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Pieve Vergonte

Coordinate: 46°00′21″N 8°16′09″E
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Pieve Vergonte
comune
Pieve Vergonte – Stemma
Pieve Vergonte – Bandiera
Pieve Vergonte – Veduta
Pieve Vergonte – Veduta
Localizzazione
StatoItalia (bandiera) Italia
Regione Piemonte
Provincia Verbano-Cusio-Ossola
Amministrazione
SindacoMaria Grazia Medali (lista civica) dal 26-5-2014
Territorio
Coordinate46°00′21″N 8°16′09″E
Altitudine232 m s.l.m.
Superficie41,67 km²
Abitanti2 379[1] (31-5-2026)
Densità57,09 ab./km²
FrazioniPieve capoluogo, Loro, Rumianca, Megolo, Fomarco[2]
Comuni confinantiAnzola d'Ossola, Calasca-Castiglione, Massiola, Piedimulera, Premosello-Chiovenda, Valstrona, Vogogna
Altre informazioni
Cod. postale28886
Prefisso0324
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT103054
Cod. catastaleG658
TargaVB
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)[3]
Cl. climaticazona E, 2 490 GG[4]
Nome abitantipievesi
Patronosanti Vincenzo ed Anastasio
Giorno festivo22 gennaio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Pieve Vergonte
Pieve Vergonte
Pieve Vergonte – Mappa
Pieve Vergonte – Mappa
Posizione del comune di Pieve Vergonte nella provincia del Verbano-Cusio-Ossola
Sito istituzionale

Pieve Vergonte (La Pieu in dialetto ossolano, anticamente detta Virgonto, Vergunto, Vergonto, Vergunti, Vergonte, Pietra Santa) è un comune italiano di 2 379 abitanti[1] della provincia del Verbano-Cusio-Ossola, in Piemonte.

Geografia fisica

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Pieve Vergonte si trova in bassa Ossola, lungo il corso del Toce, ai piedi della Valle Anzasca.

Sono presenti sul territorio comunale vari corsi d'acqua: torrente Marmazza (il più importante corso d'acqua di Pieve Vergonte), rio San Rocco, rio Santa Maria, rio Toietti, rio della Fontana, rio Valletta, rio della Vallaccia, rio detto Lanca, rio detto Rialetto, rio Arsa, rio del Castello, rio della Chiesa, rio detto Inferno, rio Togni e rio Mot Branchis. Il rio della Taverna e il rio Fornate sboccano invece nella Valle Anzasca.[5]

Il lago Sant'Anna, in frazione Loro, è legato alla Società Pescatori Sant'Anna,[6] fondata nel 1964 per la pesca alla trota.

I corsi d'acqua iscritti al registro delle acque pubbliche sono: rivo Valle dell'Inferno, rivo di Megolo, torrente Arsa, rivo Vallaccia, torrente Marmazza, torrente Anza.[7]

Dalle tribù celtiche all'Impero romano

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La zona del Nord Italia dove sorge l'odierna Pieve Vergonte era nota ai Romani come Gallia Traspadana, a indicare quel territorio della Gallia Cisalpina compreso tra le Alpi e il fiume Po, i cui antichi abitanti erano considerati Galli. La popolazione più rilevante della zona erano gli Insubri, da cui la denominazione di Insubria, mentre nelle terre dell'odierno comune di Pieve Vergonte sembra fossero stanziati gli Agoni, di cui rimane traccia nel nome del fiume Agogna e della città di Vogogna.

Circa un secolo dopo, i Romani furono minacciati di perdere le loro conquiste nelle Gallie da un'invasione dei Cimbri, che calarono in Italia insieme agli alleati Teutoni. I consoli Gaio Mario e Quinto Lutazio Catulo furono inviati alla guida di un grosso esercito per fermarli allo sbocco delle Alpi: Mario si diresse verso la Provenza, mentre Catulo si portò in Ossola, risalendo l'Atisone (oggi Toce) e fortificandosi in due castelli che, come racconta Plutarco nella Vita di Mario, non dovrebbero essere stati molto distanti dall'antica Vergunto — villaggio posto dove sorge l'odierna Pieve Vergonte — e da Vogogna, posti uno al di qua e l'altro al di là dell'Atisone.

Il numero elevato degli invasori Cimbri costrinse i Romani a ritirarsi, lasciando solo un piccolo presidio nelle fortificazioni, che fu però sconfitto con facilità. I Cimbri, percorrendo le valli fino alla pianura tra la Sesia e il Ticino e attraversando il territorio di Borgomanero, si scontrarono con i Romani nelle campagne del Vercellese, al di qua della Sesia. La Battaglia dei Campi Raudii del 101 a.C. (653 a.U.c.), avvenuta presso l'attuale Peltrengo, nel comune di Casalino,[8] fu particolarmente sanguinosa e segnò la fine dell'invasione dei Cimbri.

L'antica via del Sempione fu tracciata nel contiguo territorio di Vogogna ed edificata a est del fiume Atisone, diretta verso Cardezza, Beura, Masera, Montecrestese, fino al Ponte Maglio con cui passa sulla riva opposta, proseguendo verso Crevola, entrando nella valle Deveria e proseguendo per Iselle ad Algabio e Sempione. Una lapide romana, posta a Vogogna, indica il restauro della strada nel 196, sotto l'imperatore Settimio Severo, con un testo gravemente danneggiato in cui si legge:

(latino)
«QUIA FACTA EX......HS XIII DCC DOMITIO DEXTRO II P..... FUSCO COSS M VALERIO OPTATO.C.VALERIO.THALETE CURATORIBUS.OPERI.DATIS.IMPERIO. VENUSTI.CONDIANI. PROC.ALP.ATRECT.MARMOREIS CREPIDINIBUS.MUNITA.»
(italiano)
«Poiché fu fatta [la strada] per la spesa di 13.700 sesterzi, sotto i consoli Domizio Destro (per la seconda volta) e [...] Fusco, con i curatori dell'opera M. Valerio Optato e C. Valerio Talete, per ordine di Venusto Condiano, procuratore delle Alpi [Cozie], [la strada fu] rinforzata con cordoli marmorei.»

