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Dunque, ho fatto il test dei colori e ho scoperto di essere un verde.
In realtà io non amo il verde, mentre il mio colore preferito è l’arancione.

Devo però ammettere che il risultato del test mi ha soddisfatta, in quanto la descrizione della persona “verde” calza abbastana il mio modo d’essere.

Ricordo un corso che ho seguito da ragazza, sulla memoria veloce. Molte cose di quel corso mi sono rimaste, ma ne ricordo una in particolare. Indossare sempre qualcosa di arancione quando si è “sotto esame” (a quell’epoca ciò significava andare a fare gli esami universitari sempre con qualcosa di arancione addosso. Non era un problema per me dal momento che nel mio guardaroba non sono mai mancati capi arancioni per la gioia di mia madre).

L’arancione infatti esprire positività e mette nello stessa disposizione d’animo positiva e gioiosa il proprio interlocutore.

L’arancione mi ha sempre donato emozioni positive, mi trasmette il calore della casa e della famiglia, nei momenti di difficoltà mi dona sicurezza, un po’ come se qualcuno mi dicesse che tutto si sistemerà

Detto ciò non vi meraviglierete certo se vi dirò che i film che mi piacciono di più sono quelli che sono caratterizzati da questo colore.

Nella cultura giapponese e cinese è associato all’amore a alla felicità. E’ il colore della crescita, simboleggia il sole nascente, è il colore della gioia. Tendenzialmente aumenta la pressione arteriosa. Rappresenta la vitalità, quindi molto utile in caso di irrigidimenti tipo sclerosi, ateriosclerosi; rigenera il tessuto nervoso e ricarica chi è stanco. Stimola la respirazione profonda (asma).

Ma, del resto, una persona il cui colore preferito è l’arancione è una persona solare e aperta, circondata dall’affetto di tanti amici. Eh beh, sì, sono io.

La risposta è nelle stelle

Il film

La risposta è nelle stelle è il film tratto dall’omonimo libro di Nicholas Sparks. Il film è uscito nelle sale italiane nel mese di luglio 2015. Gli attori protagonisti sono Scott Eastwood, Britt Robertson, Jack Houston, Oona Chaplin e Alan Alda.

Il titolo in italiano non mi fa impazzire, in quanto non rispecchia assolutamente il senso del film, anzi, direi che è abbastanza fuorviante, ma poiché qualcuno ha deciso così, e quel qualcuno è sicuramente più esperto di me nel campo, lo teniamo.

Questa considerazione non mi impedisce di rivelare il titolo originale di libro e film, che è “The longest ride”, la cavalcata più lunga.

Una caratteristica dei film tratti dai libri di Nicholas Sparks è sicuramente il senso di “normalità” che trasmettono, come se lo spettatore non fosse dall’altra parte dello schermo, ma parte integrante della scena stessa.

Sicuramente il contributo che lo stesso Sparks dà alla trasposizione cinematografica delle sue opere non è minimo perché, in maniera più o meno marcata, i film riescono a trasmettere le stesse sensazioni dei libri e non è raro che gli attori scelti per le parti dei protagonisti incarnino perfettamente l’idea che il lettore si era fatto di essi. Impresa non facile, ma sicuramente possibile.

La storia

Il film si discosta nella narrazione, ma non nella sostanza, dal libro. In entrambi infatti vengono raccontate le storie di due coppie di innamorati, Ira e Ruth, Luke e Sophia.

La storia di Ira e Ruth nasce durante la seconda guerra mondiale. Entrambi sono ebrei, ma, mentre la famiglia di Ira vive stabilmente negli Stati Uniti, dove gestisce un negozio di confezioni di abbigliamento, Ruth emigra negli Stati Uniti con la famiglia dall’Europa per sfuggire alle persecuzioni naziste.

