lettore all’interno di queste mitiche lande. L’autrice non compie un’operazione nostalgica, bensì sfrutta il passato come punto di partenza verso il futuro: riparto dalle radici prime / dell’insistere, tra steli / di chimere in cerca d’azzurro, / una capriola d’amore / in fuga dall’abisso. L’invito rivolto al pubblico è quello di dialogare con la solitudine per accogliere il nuovo, senza rimpiangere ciò che è stato, ma attendendo con entusiasmo quel che sarà. Scrive Giovanni Sessa su Barbadillo.it1 che «Cinti è poetessa del risveglio», riassumendo con ciò la sua capacità di s-velare la verità essenziale delle cose, invisibile ai sensi concreti, ma percepibile grazie alla parola poetica; in questo, è ravvisabile la lezione pascoliana.

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Francesco Lorusso, “L’ultimo uomo”

Francesco Lorusso, L’ultimo uomo, Transeuropa ed., 2026, pp.58, € 15,00


di Luciana De Palma

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Le poesie di Francesco Lorusso raccolte ne L’ultimo uomo (Transeuropa ed.) sono scenari mobili in cui le figure e gli oggetti scompongono e ricompongono senza sosta paesaggi di lancinanti e fulminee esplorazioni spirituali.

Leggendo, si ha la sensazione di microscopici viaggi che hanno sempre inizio con incipit di apparente calma e che terminano in spazi di sorprendente quanto rara vertigine.

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I Dean’s Rag Books, libri da abbracciare. La mostra di Fabrizio Mugnaini alla Biblioteca San Giorgio di Pistoia. Tra editoria e collezionismo

I Dean’s Rag Books, libri da abbracciare. La mostra di Fabrizio Mugnaini alla Biblioteca San Giorgio di Pistoia. Tra editoria e collezionismo.


di Annalisa Lucini

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Due cani, un bulldog e un terrier, che si contendono un libro di pezza è stato il marchio di fabbrica della Dean’s Rag Book Company, casa editrice inglese che all’inizio del Novecento inventò i primi libri di pezza per bambini.

Wear Ever-Tear Never Dura per sempre-non si strappa mai, uno slogan che non soltanto prometteva durata illimitata ma celebrava l’indistruttibilità del libro destinato a rompere schemi sino ad allora conosciuti.

La concezione materica dell’oggetto-libro, tangibile e fisico, ne incarnò anche scopo e consistenza: un manufatto destinato ai bambini nato per essere letto, toccato, stretto, piegato, lavato e che non avrebbe richiesto alcuna attenzione da parte del suo principale destinatario, perché creato esclusivamente per stare nelle sue mani.

Per comprendere l’interezza dell’impatto creativo che connota l’importanza del fenomeno è necessario contestualizzare l’intuizione di allora ed analizzarne la diffusione.

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Dal «paesaggio tra le righe» di Anna Dolfi a «i giardini del cinema» di Laura Falqui e Raffaele Milani

Dal «paesaggio tra le righe» di Anna Dolfi a «i giardini del cinema» di Laura Falqui e Raffaele Milani


di Luciano Curreri (UNIUPO)

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Nella bella collana «Giardini e paesaggio», diretta da Lucia Tongiorgi Tomasi, Luigi Zangheri (✟), Alberta Campitelli per l’editore Olschki di Firenze, sono usciti, nel primo semestre del 2026, tra febbraio e aprile, due volumi da segnalare: Anna Dolfi, Il paesaggio tra le righe. Percorsi con gli scrittori della modernità (n° 62 della collana, pp. VIII, 188) e Laura Falqui, Raffaele Milani, I giardini nel cinema. L’invenzione della natura nell’immagine-movimento (n° 63, pp. X, 128).