Nella seconda linea dell'iscrizione sono citati Gaio Domizio Destro e Publio Fusco, consoli nell'anno 196 (948 a.U.c.).

Dopo il licenziamento di Belisario, generale dell'Impero romano, in guerra per i Bizantini contro i Goti, Narsete comandò la spedizione dell'anno 551 contro i Goti, con l'aiuto di molti mercenari germanici, tra cui 2 500 guerrieri Longobardi, i futuri invasori d'Italia. Il dominio degli Ostrogoti in Italia, incluso il territorio di Pieve Vergonte, terminò con la sconfitta militare del re Totila, che si scontrò con Narsete a Busta Gallorum, presso Tagina (Gualdo Tadino), nel luglio del 552, venendo sconfitto e morendo nella fuga. Prova dell'Ossola gotica, che includeva Pieve Vergonte, sono i ripostigli di monete greco-gotiche di Finero (Verbania, Repertorio 4980), un tesoro di monete d'oro e gioielli, mentre i ripostigli di Masera (Domodossola, Repertorio 5010) sono di solo argento e già di origine longobarda. I Longobardi, guidati dal re Alboino, passarono in Italia nel 569. Racconta Paolo Diacono nella Historia Langobardorum:

(latino)
«Habitaverunt autem in Pannoniam annis quadraginta duobus. De qua egressi sunt mense Aprili, per indictionem [...], die post Pascha sanctum, cuius festivitas eo anno iuxta calculi rationem ipsis Kalendis Aprilibus fuit, cum iam ab incarnatione Domini anni quingenti sexaginta octo essent evoluti.»
(italiano)
«Abitarono in Pannonia per quarantadue anni. Ne uscirono nel mese di aprile, [...] il giorno dopo la santa Pasqua, la cui festività quell'anno, secondo il computo, cadde proprio alle None di aprile, essendo già trascorsi cinquecentosessantotto anni dall'incarnazione del Signore.»

Nell'autunno del 569 Alboino conquistò Milano, dove venne proclamato re d'Italia dal suo popolo (dominus Italiae), mentre Pavia resistette fino al 571, quando cadde sotto il dominio longobardo insieme a Vergunto (Pieve Vergonte). Nel 584, di fronte alla concreta minaccia di un'invasione dei Franchi, i Longobardi promossero il re Autari e il suo successore Agilulfo (590-616).

Liutprando, re dei Longobardi, successore del padre Ansprando (salì al trono nel 712), era di fede cattolica e si dimostrò costruttore e restauratore di chiese a Pavia e altrove: fondò il Monastero di San Pietro in Ciel d'Oro intorno all'anno 728, cui donò un podere, detto Coro Vergonto, con il diritto di pescare nel fiume Atosa (Toce), diritto poi riconfermato da Corrado il Salico nel 1033.[9] Il dominio longobardo d'Italia e di Pieve Vergonte terminò con re Desiderio, proclamato successore alla morte del re Astolfo, senza eredi, nel 756, per intervento di papa Stefano II.

Nell'anno 918 Vergunto e le terre vicine, inclusi i diritti di pesca e caccia, risultano proprietà del Monastero di San Pietro in Ciel d'Oro di Pavia, come si evince da diplomi imperiali che confermano precedenti donazioni fatte dal re longobardo Liutprando nell'VIII secolo e da successivi imperatori. Il diploma che ne dà certezza è di re Berengario, in cui si legge:

(latino)
«...et sic corroboramus, o[m]nia que[sti]sca [E]cc[le]s[i]a possidet, in [c]epatu Nocariae in Oxola que d[icitu]r Vergunti, et [in] misendone et in villa et in monte cristeso et in murade et in varenzasca et in baci et in devere et in finole et in antigorio et piscaria que est in Tuxa et in valensasca, se[l]selle cum eccl[esi]a in ibi fundata in honore sancta[e] Maria[e] et...»
(italiano)
«...e così confermiamo e rafforziamo tutti i possedimenti e le proprietà che la Chiesa possiede, nella diocesi di Novara, in Ossola, detta Vergunti, e a Misendone, nel villaggio, e sul monte Cristeso, e a Murada, a Varenzasca, a Baci, a Devero, a Finole, in Antigorio, e la peschiera che è nel Toce e a Valensasca, [e] Seselle con la chiesa ivi fondata in onore di Santa Maria, e...»

Nell'anno 1004 Enrico II, re di Germania dal 1002, scese in Italia, dove Arduino d'Ivrea si era fatto incoronare re, e lo costrinse alla fuga cingendosi egli stesso della corona reale d'Italia a Pavia. A seguito di scontri tra italiani e tedeschi, Enrico II dovette abbandonare Roma e, passando per la Toscana e la Lombardia, ritornare in Germania. Durante questo viaggio dispensò ampi favori e privilegi alle chiese e specialmente ai vescovi di Novara e Vercelli. L'imperatore ricompensò il vescovo Pietro di Novara per la costante fedeltà dimostratagli e per i danni subiti durante il dominio di Arduino, accordandogli un piccolo contado nella Valle dell'Ossola. Pieve Vergonte venne così trasferita sotto la giurisdizione della Chiesa:

(latino)
«Conradus, etc. Cenobio S. Petri, quod dicitur Coleum Aureum, subvenire et nostra preceptali auctoritate confirmare et corroborare omnes cortes et proprietates, quas pridem per quodvis ingenium donoscitur possedisse... et omnia, quae in Monte Ferrato, et quae in Comitatu Vercellensi et Yporegiensi, et quae in Novariensi ad eundem locum pertinent... et illas terras que habere visum est in Belingo et in Liventina, cum omnibus suis pertinentiis; cortem insuper, quae Vergonto dicitur, et Piscariam, quae est in Tauxa etc.»
(italiano)
«Corrado, ecc. Vogliamo soccorrere il monastero di San Pietro, detto Coro d'Oro, e con la nostra autorità sovrana confermare e rafforzare tutte le corti e le proprietà che risulta aver posseduto in precedenza per qualsiasi titolo... e tutto ciò che appartiene a quel luogo nel Monferrato, e nelle contee di Vercelli e di Ivrea, e nel Novarese... e quelle terre che risulta possedere a Bellinzona e in Leventina, con tutte le loro pertinenze; inoltre la corte che si chiama Vergonto, e la peschiera che è nel Toce, ecc.»

