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Nalini Malani

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Nalini Malani

Nalini Malani (Karachi, 19 febbraio 1946) è un'artista indiana, attiva nel campo della videoarte e delle installazioni multimediali[1].

La sua pratica, sviluppata su media diversi - dal disegno, la pittura e il cinema sperimentale alla videoinstallazione e alle "ombre mobili" (shadow play) - si distingue per l'impegno sociale e la riflessione critica su temi quali la violenza, la memoria collettiva, il postcolonialismo e la condizione femminile.[2][3]

Ha ricevuto il Fukuoka Prize (2013), il Premio Joan Miró (2019) e il Kyoto Prize in Arts and Philosophy (2023).

Tra le istituzioni in cui sono conservate le sue opere vi sono il Museum of Modern Art di New York, la Tate di Londra e la National Gallery of Modern Art di Nuova Delhi.[4]

Nata a Karachi, allora parte dell'India britannica, Malani è figlia unica di Satni Advani, di origine sindhi sikh, e di Jairam Malani, teosofo.[5][6] In seguito alla Partizione dell'India nel 1947, la sua famiglia si trasferì in India, stabilendosi prima a Calcutta e successivamente, nel 1954, a Mumbai, in una colonia costruita per gli sfollati sindhi.

L'esperienza della migrazione e della perdita della terra d'origine ha influenzato in modo significativo la sua produzione artistica.[7][8]

Tra il 1964 e il 1969 ha studiato presso la Sir Jamsetjee Jeejebhoy School of Art di Mumbai, conseguendo il diploma in Belle Arti. La frequentazione del Bhulabhai Desai Memorial Institute, centro di sperimentazione tra diverse arti, le ha permesso di lavorare a stretto contatto con musicisti e danzatori, favorendo lo sviluppo di un precoce approccio intermediale.[9] Nel 1969 ha partecipato al Vision Exchange Workshop (VIEW), un'iniziativa ideata da Akbar Padamsee che riuniva artisti e registi per la ricerca sperimentale a Bombay, realizzando il suo primo lavoro video, Dream Houses.[10][11]

Tra il 1970 e il 1972 ha studiato a Parigi grazie a una borsa di studio del governo francese, entrando in contatto con le correnti artistiche europee.[12][13][14]

Nella fase iniziale della carriera si è dedicata prevalentemente alla pittura, utilizzando tecniche come l’acrilico su tela e l’acquerello su carta, attraverso le quali ha proposto una rappresentazione sociale dell’India contemporanea. A partire dagli anni ottanta ha sperimentato il reverse painting, appreso da Bhupen Khakhar, tecnica che avrebbe poi impiegato frequentemente nelle sue opere.[11][15]

Nel 1985 ha curato a Delhi la prima mostra dedicata ad artiste indiane, dando avvio a una serie di esposizioni itineranti in spazi pubblici, con l'obiettivo di superare il carattere elitario delle gallerie d'arte. L'ispirazione per questo progetto nacque nel 1979, dopo un incontro a New York con le artiste femministe Nancy Spero e May Stevens presso la AIR Gallery, la prima cooperativa di sole donne negli Stati Uniti.[16]

Negli anni novanta, anche in seguito alle tensioni religiose legate alla demolizione della moschea di Babri Masjid, la sua produzione ha assunto una dimensione più esplicitamente politica. Il riemergere dei conflitti religiosi, che richiamavano la memoria della Partizione, ha influenzato profondamente il suo lavoro. In questo periodo ha progressivamente integrato nuovi media, diventando una delle prime artiste indiane a passare dalla pittura tradizionale alla videoarte e alle installazioni.[17]

Le sue opere sono state esposte in istituzioni internazionali quali lo Stedelijk Museum, la National Gallery e il Museum of Modern Art.[18] Nel 2013 ha ricevuto il Fukuoka Prize. Tra gli altri riconoscimenti figurano il Joan Miró Prize (2019) e il Kyoto Prize in Arts and Philosophy (2023).[19]

