
Corpo – Algoritmo – Cratere
“10 del mattino”
Sono affamato di te
il tempo che mi scorre sulle vene,
il sangue che cade sulle mie labbra
il tuo fiato che si incaglia sulle mie dita
ho fame di te
della tua bocca sulla mia bocca
della tua lingua sulla mia lingua
del tuo ventre sulla mia schiena
voglio mordere i limiti del tempo
voglio mordere la punta delle tue dita mentre mi toccano nudo sull’orizzonte
voglio mordere le tue gambe mentre si radicano intorno al mio collo
non ho conosciuto orizzonti
dove tu non fossi presente
non ho toccato cieli
dove tu non abbia plasmato la tua carne
non ho bevuto acqua
che non cadesse dal tuo corpo
voglio mordere la tua notte
voglio mordere il tuo pane
voglio mordere l’interno delle tue gambe e fermarmi su quella nota sapor ciliegio
e dimenticare chi sono.
il tempo scorre lungo i suoi binari
gli orologi dimenticano il loro lamento
la mia carne dimentica come fermarsi,
sono seduto davanti a te
e tremo
-dalla punta dei piedi fino alla punta lingua-
sento il tuo sapore cadere su di me
ho freddo
e il tuo semplice bacio mi fa bruciare il petto.
sono affamato di te
del tempo di te
della notte di te
di te
possono gli orologi perdere le lancette
possono i pachidermi diventare più esili
posso io dimenticare chi sono
ma io non dimenticherò i limiti del tuo corpo
Algoritmo, Fame, Paesaggio
Neftali Basoalto Espinoza
Pubblicato su Cratere
Tag: 18 aprile, abbandonare, Abril, Accion Poetica, Acqua, Addii, Addio, aftersex, amante, Amanti, amar, amare, Amarti, Amata, amor, Amore, Amore di Luna e Corpo di Grano, amore errante, Amore Platonico, Andare, Appartamento, Appuntamento, April, aprile, Art, arte, artes, artista, attese, Attori, autore, autunno, Avere, bacio, Bar, Biblioteca, Blog, blogger, bloggers, Book, bosco, caffè letterario, Cancelli, canto, Cardiopatia, carne, Carta, Corazon, Corpi, Cratere, Crateri, Crepuscolo, Cronaca, Cuore, Dario Fo, Declamare, deserto, desiderio, dialoghi, Dialogo, Distanti, Distanza, distanze, Distopia, diversi, dolore, Donna, Donne, Echi, eco, Egli, Egoismo, Ella, erotico, Errante, Estado de animo, Facebook, farfalla, Federico, Federico Garcia Lorca, Fiore, Fiori, Folla, follia, follow, Frammenti, Frammenti di me, frammenti di te, frammenti di vita, frida, fulmine, Haiku, Hikmet, illusione, incontrare, incontrarsi, Incontri, Inerzia, innamorarsi, innamorati, inverno, involontariamente, io, Istanti, Itaca, italia, Iter, jazz, labbra, lacrima, Lacrime, Lautaro, lei, libri, Libro, life, Locura, Love, luce, lui, Luna, Macondo, malinconia, Mare, Marquez, memoria, memorie, Milena, Natura, Naufrago, Nebbia, Neftali Basoalto, Neruda, Noi, Notte, occhi, Oceano, Orgasmi, Orgasmo, Orologi, orologio, ossimoro, Palabras, panchina, Parco, Parola, Parole, Pensieri, Perdere, Perdersi, Persone, Pesca, Petali, pioggia, piovere, Poem, Poema, poemas, Poesia, Poesia Sociale, Poesias, poesie, Poet, Poeta, Poetas, poeti, Poetry, Primavera, Punti, raccolta, ragazza, Ragazze, read, Righe, Ritorno, rugiada, Saramago, Scrittore, scrittura, scritture, scrivania, scrivere, Sentieri, senza categoria, Sesso, Sex, sguardi, Sguardo, Silenzio, Sipario, slamPoetry, Sognare, Sognatrice, soledad, Solitudine, solitudini, specchio, Status, stillicidio, strada, te, Teatro, tempo, Ti Amo, Travel, tu, Uomo, Utopia, vacuità, Vagabondo, Vagare
Ti amo – Mi Duoli – Cratere
“Ti arrendi”
Calano le braccia lungo le vie strette del giorno
è passato un dì da quando ho sciolto il tuo nome
nel ricordo di questo corpo stolto
mi dolevi ieri mentre dagli occhi mi cadevano assenze
non potevo abbracciarti
non potevo chiederti come stai