Questo il testo del documento, conservato nell'Archivio Capitolare di Santa Maria in Novara (Novara, Archivio Storico Diocesano, A.C. N, 27).

A questi fatti d'Italia si aggiunge la storia di Pieve Vergonte: il 12 luglio 1006, nel castello dell'Isola di San Giulio, Pietro III, vescovo di Novara, concesse a tale Grimaldo, per ventinove anni, la metà di quattro masserie poste nel territorio di Anzola, appartenenti ai beni della chiesa pievana di San Vincenzo di Vergonte, per il canone d'affitto annuo di cento libbre di formaggio. Nel 1006 le quattro masserie e i sei coloni erano dunque di pertinenza della chiesa pievana di Vergonte, sebbene amministrate dal vescovo, che secondo una formula in uso a quel tempo ne godeva i beni ma provvedeva ai bisogni della chiesa in proporzione ai frutti: un legame già forte nel 1006, ma che risaliva a un'epoca precedente e univa Anzola all'antichissima pieve di San Vincenzo di Vergonte. I sei fattori della chiesa di Vergonte (Domenico, Lupo, Martino, Domenico, Giovanni Battista e Albino), che nel 1006 lavoravano le quattro masserie di cui si componeva la terra di Anzola, discendevano probabilmente dai primi coloni insediati dalla pieve di Vergonte o dal Monastero di San Pietro in Ciel d'Oro di Pavia, che risulta aver posseduto in quei tempi terre e peschiere in altri luoghi della valle. I coloni vivevano dei prodotti dell'agricoltura e dell'allevamento, come rivela il canone stabilito in formaggio — cento libbre — da versare ogni anno nei giorni precedenti o successivi alla festa di Sant'Andrea (30 novembre), scadenza posticipata rispetto a quella di San Martino (11 novembre), tradizionalmente fissata come termine dell'annata agraria.

Il 20 settembre 1301, Francesco Scaciga della Silva scrive nella sua Storia di Val d'Ossola:

«Leonardo da Perazzo che tale era il nome del Vicario Ossolano avanti cui pendevano i litigi, e che teneva il suo tribunale sotto il coperto di Pietra Santa, nel borgo di Vergonte...[11]»

Il 9 febbraio 1348 il villaggio di Pietrasanta, nato in seguito alla distruzione dell'antica Vergunto e antecedente alla creazione di Pieve Vergonte, venne distrutto da una piena del torrente Anza. In quel tempo Pietrasanta era capitale della Bassa Ossola e sede ordinaria del tribunale per tutto il distretto. Scrive ancora Francesco Scaciga della Silva:

«Il fiume o torrente chiamare si voglia, dell'Anza, che partendo dai ghiacci del Monte Rosa percorre tutta la Valle, onde portare le acque biancastre nel seno del Toce, cambiò siffattamente il corso e s'inoltrò con tale precipizio in paese, che il guasto più non ebbe rimedio.[12]»

Pieve Vergonte era ancora il resto dell'antichissimo borgo di Vergonte, subissato da una terribile irruzione del torrente Marmazza verso il V secolo. Ancora Scaciga della Silva riporta:

«Il codice degli statuti novaresi ci rende sicuri che lorquando Domodossola, Vogogna, Valle Antigorio, Ornavasso e Mergozzo non portavano alla festa di san Gaudenzio a Novara, che quattro libbre e mezzo di cera fra tutti, Pietra Santa da sola ve ne spediva ben otto libbre.[13]»

Al di sopra della frazione di Megolo vi era un piccolo castello, che servì come luogo di segnalazione sul contegno del nemico al tempo delle fazioni Ferraris, dell'Ossola Inferiore, e Spilorcia, dell'Ossola Superiore.

Rumianca venne compresa nella Signoria di Vogogna e divenne feudo di un ramo della famiglia Borromeo, proprietaria del porto di barche tramite il quale si attraversava il Toce.

Nel 1421 Filippo Maria Visconti (Milano, 1392 - ivi, 1447), duca di Milano, figlio di Gian Galeazzo e di Caterina Visconti, volle assicurare gli sbocchi occupando, con l'aiuto di Carmagnola, Genova, le valli di Domodossola — inclusa Pieve Vergonte — e Bellinzona, minacciate dagli Svizzeri tedeschi. Nel 1422 al piano di Arbedo venne combattuta una battaglia che vide la vittoria delle milizie di Filippo Maria Visconti, comandate da Carmagnola, sugli Svizzeri; di conseguenza il confine svizzero ritornò allo spartiacque alpino.

