Tenome



Tenome (手の目?, lett. "occhi nelle mani") è uno yōkai che compare nella raccolta di illustrazioni del periodo Edo "Gazu Hyakki Yagyō" di Toriyama Sekien[1].
Descrizione
[modifica | modifica wikitesto]È raffigurato come uno zatō (una delle classi sociali dei non vedenti durante il periodo Edo. Il termine era inoltre utilizzato per indicare i biwa hōshi), con gli occhi non sul viso ma uno su ciascun palmo delle mani. Dato che nel Gazu Hyakki Yagyō non è presente alcun testo esplicativo, non è possibile conoscere alcun ulteriore dettaglio sullo yōkai.
Nello yōkai emaki dell'era Tenpō, intitolato Hyakki Yagyō Emaki e conservato presso la Biblioteca Matsui della città di Yatsushiro, nella prefettura di Kumamoto, è raffigurato uno yōkai dall'aspetto identico al tenome di Sekien, indicato con il nome di temebōzu (手目坊主?, lett. "monaco occhio-mano")[2]. Anche nell'opera Bakemono Zukushi è presente un'illustrazione simile al tenome di Sekien[3]. Anche in questi due casi, tuttavia, l'emaki non fornisce alcun testo esplicativo e i dettagli rimangono quindi sconosciuti. Inoltre, Inui Yuhei riferisce che in un antico libro illustrato (di data sconosciuta) conservato presso la Biblioteca Shisui è raffigurato un yōkai chiamato tenome accompagnato dalla didascalia: «Si dice che nasca in un mucchio di erba incolta grazie alla forza del cielo e della terra»[4].
Nella raccolta di kaidan dell'epoca Edo "Shokoku Hyaku monogatari" (1677), è presente una storia intitolata "Bakemono ni Hone wo Nukareshi Hito no Koto" (ばけ物に骨をぬかれし人の事?, La storia dell'uomo a cui un mostro ha strappato le ossa), in cui nelle illustrazioni è raffigurato uno yōkai con gli occhi su entrambe le mani; si ritiene che questa possa essere stata il modello per il "tenome" di Sekien[5][1]. La storia narra di un uomo che si recò al cimitero di Shichijō-Kawara a Kyoto per mettere alla prova il proprio coraggio, ma fu aggredito da un mostro dall'aspetto di un anziano di circa ottant'anni, che aveva degli occhi sui palmi delle mani. L'uomo si rifugiò in un tempio vicino e chiese al monaco di nasconderlo all'interno di una cassa, ma il mostro lo inseguì, emettendo, accanto alla cassa, un suono simile a quello di un cane che rosicchia un osso, per poi scomparire. Quando il monaco aprì la cassa, si scoprì che all'uomo erano state estratte tutte le ossa dal corpo, lasciandolo ridotto a un involucro di pelle[6].
Secondo il libro Iwate no Yōkai Monogatari di Yoshio Fujisawa, tra le leggende popolari tramandate nella prefettura di Iwate vi è anche la seguente storia sul tenome. Un viaggiatore, mentre camminava di notte in un campo, vide avvicinarsi un cieco. Il cieco aveva due occhi sui palmi delle mani e sembrava che con quegli occhi stesse cercando qualcosa. Il viaggiatore, spaventato, fuggì e si rifugiò in una locanda. Dopo aver raccontato l'accaduto al proprietario della locanda, questi gli spiegò che in quel luogo, alcuni giorni prima, un cieco era stato ucciso da dei malviventi che gli avevano rubato il denaro; il cieco, spinto dal desiderio di vedere almeno una volta i volti dei malviventi, se non poteva vedere con gli occhi, almeno con quelli sulle mani, il suo forte rancore lo aveva trasformato nello yōkai tenome; anche a Echigo (prefettura di Niigata), si diceva che lo stesso yōkai fosse apparso in occasione dell'omicidio di un altro cieco[7].