non potevo darti un po’ di pane
eri distante da due giorni
ma ogni tanto una tua parola mi arrivava
ora invece è calato il silenzio
e nulla mi rimane se non la mia inutile tristezza
mi duole il pensiero di oggi
non ho memorie di te
non ho memorie di me
non ho memorie di alcun incontro
solo immagini lacerate
dalle richieste di non cercarti
ho saputo perdere il controllo contro lo specchio
ho saputo morire dinanzi al mio silenzio
pronunciando il tuo nome
non ho saputo rimanere immobile
quando i passanti raccoglievano le ciliegie dal mio giardino
mi sono alzato e ho chiesto perché tu non avessi fame
e nessuno ha saputo dirmi chi eri
allora mi sono domandato se tu esistessi
se fosse vero il ricordo del tuo corpo di porcellana
tra le mie braccia a due metri sopra il tetto di quel palazzo distrutto
mi sono chiesto se il dolore intercostale che sento quando penso all’ultimo minuto in cui ti ho incontrato sia vero
ma nessuno ha saputo dar silenzio alle mie urla disperate
così mi sono abbandonato alla notte
dopo aver sconfitto il tramonto con tanto dolore e tanta malinconia
perché ricordo il mio tramonto dove eri presente
ma forse anche quello non esisteva,
allora mi domando se tutto quanto abbia un senso
se i miei ricordi in cui sai di ciliegio abbiano una radice nel prato
se il tuo color pesca non sia una mia fantasia precoce di quello che sono stato un dì
se il mio corpo non abbia solo immaginato la morte che pendeva dalle tue labbra
tutto quanto non so se sia stato solo un miraggio
per questo
ora che il giorno si assottiglia
e le mie mani pesanti non reggono più il peso del tempo
mi siedo e mio domando se questo sia reale
io qui
in attesa di una luna
e tu nella mia memoria di uomo
ma poiché non so dar risposta a questo quesito
mi abbandono al ritmo lento dell’assenza
– la tua naturalmente –
dove sei?
dove ti ho incontrato?
– un cratere di vacuità –
sottrazione, ancore, paesaggio.
Neftali Basoalto Espinoza
Pubblicato su Cratere
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Tus manos – Noches a puro dolor – Cratere
“vida”
Tu mi chiedi quanti silenzi
io abbia dentro
mi chiedi se sia in grado di reggere il dolore che mi porterò dietro,
non ti so dire quanto male io possa sopportare
non lo so
so invece che mi piace aggrapparmi alla vita
ai ciao
ai come stai?
ai oggi fa caldo?
oppure
oggi hai mangiato?
hai preso il tuo caffè?
oggi volevi la frutta?
a questo mi aggrappo io,
alla vita,
ecco cosa mi chiedo
quando ricordo che non posso dirti che ti amo
ma posso chiedertelo
soffermandomi sui dettagli,
alla fine sono le virgole quelle che contano
ti racconto una storia
lunga dieci metri
e mi racconto un ricordo lungo una notte
so che potrei sparire e cancellare tutto
nel medesimo momento in cui mi chiedi di smettere con tutto quanto
ma io non sono così
se mi sono fermato e seduto nella panchina
dove mi hai detto di aspettarti
è solo per una ragione
ho voglia di disegnare con te
i limiti della mia carne,
di toccarti le profondità
e sentire come si muove il tuo corpo sulle mie braccia
mi piaci
anche questo ti spaventa
so che avresti preferito che io fossi come tutti gli altri
ma io sono così
questo puzzle dove le tessere si compongono
di volta in volta
dove non so stare in silenzio
e inizio a parlare di quante volte vorrei mordere i tuoi fianchi
toccare la punta della tua lingua
e cadere nella profondità della notte,
la tua notte,
mi chiedi se tutto quanto
abbia un senso
e ti dico di sì
senza dubitare alcun secondo
senza dimenticare alcun tramonto
senza tagliarmi alcuna virgola
io ti leggo
io ti scrivo
io ti ascolto
sottrazione, essere, paesaggio.
