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Conaire Mor

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Un'illustrazione di Conaire di Stephen Reid

Nella mitologia irlandese Conaire Mor (fl. I secolo) è stato un leggendario Re supremo dell'Irlanda, erede di Eterscel. Sua madre era Mess Búachalla, un personaggio che appare in alcune storie del ciclo mitologico come figlia o nipote di Étaín[1].

Nascita e incoronazione

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Le leggende sostengono che sua madre, Mess Búachalla, abbia concepito Conaire con un giovane del popolo fatato dei Danann che aveva assunto la forma di un uccello per visitarla. Conaire venne cresciuto dal nobile signore Desa assieme ai suoi tre bisnipoti Ferlee, Fergar e Ferrogar, che lo ammiravano già da bambino per la sua saggiezza.

Quando il Re supremo di Tara Eterscel morì, l'Irlanda rimase senza un erede al trono. Per nominare un nuovo sovrano, il druido di corte aveva indetto un "festino del toro", un rituale di divinazione in cui avrebbe mangiato il cuore di un toro per sognare il futuro re d'Irlanda. Nel sonno, il druido urlò che vedeva un uomo nudo entrare nella capitale armato di fionda. Il racconto si sposta quindi sul giovane Conaire che, superando i suoi fratellastri, stava inseguendo uno stormo di uccelli dagli splendidi colori. Una volta raggiunti, questi si tramutarono in temibili guerrieri che assalirono il giovane finché uno di questi frenò la carica dei suoi compagni. Egli era Nemglan, re degli uccelli e conoscente del suo padre biologico, che riconoscendo Conaire non solo decise di risparmiarlo, ma gli suggerì di recarsi a Tara nudo e con la sua fionda. Il giovane obbedì e divenne così re supremo d'Irlanda.

Neglam gli impose come di tradizione dei geis (tabù) da rispettare onde evitare eventi tragici: "non girerai a mano destra attorno a Tara nè a mano sinistra attorno a Bregia; non caccierai le malvagie bestie di Cerna; non uscirai da Tara la nona notte; non dormirai nella casa da cui la luce è visibile dall'interno; non seguirai tre rossi alla casa del rosso; nel tuo regno non si compiranno saccheggi; nessuno potrà entrare da solo nella tua dimora dopo il tramonto; non interferirai nel litigio tra due dei tuoi servi".

Conaire rispettò i suoi voti e il suo regno conobbe da subito raccolti abbondanti, mercanti stranieri, ricco pescato e pace sociale.

L'inizio della rovina di Conaire

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Avendo vietato ai suoi fratellastri qualsiasi saccheggio ai suoi fieri fratelli, fu costretto a esiliarli dall'isola quando questi ignorarono la sua volontà. Così, i tre si allearono con il vecchio nemico Ingcel, re di Britannia, per rovesciare Conaire dal trono. Anche il popolo divino dei Danann, invidioso del suo buon governo, iniziò a cospirare per fargli rompere i giuramenti. Essi evocarono un nero fumo a nord della capitale, facendo temere a Conaire l'attacco di un esercito sconosciuto. Inseguendo i nemici inesistenti, il re girò a mano destra attorno a Tara e a sinistra attorno a Bregia, rompendo il primo tabù. Successivamente, l'eroe fu tratto in inganno nel cacciare le bestie di Cerna, rendendosene conto solo alla fine della battuta.

Giorni dopo, avendo accettando l'invito del signore del Leinster Da Derga, Conaire cavalcò con la sua corte verso la residenza del suo vassallo. Sul sentiero l'eroe venne superato da tre cavalieri vestiti di rosso che, nonostante gli avvertimenti e le suppliche del sovrano, non frenarono i loro destrieri innaturalmente celeri. Solo alla fine i tre rivelarono con scherno di essere degli spettri e predissero una morte sanguinosa all'eroe. Significando Derga "rosso", Conaire realizzò di aver infranto il terzo geis.

La battaglia al palazzo di Dublino

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Ormai consapevole del suo destino, il re radunò il suo esercito e i suoi campioni più coraggiosi nel palazzo di Dublino, attendendo l'armata dei fratellastri. A rispondere al suo appello c'erano i guerrieri dell'Ulster, i fieri Pitti, i barbari Fomori, i tre figli del re, l'eroe Conall il vittorioso e Duftach con la sua lancia magica. Ingcel intravide nella notte il focolare del re, acceso dal gigante Mac Cecht, realizzando la rottura dell'ennesimo tabù. A questo punto, il re di Britannia fece erigere ai suoi uomini una pila di pietre per ogni suo soldato, in modo che i sopravvissuti alla battaglia ventura potessero contare i morti riprendendosi il proprio sasso.

Intanto, Conaire venne visitato dalla Mórrígan, la quale chiese ospitalità al sovrano. Il re, pur ricordando il suo giuramento, decise di accogliere la dea deforme al suo focolare. A questo punto apparirono solo al sovrano le tre figlie della dea appese al tetto che, nude e grondanti di sangue, attesero trepidanti il massacro.

Così, iniziò l'assalto al palazzo reale. Il primo a morire fu Ferlee che, abbattuto il portone, venne immediatamente decapitato. L'armata pirata appiccò allora fuoco all'edificio, ma l'incendio venne prontamente spento con il vino del banchetto. Conaire guidò in risposta la carica contro i suoi fratellastri e il re di Britannia, uscendo allo scoperto nella notte e falciando centinaia di nemici. Vittorioso ma stremato, il re collassò dalla fatica e dalla sete, incaricando l'eroe Mac Cecht di portargli da bere. Avendo finito il vino nel palazzo, il gigantesco campione si face faticosamente strada fra gli assalitori alla ricerca dell'acqua da portare al suo signore.

La morte di Conarie

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Avendo predetto questo risvolto, i Danann avevano magicamente prosciugato ogni singolo fiume d'Irlanda, rendendo vana la ricerca di Mac Cecht. Gli eroi del re vennero sconfitti ad uno ad uno, finché all'alba il Conarie venne decapitato da due guerrieri nemici. L'eroico Mac Cecht, che aveva intanto corso per l'intera isola e trovato dell'aqua a Loch Gara nel Roscommon, giunse troppo tardi e uccise i due ultimi aggressori vendicando il suo re. Raccolta la testa del suo signore, il campione versò l'acqua nella sua bocca. A questo punto, la testa mozzata di Conaire riprese momentaneamente vita per ringraziare il suo leale guerriero. Pronunciato l'elogio, il saggio re spirò definitivamente.

Conarie è a volte confuso con il suo omonimo discendente Conaire Coem, e i figli di quest'ultimo, i "tre Cairpre", vengono talvolta attribuiti a Conaire Mor.[2]

  1. ↑ Jeffrey Gantz (trans.), Early Irish Myths and Sagas, Penguin Classics, 1981, pp. 37-59, pp. 60-106.
  2. ↑ (IT) T. W. Rolleston, I miti celtici, Milano, Longanesi, 2023, pp. 144-155.

Predecessore Re supremi d'Irlanda Successore
Nuada Necht 30 o 68 o 70 anni Lugaid Riab nDerg
Controllo di autoritàVIAF (EN) 65803197 · LCCN (EN) n99048476