Isandlwana
| Isandlwana | |
|---|---|
| Stato | |
| Provincia | KwaZulu-Natal |
| Altezza | 1 284 m s.l.m. |
| Catena | Monti dei Draghi |
| Coordinate | 28°12′47.52″S 30°23′27.6″E |
| Altri nomi e significati | Isandhlwana, Isandula |
| Data prima ascensione | sconosciuta |
| Mappa di localizzazione | |
Il monte Isandlwana (ísanˈdɮwáːna, in passato anche Isandhlwana o Isandula) è un rilievo di 1284 m s.l.m. del Sudafrica, situato nella provincia del KwaZulu-Natal. Fa parte della catena dei monti dei Draghi, ed è situato 169 km a nord-ovest di Durban. A circa 16 km a sud-ovest si trova il guado di Rorke's Drift sul fiume Buffalo.
La montagna, che sorge in posizione isolata e quindi notevolmente strategica, deve la sua notorità alla battaglia che vi si combatté il 22 gennaio 1879 tra le forze del Regno Unito e gli zulu di re Cetshwayo. I britannici, che avevano invaso il Regno Zulu per conquistarlo, furono sonoramente sconfitti e persero più di 1300 uomini sulla montagna, riportando la peggior sconfitta militare subita da una potenza coloniale in Africa fino a quel momento.
Data l'eco avuta dalla battaglia, la montagna compare in numerose opere artistiche, segnatamente il quadro L'ultima resistenza a Isandlwana di Charles Edwin Fripp e il film Zulu Dawn di Douglas Hickox. Il monte Isandlwana, oltre a essere divenuto un memoriale per la battaglia e i caduti della guerra anglo-zulu, è inoltre parzialmente incluso in un parco naturale dato il suo ambiente ricco di biodiversità.
Etimologia
[modifica | modifica wikitesto]Il nome Isandlwana deriva dalla lingua zulu e significa "ventre di vacca" o "abomaso", forma che può vagamente ricordare il peculiare profilo della cima della montagna.[1]
Geografia
[modifica | modifica wikitesto]Posizione
[modifica | modifica wikitesto]Il monte Isandlwana sorge alle propaggini centro-orientali dei monti dei Draghi, ergendosi isolato su un piccolo altopiano posto a metà strada tra il fiume Buffalo e la cittadina di Nquthu, sita ad alcuni chilometri più a nord.[2] Direttamente a settentrione del monte, a circa 500 m di distanza, si ha un rialzo repentino del terreno, che va quindi a costituire l'altopiano di Nquthu, dal quale l'Isandlwana è separato da una porzione più bassa di territorio dove si snoda l'unica strada asfaltata, dalla quale è possibile raggiungere il rilievo.[1]
Data la sua posizione peculiare, l'Isandlwana non fa parte di alcuna sottocatena montuosa specifica, spiccando così fortemente nel profilo topografico della regione. Rimane, invece, circondato da vari massicci appartenenti sempre ai monti dei Draghi: a nord l'altopiano di Nquthu, alto all'incirca quanto la montagna, va poi ad elevarsi in una piccola catena staccata dal resto dei monti dei Draghi, la quale si snoda nei dintorni di Nquthu per alcune decine di chilometri e i cui picchi principali sono i monti Ngwebini (1412 m) e Zigangeni (1451 m).[2] Il picco più vicino è invece il monte iThusi (1230 m), sito a circa 2 km ad oriente ed anch'esso in posizione isolata.[2][3] A sud e ad ovest della montagna scorre il fiume Buffalo, che la separa da una teoria di montagne più basse attorno al guado di Rorke's Drift tutte attestate attorno ai 1000-1100 metri, come i picchi di Shiyane (1123 m), Nxora (1145 m) e Macembe (1127 m).[2]