Neftali Basoalto Espinoza
Pubblicato su Cratere
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Aritmetica – Cosmo – Cratere
“Prenditi l’amore che vuoi”
oggi hai voluto
segnarmi una cicatrice
– la prima –
sul petto dove dormivi
con poche parole durante una chiamata
– che mi pento di aver fatto –
hai voluto dirmi
che il tempo nostro è passato,
io non posso essere
tu non vuoi essere
noi non possiamo essere
nelle strade dove mi trovavo
ho perso il sentiero dove tu eri
nella parole dove eri
ho perso la mia strada
ora mi ritrovo qui
su questo angolo di cielo
a slegare le barche
così mi posso allontanare,
per cadere nel deserto
per nuotare nelle acque dei fiumi
per scomparire dalla tua bocca.
Non hai voluto affrontare lo specchio
non hai accettato il suono remoto del cuore
non hai lasciato alle tue mani cercare la loro carne,
hai scelto di oscurare il cielo
hai scelto di tagliare le mie ombre
hai scelto di non amarmi in quel angolo di vita,
Andrai per la tua vita
con un compagno di viaggio che si è scordato che tu esisti
andrai per le strade
con un sasso sulla spalla e la mano solitaria, perché il gelo è la tua ombra
andrai per il cielo
senza le ali del mio corpo ma con le mani assenti di colui che hai scelto come accompagnante
io me ne vado
come da tua richiesta
gli occhi asciuti
che svoltano gli angoli del tempo
si fermeranno un dì
per dire alle tue pupille
che l’intensità della parole che mi hai troncato
le potrai leggere nella memoria di me
che ti è rimasta.
Lunedì mattina
hai deciso di chiedermi cosa avevo nel petto
quando conoscevi già la risposta.
me ne vado sia chiaro
sottrazione, noi, paesaggio.
Neftali Basoalto Espinoza
Pubblicato su Cratere
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Tu – Noi – Cratere
“In nessun luogo”
Calano attimi di silenzio tra le nostre mani
il tempo lascia la sua orma sui nostri corpi
le parole si nascondono nelle fessure del torace
so che mi hai detto che devo interrompere con tutto quanto
e che il limite di tutto è stato prestabilito
ti vedo
osservo come l’ombra del mio gomito sia distante dal tuo
sento l’assenza della mia mano sulla tua
capisco le parole che non dici quando nel mio petto si crea un vortice
potrei semplificare tutto quanto
e darti ascolto
mi renderebbe tutto quanto più immediato
l’attesa del giorno
l’attesa del tuo corpo
l’attesa di cogliere il tuo respiro
sarebbe sicuramente più acuto
più castrante
ma anche più tagliente
non so se voglio affrontare quel tipo di dolore
che si colloca tra le costole, lo sterno e la cavità del mio torace
non so se il mio sentiero abbia abbastanza fiori
o se le rondini in cielo mi possano accogliere un secondo del loro tempo
la primavera è assai distante e ora ci sono solo gocce di pioggia afosa sul vetro della stanza
non lo so e questo mi fa tremare,
non vorrei che la mia aorta si spezzasse in dieci pezzetti
non vorrei che il mio collo tremasse durante il minuto di assenza certa
non vorrei che la mia parola diventasse il macigno sulla mia tomba
ma non so cosa fare
perché darti ascolto potrebbe semplificare la mia morte
ma il tempo in cui misurerei la tua presenza con la mia distanza
mi peserebbe come due vite
vederti a dieci gomiti e non poterti chiedere se oggi hai mangiato? Se vuoi un po’ di pane?
mi taglierebbe il fiato
vederti così vicina e non poterti domandare se oggi mi hai cercato in quell’elenco di nomi che memorizzi prima di andare a dormire
sarebbe irrimediabilmente fatale
non ho le forze per sedermi e dare ascolto a questa tua richiesta
sono debole
ho bisogno della tua mano
ho bisogno del tuo nome
ho bisogno di quell’angolo dove mi nascondi
so che poi la fine arriverà
e il dolore sarà straziante
ma oggi non è quel giorno
ora non è quel momento
adesso non è quell’orologio
perciò oggi io qui
cerco di rompere il silenzio tra le nostre mani
cerco di riempire le orme sui nostri corpi
cerco di curare le ferite del mio torace.
oggi
qui
rimango.
Sottrazione, tempo, paesaggio.
