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Scattering di Mie

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Lo scattering di Mie, noto anche come scattering di Lorenz-Mie, è una soluzione completa e matematicamente rigorosa del problema dello scattering di un'onda elettromagnetica su di una sfera o su di un cilindro. La teoria che descrive questo tipo di scattering prende il nome dal fisico tedesco Gustav Mie che nel 1908 pubblicò per primo la soluzione completa[1]. Oltre a Mie, anche altri ricercatori pubblicarono quasi contemporaneamente ulteriori sviluppi e diverse, equivalenti formulazioni: principalmente vanno ricordati i contributi di Peter Debye e Ludvig Lorenz.

Lo scattering di Mie è valido per centri diffusori di ogni dimensione e, nel limite in cui questi siano molto più piccoli della lunghezza d'onda incidente, si riottiene lo Scattering di Rayleigh (che è valido solo per diffusori puntiformi). Per questo motivo lo scattering di Mie trova applicazione sia nello studio ottico dei colloidi sia in meteorologia.

Si tengano presente, tuttavia, alcune caratteristiche peculiari che distinguono lo scattering di Mie dallo scattering di Rayleigh che, repetita iuvant, è il limite della diffusione Mie per diffusori 'puntiformi' rispetto alla lunghezza d'onda della radiazione incidente:

1) lo scattering di Mie è spazialmente anisotropo e fortemente asimmetrico (soprattutto per diffusori grandi rispetto alla lunghezza d'onda della luce), ossia presenta, in generale, una distribuzione angolare maggiormente concentrata 'in avanti'; lo scattering Rayleigh, invece, pur non essendo esattamente isotropo (ha, infatti, la forma dei lobi di radiazione, come degli 'otto', del tutto simili a quelli delle antenne radio, perché è, sostanzialmente, diffusione da dipolo oscillante, proprio come nel caso delle antenne) ha, purtuttavia, una distribuzione angolare complessivamente simmetrica, in 'avanti' e 'all'indietro', rispetto alla direzione della radiazione. La distribuzione angolare, nei due casi, è, dunque, completamente diversa (si veda, ad esempio http://www.hyperphysics.phy-astr.gsu.edu/hbase/atmos/blusky.html e, in particolare i seguenti due sottoparagrafi: http://www.hyperphysics.phy-astr.gsu.edu/hbase/atmos/blusky.html#c3 http://www.hyperphysics.phy-astr.gsu.edu/hbase/atmos/blusky.html#c4).

2) Anche la distribuzione spettrale è completamente diversa: lo scattering Mie presenta infatti una distribuzione praticamente indipendente dalla lunghezza d'onda: le varie componenti spettrali vengono distribuite tutte in egual misura e ciò da, sia pure in forma diffusiva, una colorazione bianca o decisamente biancastra alle sostanze responsabili di tale tipo di scattering. Gli esempi tipici (senza entrare nei dettagli derivanti da una singola diffusione o da diffusione Mie multipla) sono le nubi, perché, ad esempio, le gocce d'acqua che le compongono hanno spesso dimensioni maggiori (o anche molto maggiori) della lunghezza d'onda della luce visibile; per lo stesso motivo, hanno una colorazione bianca anche la nebbia, la foschia in generale e vari tipi di smog, i fumi biancastri, il latte (ed altri tipi di colloidi), la farina et cetera et cetera. La diffusione Rayleigh, invece, dipende fortemente dalla lunghezza d'onda (è inversamente proporzionale alla quarta potenza della lunghezza d'onda, http://www.hyperphysics.phy-astr.gsu.edu/hbase/atmos/blusky.html) e ciò fornisce il tipico colore blu al cielo.

Per completezza, la diffusione Tyndall (diffusori più piccoli della lunghezza d'onda, ma non troppo più piccoli) è un limite della diffusione Mie, intermedio tra il regime 'esatto' di Mie e il limite 'estremo' di Rayleigh per diffusori puntiformi: anche la diffusione Tyndall presenta una distribuzione spettrale inversamente proporzionale alla quarta potenza della lunghezza d'onda e ciò da il colore blu o bluastro di molti fumi e particolati (ad esempio il fumo azzurrognolo dei gas di scarico dei motori a due tempi, soprattutto se la miscela di aria e benzina è molto 'grassa', cioè è ricca di olio).

L'equazione vettoriale e l'equazione scalare

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Lo scattering di Mie è un problema vettoriale, ovvero implica l'uso di tutte le componenti dei campi elettrici (E) e magnetici (H) al fine di tener debitamente conto delle proprietà di polarizzazione della radiazione. In un mezzo di propagazione quale è, ad esempio, l'aria o il "vuoto", dielettrico, trasparente, omogeneo e isotropo, non dissipativo e non dispersivo, in cui sono presenti delle sferette, ossia dei centri diffusori, l'onda incidente, che può essere pensata nella forma di una onda piana, è costituita da campi elettrici e magnetici che soddisfano la seguente equazione delle onde

dove k è il vettore d'onda e n l'indice di rifrazione. Se definiamo il vettore , dove è un'arbitraria funzione scalare e r un vettore di posizione (nel nostro caso indica la coordinata radiale), è possibile dimostrare che questo soddisfa l'equazione

ovvero che M soddisfa l'equazione d'onda vettoriale non appena ovvero quando soddisfa l'equazione d'onda scalare. Della stessa proprietà gode il vettore N che possiamo definire tramite .

Risolvendo l'equazione delle onde scalare con le opportune condizioni al contorno, è quindi possibile ricavare due campi che soddisfano le equazioni d'onda vettoriali. In particolare, chiamando u e v due soluzioni indipendenti dell'equazione scalare che danno luogo ai campi Mu, Nu, Mv, Nv, si possono identificare i campi elettrico e magnetico tramite

.

dove "i" indica l'unità immaginaria.

È quindi possibile ottenere il campo elettrico e magnetico in funzione dei campi ausiliari introdotti prima quali opportune soluzioni dell'equazione delle onde scalare.

Le soluzioni dell'equazione d'onda e le condizioni al contorno

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Dato che il sistema ha simmetria sferica, conviene risolvere il problema in coordinate sferiche. Sfruttando il fatto che le onde sferiche costituiscono un insieme di funzioni completo e ortonormale, ossia che qualsiasi altra funzione può essere sviluppata come somma di onde sferiche, l'idea di base alla teoria di Mie è di riscrivere l'onda piana incidente come sovrapposizione di onde sferiche (tramite uno sviluppo in serie) dentro e fuori la sfera e imporre le condizioni al contorno sulla superficie per ottenere i coefficienti dello sviluppo.

In particolare possiamo scrivere che all'interno della sfera

e

dove sono le funzioni associate di Legendre e sono le funzioni di Bessel sferiche di prima specie.

In coordinate sferiche l'equazione d'onda è fattorizzabile e ha soluzioni del tipo

e

dove n e l sono dei numeri interi, sono polinomi associati di Legendre e sono le funzioni di Bessel sferiche.

Imponendo le condizioni al contorno sulla superficie della sfera e introducendo il parametro si ottengono i coefficienti di scattering:

dove e sono le funzioni di Riccati-Bessel.

La sezione d'urto totale che si ottiene è:

.
  1. ↑ G. Mie, Beiträge zur Optik trüber Medien, speziell kolloidaler Metallösungen, Annalen der Physik, vol. 330, p. 377, 1908.

Voci correlate

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