Orografia e idrografia
[modifica | modifica wikitesto]Il profilo dell'Isandlwana varia notevolmente tra la parete settentrionale e quella meridionale.[4] La prima, rivolta verso l'altopiano di Nquthu, ha una pendenza più dolce e graduale che rende più facilmente accessibile la cima del monte.[4] I fianchi meridionali del monte sono invece più accidentati, solcati da numerosi piccoli canyon, i quali contengono dei torrenti stagionali detti donga, che ne hanno eroso i fianchi nel corso delle ere geologiche passate.[1][4] Inoltre, i crinali della montagna salgono e scendono spesso in maniera poco graduale, con brusche interruzioni, dirupi e falesie che le conferiscono il suo aspetto netto e distintivo.[1]
I principali torrenti della montagna sono il Manzimnyama (principale corso d'acqua di Isandlwana), lo Ngxobongo (che oltre le pendici del monte s'ingrossa e costituisce il principale corso d'acqua della zona)[3] e il Bhobhobho, tutti affluenti del vicino fiume Buffalo.[5]
Geologia
[modifica | modifica wikitesto]La montagna è composta prevalentemente da strati intrecciati e spesso sovrapposti di tillite e dolerite.[6] Sono presenti anche alcune sacche di arenaria, più recenti rispetto al resto dei minerali di Isandlwana.[6] C'è poi un singolo filone di basalto, rintracciato in direzione del fiume Buffalo.[6]
Clima
[modifica | modifica wikitesto]Il clima della montagna è temperato, con estati miti e inverni freddi.[7] L'umidità della zona rimane sempre abbastanza alta, scendendo raramente sotto il 67% e salendo soprattutto durante la stagione delle piogge, che localmente dura da dicembre a febbraio.[7] I mesi di giugno e luglio sono invece di solito i più freddi registrati a Isandlwana, con temperature che possono scendere sottozero e frequenti gelate.[7]
| Variabili[N 1][7][8] | Mesi | Stagioni | Anno | ||||||||||||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Gen | Feb | Mar | Apr | Mag | Giu | Lug | Ago | Set | Ott | Nov | Dic | Est | Aut | Inv | Pri | ||
| T. max. media (°C) | 27 | 26,5 | 26,0 | 24,0 | 22,0 | 20,0 | 20,0 | 22,0 | 24,0 | 24,5 | 25,0 | 26,5 | 26,7 | 24,0 | 20,7 | 24,5 | 24,0 |
| T. media (°C) | 21 | 21 | 20 | 18 | 15 | 12,5 | 13,0 | 14,7 | 17,0 | 18,0 | 19,3 | 20,7 | 20,9 | 17,7 | 13,4 | 18,1 | 17,5 |
| T. min. media (°C) | 16 | 15,5 | 14,5 | 11,5 | 8,3 | 5,0 | 5,5 | 7,5 | 10,0 | 12,0 | 13,0 | 15,0 | 15,5 | 11,4 | 6,0 | 11,7 | 11,2 |
| T. max. assoluta (°C) | 29 | 29,1 | 28,0 | 26,6 | 24,7 | 21,9 | 22,5 | 24,2 | 25,9 | 26,7 | 28,0 | 29,2 | 29,2 | 28,0 | 24,2 | 28,0 | 29,2 |
| T. min. assoluta (°C) | 13 | 13 | 11 | 6 | 2 | −2 | −2 | 1 | 4 | 8 | 10 | 12 | 12 | 2 | −2 | 4 | −2 |
| Giorni di gelo (Tmin ≤ 0 °C) | 0 | 0 | 0 | 0 | 0 | 8 | 8 | 0 | 0 | 0 | 0 | 0 | 0 | 0 | 16 | 0 | 16 |
| Giorni di ghiaccio (Tmax ≤ 0 °C) | 0 | 0 | 0 | 0 | 0 | 1 | 1 | 0 | 0 | 0 | 0 | 0 | 0 | 0 | 2 | 0 | 2 |
| Precipitazioni (mm) | 135 | 127 | 88,5 | 45,0 | 19,5 | 9,5 | 10,5 | 21,5 | 53,0 | 90,0 | 116,0 | 138,0 | 400,0 | 153,0 | 41,5 | 259,0 | 853,5 |
| Giorni di pioggia | 17 | 16 | 15 | 9 | 5 | 3 | 2 | 4 | 5 | 13 | 16 | 18 | 51 | 29 | 9 | 34 | 123 |
| Umidità relativa media (%) | 76 | 76 | 73 | 70 | 67 | 67 | 67 | 69,25 | 71,5 | 73,75 | 76,0 | 76,0 | 76,0 | 70,0 | 67,8 | 73,8 | 71,9 |