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Philip Larkin, “Finestre alte”

Philip Larkin, Finestre alte, Einaudi, Torino 1974, pp. 73, € 12


di Francisco Soriano

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Niente di più lontano forse dal mio modo di concepire la scrittura è la poesia di Philip Larkin che tuttavia, leggendolo, suscita in me enorme interesse. Non è corretto dire che i testi di Finestre alte siano semplicemente una dichiarata analisi del quotidiano, con i suoi risvolti e le sue vicissitudini, ma si estendono su questioni di ordine sociologico, antropologico e di alcuni valori di una tradizione, quella anglosassone, ormai divenuta un lontano ricordo.

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La poesia persiana e i suoi poeti

La poesia persiana e i suoi poeti


a cura di Nina Sadeghi e Francisco Soriano

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La poesia persiana attraversa più di mille anni di storia. In questo lungo arco di tempo sono cambiate le forme e i linguaggi, mentre mutavano società, poteri e modi di vivere. Nei versi riecheggiano l’amore, il sacro, il dubbio, la morte, la natura e, nelle sue molteplici forme, l’esperienza dell’uomo nella sua quotidianità. Eppure, nonostante la sua ricchezza lessicale e contenutistica, una parte importante di questa tradizione poetica fra le più profonde al mondo rimane ancora poco conosciuta dai lettori italiani.

Alcuni nomi da tempo hanno oltrepassato i confini dell’Iran: Ferdowsi, Omar Khayyam, Rumi, Sa’di, Hafez. Del Novecento sono arrivate fino a noi, con diversa fortuna, le voci di Nima Yushij, Ahmad Shamlu, Forugh Farrokhzad, Sohrab Sepehri. Ma tra questi poeti esiste una storia fatta di legami e rotture, eredità e trasformazioni, anche e soprattutto considerando le metamorfosi della complessa società iraniana.

Dalla volontà di far conoscere al grande pubblico italiano e ai cultori della poesia, nasce il progetto La poesia persiana e i suoi poeti: un percorso attraverso alcune delle voci più significative della poesia in lingua persiana.

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LA STANZA DEL LETTORE: Stefano Lanuzza, “Città della letteratura”

Stefano Lanuzza, Città della letteratura, Edizioni Lyriks, 2026, pp.188, € 15,00


di Francesco Sasso

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La vicenda intellettuale del Novecento italiano ha trovato in Firenze uno dei suoi poli mitopoietici e teorici più fertili, una fucina dove la dimensione geografica si è costantemente convertita in uno spazio estetico. Fin dai primi decenni del secolo, la città gigliese si è imposta come laboratorio d’avanguardia e di militanza attraverso il fenomeno delle sue riviste letterarie, autentici dispositivi ideologici e formali capaci di ridefinire il dibattito culturale nazionale. Da Leonardo e La Voce di Papini e Prezzolini, volte a una rigenerazione etica e spirituale, fino all’intransigenza ideale di Lacerba e al respiro europeo di Solaria, Firenze ha vissuto lungo le campate dei suoi caffè storici — il Paszkowski, le Giubbe Rosse — una vera e propria ebollizione delle idee. È in questo orizzonte che si è poi affermato l’Ermetismo, con le pagine di Campo di Marte e Frontespizio, trasformando la città nel tempio di una poesia intesa come svelamento metafisico e difesa dell’autonomia della parola di fronte alle ingerenze del secolo.

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P.P.P. e Maria Callas: canto negato, silenzi eliotiani, Swinburne e il mare

P.P.P. e Maria Callas: canto negato, silenzi eliotiani, Swinburne e il mare


di Paola Tonussi

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I versi di Pier Paolo Pasolini per Maria Callas – raccolti nel volume Trasumanar e organizzar – testimoniano un rapporto complesso, a momenti pieno di luce, comunque sfasato alla realtà. A scorrerli anche per la prima volta non può sfuggire una sorta di ricorrente “derisione cosmica”: l’universo silente che fa da sfondo alla liason – amicizia, affetto, legame – tra i due. Pasolini lo chiama il “vuoto nel cosmo”.

