- Dalla pagina su Luigi Archetti di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
Luigi Archetti, nato in Italia (a Brescia nel 1955) ma cresciuto in Svizzera (dal 1965), è specializzato in musica che si colloca ai confini tra ambient, drone e microtonale.
Il suo primo album solista è stato Das Ohr (ATM, 1993), che comprende 35 brevi vignette, tra cui spiccano l'assolo di chitarra dilatato ed hendrixiano di Outer Ear, il balletto androide-esotico Hammer and Ambass, la danza popolare robotica Trommelfell, lo strimpellare teso di Gehorknochelchen, il drone conclusivo di Ohrtrompete e l'incubo industrial-metal di Paukengang. Le miniature dissonanti per chitarra di Archetti (lo strumento è per lo più irriconoscibile) esplorano un territorio che si estende dal noise-rock di Fred Frith al noise-jazz di Derek Bailey.
Adrenalin (Recdec, 1994), il suo capolavoro "rock", assemblava 28 brani decostruiti e cubisti di una musica post-psichedelica dissonante che mutava in una selvaggia varietà di stili. La "band" (Archetti alla chitarra distorta, Urs Blochinger ai fiati cacofonici, Martin Gantenbein agli effetti percussivi creativi, Hubl Greiner ai campionamenti disorientanti, Der Volz alle rare parti vocali) è stata sottoposta a ogni sorta di tortura sonora nella fase di remix. Praticamente ogni brano nasceva dall'intersezione tra musica elettronica astratta, musica folk tribale, prog-rock contorto, free-jazz disinvolto e musica da camera demenziale, con un elemento o l'altro che prevaleva sugli altri.
Il terzo e più audace lavoro solista di Archetti è stato Cubic Yellow (Captain Trip, 1999), accreditato all'Hulu Project, che aggiunse campionamenti, elettronica e drum machine ai paesaggi sonori eclettici e surreali della chitarra di Archetti. La raccolta si apriva con il brano dance atmosferico Yellow Notification, che non poteva essere più fuorviante, poiché il resto dei pezzi (eccetto Yellow Lullaby) erano in una vena astratta e dissonante. Alcuni di loro hanno giocato non solo con la trama sonora ma anche con il ritmo, ottenendo così gli effetti più disorientanti: The Yellow Sign, una miscela inquietante di musica cosmica e drum'n'bass, Yellow & Grey, un'ameba simile di droni, riverberi e ritmi sincopati, Yellow Greenland, a metà strada tra la frenesia del carnevale brasiliano e i segnali galattici, Fall Back on Yellow, drum'n'bass punteggiato da raffiche di dissonanze. Altri brani evocavano ritratti inquietanti di vita (o morte) futura: The Yellow House, un rumore post-industriale informe che si condensa in un miasma a fuoco rapido, Yellow Pellet, un insieme di echi spettrali provenienti da un altro mondo, Yellow Hotel Bill, una serie di scosse elettriche, così come i vari collage sonori di Get Into Yellow water, Yellow Lunar Vehicle e How About Yellow?.
Ha suonato la chitarra, tra gli altri, su Shake Well (Zyx, 1993), Moshi Moshi (Think Progressive, 1997) e 2000 Gurus (Fuenfundvierzig, 2000) dei Guru Guru, e per la cantante d'avanguardia Ellen Christi su Alienstalk (Sargasso, 1998).
Ha anche pubblicato alcune collaborazioni con il percussionista Mani Neumeier con lo pseudonimo di Tiere Der Nacht, ovvero Hot Stuff (Recrec, 1992), Wolpertinger (Recrec, 1994), Evergreens (Captain Trip, 1997), Sleepless (Captain Trip, 1998); le improvvisazioni free-noise per quartetto rock (Marin Gantenbein alla batteria, Max Oliver Schmid alla batteria, Jan Schlegel al contrabbasso) di Erbsline (Mass & Fieber, 1996); le improvvisazioni con il batterista Martin Gantenbein e il violoncellista Bo Wiget attribuite ad Affront Perdu su Fin de Siecle (Mass & Fieber, 1997); Low Tide Digitals (Rune-Grammofon, 2001) e Low Tide Digitals II (Rune-Grammofon, 2005), che sono state ulteriori collaborazioni per Archetti alla chitarra (ed elettronica) e Bo Wiget al violoncello (ed elettronica); una collaborazione con il contrabbassista Jan Schlegel, Silent Surface (Unit, 2003).