Neftali Basoalto Espinoza
Pubblicato su Cratere
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Fame – La tua bocca – Cratere
“Ella”
Sai a cosa ho pensato,
a quanto vorrei avere un primo appuntamento con te
per cadere nell’ansia di incontrarti
sapendo quanto possa essere mortale per me
la tua bocca,
balbettare intanto che ripercorro le parole che ti vorrei scandire
mentre ti racconto quanti alberi oggi ho incontrato lungo la mia passeggiata mattutina,
vorrei tremare dinanzi a te
mentre si avvicina la mia mano alla tua, nel mentre che ti racconto di quante barche
ho ancorato al cielo del sud
senza essere un marinaio
ma solo con la mia carne da poeta,
sai cosa vorrei
una notte lunga dieci tramonti
per raccontarti di quante stelle ho visto sotto al cielo afgano
per dipingere su di te, tutte le costellazioni che ho morso sopra le sabbie del mondo
per scriverti sui palmi della le mie tremolanti parole che raccontano solo dei miei viaggi incerti,
vorrei una notte senza tempo
per contare quanti nei hai sulle braccia,
per quantificare quanto cielo c’è nel tuo petto,
– hai le costole incrinate dal peso di questo pachiderma che sono io –
mi dà rabbia disturbare la tua quiete incerta
ma mi duole di più tacere nell’agonia di vederti,
non posso cadere nel silenzio
con così tante parole da dirti
che non mi basterebbe il tuo tacere,
perciò qui ti scrivo
e ti chiedo perdono per aver scomodato la tua quiete,
non sono bravo a stare in silenzio
so che sembro taciturno e assente
ma come avrai notato
parlo a sproposito
e racconto tanto,
ora vorrei solo inchiodarmi nella tua bocca
per raccogliere ogni tuo spasmo
mentre con le tue ultime forze
mi chiedi di smetterla
nel mentre che mi prendi le mani.
sai a cosa ho pensato
a quanto sia difficile non scriverti
lo so che sul tuo schermo io rimangio buio
ma qui nel mio taccuino
tu strabordi lungo le pagine del tempo.
Nelle mie vene.
sottrazione, taccuino, paesaggio.
Neftali Basoalto Espinoza
Pubblicato su Cratere
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Non posso Essere – Scrivania – Cratere
“Scomparire”
Ti ho chiamato destino
ma hai scelto il modo più crudele per uccidermi
dinanzi a te
sentendo il mio cuore che ti parla
sentendo le mie mani sul tuo ventre
sentendo le mie labbra sul tuo viso
mi hai lacerato con un coltello
e dieci parole
hai inciso nella carne
tutto il mio dolore
non importa che io rimanga esangue in questo cratere
non importa che il mio ventre sanguini dopo le tue carezze
non importa che io ti abbia dipinto il cielo
hai deciso di oscurarmi.
ora non mi rimane che il tempo;
breve sulle mie labbra
acido sulle mie dita
curvo sul mio petto
cadrò ne sono certo,
il marciapiede di ieri mi accoglierà per farmi tacere
le mele cadranno dall’albero senza aspettare i passanti
il mio nome sparirà dal tuo petto
e io cadrò
dinanzi a te
come hai scelto tu.
Sentenza.
Sottrazione, corpo, paesaggio.
Neftali Basoalto Espinoza
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Amigos – Big Bang – Cratere
“No me salves”
I tuoi silenzi
che cadono lungo le attese del mio corpo
si incagliano lentamente
in ciò che cerco,
il tuo viso
il tuo corpo
le tue mani.
Mi sembra distante un’oasi
il giorno del nostro ultimo incontro,
sono passati solo due giorni
e il petto mi si è infranto lungo le dorsali del mio prato,
non riesco a resistere
al tuo pensiero
mi cade tutto intorno
mi cadi tu sul mio braccio
mi cadi tu nel vuoto del mio petto,
non ci sei lo so
non vuoi esserci
me l’hai detto mille volte
mi hai scritto con inchiostro pesante
che io per te non posso essere
così mi raggomitolo su questo prato
e lascio che tu te ne vada
non domandarmi perché non combatto
perché il peso più grande che mi porto addosso
è la mia forza di saper perdere,
perdendoti mi perdo
ma ti lasico libera da questo tormento che sono io
mi duoli oggi
mi dolevi ieri
mi dolerai domani.
