Lleida

La seconda tappa del “Viaggio dell’Eclissi” (di cui ho già parlato nel post precedente) ci ha portato in Spagna dove abbiamo sostato per una notte nella città di Lleida.

Il viaggio era organizzato in modo da permetterci di percorrere un buon tratto di strada in mattinata per poi raggiungere la città dove avremmo pernottato nel primo pomeriggio e quindi dedicare un po’ di tempo alla visita di località interessanti, ma di dimensioni tali da permetterci di farci un’idea del posto in poche ore.

Lleida è una città della Catalogna (la denominazione in spagnolo è Lérida) che dista poco più di un centinaio di chilometri da Barcellona.

Il luogo sicuramente più interessante è Seu Vella, l’antica cattedrale ed emblema della città che sorge su una collina (raggiungibile dal centro grazie a due ascensori).

La sua costruzione, in stile romanico e gotico, durò per 75 anni a partire dal 1203 e nel XVIII secolo venne trasformata in fortezza per poi diventare monumento nazionale nel 1918, ma solo nel 1948 l’esercito ne cedette la proprietà il che permise di avviare i lavori di restauro.

Dalla vasta balconata si può ammirare la vista della città e della campagna circostante ed è molto suggestivo passeggiare nell’elegante chiostro dalle armoniose forme gotiche.

Anche il centro storico è molto elegante e vivace e camminare per le sue via ci ha permesso di conoscere una località un po’ defilata rispetto alle mete più turistiche della Catalogna, ma ricca di spunti interessanti.

Lleida

Lleida

Nîmes.

Durante l’estate scorsa, viaggiando verso Valencia per poter assistere all’eclissi totale di sole del 12 agosto, abbiamo fatto una sosta a Nîmes, dopo aver viaggiato per più di seicento chilometri.

Nonostante un po’ di stanchezza per la partenza ad un’ora antelucana e per il caldo estivo, dopo aver sostato per breve tempo in albergo, siamo partiti alla volta del centro storico.

Nîmes è una città dell’Occitania, nel sud della Francia, che nell’antichità fu un importante avamposto dell’impero romano come testimoniano l’anfiteatro, il tempio conosciuto come la “Maison Carréè”, e il Pont du Gand, l’importante acquedotto nelle vicinanze della città.

La visita della città, che si è rivelata una piacevolissima scoperta, si è conclusa con una cena molto gustosa in cui il piatto forte è stato la brandade de morue, una sorprendente crema a base di baccalà sminuzzato, emulsionato con olio d’oliva e latte.

Nimes

Nimes

Cena in birreria.

Non credo che si possa trascorrere qualche giorno a Monaco di Baviera senza concedersi una serata in una delle birrerie storiche della città.

La Hofbräuhaus fu fondata nel lontano 1589, il locale e l’annessa fabbrica furono la birreria reale del Regno di Baviera e oggi sono di proprietà del governo del Land, gli ambienti possono ospitare fino a tremila avventori che vengono serviti con incredibile prontezza e cortesia da un vero e proprio piccolo esercito di cameriere (spesso abbigliate con il tradizionale dirndl) e di camerieri.

La fabbrica e il locale hanno subito spostamenti e rimaneggiamenti, l’attuale Hofbräuhaus am Platzl venne ristrutturata in stile neorinascimentale e inaugurata il 22 settembre 1897.

Tra i suoi tavoli si ritrovarono rivoluzionari di sinistra e Hitler tenne uno dei suoi primi comizi nel 1920.

Oggi è un ambiente festoso e animato, dove si può ascoltare musica tradizionale mentre si pasteggia con salsicce crauti e birra stagionale, in perfetto stile bavarese.

Monaco di Baviera

La Fuggerei di Augusta

La Fuggerei di Augusta è un quartiere circondato da mura all’interno della città, costruito da Jacob Fugger il Giovane nel 1521 per offrire un alloggio dignitoso ai cittadini più poveri.

Si tratta di uno dei più antichi esempi di edilizia popolare ancora esistenti infatti già nel 1523 constava di cinquantadue abitazioni tutte uguali, tutte allineate, oggi le abitazioni sono sessantasette, per un totale di centoquaranta appartamenti distribuite lungo otto vicoli e c’è anche una piccola chiesa.

Alla sera i cancelli vengono chiusi per cui ricorda una piccola città medievale indipendente, oggi è ancora abitata ed è possibile visitarla (facendo attenzione a non recare disturbo agli abitanti) e vedere una delle unità aitative, che logicamente non è affittata, ancora arredata come nel secolo XVI.

Le case di due piani sono allineate su file parallele, non esistono alloggi condivisi: ogni edificio contiene due appartamenti, uno per piano e ciascun appartamento, che misura circa sessanta metri quadrati, è composto da cucina, soggiorno, camera da letto e una stanzetta, gli appartamenti al piano terreno si aprono su un piccolo giardino dotato di un ripostiglio , mentre quelli al primo piano dispongono di un solaio.

Il canone d’affitto delle abitazioni era (ed è ancora) un fiorino renano all’anno, poco meno di un euro, e tre preghiere al giorno per l’anima del fondatore.

Le condizioni per ottenere un alloggio sono ancora le stesse del 1521: essere nati ad Augusta, essere cattolici e versare in condizioni di grave indigenza.