Tra le sue meravigliose contraddizioni, la poesia deve, necessariamente, avvenire nel e dentro il tempo: non sopporta di conservare la bellezza dei “bambini pensosi” audeniani, mette una distanza definitiva tra chi scrive e chi leggerà, fa del poeta altro da sé, ossia lo trasforma nel suo pubblico, nei suoi lettori.

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Rudy Toffanetti, “Eresia dei giusti”

Rudy Toffanetti, Eresia dei giusti, Vallecchi Firenze, 2026, pp. 84, € 14,00


di Annalisa Lucini

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In Eresia dei giusti la poesia attraversa il tempo e scava nella memoria di ciò che è stato: ogni frammento in sospensione è coagulo di primordi e esistenza.

Riportare in vita i mostri è il senso di ogni vita?

Questo si chiede Rudy Toffanetti mentre nella musicalità dei versi, ogni parola è un vibrato che si fonde tra gli anni Novanta, il sostrato della società in cui è cresciuto, la vita familiare e i suoi pensieri di allora che quasi sono voce narrante.

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Annalisa Barletta, “Piccola come una febbre”

Annalisa Barletta, Piccola come una febbre, Edizioni Dialoghi, Viterbo 2026, pp.62, € 13,30


di Francisco Soriano

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Finalmente una «febbre bruciante» ci coglie durante la lettura della silloge di Annalisa Barletta, Piccola come una febbre, componimento strutturato in una sorta di trilogia declinata in nominativo, vocativo e locativo. Più che nelle singole parole, proiezione e prova di una conoscenza lessicale profonda, le contrapposizioni, le dicotomie e le altre forme retoriche che a questi ultimi strumenti si riferiscono, attraversano il lettore costringendolo a un arduo compito interpretativo: “Piccola come una febbre e tua, come un’infedele”, “bocca senza più nome”, “spegnimi gli occhi sulle ragioni della luce”, “si tenta il rimorso e l’acqua che consacri la cavità ai perdoni”, “disunito e infecondo oltre la preghiera ortodossa del cielo”, “la preghiera è un clinamen di discordanze e tradimenti”, “corpo di minima voce sussurrato a labbra spente”.

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Da un pretesto a un massacro, per dell’odio rappreso. Chaim Nachman Bialik, “La città del massacro”

Chaim Nachman Bialik, La città del massacro, Il melangolo, 1992, pp.80, € 5,16


di Gustavo Micheletti

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Chaim Nachman Bialik nacque il 9 gennaio 1873 nel villaggio di Radi, vicino a Zhitomir, in Volinia, una regione che oggi si trova in Ucraina. All’inizio del 1900, dopo aver soggiornato anche a Kiev e a Berlino, tornò ad abitare a Odessa, dove era già stato una decina di anni prima, e lì ebbe occasione di frequentare scrittori e leader sionistici come Mendele Moicher Sforim e Mordechai Rabinovicz.

Aveva già pubblicato grandi poemi quali Zahar (1901) e I morti nel deserto quando, nel 1903, subito dopo le devastazioni e le uccisioni che si erano verificate durante il terribile progrom di Chisinau, fu inviato lì dalla Commissione Storica Ebraica di Odessa per stilare un rapporto su quanto era avvenuto. Fu così che nacque La città del massacro (Il melangolo, Genova, 1992), un’opera scritta sia in yiddish sia in ebraico, che costituisce un intenso e drammatico resoconto di quanto accadde e di cui allora si parlò in tutto il mondo.