Cadono lacrime di rugiada sui miei piedi
i tuoi silenzi
giacciono lungo l’erba di questo prato.
– Io perdo –
sottrazione, carne, paesaggio.
Neftali Basoalto Espinoza
Pubblicato su Cratere
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Agonia – Tramonto – Cratere
“Non posso scrivere”
Sei
nelle ombre di questo giorno
negli angoli dietro alle strutte di negozio
nelle virgole di questo testo
non ho saputo tacere quando era necessario
non ho voluto mordere quando avevo fame
non ho deciso di andare quando il tempo era burrascoso
mi sono fermato lungo le argini del tempo
mi sono fermato lungo i margini del tuo corpo
mi sono fermato dentro la tua bocca
ho morso il tuo ventre
ho morso le pesche che erano a tavola
ho morso le tue dita sulle mie labbra
così sono caduto
lungo le argini del tempo
lungo le rive del tuo fiume
lungo le colline del tuo corpo
non mi basta bere dalla tua bocca
non mi basta mangiare dalle tue mani
non mi basta morire tra le tue gambe
vorrei solo poter dire con parole sottili
quanto siano bagnati i campi
quanto il tuo sorriso mi riempia di vita
quanto buone siano le ciliegie del tuo campo
sei nelle ombre
sei negli angoli remoti del tempo
sei nelle mie mani tagliate dal vento
tu in questi limiti carnali
tu in queste parole di ieri
tu in questo orizzonte.
tu non chiedermi scusa
Sottrazione, numeri primi, paesaggio
Neftali Basoalto Espinoza
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Tag: 18 aprile, abbandonare, Abril, Accion Poetica, Acqua, Addii, Addio, aftersex, amante, Amanti, amar, amare, Amarti, Amata, amor, Amore, Amore di Luna e Corpo di Grano, amore errante, Amore Platonico, Andare, Appartamento, Appuntamento, April, aprile, Art, arte, artes, artista, attese, Attori, autore, autunno, Avere, bacio, Bar, Biblioteca, Blog, blogger, bloggers, Book, bosco, caffè letterario, Cancelli, canto, Cardiopatia, carne, Carta, Corazon, Corpi, Cratere, Crateri, Crepuscolo, Cronaca, Cuore, Dario Fo, Declamare, deserto, desiderio, dialoghi, Dialogo, Distanti, Distanza, distanze, Distopia, diversi, dolore, Donna, Donne, Echi, eco, Egli, Egoismo, Ella, erotico, Errante, Estado de animo, Facebook, farfalla, Federico, Federico Garcia Lorca, Fiore, Fiori, Folla, follia, follow, Frammenti, Frammenti di me, frammenti di te, frammenti di vita, frida, fulmine, Haiku, Hikmet, illusione, incontrare, incontrarsi, Incontri, Inerzia, innamorarsi, innamorati, inverno, involontariamente, io, Istanti, Itaca, italia, Iter, jazz, labbra, lacrima, Lacrime, Lautaro, lei, libri, Libro, life, Locura, Love, luce, lui, Luna, Macondo, malinconia, Mare, Marquez, memoria, memorie, Milena, Natura, Naufrago, Nebbia, Neftali Basoalto, Neruda, Noi, Notte, occhi, Oceano, Orgasmi, Orgasmo, Orologi, orologio, ossimoro, Palabras, panchina, Parco, Parola, Parole, Pensieri, Perdere, Perdersi, Persone, Pesca, Petali, pioggia, piovere, Poem, Poema, poemas, Poesia, Poesia Sociale, Poesias, poesie, Poet, Poeta, Poetas, poeti, Poetry, Primavera, Punti, raccolta, ragazza, Ragazze, read, Righe, Ritorno, rugiada, Saramago, Scrittore, scrittura, scritture, scrivania, scrivere, Sentieri, senza categoria, Sesso, Sex, sguardi, Sguardo, Silenzio, Sipario, slamPoetry, Sognare, Sognatrice, soledad, Solitudine, solitudini, specchio, Status, stillicidio, strada, te, Teatro, tempo, Ti Amo, Travel, tu, Uomo, Utopia, vacuità, Vagabondo, Vagare, venerdì, Verbo, Versi, Versi vagabondi, Viaggi, viaggio, vino