Il 20 gennaio 1490 avvenne la separazione della Chiesa di San Gottardo di Castiglione, in Valle Anzasca, dalla chiesa pievana di San Vincenzo di Vergonte e la sua erezione in parrocchia:

(latino)
«Quod cum ipsi positi existunt intra limites parochalis ac matricis ecclesiae S. Vincentii de Plebe Verguntis eiusdem Novariensis Diocesis, coguntur ad nos, ne nostram sedem episcopalem Novariensem, pro subsidio, ac necessario suffragio habere recursum: maxime cum ipsi homines ab aliquibus annis citra ex urgenti causa, pro animarum eorum salute in loco de Castilliono territorii Drocalae, ecclesiam, seu Basilicam erexerunt, sub vocabulo S. Gottardi, eo quod distant a dicta terra de plebe Vergunti...»
(italiano)
«Poiché essi [gli abitanti] si trovano entro i confini della chiesa parrocchiale e matrice di San Vincenzo della Pieve di Vergonte, nella medesima diocesi di Novara, sono costretti a ricorrere a noi, alla nostra sede episcopale di Novara, per il necessario sostegno: tanto più che questi abitanti, già da alcuni anni, per urgente necessità e per la salvezza delle loro anime, avevano eretto nel luogo di Castiglione, nel territorio di Drocala forse Anzasca[non chiaro], una chiesa, ossia basilica, sotto il nome di San Gottardo, essendo essi distanti dalla detta terra della Pieve di Vergonte...»

Nel 1525, a seguito della battaglia di Pavia tra l'esercito di Francia guidato da re Francesco I e l'esercito del Sacro Romano Impero guidato da Carlo V, le regioni del Nord Italia, incluso il Ducato di Milano, l'Ossola e Pieve Vergonte, vennero trasferite alla Casa d'Asburgo. Nel 1555, successivamente all'abdicazione di Carlo V, l'Impero venne diviso tra il figlio Filippo II e il fratello Ferdinando I: l'Ossola, e con essa Pieve Vergonte, passò sotto l'amministrazione del re di Spagna Filippo II, e spagnola rimase per i successivi 159 anni.

La Pace di Augusta venne conclusa il 25 settembre 1555 tra l'imperatore Carlo V e i principi tedeschi, ponendo fine alle trentennali guerre di religione in Germania: sancì il diritto dei principi di scegliere secondo coscienza la confessione religiosa, con l'obbligo per i loro sudditi di adottare la stessa religione (cuius regio, eius religio, «di chi [è] la regione, di lui [sia] la religione»). Pieve Vergonte, sotto il dominio di un re cattolico, rimase per diritto terra di fede cattolica.

A seguito della Guerra di successione spagnola (1701-1714), conclusasi con il trattato di pace di Utrecht (1713) e in specifico con il trattato di Rastatt (1714), il re di Spagna Filippo V si vide costretto a cedere il Regno di Napoli, il Regno di Sardegna, lo Stato dei Presidi e gran parte del Ducato di Milano all'imperatore Carlo VI: l'Ossola, e con essa Pieve Vergonte, seguì il destino politico del Ducato di Milano, passando sotto amministrazione austriaca.

A seguito della guerra di Successione austriaca (1740-1748) e dei relativi trattato di Worms (1743) e trattato di Aquisgrana (1748), che posero fine al conflitto, il Regno di Sardegna acquisì tra i numerosi territori anche quello dell'Ossola, incluso Pieve Vergonte, grazie a un'alleanza militare, su iniziativa inglese, tra il Regno d'Inghilterra, l'Imperatrice del Sacro Romano Impero e il Re di Sardegna, che spostò il confine sul lago Maggiore e lungo il fiume Ticino fino al suo ingresso nel fiume Po. Dopo ventinove anni di governo austriaco, Pieve Vergonte passò dunque alle terre di Casa Savoia, di cui seguì i destini fino alla sua caduta.

Nel 1775 re Vittorio Amedeo III approvò, con patente del 6 giugno, il nuovo regolamento per le amministrazioni comunali. La comunità di Vogogna venne considerata troppo estesa, per cui l'antico comune di Vogogna, costituito originariamente da dieci terre, venne diviso in sei comuni distinti e separati tra loro: Vogogna con Prata; Pallanzeno; Piedimulera; Cimamulera; Fomarco; Rumianca, con le frazioni di Megolo, Loro e Pieve Vergonte.

Età contemporanea

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Nel 1800 Napoleone scese in Italia e con un proclama del 15 ottobre riorganizzò l'alto e il basso novarese nel dipartimento dell'Agogna. Con legge del 2 novembre dello stesso anno, l'Ossola dipendeva amministrativamente dal Compartimento dell'Agogna, suddiviso in diciassette distretti; Vogogna, dichiarata capoluogo del Distretto XIV, conservava ancora la sua antica giurisdizione dell'Ossola Inferiore e della Valle Anzasca, con ventisei comuni, tra cui Fomarco.

Il decreto dell'8 giugno 1805 sull'amministrazione pubblica e sul compartimento territoriale del Regno d'Italia, la cui capitale era Milano, suddivise il Regno in dipartimenti, distretti, cantoni e comuni. Pieve Vergonte, frazione del comune di Rumianca, assieme ai comuni di Pallanzeno, Piedimulera, Cimamulera, Anzino, Valle Anzasca, Fomarco, Anzola, Migiandone, Ornavasso, Mergozzo, Cuzzago e Premosello, faceva parte del Cantone di Vogogna, che ne era il capoluogo.

Nel 1847 Pieve Vergonte era ancora frazione di Rumianca, alla quale facevano capo anche le frazioni di Megolo e Loro. Sempre nel 1847 si scriveva di Rumianca:

«...la poca pianura suscettiva di coltura ne è devastata dai Torrenti Marmazza, Anza, ed Inferno, che discendono precipitosi dai monti soprastanti, e mettono capo nel Toce; essi nelle loro escrescenze recano molto danno alle campagne, minacciano la rovina delle paesi per ove passano e riesce di molto aggravio a questo comune frenarne l'impeto con mezzo di opportuni argini. Una catena di montagne sta dietro i luoghi dei quali è composto il Comune: sul dorso delle medesime veggionsi molti castagneti e in parecchi siti vi sono pure molte piante di alto fusto, né vi mancano pascoli per alimentare numeroso bestiame. Il territorio produce segale, meliga, miglio, castagne ed uve in discreta quantità; i prodotti delle bestie bovine e delle lanute è assai considerevole.[senza fonte]»

Nel 1861, con la nascita del Regno d'Italia, l'Ossola, e con essa Pieve Vergonte, passò sotto l'amministrazione della Provincia di Novara. Nel 1928 vennero definitivamente soppressi il comune di Fomarco e il comune di Rumianca, riuniti in un solo comune con la denominazione "Pieve Vergonte", con una popolazione di 1 916 abitanti; vennero abbandonate le sedi dei comuni soppressi.

