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Convitto nazionale

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Il convitto nazionale è un tipo di collegio scolastico italiano istituito per curare l'educazione e lo sviluppo intellettuale e fisico dei suoi allievi.[1][2][3]

Ai convitti nazionali possono essere annesse scuole primarie e secondarie, permettendo così l'accesso all'università dei residenti nei piccoli comuni, dove normalmente sono istituiti.[4]

L'amministrazione di un convitto è affidata a un consiglio di amministrazione presieduto dal rettore, che ha autorità anche sulle scuole ed istituti annessi.

Il Convitto nazionale Umberto I di Torino, istituito nel 1848

Nell'Italia preunitaria l'educazione in convitto era affidata soprattutto agli ordini religiosi, come i Gesuiti, gli Scolopi, i Barnabiti e i Somaschi, i cui collegi accoglievano prevalentemente aspiranti ecclesiastici e figli della nobiltà e dell'alta borghesia. Dopo la soppressione della Compagnia di Gesù decisa da papa Clemente XIV nel 1773, diversi collegi gesuitici passarono ai sovrani o ad altri ordini.[5][6] In età napoleonica furono istituiti i licei nel Regno d'Italia e, nel Regno di Napoli, la legge del 30 maggio 1807 voluta da Giuseppe Bonaparte creò collegi governativi nella capitale e nelle province, poi riordinati sotto Gioacchino Murat con il decreto organico del 29 novembre 1811.[7]

Il modello dei collegi nazionali nacque nel Regno di Sardegna con la legge Boncompagni del 4 ottobre 1848, con cui Carlo Alberto istituì i collegi-convitti di Torino, Genova, Chambéry, Novara, Nizza e Voghera, in gran parte nelle sedi dei convitti già gesuitici.[7][8] La legge Casati del 13 novembre 1859, n. 3725[9] diede ai convitti nazionali un assetto giuridico autonomo, separandoli dalle scuole secondarie, che divennero istituti a sé (a Torino il corso interno originò il liceo classico Cavour), e riservò in ogni convitto dodici posti gratuiti da assegnare per concorso a giovani di modeste condizioni.[8][6]

Dopo la proclamazione del Regno d'Italia i convitti si diffusero in tutto il Paese, spesso in edifici acquisiti dallo Stato con l'eversione dell'asse ecclesiastico; nel 1883 ne funzionavano trenta.[6] Tra i loro allievi vi furono Gabriele D'Annunzio, al Cicognini di Prato, e Giuseppe Mazzini, al Colombo di Genova.[senza fonte] Con la riforma Gentile il regio decreto 6 maggio 1923, n. 1054 definì i convitti come istituti statali per lo sviluppo intellettuale e fisico dei giovani, distinti dalle scuole ma dotati di autonomia gestionale, e introdusse il semiconvitto;[10][6] il relativo regolamento fu emanato con regio decreto 1º settembre 1925, n. 2009.[11]

La legge 9 marzo 1967, n. 150 stabilì che l'istruzione obbligatoria dei convittori fosse impartita all'interno degli istituti e consentì di annettervi scuole secondarie superiori statali.[10][6] Dal 1988 i convitti con meno di 30 convittori e semiconvittori furono progressivamente soppressi nell'ambito della razionalizzazione della rete scolastica.[12] La disciplina vigente è contenuta nell'articolo 203 del Testo unico delle disposizioni legislative in materia di istruzione del 1994;[1] secondo il Ministero dell'istruzione e del merito, convitti nazionali ed educandati statali integrano l'offerta delle scuole interne con servizi residenziali e semiresidenziali.[13] All'inizio del 2025 i convitti erano quarantuno.[14]

Amministrazione

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Il consiglio di amministrazione di un convitto nazionale è composto:[1][15]

In genere, i Convitti nazionali erano dedicati o ai re di Casa Savoia o a glorie locali. Catania e Prato lo avevano dedicato ai fondatori preunitari e così a Parma, in cui la fondatrice era la duchessa Maria Luigia. Un caso particolare è il Convitto di Sassari denominato con l'aggettivo Canopoleno (dal cognome del fondatore Antonio Canopolo) fin dai primi anni seguenti la fondazione come Seminario tridentino (1611).