Nonostante l’amore grande che li unisce, devono superare un grosso ostacolo: la sterilità di Ira dovuta ad una ferita di guerra. Ruth, che ha sempre sognato una famiglia numerosa, sceglie comunque la realtà dell’amore che la lega ad Ira rispetto al sogno di avere dei figli. Non sarà sempre facile tenere fede a questa scelta.

Luke e Sophia invece sono due ragazzi dei “nostri” giorni, Luke è un “bull rider” (come si potrebbe dire in italiano? Un cavalcatore di tori?) mentre Sophia sta terminando il college ed è una brillante studentessa, appassionata di arte, figlia di emigranti polacchi.

Luke ha subito una brutta caduta durante la sua carriera, ma nonostante tutto non vuole smettere perché vuole salvare la fattoria, unica fonte di reddito per la madre, con i soldi guadagnati dalle gare. Sophia vuole lavorare nel campo dell’arte, riscattando i sacrifici compiuti dai suoi genitori per farla studiare, ma allo stesso tempo è disposta a sacrificare i suoi sogni per stare con Luke.

I colori – ARANCIONE

Questo film è per me decisamente un film arancione.

È un pensiero che si fa strada già nel momento in cui si guarda la locandina del film, che è poi ovviamente la copertina del DVD. Sullo sfondo si stagliano Luke e Sophia con il cappello da cowboy.

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L’arancione si ripresenta quindi in tutto il film, soprattutto nelle location scelte per girare le varie scene. Adesso dico una cosa forte: l’arancione è presente anche nel modo di raccontare la storia nelle scene stesse.

Come? Innanzitutto con la continuità, con un discorso che inizia e che finisce in maniera armoniosa e organica, nonostante le scene ambientate nel presente si alternino con i ricordi del passato del vecchio Ira (geniale la trovata delle lettere …) e nonostante in entrambe le coppie i mondi che si incontrano siano in antitesi.

Nel caso di Luke e Sophia, il mondo di Sophia è pulito, allegro, colorato, creativo ma con un suo proprio ordine. Il mondo di Luke è invece fatto di sudore, di terra, di lavoro manuale e soprattutto di pericolo, dal momento che ogni bull rider prima o poi deve farsi male. Luke ripete spesso, “non è questione di SE ma di QUANDO”.

Un’antitesi meno netta, ma che si va delineando man mano che la storia procede, caratterizza anche la storia di Ira e Ruth. Lui timido ma concreto, lei un vulcano di idee e di iniziative, innamorata dell’arte in tutte le sue forme.

L’arancione nella narrazione è sicuramente trasmesso attraverso la semplice concretezza dei dialoghi e delle scene che sono nient’altro che la fedele riproduzione della vita di tutti i giorni, a vari livelli: un anziano bisognoso di affetto e comprensione, una madre in ansia per il figlio, due giovani che vedono crescere il loro amore e lo nutrono di semplici ma preziosi momenti insieme, altri due giovani che cercano di stare insieme cercando di incastrare in maniera armoniosa i propri impegni.

Una visione troppo soggettiva? Non lo so … provare per credere … senza pregiudizi però!

Ritornando a qualcosa di più oggettivo, la location che sicuramente mi trasmette più arancione è la casa di Luke, un fantastico open space molto rustico, in cui il legno domina. È un ambiente che trasmette calore, sensazioni positive, una sorta di rifugio fuori dal quale poter lasciare tutte le angosce e le paure.

Anche Luke (Scott Eastwood) è molto arancione in questo film. Perfettamente a suo agio nei panni del bull rider, con l’abbronzatura tipica di chi sotto il sole è abituato a lavorare e a sudare, con qualche ruga di espressione intorno agli occhi, profondamente azzurri e luminosi (insomma, mi piacciono gli uomini vissuti ma “buoni”).