Flora e fauna
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Nonostante la presenza di alcuni torrenti, il terreno prevalente sulla montagna è secco e roccioso, il thornveld, dove riescono a crescere prevalentemente arbusti spinosi come le acacie[4][9] (molto comuni nella zona sono Vachellia karroo, Vachellia sieberiana e Vachellia nilotica, precedentemente classificate nel genere Acacia).[5][10] Sulla parete settentrionale, più umida, crescono folte macchie di erbe spontanee,[4] tra le quali Hyparrhenia hirta.[5] È registrata anche la presenza di alcune specie aliene, come Agave sisalana, Opuntia stricta, Jacaranda mimosifolia e Opuntia ficus-indica, la cui presenza è ancora minima ma foriera di potenziali rischi per il futuro della biodiversità vegetale della zona.[11] La vegetazione montana, di cui alcune specie sono considerate vulnerabili, è tutelata dall'Isandlwana Heritage Reserve.[9] Se la crescita erbacea viene giudicata eccessiva, le autorità locali cercano di controllarla praticando il debbio.[12]
La fauna di Isandlwana è composta principalmente da grandi erbivori, che vi migrano stagionalmente dalle grandi savane a nord del Sudafrica.[N 2] Le specie più comuni sono l'impala, l'alcelafo, il damalisco, la zebra e il kudu maggiore.[11] La presenza di tali specie è controllata dalle autorità locali perché sovente entrano in competizione col locale bestiame per i pascoli della montagna e della zona circostante.[11] Anche l'avifauna è ricca, e abbondano il grifone del Capo, il nibbio bruno, l'aquila marziale, il martin pescatore capobruno e l'ibis calvo.[11] Soprattutto nei donga sono presenti anche piccoli anfibi come Tomopterna natalensis, Cacosternum nanaum, Breviceps adspersus e Amietophrynus rangeri,[11] e poi rettili come Trachylepis varia e Agama atra.[13] Tra gli invertebrati, sono comuni gli insetti che si nutrono delle erbe della zona, come Pachnoda sinuata, Pegylis sommeri e Phoxomela umbrosa.[13]
Il cambiamento climatico starebbe causando un progressivo inaridimento dell'ecosistema di Isandlwana, mettendo quindi in pericolo le specie più fragili, soprattutto le piante a fiore e le felci tra la flora e gli insetti tra la fauna.[14]
Antropizzazione
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Mentre in epoca storica la zona era del tutto o quasi disabitata, in epoca contemporanea vari piccoli villaggi sorgono ai piedi dell'Isandlwana. Il principale di essi è KwaNyoni, dove è presente un piccolo museo sulla battaglia di Isandlwana.[1] Poco oltre il villaggio, sul rialzo dell'altopiano è presente un lodge dal quale si gode di una vista diretta della montagna.[1]
La popolazione dell'area attorno a Isandlwana è aumentata in maniera vertiginosa a partire dai primi anni del XXI secolo: solo negli anni tra il 2000 e il 2010, i locali abitanti sono aumentati da poche centinaia del XX secolo ai più di 13 000 registrati nel 2010.[15] Le proiezioni fatte dai demografi suggeriscono che questo fenomeno continuerà in maniera esponenziale, finché la regione compresa attorno a 1 km² attorno alla montagna[16] si attesterà sui 90 000 abitanti intorno al 2050.[15] Tale aumento incontrollato dell'antropizzazione rappresenta anch'esso un rischio per la biodiversità locale.