Poetica e stile

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La produzione di Malani si articola intorno a un insieme coerente di preoccupazioni etiche e formali: la memoria della Partizione come avvertimento storico, la violenza politica e religiosa, la condizione delle comunità emarginate, la critica femminista alle strutture di potere. Questi temi sono trattati attraverso un linguaggio visivo stratificato che accoglie e sovrappone immagini, testi e suoni, opere bidimensionali e lavori video e installativi.[20][21]

Nella fase pittorica che occupa i primi vent'anni di carriera, Malani lavora con acrilico su tela e acquerello su carta, con uno stile a pennellate rapide che evoca atmosfere oniriche, con riferimenti a memoria, mito e desiderio.[22]

Photograph of artwork, The Rebellion of the Dead by Nalini Malani, 2017
Nalini Malani, La ribellione dei morti, 2017

Alla fine degli anni ottanta impara da Bhupen Khakhar la tecnica del reverse painting (pittura sottovetro): la pittura viene applicata sul retro di cilindri trasparenti come il Mylar (una plastica di poliestere), così che lo spettatore veda l'immagine attraverso il supporto.[23][24] Questa scelta introduce una distanza riflessiva tra il gesto pittorico e il suo risultato, sottraendo all'opera l'immediatezza espressiva che la tradizione attribuisce alla pittura.[21]

A partire dagli anni novanta la pratica si trasforma profondamente. Malani sviluppa i cosiddetti «video/shadow plays»: ambienti immersivi nei quali proiezioni video, animazioni e teatro d'ombre si combinano attorno allo spettatore come in uno spazio teatrale, superando una concezione dell’opera centrata esclusivamente sull’oggetto.[25] Le tecniche evolvono progressivamente dallo stop motion alle «animazioni a cancellazione» nelle quali le immagini vengono disegnate e poi cancellate in sequenza, fino alle animazioni digitali realizzate direttamente con il dito su tablet.[26]

L'effimero e il transitorio diventano categorie estetiche deliberate: molte installazioni sono create per un luogo specifico e non riproducibili, una scelta che si pone in tensione con la logica del mercato dell'arte.[20]

Il repertorio iconografico attinge in misura uguale alle tradizioni orientale e occidentale. Figure della mitologia greca, come Cassandrae Medea, si affiancano a personaggi dell'epica indù come Sītā e Draupadi.[27] Non sono citazioni erudite ma strumenti concettuali: Cassandra, profetessa condannata a non essere creduta, e Medea, donna tradita che diventa essa stessa portatrice di violenza, rappresentano archetipi dell'ambivalenza femminile di fronte al potere. Nell'installazione In Search of Vanished Blood (2012), ispirata al romanzo Cassandra di Christa Wolf, queste figure consentono di leggere la violenza storica indiana attraverso una grammatica mitica condivisa con un pubblico internazionale.[28][29]

I riferimenti artistici dichiarati da Malani comprendono Joan Miró, Louise Bourgeois e Nancy Spero sul versante contemporaneo, e Hieronymus Bosch, Rembrandt e Goya per la densità morale e compositiva. Questi riferimenti non implicano derivazione stilistica ma un dialogo tra tradizioni ed epoche diverse, che si riflette nella struttura delle installazioni: spazi plurali e multi-prospettici nei quali il visitatore è chiamato non solo a guardare ma a tenere insieme narrazioni contraddittorie, trattenendo ciò che le storie ufficiali tendono a rimuovere.[20]

Opere principali

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Dream Houses (1969)

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Dream Houses è la prima opera filmica sperimentale di Malani, realizzata nell'ambito del Vision Exchange Workshop ideato da Akbar Padamsee. Il lavoro trae ispirazione dall'architettura modernista indiana ed è stato realizzato con i materiali disponibili nel laboratorio: modellini in cartone, filtri di colore primario, diverse fonti luminose e una fotocamera Mamiyaflex.[3]

L'opera riflette sulle potenzialità ideologiche dell'architettura moderna, con riferimenti ai lavori di Charles Correa e Buckminster Fuller, nonché alle teorie cromatiche di Johannes Itten e alle idee di László Moholy-Nagy esposte in Vision in Motion.[3]

Dopo essere rimasta inaccessibile per circa cinquant'anni, l'opera è stata nuovamente esposta presso il Kiran Nadar Museum of Art (2014), il Goethe-Institut di Mumbai (2019) e il Museum of Modern Art di New York (2022).