Nel corso della seconda guerra mondiale, i territori montani intorno a Pieve Vergonte, come quelli di tutta la Val d'Ossola, furono testimoni di un'importante attività partigiana, in particolare della formazione del comandante Filippo Beltrami, una delle prime sorte nella zona tra il Cusio e l'Ossola, che a fine gennaio 1943 aveva posto la sua base temporanea nel territorio pievese, in località Cortavolo, poco sopra la frazione di Megolo Mezzo.

Il 13 febbraio 1944 questa zona fu teatro della battaglia di Megolo, tra il gruppo partigiano di Beltrami e le truppe nazifasciste dell'esercito tedesco e della Repubblica Sociale Italiana, provenienti da Domodossola e Novara, agli ordini del capitano Ernst Simon. Dopo un'azione di sabotaggio alla linea ferroviaria, cui aveva partecipato lo stesso Beltrami, avvenuta la notte del 12 febbraio, la squadra partigiana era rientrata alla base di Cortavolo. Gli automezzi tedeschi e della Repubblica Sociale Italiana arrivarono a Megolo intorno alle sei del mattino del 13 febbraio e occuparono il paese, entrando casa per casa, picchiando uomini e donne sospettati di avere rapporti con i partigiani e prendendo ostaggi tra gli abitanti.[14] Tre partigiani trovati a Megolo furono fucilati sul posto.

Prima che la notizia giungesse al comando partigiano, tedeschi e fascisti della Repubblica Sociale Italiana erano già riusciti a circondare la zona e piazzare le armi pesanti; il comandante Beltrami scelse comunque di resistere a oltranza, e il gruppo si mise in posizione di combattimento. Lo scontro durò tutta la mattina e, alla fine, le truppe tedesche e della Repubblica Sociale Italiana, superiori di numero (60 partigiani contro 150 tra tedeschi e repubblichini) e meglio armate,[15] ebbero la meglio.

Nella giornata, tra scontro e fucilazione, caddero il comandante Filippo Beltrami, il commissario politico Gianni Citterio, il vicecomandante Antonio Di Dio e altri nove partigiani: Carlo Antibo, Giovanni Bressani Bassano, Aldo Carletti, Angelo Clavena, Bartolomeo Creola, Emilio (o Cornelio) Gorla, Paolo Marino, Gaspare Pajetta ed Elio Toninelli.[16] Il resto del gruppo riuscì a ritirarsi sulle montagne.

Nella Resistenza sono anche da ricordare il partigiano pievese Mario Massari, appartenente alla brigata Antonio Di Dio, caduto a ventun anni l'11 ottobre 1944 in uno scontro con militari tedeschi e repubblichini presso Migiandone, nel territorio di Ornavasso, cui il comune di Pieve Vergonte ha dedicato una via, e la pievese Ester Maimeri Paoletti, la "staffetta azzurra", giovane figlia del direttore della Rumianca e nipote dell'architetto Paolo Vietti-Violi, che, spinta dalle efferatezze nazifasciste cui aveva assistito e dalle minacce contro il padre, mantenne i contatti tra i partigiani e la direzione dello stabilimento Rumianca che li aiutava, portando messaggi ai gruppi partigiani operanti in Ossola e nel Cusio, in particolare ai gruppi cattolici.[17]

Il 9 maggio 1945 si registra a Pieve Vergonte la fucilazione, da parte delle forze partigiane, di undici militi della Repubblica Sociale Italiana:[18] Angelo Francesco Canapa (Carrara, 18 ottobre 1925), Angelo Conti (Roma, 11 gennaio 1893), Carlo Di Giovanni (Roma, 25 settembre 1894), Michele Francia (Velletri, 3 settembre 1900), Salvatore Micale (Taviano, 2 dicembre 1919), Dino Cerchi, Giuseppe De Deo (Civitavecchia, 16 dicembre 1910), Vittorio Perlini (Frosinone, 1º gennaio 1902), Giovanni Princigalli, Alfredo Tesoro (Terlizzi, 14 ottobre 1927) e il fratello Giuseppe Tesoro (Terlizzi, 24 agosto 1925). Venne fucilata anche una civile, Amelia Serafini (Macerata, 29 giugno 1901). Tali militi appartenevano alla Brigata Nera Ministeriale,[19] unità portata in Val d'Ossola dopo la rioccupazione del territorio della Repubblica Partigiana nell'ottobre 1944. La Brigata Nera Ministeriale era nata a seguito dell'imminente caduta di Roma nel 1944, per opera di Benito Mussolini e di Alessandro Pavolini, segretario del Partito Fascista Repubblicano, che militarizzò il partito, trasformando le formazioni provinciali in Brigate Nere.[20] Il 27 agosto 1944 il capo di Stato maggiore delle Brigate Nere, Giovanni Battista Riggio, diffuse una circolare rivolta agli impiegati statali e ministeriali in cui auspicava la loro iscrizione volontaria nelle brigate.[21] Pavolini annunciò poi, il 17 settembre 1944, la costituzione di reparti speciali ministeriali: nacque così la Brigata Nera Autonoma Ministeriale, con sede a Brescia, che ottenne il maggior successo tra i funzionari dei Ministeri delle Finanze e della Cultura Popolare.[21]

Il 21 febbraio 1945 risulta la fucilazione a Pieve Vergonte, da parte dei partigiani, di due civili, Rosina e Luciana Gavazzi, rispettivamente moglie e figlia di Luciano Gavazzi, medaglia d'oro al valor militare e comandante di battaglione caduto nel 1941 durante la guerra in Africa Orientale.