Storia
[modifica | modifica wikitesto]La battaglia di Isandlwana
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La guerra anglo-zulu
[modifica | modifica wikitesto]Negli anni 1870 il futuro Sudafrica, dove allora coesistevano alcune colonie britanniche (principalmente la Colonia del Capo) e alcune piccole entità statali indipendenti come le repubbliche boere del Transvaal e dell'Orange e il Regno Zulu, era una polveriera. Le tensioni tra britannici, boeri e popolazioni indigene non fecero che crescere, finché nel 1878 gli zulu si trovarono sulla difensiva quando l'avido governatore britannico Henry Bartle Frere decise autonomamente di invadere e annettere lo Zululand ai domini coloniali del Regno Unito. Un ultimatum fu quindi recapitato al sovrano zulu Cetshwayo, le cui condizioni erano appositamente inaccettabili per provocare la reazione zulu e quindi far scoppiare il conflitto armato.[17]
La guerra anglo-zulu scoppiò ufficialmente l'11 gennaio 1879, quando il comandante britannico lord Chelmsford invase lo Zululand da più direzioni con circa 16 200 uomini, una forza considerevole per l'epoca,[18] più circa altri 8000 uomini di supporto reclutati tra i locali boeri e zulu inquadrati nel Natal Native Contingent.[19] Lord Chelmsford intendeva marciare sulla capitale nemica Ulundi prendendola da tre direzioni diverse, e per farlo divise le sue forze in tre colonne, capeggiando quindi la principale che entrò nello Zululand attraverso il guado di Rorke's Drift, giungendo quasi subito al monte Isandlwana alle cui pendici meridionali i britannici si accamparono il 17 gennaio.[19]
La battaglia
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Chelmsford aveva clamorosamente sottovalutato i guerrieri zulu, molto più efficienti e disciplinati di quel che credevano i britannici. Gli zulu, organizzati col sistema dell'impi, che aveva permesso loro col tempo di sottomettere numerose tribù locali, sfruttarono la propria grande mobilità ed evitarono dapprima ogni scontro diretto,[20] attirando gli inglesi su un terreno favorevole. Il monte Isandlwana si prestava molto bene ad un'imboscata: la sua natura arida e sassosa consentiva limitati lavori di fortificazione,[21] e i suoi fianchi scoscesi e irti di piccoli canyon e macchie di erbe alte permettevano a grandi folle di guerrieri di muoversi non viste, oltre che ad impedire le grandi ed elaborate manovre di un esercito moderno come quello britannico. Inoltre, in quel periodo nell'emisfero australe era piena estate, quindi i torrenti erano in secca e i canyon dell'Isandlwana potevano essere percorsi a piedi senza alcuna difficoltà.[1]

Il 20 gennaio Chelmsford lasciò buona parte dell'esercito a Isandlwana e si allontanò con un distaccamento di uomini, credendo che l'esercito zulu fosse molto più lontano. Il 22 gennaio l'impi, costituito da almeno 15 000 guerrieri, comparve invece all'improvviso alle pendici della montagna favorito dal terreno irregolare, avvicinandosi minacciosamente all'accampamento britannico.[22] La resistenza degli invasori durò alcune ore, finché le scorte di munizioni cominciarono ad esaurirsi; le linee inglesi allora cedettero di schianto e si ritirarono in maniera disordinata, venendo caricate dall'impi contro la cui superiorità numerica ed efficienza nel combattimento corpo a corpo i britannici non ebbero scampo.[23] Molti provarono a fuggire verso sud, imboccando sentieri impervi e poco praticabili come quello che portava a un vicino guado, poi conosciuto come Fugitives Drift ("guado dei fuggitivi"), ma l'impeto della carica zulu era così forte che la maggior parte vennero comunque raggiunti e massacrati. La battaglia di Isandlwana risultò, quindi, in una netta vittoria degli zulu, che uccisero più di 1300 soldati britannici, ottenendo la più grande vittoria militare di un popolo africano contro una potenza coloniale europea fino ad allora.[N 3][24]
Chelmsford, al corrente degli scontri sulla montagna ma che dapprima aveva minimizzato la gravità della situazione, accorse troppo tardi e poté solo prendere atto della cocente disfatta subita.[25] Temendo nuovi attacchi da parte zulu, preferì quindi ritirarsi subito oltre il Buffalo anche per soccorrere la guarnigione inglese rimasta oltre il fiume e che era ancora impegnata a resistere agli zulu nella contemporanea battaglia di Rorke's Drift. Migliaia di caduti britannici furono quindi lasciati insepolti, e per i mesi successivi la montagna rimase un gigantesco cimitero a cielo aperto. Solo nell'aprile 1879 una nuova forza d'invasione britannica raggiunse Isandwlana e si occupò di seppellire i caduti, sistemati in decine di fosse comuni ai piedi della montagna segnalate da cairn verniciati con la calce.[1]
La tutela
[modifica | modifica wikitesto]Nel XX secolo fu istituito l'Isandlwana Heritage Reserve, una riserva naturale per tutelare l'ambiente della montagna. Nel 1969 la riserva fu riconosciuta come monumento nazionale, finché alcuni anni più tardi con l'approvazione del Protected Areas Act fu inclusa nelle aree naturali protette in Sudafrica.[9] Nel 1972 anche lo storico campo di battaglia, inizialmente escluso dalla riserva, fu dichiarato monumento nazionale e quindi tutelato tramite il Monuments Act approvato dall'amministrazione del bantustan del KwaZulu, nel cui territorio la zona allora rientrava.[26]
Nel XXI secolo la gestione della riserva e la cura della montagna sono condivise tra varie locali associazioni zulu, che godono dell'appoggio del governo della regione del KwaZulu-Natal.[27] Per preservare l'originale ambiente montano era stato sviluppato un importante sistema di recinzioni, ma l'espansione dell'allevamento e del pascolo nei terreni circostanti Isandlwana ha reso la tutela del suo ecosistema difficoltosa, con frequenti sconfinamenti del bestiame sul monte con conseguenti danni alla flora.[9] Nel 2012 il campo di battaglia, inizialmente area protetta indipendente dalla riserva, è stato unito alla stessa venendo quindi preservato dagli stessi enti.[26]
Economia
[modifica | modifica wikitesto]Turismo
[modifica | modifica wikitesto]Il monte Isandlwana è visitato principalmente in connessione alla battaglia del 1879, e a KwaNyoni è presente un piccolo museo su di essa. Il campo di battaglia, sito principalmente sulle pendici meridionali della montagna, è inoltre a sua volta un'attrazione rilevante, in quanto costellato dai cairn bianchi che segnalano le fosse comuni dove furono sepolti i caduti britannici dopo la battaglia.[1] È inoltre presente nelle vicinanze un monumento parimenti dedicato ai caduti degli zulu.