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È ancora possibile la disobbedienza civile? Henry David Thoreau, “Disobbedienza civile”

Henry David Thoreau, Disobbedienza civile, Arcadia edizioni, Roma 2026, pp.72, € 13,00


di Francisco Soriano

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Disobbedienza civile1 di Henry David Thoreau è uno di quei libri che andrebbero studiati nelle scuole, dalla primaria ai gradi superiori. Con una edizione curata in ogni dettaglio la casa editrice Arcadia ha rispolverato questo pamphlet sulla non-violenza e sulla disobbedienza dei cittadini nei confronti del proprio Stato, come segno di resistenza e proposta politica contro ogni forma di malversazione e coercizione. La protesta senza proposta è sempre fine a sé stessa, è questo che riteniamo e ripetiamo come se fosse un mantra. Il testo fu pubblicato per la prima volta nel 1849 e rappresenta un saggio fondativo di un’etica profonda e finalmente «rivoluzionaria» per i nostri tempi: oggi è attualissimo e questo conferma il suo messaggio universalistico senza cronologie né limiti spaziali.

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Atlante delle traduzioni n.2: Lange Aguiar

Atlante delle traduzioni.

Cura e traduzione di Marco Grassano e Marino Magliani.

Commento di Francesco Sasso


Lange Aguiar

Miguel Ángel Díaz Hernández, nato nel 1952 a Icod de los Vinos, Tenerife, è psicologo e scrittore, conosciuto in ambito letterario con lo pseudonimo di Lange Aguiar.
Ha scritto poesie sociali e di denuncia, accanto a opere di carattere intimista, filosofico, religioso e spirituale.
Tra le sue raccolte figurano
Essere di Luce, Figlio della Terra, Scampoli dell’Essere, Sudore e Speranza e Poesia di Sangue, oltre al libro di racconti Sussurrami storie magiche.

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“Sade eudemonista” di Marco Menin

Sade eudemonista, di Marco Menin, è un breve ma denso saggio dedicato a un aspetto generalmente trascurato della riflessione del marchese de Sade: la sua concezione della felicità. L’autore parte proprio dalla constatazione di questa lacuna critica per mettere in discussione l’idea, a lungo dominante, di uno Sade estraneo o addirittura antitetico all’eudemonismo settecentesco.

Attraverso l’analisi di concetti come antiphysisme, isolisme e intensivismo, Menin mostra invece come la riflessione sadiana sul bonheur si inserisca pienamente nel dibattito filosofico dell’Illuminismo, pur radicalizzandone e pervertendone le categorie fondamentali. Particolarmente interessante è l’analisi della tensione tra bonheur-mouvement e bonheur-équilibre: alla ricerca incessante dell’intensità e del piacere segue infatti, paradossalmente, la conquista di una forma di apatia e di imperturbabilità.

Ne emerge un ritratto di Sade lontano tanto dalla semplice provocazione quanto dalla caricatura dell’autore perverso: la sua filosofia della felicità appare come una radicale riscrittura dell’eudemonismo dei Lumi, fondata sull’egoismo, sulla comparazione, sull’eccesso e sul dominio delle passioni. Il saggio invita così a rileggere Sade non soltanto come figura estrema della crisi dell’Illuminismo, ma come pensatore che porta alle conseguenze più estreme alcune delle sue stesse premesse filosofiche. (f.s.)

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Tommaso Giartosio, “Il mare”

Tommaso Giartosio, Il mare, Giulio Einaudi Editore, 2026, pp. 153, € 13,00


di Annalisa Lucini

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Il mare di Tommaso Giartosio è «nonterra», è «vocabolario scritto e riscritto» di una terra nella quale i versi fluiscono in una «chiacchierante sera cosmopolita che somiglia – somiglia e poi basta – alla vita».

Le poesie in ouverture lasciano presagire i temi del libro: dialogo diretto ed introspettivo con il mare, uno sguardo verso i ricordi, i desideri, il mutare delle cose, le contraddizioni dell’umana esistenza, il mare come «valle-vallo d’acqua» che separa terre e nel quale si svolge la tragedia umana dei tanti Ulisse.