Unity in Diversity (2003)

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Quest'opera video si basa sul dipinto Galaxy of Musicians del pittore Raja Ravi Varma e rappresenta undici musiciste provenienti da diverse regioni dell'India come simbolo di un'unità nazionale idealizzata. Malani rielabora tale immagine introducendo riferimenti a episodi storici di violenza, mettendo in discussione l'idea di armonia culturale.[30][31]

Mother India (2005)

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Installazione video composta da una proiezione sincronizzata su cinque schermi, combina materiali d'archivio con immagini pittoriche e poetiche. Ispirata al saggio di Veena Das Language and Body: Transactions in the Construction of Pain, l'opera analizza la costruzione del nazionalismo indiano attraverso il corpo femminile utilizzato come metafora della nazione.[32][33] Tra i riferimenti principali figurano la Partizione dell'India e i disordini del Gujarat del 2002, periodi caratterizzati da un significativo aumento della violenza contro le donne.[34]

In Search of Vanished Blood (2012)

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L'installazione In Search of Vanished Blood all'Edinburgh Art Festival nel 2014.

Realizzata per Documenta 13, l'installazione è composta da cinque cilindri rotanti in Mylar dipinti con la tecnica del reverse painting. Gli elementi, che evocano simbolicamente le ruote di preghiera buddhiste, presentano immagini di soldati, animali, divinità e armi.[35]

Il gioco di ombre prodotto dalla rotazione costruisce una narrazione visiva sulla violenza e sulla memoria storica, con riferimento alla storia dell'India successiva alla Partizione e alle condizioni delle comunità emarginate colpite dalle politiche di sviluppo.[23]

Through the Looking Glass (1987–1989)

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Tra il 1987 e il 1989 Malani ha organizzato la mostra itinerante Through the Looking Glass insieme alle artiste Madhvi Parekh, Nilima Sheikh e Arpita Singh. L'esposizione, ospitata in cinque spazi non commerciali in India, aveva l’obiettivo di promuovere la visibilità delle donne artiste. Malani aveva inizialmente pianificato una mostra esclusivamente femminile, ispirata da un incontro avvenuto nel 1979 a New York con Nancy Spero, May Stevens e Ana Mendieta presso la A.I.R. Gallery, una delle prime cooperative artistiche femminili negli Stati Uniti; il progetto non si realizzò per mancanza di interesse e di sostegno.[36][37][38]

Premi e riconoscimenti

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  • 2013: Fukuoka Prize per le arti e la cultura contemporanea, Fukuoka[39]
  • 2014: St. Moritz Art Masters Lifetime Achievement Award, St. Moritz[40]
  • 2016: Asia Arts Game Changer, Asia Society, Hong Kong
  • 2019: Premio Joan Miró, Fundació Joan Miró, Barcellona[41]
  • 2023: Kyoto Prize, sezione arti e filosofia[42]

Borse, fellowship e riconoscimenti accademici

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Tra il 1970 e il 1972 ha beneficiato di una borsa di studio del governo francese per studiare belle arti a Parigi. Tra il 1984 e il 1989 ha ottenuto la ''Art Research Fellowship'' del governo indiano e nel 1989 la ''USIA Fellowship'' presso il Fine Arts Work Center di Provincetown.

Nel 2010 ha ricevuto il dottorato honoris causa in belle arti dal San Francisco Art Institute.