Il 25 aprile 1945, a guerra non ancora conclusa, i partigiani uccisero tre civili a Pieve Vergonte: il signor Casella e la signora Calvi, entrambi abitanti in Pieve Vergonte, e il signor Bettineschi, abitante in Fomarco. Casella e Calvi vennero temporaneamente sepolti all'Alpe Piana, in Val Toppa, sopra l'abitato di Pieve Vergonte; Bettineschi venne temporaneamente sepolto all'interno di una galleria mineraria all'Alpe Fontano, sempre in Val Toppa.[22]

Lo stemma e il gonfalone del Comune di Pieve Vergonte sono stati concessi con decreto del Presidente della Repubblica del 5 novembre 1981.[23]

Monumenti e luoghi d'interesse

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Chiesa di San Vincenzo e Anastasio
Lo stabilimento chimico di Pieve Vergonte, sorto tra il 1915 e il 1920
Pieve Vergonte nel 1982
Chiesa di Megolo
Il Muro del Borgaccio
Miniera d'oro in Val Toppa

Architetture religiose

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  • Chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio di Pieve Vergonte. La chiesa di San Vincenzo, ora anche di Sant'Anastasio, venne ricostruita nel 1630, ed è questa la versione attuale, eccezion fatta per il campanile, di epoca decisamente anteriore. In età moderna l'orientamento est-ovest della chiesa venne ruotato di novanta gradi. Si ritiene generalmente che la chiesa anteriore a quella moderna sia stata costruita nel 1266, sulla scorta di un'incisione sul portale menzionata negli atti delle visite pastorali anteriori al XVII secolo. Scavi recenti, in occasione del restauro della pavimentazione, hanno consentito l'esplorazione di una serie di camere sepolcrali in relazione con il nuovo edificio; scavi condotti nel 1988 lungo il perimetrale occidentale della chiesa attuale hanno inoltre messo in luce quattro sepolture, datate in epoca anteriore al XIII secolo.
  • Chiesa di San Gaudenzio.
  • Chiesa di San Lorenzo, nella frazione di Megolo.
  • Oratorio di Sant'Anna, nella frazione di Loro. L'edificio ha una pianta ottagonale, tipica di simili oratori e battisteri del Settecento, completata a ponente da un piccolo presbiterio quadrato. Non conserva opere artistiche di rilievo, ma si segnalano l'eleganza e l'armonia dell'insieme, oltre all'ottimo stato di manutenzione, grazie all'intervento realizzato dall'Amministrazione Comunale sotto la guida del sindaco Medali e la gestione tecnica dell'architetto Vladimiro Francioli; anche la posizione elevata rispetto al borgo di Loro contribuisce a proteggere l'oratorio dalle piene del fiume Toce, e il passaggio della via Francisca ne ha certamente valorizzato il ruolo.

Architetture civili

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  • Il molinone per la macina di minerale aurifero, di cui rimane solo la vasca, presso il parco dei Caduti della Grande Guerra, donato alla comunità dall'architetto Vladimiro Francioli tramite l'Amministrazione Comunale.
  • I resti di un muro del castello di Pietrasanta, distrutto il 9 febbraio 1348 da una piena del torrente Anza, detto Muro del Borgaccio, nei pressi del fiume Toce, che separa Pieve Vergonte dal paese di Vogogna sulla sponda opposta. Il muro superstite del Borgaccio faceva parte di un complesso paragonabile al modello dei "ricetti", ossia villaggi medievali fortificati, solitamente costruiti per conservare e proteggere beni; la planimetria complessiva delle evidenze documentabili risulta del resto comune a quella dei cosiddetti "borghi franchi", nuclei fondati dai comuni per controllare e gestire ampi settori territoriali. Lo stato di conservazione delle strutture del complesso è estremamente lacunoso: la tradizione locale ha sempre ipotizzato distruzioni causate da disastrose piene del Toce, documentate fin dal Medioevo, ma questa ipotesi risulta smentita dall'indagine stratigrafica condotta nel sottosuolo fino a 10 metri di profondità dal piano di campagna, che non ha rilevato tracce evidenti di crolli strutturali o livelli estesi di macerie, né indicatori di una presenza umana stabile. È quindi più probabile che l'instabilità idrografica dell'area, verosimilmente sottovalutata in un primo momento, abbia dissuaso i costruttori dal completare l'edificazione del borgo, motivando in ultima analisi il trasferimento della sede del potere sulla sponda opposta, presso l'abitato di Vogogna.
  • Il Villaggio Operaio, realizzato durante il ventennio su progetto dell'architetto Paolo Vietti-Violi, come modello di insediamento alternativo per i lavoratori dello stabilimento chimico di Pieve Vergonte: comprende il polo chimico, gli uffici, i laboratori e gli stabilimenti, il complesso cinema-teatro, la foresteria, il circolo impiegati e dirigenti, il circolo operaio con mensa e campi da bocce, e l'infermeria con alloggio del personale e due camere per il soccorso.
  • L'edificio del cinema, ristrutturato dall'Amministrazione Comunale sotto la guida del sindaco Medali e la gestione tecnica dell'architetto Vladimiro Francioli, ultimo assistente dell'architetto Vietti-Violi presso il suo studio di Vogogna.
  • Eco-museo della Val Toppa: il complesso minerario di Val Toppa, aperto al pubblico per finalità didattiche e turistiche, realizzato dall'Amministrazione Comunale sotto la guida del sindaco Medali e la gestione tecnica dell'architetto Vladimiro Francioli, invitato come tecnico e storico a numerose presentazioni pubbliche sulla storia delle miniere d'oro della Val Toppa.

Evoluzione demografica

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Abitanti censiti[24]

Gli abitanti di Pieve Vergonte, fin dall'Ottocento, sono emigrati in terra straniera alla ricerca di migliori condizioni di vita permanenti o di un impiego stagionale, al fine di poter inviare rimesse a sostegno delle famiglie rimaste in paese. Tra i paesi meta di emigrazione figurano Francia, Svizzera, Canada, India, Nigeria, Inghilterra e Stati Uniti.