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Ohio: la ballata di protesta nata da una strage americana

Ohio: la ballata di protesta nata da una strage americana


di Francisco Soriano

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Gli Usa sono un Paese straordinario e, se guardato senza pregiudizi da dinosauri da Guerra Fredda, si possono apprezzare meglio movimenti, uomini, musica e poesie della rivolta più autentica, dagli anni ’60 fino ad oggi. In questo solco tracciato soprattutto dalla generazione «beat», vorremmo ricordare i fatti accaduti il 4 maggio del 1970 alla Kent State University in Ohio. In quell’occasione, gli studenti protestarono per quattro giorni contro l’invasione della Cambogia da parte degli Usa per ordine di Richard Nixon. In quegli anni il governo americano perpetrò una violenza spietata in patria e all’estero, dimostrando però di avere in seno una coscienza politica popolare fortemente antagonista, più solida di quanto potrebbe sembrare: i fatti della Kent University dimostrarono che fu particolarmente pregnante l’azione di una forza contestatrice di massa davvero poderosa che si estese a più livelli della società di allora. Alcuni fatti di questi giorni con le dovute differenziazioni ci riconducono al ricordo di storie non più recentissime, ma abbastanza simili in alcune dinamiche.

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Francesca Romana Rotella, “Ciliegie”

Francesca Romana Rotella, Ciliegie, postfazione di Anna Segre, Collana Alter, Edizioni Ensemble, 2025, pp. 66, € 13,00


di Annalisa Lucini

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In prima di copertina due bambine che si guardano sorridendo: una tiene ben saldo un ombrello per ripararsi dal sole e l’altra, stringe tra le mani qualcosa. Che siano Ciliegie?

Francesca Romana Rotella scrive di finestre sempre aperte, azzurro prepotente, belle di notte, gonne corte, lucciole al Gianicolo, Trastevere in festa e tanto altro.

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Dio è morto, Marx pure, il woke forse

Immagine creata da retroguardia.net con I.A.

Dio è morto, Marx pure, il woke forse

(Per Alexandria Ocasio-Cortez il woke è una «follia»)


di Francisco Soriano

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Il cosiddetto wokismo appare ormai in una fase di «esaurimento» o, quanto meno, abbia perso la sua spinta propulsiva in merito a certi «valori». Questo movimento che assume connotazioni criticabili perché divenuto una ideologia «metafisica» nelle società occidentali, nasce però come promozione della giustizia sociale, contro il razzismo, le disuguaglianze di genere e i diritti delle minoranze: si è inoltre esteso come concetto, verso questioni sociali più ampie come per i diritti LGBTQ+ e come propugnatore di inclusività. Chi potrebbe dunque pensare di essere contro tutto questo?

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LA STANZA DEL LETTORE: Stephen King, “On Writing: Autobiografia di un mestiere”

Stephen King, On Writing: Autobiografia di un mestiere, Sperling & Kupfer, 2000, pp.320


di Francesco Sasso

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On Writing di Stephen King è molto più di un semplice manuale per aspiranti scrittori; è una combinazione avvincente di autobiografia, guida pratica e riflessione sull’arte della scrittura. Pubblicato nel 2000, questo libro è spesso considerato uno dei migliori contributi alla comprensione del mestiere di scrivere.

La struttura del libro è divisa in due parti principali: una prima parte in cui King ripercorre la sua vita, dalle difficoltà dell’infanzia fino al successo come autore, e una seconda parte che offre consigli pratici sulla scrittura. In questa sezione, King utilizza il suo stile diretto e colloquiale per parlare dei “ferri del mestiere”, sottolineando l’importanza di elementi fondamentali come la grammatica, la scelta delle parole e la disciplina.

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Le virtualità del caos. Mario Luzi, “Corale della Città di Palermo per S. Rosalia”

Immagine creata da retroguardia.net con I.A.