Città Denominazione
AnagniConvitto nazionale Regina Margherita
ArezzoConvitto nazionale Vittorio Emanuele II
ArpinoConvitto nazionale Tulliano
AssisiConvitto nazionale Principe di Napoli
AvellinoConvitto nazionale Pietro Colletta
BariConvitto nazionale Francesco Maria Cirillo
BeneventoConvitto nazionale Pietro Flavi
CagliariConvitto nazionale Vittorio Emanuele II
CampobassoConvitto nazionale Mario Pagano
CataniaConvitto nazionale Mario Cutelli
CatanzaroConvitto nazionale Pasquale Galluppi
ChietiConvitto nazionale Giovan Battista Vico
Cividale del FriuliConvitto nazionale Paolo Diacono
CorreggioConvitto nazionale Rinaldo Corso
CosenzaConvitto nazionale Bernardino Telesio
GenovaConvitto nazionale Cristoforo Colombo
L'AquilaConvitto nazionale Domenico Cotugno
LovereConvitto nazionale Cesare Battisti
LuceraConvitto nazionale Ruggiero Bonghi
MacerataConvitto nazionale Giacomo Leopardi
MaddaloniConvitto nazionale Giordano Bruno
MarsalaConvitto nazionale per audiofonolesi
MilanoConvitto nazionale Longone
NapoliConvitto nazionale Vittorio Emanuele II
NovaraConvitto nazionale Carlo Alberto
PalermoConvitto nazionale Giovanni Falcone
ParmaConvitto nazionale Maria Luigia
PotenzaConvitto nazionale Salvator Rosa
PratoConvitto nazionale statale Francesco Cicognini
Reggio CalabriaConvitto nazionale Tommaso Campanella
RomaConvitto nazionale Vittorio Emanuele II
RomaConvitto nazionale per sordi
SalernoConvitto nazionale Torquato Tasso
SassariConvitto nazionale Canopoleno (da Antonio Canopolo)
Sessa AuruncaConvitto nazionale Agostino Nifo
SondrioConvitto nazionale Giuseppe Piazzi
TeramoConvitto nazionale Melchiorre Delfico
TivoliConvitto nazionale Amedeo di Savoia
TorinoConvitto Nazionale Umberto I
VeneziaConvitto nazionale Marco Foscarini
Vibo ValentiaConvitto nazionale Gaetano Filangieri
  1. 1 2 3 Articolo 203 del DECRETO LEGISLATIVO 16 aprile 1994, n. 297, su Normattiva. URL consultato il 23 settembre 2026.
  2. ↑ convitto nazionale, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 17 febbraio 2020.
  3. ↑ convitto, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 17 febbraio 2020.
  4. ↑ Articolo 203, comma 9, del testo unico dell'istruzione.
  5. ↑ La storia del Convitto Nazionale Umberto I, su Convitto nazionale Umberto I di Torino. URL consultato il 26 settembre 2026.
  6. 1 2 3 4 5 Il Convitto Galluppi, su Convitto nazionale "Pasquale Galluppi" di Catanzaro. URL consultato il 26 settembre 2026.
  7. 1 2 Paolo Pavesio, I convitti nazionali dalle prime loro origini ai giorni nostri: cenni storici con note e appendici, Avellino, Tip. Tulimiero e c., 1885. URL consultato il 26 settembre 2026.
  8. 1 2 I Convitti Nazionali a Torino, su MuseoTorino. URL consultato il 26 settembre 2026.
  9. ↑ Legge 13 novembre 1859, n. 3725, sul riordinamento dell'istruzione pubblica (PDF), su Università degli Studi di Torino. URL consultato il 26 settembre 2026.
  10. 1 2 convitto nazionale, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 26 settembre 2026.
  11. ↑ Regio decreto 1 settembre 1925, n. 2009 – Regolamento per i Convitti nazionali, su Normattiva. URL consultato il 26 settembre 2026.
  12. ↑ Articolo 6 del Decreto-legge 6 agosto 1988, n. 323, su Normattiva. URL consultato il 25 settembre 2026.
  13. ↑ Istituzioni educative, su Ministero dell'istruzione e del merito. URL consultato il 26 settembre 2026.
  14. ↑ Elenco convitti, su mim.gov.it, Ministero dell'istruzione e del merito. URL consultato il 12 febbraio 2025.
  15. ↑ Articoli 121 e seguenti del REGIO DECRETO 6 maggio 1923, n. 1054, su Normattiva. URL consultato il 23 settembre 2026.

Collegamenti esterni

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  • Convitto, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  • Istituzioni educative, su miur.gov.it.
  • convittinews.it,
Controllo di autoritàThesaurus BNCF 35761