Il Fuggerei di Augusta (Baviera)

Landsberg am Lech

Quando si pianifica un viaggio succede di cercare un albergo lungo la strada, un posto dove fermarsi, mangiare e dormire dopo una tappa piuttosto lunga senza badare molto alla località in cui si trova: in realtà serve solo un posto che sia facilmente raggiungibile, possibilmente dotato di parcheggio dove trascorrere una notte senza tante pretese.

Quindi abbiamo prenotato a Landsberg am Lech, una cittadine sulla celebre Romantische Straße e qui, oltre ad un letto comodo, una colazione ricca e un parcheggio al coperto, abbiamo scoperto una piccola gemma, uno di quei luoghi in cui si capita quasi per caso, ma che restano nel cuore.

La cittadina sorge sull’incrocio di due vie romane, sulla riva del fiume Lech ed era probabilmente uno snodo commerciale di una certa rilevanza.

Nel centro storico ci sono ancora le porte delle mura, i magazzini, i mulini, i canali, le case coloratissime con le gru per il carico delle merci all’ultimo piano e i balconi fioriti, proprio sotto il tetto aguzzo, le insegne di metallo dei negozi, le edicole dei santi e poi c’è la chiusa sul fiume che crea giochi d’acqua suggestivi.

Si tratta di una cittadina tranquilla, ordinata, deliziosa non toccata dal turismo di massa che affolla i castelli di Ludwig o le birrerie di Monaco e forse è un peccato, o forse è meglio così.

Landsberg am Lech (Baviera)

Landsberg am Lech (Baviera)

… e dopo tanto tempo

E dopo tanto tempo torno a scrivere al ritorno da un breve viaggio in Baviera, un viaggio che per me, ha rappresentato una serie di ritorni.

Sono tornata a viaggiare, ho varcato di nuovo una frontiera, dopo tanti anni sono tornata a viaggiare su strada, con un’automobile e in compagnia dei miei cari (cosa che non facevo da tantissimo tempo) e soprattutto sono tornata a Monaco, una delle prime città che ho visitato quando ero poco più che dicicottenne in uno dei miei primi viaggi fuori dall’Italia (era l’ormai lontanissimo 1971).

E’ inutile dire che amo molto la Baviera, amo i paesaggi lindi e verdissimi, le cittadine con le case tutte colorate che sembrano uscite da una fiaba dei fratelli Grimm, le autostrade ben tenute e soprattutto quasi vuote dove, quando non sono segnalati limiti di velocità, l’automobile corre scivolando sull’asfalto liscio e solo il contachilometri avverte che si sono superati i centosessanta chilometri all’ora.

Il viaggio, di cui parlerò diffusamente nei prossimi giorni, è stato piacevole e divertente anche perchè ho ritrovato le atmosfere che adoro e mi sono ritrovata “a casa”.

Baviera

Aria di Olimpiadi.

Manca veramente poco alle Olimpiadi invernali di Milano Cortina e di recente è stata ultimata la struttura di Milano Rho Fiera, l”Ice Hockey Arena” che, la scorsa settimana, ha ospitato il Campionato Mondiale Under 20 così gli organizzatori hanno offerto agli appassionati l’oppurtunità di assistere ad alcune partite a titolo gratuito.

Così domenica sera ci siamo accomodati, vestiti di tutto punto, sugli spalti per la partita che ha visto scontrarsi Giappone e Ungheria.

Non avevo mai visto una partita di hockey su ghiaccio dal vivo e devo dire che è stata un’esperienza molto interessante: non è facile raccontare i suoni, la dinamicità delle azioni, la velocità dei movimenti.

L’unico problema, nei primi minuti dell’incontro, è stato riuscire a seguire il dischetto che schizzava in tutte le direzioni ad altissima velocità, ma dopo poco seguire le azioni è diventato più semplice e mi sono fatta catturate dal clima agonistico e ho persino iniziato a comprendere le regole del gioco.

Mi sento già in pieno clima olimpico.

Ice Hockey Arena (Milano - Rho) Giappone vs Ungheria

Una Natività.

Questa’anno, in occasione del Natale, il Museo Diocesano “Carlo Maria Martini che si trova nei chiostri della Basilica di Sant’Eustorgio, ospita un capolavoro di Lorenzo Lotto: “La Natività” proveniente dalla  Pinacoteca Nazionale di Siena.

L’opera, tra le più suggestive e originali dell’artista, è la protagonista della nuova edizione dell’iniziativa “Un capolavoro per Milano” che ormai da diversi anni propone ai milanesi un dipinto che rappresenti al meglio la magia del Natale.

La tavola, datata 1525, offre un racconto inconsueto della natività ispirato ai Vangeli apocrifi: la scena si svolge in un ambiente molto semplice, oltre alla Sacra Famiglia (con un San Giuseppe un po’ defilato) c’è una anziana levatrice intenta ad aiutare Maria che sta lavando il Bambino in una tinozza.

In primo piano, su un piccolo fuoco di braci, c’è un pentolino che forse contiene del brodo corroborante.

L’atmosfera notturna è rischiarata dalla luce che emana dal Bambino e illumina completamente il viso di Maria, assorta nella contemplazione del Figlio, mentre la levatrice la scruta con attenzione.

La scena è serena e quasi domestica, ma riesce a rendere la magia del Natale pur nella sua quotidiana semplicità.

Milano - Museo Diocesano