Le virtualità del caos


di Antonino Contiliano

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È insolito, per chi scrive, confessare che la sua mano, nell’attraversare le pagine del Corale della Città di Palermo per S. Rosalia di Mario Luzi (Genova, Edizioni S. Marco dei Giustiniani, 2024, pp. 73) – e nel seguire la “lettura” di Aldo Gerbino, curatore della nuova edizione – abbia giocato con un triangolo e due frutti: una mandorla e una noce. Da queste immagini artificiali e naturali, via via, sono emersi nessi, movimenti, domande: il dramma della poesia-teatro luziana dispiegava infatti il che cosa, il chi parla, il come, il quando e un parallelo culturale (con Stephen Hawking) con una forza che chiedeva schemi, non per ridurre, ma per orientarsi e attingere anche a categorie filosofiche come il nesso rappresentazione/senso, non assente dalla poesia e dal teatro. Da un lato, se la via della rappresentazione (logica/ordine) cerca di schiudere un rapporto per trovarvi un universo mappabile e corrispondente alle nostre strutture logiche, dall’altro la via del senso (poesia/enigma/mistero) riconosce che l’universo è dentro un “coro” che ci parla. Una polifonia di risonanze che contengono sempre un eccesso di significato, una dimensione inesauribile che possiamo solo avvicinare, senza mai possedere completamente.

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Antonella Sica, “Sulla terra rotta”

Antonella Sica, Sulla terra rotta, Arcipelago Itaca, 2026, pp. 81, € 15,00


di Maddalena Carbone

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Se è vero che abbiamo ancora bisogno della poesia, e della letteratura in generale, nella sua funzione civile e sociale, la silloge di Antonella Sica, Sulla terra rotta, risponde pienamente a questa necessità. L’opera, vincitrice dell’XI Edizione del Concorso Arcipelago Itaca, per la sezione Raccolta inedita – Non Opera prima, nasce da «un collasso dello sguardo», come scrive l’autrice stessa sui propri canali social, dal bisogno di trasformare in voce le immagini di bambini mutilati, di madri e padri terrorizzati, di case sventrate da bombe repentine e improvvise: «Un palazzo trattiene / il tramonto tra le vertebre // spogliato dalle bombe».

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Irene Sabetta, “Vacante”

Irene Sabetta, Vacante, Edizioni Anterem, Verona 2026, pp.40, € 10,00


di Francisco Soriano

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Nelle varie significazioni del termine “vacante” riscontriamo anche quello che si riferisce al vuoto, inteso quasi come uno spazio che non è posseduto o abitato da qualcuno. Vacante è l’ultima opera di Irene Sabetta, inserita dalla Casa editrice nella Piccola Biblioteca Anterem – Collezione di Prose. In realtà i testi subiscono una pensata e permanente metamorfosi interna che depone a favore di una forma ibrida di scrittura che non distoglie mai lo sguardo dalla vocazione poetica dell’autrice.

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Oltre l’io proprietario: poesia, conflitto e collettivo. Introduzione a “Per una critica dell’economia poetica dell’io. Soggettività collettiva, poesia antagonista e intelligenza artificiale”

Antonio Contiliano, Per una critica dell’economia poetica dell’io. Soggettività collettiva, poesia antagonista e intelligenza artificiale, Lithos, 2026, pp.218, € 18,00


di Francesca Medaglia

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Questo libro di Antonino Contiliano non nasce per spiegare, né per ordinare un campo già dato. Nasce piuttosto da una frizione, da un’urgenza teorica e poetica che non cerca una sintesi pacificante, bensì insiste sulle contraddizioni, le espone, le attraversa. Per una critica dell’economia poetica dell’io – Soggettività collettiva, poesia antagonista e intelligenza artificiale non è un testo programmatico nel senso classico, né un manifesto che ambisca a fondare una scuola o a delimitare un territorio disciplinare. È, più radicalmente, un libro che mette in crisi le condizioni stesse della nominazione: del soggetto, dell’autore, della comunità e della poesia come pratica separata dal sociale.

