Due mesi fa il ministro degli esteri Tajani ha detto che, se dovesse consigliare a suo figlio chi sposare tra una donna bella ma poco seria e una meno appariscente ma affidabile, gli raccomanderebbe senza esitazioni la seconda. Fin qua il discorso non faceva una piega; poi però il ministro è entrato nei dettagli, dicendo che la serietà di una donna si riconosce dalla lunghezza della sua gonna. E’ stato un enorme errore di comunicazione. Prima di tutto perché ha fatto giustamente arrabbiare le donne, che si sono sentite dire da un uomo come dovrebbero vestirsi manco fossimo ad Islamabad; in secondo luogo perché è sbagliata l’idea per cui una donna più è coperta più è seria. Mi è capitato tante volte di incontrare delle donne (ma anche uomini) che ci tenevano tantissimo a passare per santarelline e quindi si vestivano come tali, perché sapevano che per risultare credibili in quel ruolo dovevano avere un abbigliamento in linea con il personaggio che avevano scelto di interpretare; tuttavia, dietro quei vestiti inappuntabili e quei modi fintamente educati si nascondeva una persona marcia fin nel midollo. Viceversa, se una donna decide di vestirsi con le tette di fuori non significa affatto che sia poco seria: al contrario, spesso chi sbandiera la propria sensualità in maniera molto accentuata è una persona che in realtà di sesso ne ha fatto molto poco, e decide di recitare un personaggio del tutto opposto alla sua reale personalità per i motivi più disparati (ad esempio per esibizionismo). Vale anche per gli uomini che millantano chissà quali avventure sessuali: nella maggior parte dei casi sono uomini che non battono chiodo da prima del covid, si sentono in difetto per questo, e quindi cercano di farsi passare per l’opposto di chi sono realmente.
Del discorso di Tajani non mi è piaciuta neanche la parte in cui ha sottolineato che il suo era un consiglio da padre. Notate quant’è sottilmente manipolatoria questa precisazione: nel momento in cui Tajani si è dipinto come un padre che dà un consiglio al figlio, si è calato anche lui in un personaggio, quello del vecchio saggio che fa da maestro di vita al giovane inesperto. E’ un modo per far passare il proprio discorso come autorevole, partendo dalla premessa che l’ha detto un vecchio padre di famiglia, e quindi non può essere sbagliato. E invece anche qua c’è un errore di ragionamento alla base: così come la lunghezza del vestito non definisce la serietà di una donna, allo stesso modo l’età di un uomo non definisce la sua saggezza. Mi è capitato tante volte di lavorare con dei colleghi che facevano il mio mestiere da prima che io nascessi, eppure avevano dei comportamenti di una stupidità incredibile. E paradossalmente era proprio la loro esperienza che li induceva a commettere quegli errori, perché pensavano “In questi anni l’ho fatta grossa tante volte e non mi è mai successo nulla, quindi posso continuare su questa falsariga”.
Comunque io Tajani un pochino lo capisco. Per lui dev’essere dura ammettere che non esistono criteri oggettivi per riconoscere a colpo sicuro chi è serio e chi no, chi è saggio e chi no. E allora si rifugia in delle credenze popolari tanto radicate quanto sbagliate, come quella per cui “Gallina vecchia fa buon brodo”, oppure “Lunga la sottana, lei non è puttana”.
Ho ripensato alle parole di Tajani quando ho letto L’americana di Giuseppe Foscari. Come dice il titolo, parla di una donna che è emigrata molto tempo prima dal Meridione in America, e decide di tornare nel paese d’origine per passare la vecchiaia. Tuttavia, siccome siamo nel Sud Italia e per di più negli anni 60, lei si accorge presto che dei comportamenti del tutto normali in America sono al contrario molto malvisti nella sua nuova realtà. A giudicarla più severamente per la sua disinvoltura sono proprio i suoi coetanei; i giovani invece sono più accoglienti nei suoi confronti. Anzi, le ragazze la adorano addirittura, perché già prima del suo arrivo cominciavano a digerire sempre meno il regime patriarcale in cui vivevano, e adesso che è arrivata un’adulta a scardinare dall’interno questo sistema non potrebbero essere più felici. Inoltre, alcune di loro stanno covando un progetto che farebbe rizzare tutti i capelli sulla testa a Tajani: una festa danzante, alla quale (con il pretesto di ballare più facilmente) vogliono presentarsi tutte in minigonna…
Come potete vedere, L’americana di Giuseppe Foscari è più di un semplice romanzo. L’autore racconta molto bene la storia della protagonista, ma il suo vero obiettivo è un altro: cogliere il momento esatto in cui l’Italia inizia a cambiare, passando da una società patriarcale al 100% alla grande rivoluzione del ’68. Questo libro ci fa capire che quel cambiamento epocale non avvenne tutto d’un botto: già negli anni precedenti ci furono delle persone che nel loro piccolo gettarono le basi per una società nuova, e la resero possibile con dei gesti magari poco appariscenti, ma comunque decisivi e significativi. Proprio come questo libro.
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