La struttura alberghiera principale dell'area è il lodge di KwaNyoni, chiamato anche Isandlwana Lodge per la sua posizione panoramica.[26] Altri lodge minori sorgono nelle vicinanze e possono ospitare un limitato numero di turisti.[26]
Nella cultura di massa
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Divenuto noto soprattutto grazie alla battaglia che vi si combatté, il monte Isandlwana è stato quindi rappresentato numerose volte nell'arte contemporanea e successiva. Il primo a rappresentarlo in maniera estensiva fu il pittore britannico Charles Edwin Fripp, corrispondente di guerra per il quotidiano The Graphic che visitò Isandlwana pochi mesi dopo la battaglia, assistendo alla sepoltura degli innumerevoli caduti.[28] Dopo aver assistito alle successive battaglie di Gingindlovu e Ulundi, Fripp, anche dotato vignettista e pittore, decise di cominciare un ciclo di tele sulla guerra anglo-zulu.[28] La sua opera più nota fu certamente L'ultima resistenza a Isandlwana, dove la disfatta britannica è rappresentata in maniera frenetica[29] e con grande realismo, soprattutto nei ritratti dei guerrieri zulu, che l'autore aveva conosciuto personalmente e che quindi fu il primo artista a rappresentare in maniera corretta.[30] Lo storico Ian Knight invece avanza dubbi sull'accuratezza con cui è dipinta la montagna, evidenziando i suoi tratti esagerati e soprattutto l'eccessiva altezza del picco, in realtà molto più basso; Knight avanza quindi l'ipotesi che Fripp non abbia visitato Isandlwana, vedendo il monte solo in fotografia e riproducendolo in maniera fantasiosa.[28]

Anche Alphonse de Neuville, nel suo dipinto L'ultimo sonno dei coraggiosi, rappresentò la montagna, che fa da sfondo alle morti dei tenenti Teignmouth Melvill e Nevill Coghill, i quali tentarono di ritirarsi con le insegne britanniche per evitare che cadessero in mano nemica. A differenza di Fripp, Neuville non vide mai Isandlwana nemmeno in foto, e il profilo del monte è quindi totalmente immaginario. In maniera altrettanto fantasiosa la battaglia e quindi la montagna furono descritte da Henry Rider Haggard, che pure visitò Isandlwana alcuni anni dopo la battaglia, scrivendo poi il racconto The Tale of Isandhlwana and Rorke's Drift.[31]
Nella cinematografia, la battaglia è narrata nei film Zulu, che, incentrato sulla battaglia di Rorke's Drift, di Isandlwana mostra solo il campo di battaglia nella scena iniziale, e soprattutto in Zulu Dawn, film del 1979 diretto da Douglas Hickox, interamente incentrato sulla battaglia e con protagonisti Burt Lancaster, Denholm Elliott, Peter O'Toole, Simon Ward e Bob Hoskins.[32]
Note
[modifica | modifica wikitesto]Annotazioni
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ I rilevamenti sono stati effettuati a partire dal 1961. Cfr. Price et al. 2024, pp. 8-11.
- ↑ Per una lista completa delle specie animali presenti a Isandlwana, consultare Rambarath, Blackmore e Goosen 2018, appendice H.