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Di concavo e di convesso delle forme della poesia. Prefazione a “Poesie sparse” di Francisco Soriano

Francisco Soriano, Poesie sparse, Aurea Nox, 2026, pp.146, € 15,00


di Marcello Carlino

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A tratti parole stampate in corsivo screziano le sequenze dei versi: sono sintagmi di nuovo conio, riflessi di bicromie, che per altro confermano il rilievo che i colori assumono nel testo. La loro si direbbe una funzione semaforica: liberano e accompagnano, cioè, il flusso della scrittura poetica, che si dipana in una sorta di oratio soluta, ininterrotta nonostante le strette delle partizioni disposte: un solo poema si compone filato di pagina in pagina, al dunque. Di fatto la materia versale si espande lungo alvei prosodici dalla quantità contenuta; e anima un caos calmo, tenendosi ad un regime che non ha nulla di torrentizio.

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LA STANZA DEL LETTORE: Philip Glass, “Parole senza musica”

Philip Glass, Parole senza musica. La mia vita, trad. M. Mele, il Saggiatore, 2015, pp.408, € 27,00


di Francesco Sasso

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L’autobiografia di Philip Glass, intitolata Parole senza musica. La mia vita (pubblicata in Italia da il Saggiatore nella traduzione di Melinda Mele e arricchita dalla prefazione di Carlo Boccadoro), rappresenta un documento di primaria importanza per la comprensione delle avanguardie del secondo Novecento. Lontano dall’essere una semplice rievocazione nostalgica o un’agiografia celebrativa, il testo è una riflessione organica e discorsiva sulla genesi di un linguaggio estetico rivoluzionario, capace di scardinare i dogmi del modernismo accademico per edificare una nuova sintassi percettiva e temporale.

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Minimalia Inediti, una nuova architettura del libro tra sperimentalismo e avanguardia poetica

Rinaldo Caddeo (Copertina di Eleonora Ruberti), Minimalia Inediti 03, a cura di Franco Manzoni, I Quaderni del Bardo Edizioni, 2026


di Annalisa Lucini

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La collana Minimalia Inediti, ideata e diretta da Franco Manzoni, è espressione di sperimentalismo e avanguardia poetica tout court.

Una scelta coraggiosa quella di Stefano Donno de I Quaderni del Bardo che ponendosi tra editoria attuale e pubblico attento, porta vento nuovo nella pubblicazione cartacea.

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Zena Roncada, “Dal terrazzo e piccole fughe”

Zena Roncada, Dal terrazzo e piccole fughe, Temposospeso, 2025, pp.208, € 16,00


di Luigi Preziosi

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Quanta vita può contenere un terrazzo? Ce lo spiega Zena Roncada nel suo Dal terrazzo e piccole fughe, 87 brevi prose poetiche, delicati acquerelli che pagina dopo pagina raccontano emozioni minime ed indimenticabili, spesso velate dall’opacità del quotidiano. In esse l’autrice si aggira quietamente, intenta ad un dialogo intimo con le piante che abitano il suo lussureggiante terrazzo, senza con ciò trascurare il cielo che lo sovrasta, i passeri che vi svolazzano sopra, la pioggia che bagna vasi e cocci: tutta, insomma, l’abbondanza di vita che vi si può contemplare.

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Doris Emilia Bragagnini, “Terra Nullius”

Doris Emilia Bragagnini, Terra Nullius, Anterem Edizioni, 2026, pp.50, € 12,00


di Irene Sabetta

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Nel segno dell’astrazione, intesa come sottrazione di tutte le concrezioni che la luce diurna proietta sulle cose rendendole irriconoscibili a sé stesse, la poesia di Doris si inoltra nel territorio dell’assolutezza dove tutto è vero perché colto nella sua essenzialità sorgiva. L’astrazione è qui procedimento di decreazione che conduce alla percezione dell’essere nella sua magmatica e oscura realtà.

I versi di Doris tracciano un cammino che procede nella frattura tra evento e linguaggio, tra il sentire e l’impossibilità di dirlo, di raccontarlo. In questa terra che non appartiene a nessuno, i confini sono tutti saltati e la scrittura si dà come esperienza del limite, l’opera come apertura e mai come compimento.

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