In particolar modo, i due volumi di Low Tide Digitals erano studi (senza titolo) per musica elettroacustica da camera di ispirazione orientale, ricca di distorsioni (la seconda traccia del secondo volume) e inquietanti buchi neri di "musica concreta" (la nona e l'undicesima traccia del secondo volume).
La musica sciamanica del Hulu Project (HBL, 2000) è nata dalla collaborazione tra il musicista elettronico Hubl Greiner e la cantante siberiana Stepanida Borisova. La voce della cantante domina l'opera. La sua voce occupa lo strato superiore e conferisce a ogni brano la sua qualità drammatica. Al di sotto, il secondo strato è occupato dalle percussioni, suonate in modo non ritmico, oltre al consueto scandire il tempo. Esse "abbelliscono" l'armonia. Lo sfondo elettronico è in realtà lo strato più basso e raramente interferisce nel dialogo tra la voce umana e gli strumenti a percussione. Alcuni brani tentano di cavalcare l'onda della musica dance transglobale, ma sono una minoranza.
I 15 Transient Places (Unit, 2004) sono brevi brani elettronici perlopiù in stile drone/microtonale. I toni vengono creati, fatti fluttuare, mutati lentamente o fatti oscillare, a volte detonati o disintegrati. A volte raggiungono l'intensità sinfonica delle installazioni di Gordon Mumma, a volte decadono nel vuoto quantistico e a volte mormorano e chiacchierano come un consiglio di minuscoli animali. L'ottava traccia, della durata di nove minuti, incarna l'aspetto psicologico della ricerca di Archetti, poiché i suoni vengono manipolati e sequenziati in modo da generare la massima suspense e terrore.
Uno dei suoi lavori più astratti e intensi, Februar (Unit, 2005) è fondamentalmente una sinfonia "concreta" atonale in 14 movimenti. Le fonti originali vengono scientificamente decomposte dalla manipolazione elettronica e la conseguente gamma audio estrema viene utilizzata per scolpire un flusso narrativo di suoni.
Il nucleo di Krauter & Weltmeister (Captain Trip, 2005) di Tiere Der Nacht è costituito da brani ipnotici, leggermente dissonanti e fortemente percussivi (Falling Streamheater, All Yomo). A tratti ballabili (Krauter & Weltmeister) e a tratti romantici (Zap Love), il rituale culmina con il jazz-rock dilatato e introspettivo di New Kabuki.
Null (Die Schachtel, 2010) e Null II/III (Die Schachtel, 2012) costituiscono un'imponente opera elettronica.
Silent Surface II (2012) documenta una collaborazione tra Luigi Archetti (chitarra ed elettronica) e Jan Schlegel (basso ed elettronica).
Weltformat (Schachtel, 2019) documenta una collaborazione con Bo Wiget (violoncello, elettronica e voce).
Il doppio CD Lava (2021) contiene 25 austeri saggi sull'ascolto profondo. 1.1 inizia lentamente, con un pizzicato di chitarra meditativo, focalizzando l'attenzione più sull'intervallo tra le note che sulle note stesse, ma improvvisamente gli armonici si sovrappongono espandendosi in un ronzio magniloquente. La sommessa ripetizione minimalista di 1.2 sembra provenire da un carillon meccanico, poi appaiono altre voci languide, che evocano un ecosistema pacifico. Diverse composizioni con movimento minimo, come 1.3, sono l'equivalente musicale di nature morte. La solenne musica funebre per gong 1.6 è una delle creazioni più intriganti. Quando la musica finalmente si ricompone assumendo la forma di una canzone, come in 1.4, 1.7 e 2.5, l'effetto è simile a una versione ambient e decostruita delle rapsodie di Leo Kottke. Un altro brano relativamente organico, 1.12, è un miscuglio blues attaccato da una farfalla metallica svolazzante, mentre 2.8 ha il sapore di un mandolino mediterraneo che suona al sorgere del sole. L'album raramente si ripete. Il resto contiene la danza tribale subliminale 1.5, il segnale radio assordante di 1.8, la danza industriale dei primi tre minuti di 2.11, il pulsante e martellante 1.13 e 2.2 (che termina con la decomposizione più brutta dell'album), il bip extraterrestre di 2.7...
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