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Antiquario

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Un antiquario in una incisione del XVIII sec.

Un antiquario è un collezionista, un conoscitore o un commerciante di oggetti d'arte e/o d'artigianato antichi[1].

Tale termine è usato anche per indicare con precisione chi ha studiato la storia del passato dando speciale attenzione per tutte le tracce fisiche (oggetti) del passato. Generalmente si considera il XVI secolo come nascita dell'antiquariato. Nel XIX secolo l'antiquariato è stato suddiviso nelle discipline accademiche dell'archeologia e della filologia.

Nell'età antica veniva chiamato "antiquario" colui che studiava ed insegnava la lingua e scrittura classica[1]. Lo stesso termine si ritroverà poi nel medioevo come sinonimo di amanuense, e più specificatamente coloro che si occupavano della trascrizione di libri antichi[1].

Già nel Rinascimento il termine "antiquario" si arricchisce di significato, andando ad indicare uno studioso che raccoglie antichi reperti per se o per colti aristocratici[1]. Queste figure avranno poi un ruolo centrale durante la Riforma protestante: Se infatti l'iconoclastia della Riforma protestante incitava inizialmente alla distruzione delle immagini religiose in quanto segno di idolatria, in seguito una lettura più moderata vietava l'esposizione di icone solo nei luoghi di culto, rigettando la loro essenza di simulacro se collocate in luoghi non dedicati alla venerazione[2]. In questo contesto furono proprio gli antiquari che andarono a salvare molte di quelle opere d'arte, che poi andranno a formare il nucleo di molti musei moderni[2].

Nel XVI Secolo il termine "antiquario" va a significare anche chi, da esperto di arte antica, compra opere per terzi. È da questo periodo che il legame tra l'antiquario e l'attività commerciale prenderà sempre più piede nel significato del termine[1].

Gli antiquari nell'antica Cina

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Lo stesso argomento in dettaglio: Shen Kuo.

Durante la dinastia Song (960-1279), lo studioso Ouyang Xiu (1007-1072) analizzò presunti manufatti antichi recanti iscrizioni arcaiche in bronzo e pietra, che conservò in una collezione di circa 400 calchi[3]. Patricia Ebrey scrive che Ouyang fu pioniere delle prime idee in epigrafia[4].

Il Kaogutu (考古圖) o "Catalogo illustrato dell'antichità esaminata" (prefazione datata 1092) compilato da Lü Dalin (呂大臨) (1046-1092) è uno dei più antichi cataloghi conosciuti per descrivere e classificare sistematicamente i manufatti antichi che furono dissotterrati[5]. Un altro catalogo fu il Chong xiu Xuanhe bogutu (重修宣和博古圖) o "Catalogo illustrato rivisto dell'antichità profondamente dotta di Xuanhe" (compilato dal 1111 al 1125), commissionato dall'imperatore Huizong di Song (r. 1100–1125), che conteneva anche illustrazioni di circa 840 vasi e calchi[3][5].

L'interesse per gli studi antiquari su iscrizioni e manufatti antichi diminuì dopo la dinastia Song, ma fu ripreso da studiosi della prima dinastia Qing (1644–1912) come Gu Yanwu (1613–1682) e Yan Ruoju (1636–1704)[5].

Gli antiquari nell'antica Roma

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Nell'antica Roma, un forte senso di tradizionalismo motivava l'interesse per lo studio e la documentazione dei "monumenti" del passato; lo storico augusteo Livio usa il termine latino "monumenta" nel senso di "materiali antiquari"[6]. I libri su argomenti antiquari trattavano argomenti come l'origine dei costumi, dei rituali religiosi e delle istituzioni politiche; la genealogia; la topografia e i monumenti; e l'etimologia. Annali e storie potevano anche includere sezioni relative a questi argomenti, ma gli annali hanno una struttura cronologica, e la storiografia romana, come quelle di Livio e Tacito, sono entrambe cronologiche e offrono una narrazione e un'interpretazione onnicomprensive degli eventi. Al contrario, le opere antiquarie come forma letteraria sono organizzate per argomento, e ogni narrazione è breve e illustrativa, sotto forma di aneddoti.

Tra i principali scrittori antiquari latini di cui sono sopravvissute opere figurano Varrone, Plinio il Vecchio, Aulo Gellio e Macrobio. L'imperatore romano Claudio pubblicò opere antiquarie, nessuna delle quali è giunta fino a noi. Alcuni trattati di Cicerone, in particolare la sua opera sulla divinazione, mostrano forti interessi antiquari, ma il loro scopo principale è l'esplorazione di questioni filosofiche. Anche gli scrittori greci dell'epoca romana si occuparono di materiale antiquario, come Plutarco nelle sue Moralia[7] e i Deipnosofisti di Ateneo di Naucrati. Lo scopo delle opere antiquarie latine è quello di raccogliere un gran numero di possibili spiegazioni, con meno enfasi sul raggiungimento di una verità che sulla compilazione delle prove. Gli antiquari sono spesso utilizzati come fonti dagli storici antichi e molti scrittori antiquari sono noti solo attraverso queste citazioni[8].

L'antiquario nel medioevo e nel primo moderno

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  1. 1 2 3 4 5 Enciclopedia Treccani, Antiquario (voce), su treccani.it.
  2. 1 2 Victor I. Stoichita, 2004
  3. 1 2 Clunas, Craig. (2004). Superfluous Things: Material Culture and Social Status in Early Modern China. Honolulu: University of Hawaii Press. ISBN 0-8248-2820-8. p. 95.
  4. ↑ (EN) Patricia Buckley Ebrey, The Cambridge Illustrated History of China, Cambridge, Cambridge University Press, 1999, p. 148, ISBN 0-521-66991-X.
  5. 1 2 3 (EN) Bruce G. Trigger, A History of Archaeological Thought: Second Edition, New York, Cambridge University Press, 2006, p. 74, ISBN 0-521-84076-7.
  6. ↑ Livy, Ab Urbe Condita 7.3.7: cited also in the Oxford Latin Dictionary (Oxford: Clarendon Press, 1982, 1985 reprinting), p. 1132, entry on monumentum, as an example of meaning 4b, "recorded tradition."
  7. ↑ (EN) Plutarch: Roman Questions - The Text on LacusCurtius, su penelope.uchicago.edu. URL consultato il 13 gennaio 2025.
  8. ↑ Questa panoramica sugli antiquari romani si basa su:
    *(EN) T.P. Wiseman, Clio's Cosmetics, Bristol, Phoenix Press, 2003 [1979], pp. 15-15, 45 (et passim).
    *(EN) Stephen Harrison (a cura di), A Companion to Latin Literature, Blackwell, 2005, pp. 37-38, 64, 77, 229, 242-244 (et passim).
  • AA.VV., Dizionario Larousse dell'antiquariato, a cura di Jean Bedel, Todi, Gremese Editore, 2002, ISBN 9788884402158.
  • Angelo Dalmazzoni, L'antiquario, o sia La guida de' forestieri pel giro delle antichità di Roma, Roma, 1804.
  • Victor I. Stoichita, L'invenzione del quadro. Arte, artefici e artifici nella pittura europea, Milano, Il saggiatore, 2004, ISBN 978-88-428-1207-4.

Voci correlate

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Altri progetti

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