Nel caso degli Stati Uniti, i nomi degli emigrati possono essere rintracciati negli elenchi degli sbarchi di navi passeggeri conservati nell'archivio di Ellis Island,[25] a New York. Tra il 1890 e il 1924 risultano numerosi, tra questi, gli abitanti dell'ex comune di Fomarco e dell'ex comune di Rumianca (oggi frazioni di Pieve Vergonte): ventisei pievesi risultano emigrati dal comune di Rumianca e cinquanta dal comune di Fomarco. I cognomi degli uomini e delle donne pievesi sono riconducibili a tradizionali famiglie del paese.

Dal comune di Rumianca: Badini (2), Borghini (5), Crosetti (2), Francioli (3), Picchetti (1), Pirone (8), Rovaletti (1), Pirozzini (4). Dal comune di Fomarco: Bargiga (2), Bassi (3), Bellardi (5), Blardone (2), Crosetti (8), Francioli (2), Magonio (1), Panighetti (12), Picchetti (3), Pirazzi (6), Pirone (5), Tomola (3), Vola (2) e Zani (1).

Sant'Orsa è la patrona di Pieve Vergonte e delle valli dell'Ossola. È ritenuta una martire del III secolo, decapitata poco più che bambina durante la persecuzione dell'imperatore romano Decio. Pieve Vergonte ne conserva le spoglie con venerazione nella sua chiesa parrocchiale, considerandola compatrona e protettrice dei bambini, la cui benedizione avviene durante la festa annuale, celebrata con manifestazioni religiose e folcloristiche.

Il nome di Orsa viene menzionato all'interno di un gruppo di martiri orientali di Nicomedia — Luciano, Marciano, Floro, Eraclio — vittime della persecuzione di Decio (249-251), condannati a morte per ordine del proconsole Sabino il 26 ottobre, giorno in cui i santi sono ricordati. Secondo la tradizione promossa a Pieve Vergonte, la cui parrocchia fu la prima chiesa della vallata dell'Ossola Inferiore, le reliquie della santa sarebbero state trasferite a Roma, presso le catacombe di Priscilla, fin dall'epoca del martirio; vi rimasero fino al 1715, quando, estratte dal loculo che le conteneva, vennero destinate alla venerazione dei fedeli. Attraverso una lunga serie di passaggi, i resti della giovane martire giunsero alla parrocchia di San Vincenzo e Anastasio, in Pieve Vergonte, come dono della famiglia nobile dei Cattaneo di Vogogna, secondo quanto attesta un atto notarile del 4 dicembre 1732. Ottenuta l'autorizzazione del vescovo di Novara Gilberto Borromeo, il corpo della martire venne esposto alla venerazione dei fedeli; nel 1741 fu collocato nell'elegante urna in cui è ancora oggi visibile. Per l'inaugurazione dell'opera, realizzata a Milano da Giovanni Antonio Ferreri, si svolsero solenni festeggiamenti il 23 ottobre 1741, con un grande concorso di devoti da ogni valle dell'Ossola.

Nel 1879 la Sacra Congregazione dei Riti concesse alla parrocchia di Pieve Vergonte l'ufficio e la liturgia propria della messa per la celebrazione della festa annuale, nell'ultima domenica di ottobre: la concessione era motivata dal fatto che le reliquie di Sant'Orsa, recuperate a Roma, erano state ritenute effettivamente appartenenti alla santa martire di Nicomedia citata nelle fonti agiografiche, e quindi validate storicamente. L'urna di Sant'Orsa, sormontata da un angelo con corona e palma, simbolo del martirio, è conservata in uno scurolo sopraelevato che si apre sulla navata destra della chiesa, terminata nella sua forma attuale nel 1898.

Lo stesso argomento in dettaglio: Stabilimento chimico di Pieve Vergonte.

Il paese è sede di un'importante e storica industria chimica, sorta tra il 1915 e il 1920 per iniziativa della Società Italiana Prodotti Esplodenti (SIPE), che avviò la produzione con un impianto clorosoda destinato in origine a scopi bellici. Nel corso del Novecento lo stabilimento passò sotto il controllo di diverse società, tra cui la SNIA, la Rumianca S.p.A. e il gruppo SIR, per confluire infine, a partire dal 1981, nel gruppo Eni attraverso le sue controllate Anic ed EniChem. Nel corso dei decenni le linee produttive si ampliarono fino a comprendere clorosoda, acido solforico, fertilizzanti azotati e fosfatici, solfuro di carbonio e, dal secondo dopoguerra, il DDT, che rese per anni lo stabilimento uno dei principali poli chimici della Val d'Ossola. Nel 1996 la scoperta di una grave contaminazione da DDT nelle acque e nei pesci del Lago Maggiore portò, nel giro di pochi mesi, alla chiusura definitiva di quella linea produttiva e, più in generale, a un ridimensionamento dell'attività industriale del sito. Ceduto nel 1997 alla società belga Tessenderlo Italia e, nel 2019, al gruppo Esseco, lo stabilimento resta oggi parzialmente attivo nella produzione di cloro-derivati, mentre l'area dismessa è interessata da un imponente e ancora lungo progetto di bonifica ambientale, gestito da Syndial, che riguarda decine di ettari contaminati da mercurio, arsenico e altre sostanze tossiche.

Produzione di energia

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A Pieve Vergonte si produce energia elettrica da fonte idraulica.[26] Il primo produttore è la società Edison, con gli impianti di Battiggio in Valle Anzasca e la centrale idroelettrica di Arsa-Pieve Vergonte, entrambi alimentati con le acque del fiume Anza, per una produzione media complessiva di 95 GWh. Il secondo produttore è la società che controlla la proprietà dello stabilimento industriale e, di conseguenza, gli impianti di Ceppomorelli in Valle Anzasca e di Megolo sul fiume Toce (quest'ultimo sfrutta lo scarico dell'impianto Edison di Pieve Vergonte), per una produzione media complessiva di 90 GWh.