Nel 2020 è stata la prima artista a ricevere la ''Contemporary Fellowship'' della National Gallery di Londra, in collaborazione con Art Fund.[43]

Residenze artistiche

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Malani ha preso parte a numerose residenze artistiche internazionali: nel 1988 presso il Kasauli Art Centre di Kasauli, nel 1999 presso il LaSalle-SIA di Singapore, tra il 1999 e il 2000 presso il Fukuoka Asian Art Museum,[44] nel 2003 presso il Civitella Ranieri Center di Umbertide[45] e nel 2005 presso il Lucas Art Residencies al Montalvo Arts Center in California.[46]

Le opere di Malani sono conservate in importanti istituzioni museali, tra cui il Dr. Bhau Daji Lad Museum[47] e la Jehangir Nicholson Art Foundation (JNAF) di Mumbai,[48] la Lalit Kala Akademi e la National Gallery of Modern Art di Nuova Delhi, il Museum of Modern Art di New York, la Queensland Art Gallery di Brisbane,[49] il Tate di Londra[2] e il Tata Institute of Fundamental Research di Mumbai.[50]

  1. ↑ (EN) Farooqi, Malani, Nalini, su Grove Art Online, 2003, ISBN 978-1-884446-05-4. URL consultato il 22 Aprile 2026.
  2. 1 2 (EN) Nalini Malani, su Tate. URL consultato il 22 aprile 2026.
  3. 1 2 3 (EN) Nalini Malani's Utopia, su The Museum of Modern Art. URL consultato il 22 aprile 2026.
  4. ↑ (EN) Farooqi, Malani, Nalini, su Grove Art Online, 2003. URL consultato il 22 aprile 2026.
  5. ↑ (EN) Johan Pijnappel e Nalini Malani, Can You Hear Me? Nalini Malani, 2ª ed., Goethe Institute, Max Mueller Bhavan, 2019, p. 11, OCLC 1521583577.
  6. ↑ (EN) Nalini Malani - Christies, su Christies. URL consultato il 22 Aprile 2026.
  7. ↑ (EN) Nalini Malani, su Christie's. URL consultato il 22 aprile 2026.
  8. ↑ (EN) Nalini Malani - 22 Artworks, Bio & Shows on Artsy, su artsy.net. URL consultato il 22 Aprile 2026.
  9. ↑ (EN) Nalini Malani – Biography, su nalinimalani.com. URL consultato il 22 aprile 2026.
  10. ↑ (EN) Avantika Shankar, Ashim Ahluwalia revisits a 1969 experiment by Akbar Padamsee, su architecturaldigest.in, 9 dicembre 2016. URL consultato il 22 Aprile 2026.
  11. 1 2 (EN) Shanoor Seervai, A Retrospective of the Works of Nalini Malani Who Paints in Reverse, su The Wall Street Journal, 9 ottobre 2014. URL consultato il 22 aprile 2026.
  12. ↑ (EN) Nalini Malani, su The Museum of Modern Art. URL consultato il 22 Aprile 2026.
  13. ↑ (EN) Nalini Malani: Transgressions, su www.stedelijk.nl. URL consultato il 22 Aprile 2026.
  14. ↑ (EN) McEvilley, Nalini Malani: Postmodern Cassandra, su The Brooklyn Rail, 4 giugno 2009. URL consultato il 22 aprile 2026.
  15. ↑ (EN) Cassandra Naji, Indian artist Nalini Malani talks myth, metaphor and women – interview, su artradarjournal.com. URL consultato il 22 Aprile 2026.
  16. ↑ Nalini Malani: L'artista multimediale amplifica la voce delle donne attraverso l'arte, su globalindian.com, 2 novembre 2021. URL consultato il 30 aprile 2026.
  17. ↑ (EN) Mallonee, Laura C., Nalini Malani on Her Career and Bringing Her Documenta 13 Shadow Play, su observer.com, 23 October 2013. URL consultato il 22 Aprile 2026.
  18. ↑ (EN) Kalra, Social engagement has always been part of my art, su The Indian Express. URL consultato il 22 Aprile 2026.
  19. ↑ (EN) Nalini Malani - Biography, su nalinimalani.com. URL consultato il 22 Aprile 2026.
  20. 1 2 3 (EN) Nalini Malani and the Formation of a Feminist Visual Language, su COG India Art. URL consultato il 22 aprile 2026.