- ↑ Nonostante la vittoria, gli zulu soffrirono circa il sestuplo delle perdite (almeno 3000 morti e 6000 feriti più o meno gravi) rispetto ai britannici; tale vittoria pirrica fu devastante per l'efficacia dell'impi zulu, tanto che re Cetshwayo commentando i fatti di Isandlwana dichiarò «Una zagaglia è stata affondata nel ventre della nazione zulu». Cfr. Verusio 2021, cap. Storia di un massacro - Isandlwana 1879, p. 18.
Riferimenti
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 Verusio 2021, cap. Storia di un massacro - Isandlwana 1879, p. 7.
- 1 2 3 4 (EN) Mountains map - South Africa, su peakery.com.
- 1 2 (EN) Pat Rundgren, The Missing Hours at Isandlwana, su theheritageportal.co.za, 19 settembre 2021.
- 1 2 3 4 5 Rambarath, Blackmore e Goosen 2018, p. 16.
- 1 2 3 Rambarath, Blackmore e Goosen 2018, p. 20.
- 1 2 3 Rambarath, Blackmore e Goosen 2018, p. 18.
- 1 2 3 4 Rambarath, Blackmore e Goosen 2018, p. 15.
- ↑ Price et al. 2024, pp. 8-11.
- 1 2 3 4 Rambarath, Blackmore e Goosen 2018, p. 2.
- ↑ Kyalangalilwa et al. 2013
- 1 2 3 4 5 Rambarath, Blackmore e Goosen 2018, p. 24.
- ↑ Rambarath, Blackmore e Goosen 2018, p. 22.
- 1 2 Rambarath, Blackmore e Goosen 2018, p. 25.
- ↑ Price et al. 2024, p. 14.
- 1 2 Price et al. 2024, p. 4.
- ↑ Price et al. 2024, p. 11.
- ↑ Verusio 2021, cap. Storia di un massacro - Isandlwana 1879, pp. 3-4.
- ↑ Verusio 2021, cap. Storia di un massacro - Isandlwana 1879, p. 4.
- 1 2 Verusio 2021, cap. Storia di un massacro - Isandlwana 1879, p. 5.
- ↑ Verusio 2021, cap. Storia di un massacro - Isandlwana 1879, pp. 5-6.
- ↑ Verusio 2021, cap. Storia di un massacro - Isandlwana 1879, p. 8.
- ↑ Verusio 2021, cap. Storia di un massacro - Isandlwana 1879, pp. 10-11.
- ↑ Verusio 2021, cap. Storia di un massacro - Isandlwana 1879, pp. 11-17.
- ↑ Verusio 2021, cap. Storia di un massacro - Isandlwana 1879, p. 18.
- ↑ Verusio 2021, cap. Storia di un massacro - Isandlwana 1879, p. 10.
- 1 2 3 4 Rambarath, Blackmore e Goosen 2018, p. 14.
- ↑ Rambarath, Blackmore e Goosen 2018, p. 9.
- 1 2 3 Knight 2021, pp. 3-4.
- ↑ Knight 2021, p. 2.
- ↑ Knight 2021, p. 3.
- ↑
(EN) H. Rider Haggard, The Tale of Isandhlwana and Rorke's Drift, 1894. - ↑ (EN) Zulu Dawn (1979), su allmovie.com.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) Ian Knight, Charles Fripp's Painting 'The Last Stand at Isandhula': A Curious Detail (PDF), 2021.
- (EN) Kyalangalilwa B., Boatwright J. S., Daru B. H., Maurin O., van der Bank M., Phylogenetic position and revised classification of Acacia s.l. (Fabaceae: Mimosoideae) in Africa, including new combinations in Vachellia and Senegalia, in Bot J Linn Soc, vol. 172, n. 4, 2013, pp. 500-523, DOI:10.1111/boj.12047.
- (EN) Jeff Price et al., Report on the observed climate, projected climate, and projected biodiversity changes for Isandlwana Heritage Reserve under differing levels of warming (PDF), Tyndall Centre for Climate Change Research et al., 20 maggio 2024.
- (EN) Shiven Rambarath, Andrew Blackmore e Magda Goosen, Isandlwana Heritage Reserve Management Plan, 2018, DOI:10.13140/RG.2.2.18163.37926.
- Giovanni Verusio, Storia di un massacro - Isandlwana 1879, in Sui campi di battaglia, Bagno a Ripoli, Passigli Editori, 2021, ISBN 9788836823628.
Voci correlate
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