Lo studioso di yōkai Katsumi Tada sostiene che disegni di yōkai come il tenome, siano basate su un gioco di parole sulla frase "bake no kawa ga hageru" (un’espressione che significa "svelare la propria vera natura", letteralmente "spogliarsi del proprio strato di travestimento"). L'immagine degli occhi su una mano alzata rappresenterebbe la famosa espressione "teme o ageru" (letteralmente "alzare la mano-occhio"), che significa rivelare i propri trucchi e stratagemmi, mentre la testa di un bonzo rimanderebbe sia a "hageru" (che ha un secondo significato, "diventare calvo") sia alla frase "bōzu ni naru" (un’espressione che significa "perdere una partita", letteralmente "diventare un bonzo"). Riguardo all'immagine tenome contenuta nell'opera "Gazu Hyakki Yagyō", l'autore osserva che, sebbene sullo sfondo siano raffigurati la luna e un campo di erba susuki, la luna potrebbe rappresentare la carta "bōzu" del gioco delle carte hanafuda, mentre l'erba susuki potrebbe essere un gioco di parole legato al detto "yūrei no shōtai mitari kare-obana" ("La vera natura dei fantasmi si rivela nell'erba secca")[8].
Kurayami me
[modifica | modifica wikitesto]Tra gli yōkai simili al tenome figura il "kurayami me" (occhio delle tenebre), descritto nel libro di approfondimento sugli yōkai "Yōkai Majin Seirei no Sekai" (1977) di Norio Yamada. Il testo afferma che questi esseri hanno gli occhi sulla parte anteriore di ciascun ginocchio e che, pur riuscendo a muoversi agevolmente al buio, durante il giorno tendono spesso a urtare contro gli oggetti[9].
Nella cultura popolare
[modifica | modifica wikitesto]- "Il labirinto del fauno": Nel film spagnolo diretto da Guillermo del Toro, alla protagonista (Ofelia) viene affidato un secondo incarico, che consiste nel recuperare un pugnale decorato dalla tana di un personaggio noto come l'"Uomo Pallido", che ricorda il tenome.
- "Release from Agony": La copertina di questo album dei Destruction raffigura un tenome collegato a una flebo.
- "Aaahh!!! Real Monsters": Uno dei personaggi principali, Krumm, è vagamente ispirato a questa creatura.
- "Cuphead": Lo "Spettro Cieco", il primo dei numerosi boss affrontati durante il livello "Phantom Express", è ispirato al tenome.
- Il tenome compare come mostro in "Pathfinder" in Adventure Path #99, "Hell's Rebels, part 3 of 6: Dance of the Damned"[10].
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 Kenji Murakami (a cura di), 妖怪事典, Mainichi Shimbunsha, 2000, p. 230, ISBN 978-4-620-31428-0.
- ↑ Natsuhiko Kyogoku, 妖怪図巻, Katsumi Tada (modifica e commento), Kokushokankōkai, 27 giugno 2000, ISBN 978-4-336-04187-6, OCLC 712596812.
- ↑ Kōichi Yumoto (a cura di), 続妖怪図巻, Kokushokankōkai, 2006, p. 176, ISBN 978-4-336-04778-6.
- ↑ Yuhei Inui, 蕪村妖怪絵巻解説 附・化物づくし, Kitada Shisui Bunko, 1928, p. 9.
- ↑ Atsunobu Inada e Naohi Tanaka (a cura di), 鳥山石燕 画図百鬼夜行, supervisione di Mamoru Takada, Kokushokankōkai, 1992, p. 61, ISBN 978-4-336-03386-4.
- ↑ 新釈諸国百物語, traduzione di Tatsunori Shinozuka, Gentōsha Renaissance Books, 2006, pp. 136–138, ISBN 978-4-7790-0051-5, OCLC 169970270.
- ↑ Fujisawa Yoshio, 岩手の妖怪物語 岩手妖怪譚-炉端ばなし, Toryōkomu, 1986, pp. 42–45, ISBN 978-4-924653-47-4.
- ↑ Kyogoku Natsuhiko ・ Tada Katsumi (a cura di), 妖怪図巻, Kokushokankōkai, 2000, p. 182, ISBN 978-4-336-04187-6.
- ↑ Shizuka Yamamuro, 妖怪魔神精霊の世界, Jiyūkokumin-sha, 1974, p. 26.
- ↑ Richard Pett, Pathfinder Roleplaying Game Adventure Path #99: Hell's Rebels, part 3 of 6: Dance of the Damned, Redmond, WA, Paizo, inc., 2015, p. 90, ISBN 978-1-60125-788-8.