  21. 1 2 (EN) Nalini Malani, su Frieze. URL consultato il 22 aprile 2026.
  22. ↑ (EN) Ashish Rajadhyaksha, Spilling Out: Nalini Malani's Recent Video Installations, in Third Text, vol. 17, 2003, DOI:10.1080/09528820309657.
  23. 1 2 (EN) Skye Arundhati Thomas, Understanding In Search of Vanished Blood, su tate.org.uk. URL consultato il 30 aprile 2026.
  24. ↑ (EN) How Nalini Malani's Reverse Painting Subverts Traditional Art Making, su astaguru.com, 16 marzo 2026. URL consultato il 30 aprile 2026.
  25. ↑ (EN) Nalini Malani: Transgressions, su stedelijk.nl. URL consultato il 30 aprile 2026.
  26. ↑ (EN) Nalini Malani, su ocula.com. URL consultato il 22 aprile 2026.
  27. ↑ (EN) Nalini Malani – interview: ‘The future is female. There is no other way’, su studiointernational.com, 27 luglio 2020. URL consultato il 30 aprile 2026.
  28. ↑ (EN) Vial Kayser, Christine, Nalini Malani, a Global Storyteller, 2015. URL consultato il 22 aprile 2026.
  29. ↑ (EN) Nalini Malani and the Legacy of Cassandra, su ArtCritic. URL consultato il 22 aprile 2026.
  30. ↑ (EN) Caroline Turner e Jen Webb, Art and Human Rights: Contemporary Asian Contexts, Oxford University Press, 2016, ISBN 978-0-7190-9957-1.
  31. ↑ (EN) Nalini Malani -Video, su nalinimalani.com. URL consultato il 22 Aprile 2026.
  32. ↑ (EN) Nalini Malani – Video, su nalinimalani.com. URL consultato il 22 aprile 2026.
  33. ↑ (EN) Disembodied Voices | Nalini Malani: Mother India, su mutualart.com, 16 February 2012. URL consultato il 22 Aprile 2026.
  34. ↑ (EN) Nalini Malani Turns to a Greek Myth to Retell Indian Tragedies, su MutualArt, 2 novembre 2018. URL consultato il 22 aprile 2026.
  35. ↑ (EN) The Oracle and the Artist, su The Indian Quarterly. URL consultato il 22 aprile 2026.
  36. ↑ (EN) Centre for Contemporary Art 1989–1990, su Asia Art Archive. URL consultato il 22 aprile 2026.
  37. ↑ (EN) Nalini Malani – interview: 'The future is female. There is no other way', su Studio International. URL consultato il 22 aprile 2026.
  38. ↑ (EN) Rix, Nalini Malani – interview: 'The future is female. There is no other way', su studiointernational.com. URL consultato il 22 Aprile 2026.
  39. ↑ (EN) Nalini Malani, su Fukuoka Prize. URL consultato il 22 aprile 2026.
  40. ↑ (EN) Nalini Malani St. Moritz Art Masters Award 2014, su artreview.com. URL consultato il 22 aprile 2026.
  41. ↑ (EN) Nalini Malani – Joan Miró Prize, su Fundació Joan Miró. URL consultato il 22 aprile 2026.
  42. ↑ (EN) Nalini Malani, su Kyoto Prize. URL consultato il 22 aprile 2026.
  43. ↑ (EN) Artist Nalini Malani receives the first National Gallery Contemporary Fellowship with Art Fund, su nationalgallery.org.uk. URL consultato il 22 aprile 2026.
  44. ↑ (EN) Fukuoka Asian Art Museum, su faam.city.fukuoka.lg.jp. URL consultato il 22 aprile 2026.
  45. ↑ (EN) Civitellians Featured in 'The Artist Project', su Civitella Ranieri. URL consultato il 22 aprile 2026.
  46. ↑ (EN) Montalvo Arts Center Residencies Past Fellows, su montalvoarts.org. URL consultato il 22 aprile 2026.
  47. ↑ (EN) Dr. Bhau Daji Lad Mumbai City Museum – Collections, su bdlmuseum.org. URL consultato il 22 aprile 2026.
  48. ↑ (EN) Nalini Malani, su JNAF. URL consultato il 22 aprile 2026.
  49. ↑ (EN) Collection Search, su QAGOMA. URL consultato il 22 aprile 2026.
  50. ↑ (EN) TIFR Art Collection, su tifr.res.in. URL consultato il 22 aprile 2026.

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