La scena più arancione? La scena del saloon, dove Sophia e Luke giocano anche a biliardo. È una scena i cui dialoghi sono studiati molto bene, dove anche gli attori protagonisti dimostrano di avere molta complicità e confidenza. Mi piace il modo in cui Sophia ruba una forchettata di pasta al formaggio dal piatto di Luke (“comfort food” lo chiama lei). Mi piace il modo in cui Luke cerca di distrarre Sophia nel momento in cui lei si accinge a tirare al biliardo. Sembra di essere lì a guardarli dal vivo.

L’arancione de “La risposta nelle stelle” per me

Qual è la caratteristica dell’arancione che mi trasmette questo film? La positività.

Riuscire a credere davvero che, nonostante tutto, tutte le difficoltà, il dolore, le incomprensioni, le differenze caratteriali e non solo, se si ama, e si ama veramente, tutto si può superare. Basta rimanere ancorati alle piccole cose, le cose semplici che però danno valore al rapporto di coppia: una cena-picnic sotto un cielo stellato, un quadro, una gita al mare, una cavalcata, il raccontarsi la propria giornata.

E la serena consapevolezza che deriva da tutto ciò si illumina, ovviamente di arancione.

Note sulla colonna sonora

La colonna sonora di questo film è fantastica. Vi consiglio i seguenti brani

  1. Ryan Adams – Desire
  2. Seafret – Wildfire
  3. Kodaline – Love like this

Si può ricordare un film per un colore?

La risposta è sì. Non solo il ricordo di un film può essere racchiuso in un colore, ma addirittura tutte le emozioni che quello stesso film ha trasmesso saranno tanto più intense quanto il colore associato al film sarà proprio quello che in base alla psicologia dei colori rappresenta quell’emozione.

Un film racconta una storia. Una storia può creare emozioni, anche se per me una storia DEVE creare emozioni, altrimenti quel film non ha ragion d’essere.

Non mi sento un critico cinematografico, tant’è che nella selezione dei “miei” film non compaiono tanti “capolavori”. Compaiono invece film che mi hanno appunto trasmesso emozioni, in genere positive.

Non so dire quale sia stato il momento esatto in cui ho capito che queste emozioni in realtà dentro di me si erano trasformate in un colore, ma so che piano piano questa consapevolezza è diventata quasi un’ossessione, la ricerca di conferme ogni volta che un nuovo film risvegliava in me certe considerazioni o si riproponeva come il refrain di quel periodo.

Sono il genere di spettatore seriale, che periodicamente si appassiona ad una pellicola e la guarda e la riguarda ossessivamente, finchè non arriva il nuovo chiodo a scacciare quello precedente.

Sono una collezionista di DVD che consumo metodicamente riguardando i film, studiando il montaggio, i costumi e le scenografie fino a diventare quasi noiosa … sono seriale, seriale fino all’assurdo, ma questa è una delle mie più grandi passioni.

Mi piace ragionare sull’idea che ha dato vita ad una certa inquadratura, sulla ricerca minuziosa che ha creato un certo tipo di scenografia, sul perchè in quella scena gli attori indossano quei costumi invece che altri, sul perchè per l’interpretazione di quel personaggio sono stati scelti proprio quelli e non altri attori.

Mi piace rincorrere nelle scene i motivi che mi fanno apprezzare un certo modo di raccontare una storia, o che me lo fanno odiare (in quel caso, però, il film non entra a far parte della mia collezione, ma rimane un’esperienza unica e non ripetibile).

Mi piace anche valutare il doppiaggio, ultimamente piuttosto scadente, mi piace quando il doppiatore riesce a trasmettere quello che l’attore “originale” ha comunicato nel modo in cui ha pronunciato le battute.

Tutti questi pezzi compongono il mio puzzle, e se il colore che questo puzzle mi suggerisce è quello che effettivamente caratterizza le ambientazioni del film, allora davvero tutta la produzione di quel film mi ha conquistata, sarò la fedele fan di quel progetto, lo condividerò e ne discuterò con i miei amici, con i miei colleghi, non appena si presenterà l’occasione.