Risorse naturali e minerarie

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La Val Toppa e il corso del torrente Marmazza sono di notevole valore minerario. Nella cava aurifera dei fratelli Maffiola, presso la Val Toppa, come annotato dal chimico Gaetano Rosina nel 1819, furono rinvenuti giacimenti di pirite. L'estrazione dell'oro dalle miniere della Val Toppa si praticava mediante l'uso del mercurio.[27] A riprova dell'interesse verso l'estrazione del minerale aurifero, la Società per Azioni The Val Toppa Gold Mining[28] venne quotata alla Borsa di Londra nel 1863.

Amministrazione

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Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
24 aprile 1995 14 giugno 1999 Dante Giavina centro-destra Sindaco [29]
14 giugno 1999 14 giugno 2004 Maria Grazia Medali centro-sinistra Sindaco [29]
14 giugno 2004 8 giugno 2009 Maria Grazia Medali centro-sinistra Sindaco [29]
8 giugno 2009 26 maggio 2014 Mariuccia Beccari lista civica Sindaco [29]
13 giugno 2014 in carica Maria Grazia Medali lista civica: Pieve da condividere Sindaco [29]

Altre informazioni amministrative

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Pieve Vergonte apparteneva all'ex Comunità montana delle Valli dell'Ossola; ora fa parte dell'unione di comuni delle Valli dell'Ossola.

  1. 1 2 Bilancio demografico mensile anno 2026 (dati provvisori), su demo.istat.it, ISTAT.
  2. ↑ Comune di Pieve Vergonte - Statuto (PDF), su comuniecitta.it.
  3. ↑ Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
  4. ↑ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  5. ↑ Reticolo idrografico del Piemonte, su geoportale.piemonte.it.
  6. ↑ Sito dell'Associazione, su lagosantanna.it (archiviato dall'url originale il 6 agosto 2010).
  7. ↑ Carta del reticolo idrografico (PDF), su comune.pievevergonte.vb.it.
  8. ↑ I Campi Raudii, su giornalelavoce.it.
  9. ↑ Jacopo Durandi, Notizia dell'antico Piemonte Traspadano: Marca di Torino, Marca d'Ivrea, Alpi Graie e Pennine, vol. 2, 1804.
  10. ↑ Federico Tonetti, Storia della Val Sesia e dell'Alto Novarese, con note e documenti, vol. 1, n. 1, Varallo, Fratelli Colleoni, 1875, p. 139.
  11. ↑ Francesco Scaciga della Silva, Storia di val D'Ossola, 1842.
  12. ↑ Francesco Scaciga della Silva, Storia di Val d'Ossola, coi tipi di Pietro Vitali e comp., 1842, p. 102, p. 358.
  13. ↑ Francesco Scaciga della Silva, Storia di Val d'Ossola, coi tipi di Pietro Vitali e comp., 1842, p. 103, p. 358.
  14. ↑ Paolo Bologna, La battaglia di Megolo, Pieve Vergonte, Comune di Pieve Vergonte, 2007, pp. 75-78.
  15. ↑ Cinquantacinque, al massimo sessanta, partigiani, armati di poche mitragliatrici oltre ai moschetti, contro 150 tedeschi e repubblichini secondo i rapporti ufficiali (o circa il doppio secondo testimonianze oculari), dotati di mitragliatrici, mortai e armi d'assalto. In Paolo Bologna, La battaglia di Megolo, Comune di Pieve Vergonte, 2007, p. 75.
  16. ↑ Paolo Bologna, La battaglia di Megolo, Pieve Vergonte, Comune di Pieve Vergonte, 2007, pp. 85-87.
  17. ↑ Ester Maimeri Paoletti, La staffetta azzurra. Una ragazza nella Resistenza, Milano, Mursia, 2002.
  18. ↑ Elenco dei fucilati (PDF), su fondazionersi.org.
  19. ↑ Archiviato il 2 febbraio 2017 in Internet Archive.
  20. ↑ Giovanni Teodori, Alessandro Pavolini: la vita, le imprese e la morte dell'uomo che inventò la propaganda fascista, Castelvecchi, 2011.
  21. 1 2 Marino Viganò, Il Ministero degli Affari Esteri e le Relazioni Internazionali della Repubblica Sociale Italiana (1943-1945), Jaca Book, 1991.
  22. ↑ Giampaolo Pansa, Il sangue dei vinti, Sperling & Kupfer, 2010.
  23. ↑ Pieve Vergonte, decreto 1981-11-05 DPR, concessione di stemma e gonfalone, su dati.acs.beniculturali.it. URL consultato il 16 settembre 2021.
  24. ↑ Dati tratti da:
  25. ↑ Sito dell'archivio di Ellis Island, su ellisisland.org.
  26. ↑ Copia archiviata (PDF), su terradossola.it. URL consultato l'8 ottobre 2011 (archiviato dall'url originale il 20 settembre 2009).
  27. ↑ Il primo ad avvalersi di questo metodo fu lo spagnolo Don Pedro Fernandez de Velasco, che introdusse l'amalgamazione dei minerali argentiferi in alcune miniere del Messico a partire dal 1566, estendendola poi al Perù nel 1571; da qui l'amalgamazione si diffuse in tutta l'America. Il barone De Born, conoscendo quanto era stato fatto in America, fu il primo a introdurre questo processo nelle miniere d'Europa, sempre con il concorso del fuoco; Gellert la rese più economica praticandola a freddo.
  28. ↑ (EN) John Arthur Phillips, The Mining and Metallurgy of Gold and Silver, E. e F. N. Spon, 1867, p. 520.
  29. 1 2 3 4 5 Anagrafe degli amministratori locali e regionali, su amministratori.interno.it.

Altri progetti

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Collegamenti esterni

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