- Dalla pagina su William Basinski di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
William Basinski (Houston, 1958), cresciuto a Dallas, clarinettista e sassofonista di formazione classica, appassionato della new wave e del punk-rock della fine degli anni '70, si trasferisce a San Francisco nel 1978 con il compagno, l'artista James Elaine.
Lì cadde sotto l'influenza di John Cage, Steve Reich e Brian Eno e nel 1980 la coppia si trasferì a New York.
Iniziò a sperimentare con composizioni per piano e nastro che creavano un'atmosfera malinconica mediante melodie messe in loop e sovraincise, con Variations - A Movement in Chrome Primitive (1980; Durtro, 2002 - Die Stadt, 2004). I "movimenti" in realtà sono otto, ciascuno dei quali un loop privo di rumor bianco: una sonata smorzata per pianoforte (il primo), un frenetico pattern minimalista (il secondo), un ritornello di carillon (il terzo). Il quinto è il movimento che "si disintegra": il suo umile loop di piano interagisce con un campo di rumore elettronico e soccombe ad esso. Il campo elettronico è protagonista anche nel settimo pezzo: un rimbombo sonoro va e viene dietro un piano zoppicante.
A Red Score in Tile (1979; 3 Poplars, 2003) è molto più austero. I toni prolungati, sinuosi e distorti del suo loop infinito evocano una jam soffocata di cool jazz di una combo senza batteria, capitanata dal piano e sovrapposta al suono di biglie che rotolano su una superficie viscosa. L'implementazione è ancora troppo semplicistica per dare un'idea completa della visione di Basinski.
Shortwave Music (1982; Noton, 1998 - 2062, 2007) processa e assembla pezzi di trasmissioni radio per produrre atmosfere al confine tra musica concreta e ambient. Evening Scars origina un flusso di vibrazioni minacciose e criptiche, un incontro tra Brian Eno e Pierre Henry. Il sibilo stridente e sinistro di Cobalt Pools è ancora più minaccioso e fantascientifico, mentre il senso della suspence e dell'orrore raggiungono il picco in Fringe Area, industrial per zombi in fabbriche di morte. I 24 minuti di On A Frontier Of Wires suonano come se il verso dei grilli e una melodia pastorale per flauto fossero associati tra loro e sommersi lentamente da radiazioni cosmiche; una sinfonia di trombe angeliche e braci infernali. In questi pezzi, la tecnica del loop rende tutto più melodrammatico, permette ai suoni di emergere e dissolversi e creare una sorta di narrazione. Alla ristampa su CD è allegato un quinto pezzo, Particle Showers, una tela sonora di dissonanze più aspre. Per i canoni del suo ambient, questo è heavy-metal.
Il doppio album The River (1983; Noton, dicembre 2002 - Musex International, 2008) fu la più matura espressione di "musica ad onde corte", una sinfonia inquietante di musica concreta. Al suo centro è un loop sonnolento di androidi che cinguettano e russano in un campo di scosse elettromagnetiche. Lo sfondo suona come sciami di insetti meccanici che erodono lastre di materiale radioattivo. Lo strumento principale è una lenta pulsazione melodica. Il clangore è ancora più "industriale" nella seconda parte, con una sottocorrente melodica al posto di quella pulsazione. L'insieme crea un pathos quasi epico. Dissolvendosi in languidi droni da sirena e riverberi dub, il pezzo diventa più un muro di rumore astratto che una composizione "musicale". Emerge una qualità psichedelica: voci appaiono e scompaiono; droni allucinanti risuonano da ogni direzione; riecheggiano canti sciamanici.
Melancholia (Durtro, 2003 - 2062, 2005) raccoglie altre vignette in loop risalenti agli anni '80, vicine nei sentimenti e nell'ambito a Erik Satie e Brian Eno.
Negli anni '80, Basinski suonava spesso il sassofono durante esibizioni multimediali ed era membro del Gretchen Langheld Ensemble, che si evolse poi nella House Afire. Nel 1989 aprì il proprio loft per le arti creative, soprannominato "Arcadia". Per tutti gli anni '90, rifinì il suo ciclo di canzoni Hymns of Oblivion. Nel 1997, Basinski lanciò il suo numero di arte figurativa Beautifying America. Formò anche l'ensemble elettronico Life on Mars. Basinski ha anche creato video e film, tra cui il "film ambient" Fountain (2000).
Watermusic (2062, 2001) era l'archetipo della sua successiva ambient scintillante, cullante e delicata per tastiere elettroniche, poi continuata in Watermusic II (Durtro, 2003). A differenza dei "disintegration loops", la musica acquatica è musica tonale soffice e lenta per sintetizzatore Voyestra che affianca un drone delicato a un rimbombo dissonante e li intreccia a una danza infinita di loop. Il secondo volume ha una voce melodica più forte e dinamica, simile al timbro di un organo da chiesa, mentre l'elemento conduttore rimane il rimbombo dissonante. Così rinnovata, questa "Watermusic" suona come una versione al rallentatore di Persian Surgery Dervishes di Terry Riley. Questa melodia d'organo uccide la dissonanza e plana verso il solo finale.
I quattro volumi di The Disintegration Loops (Musex, 2002-2003) sono solo questo: loop di nastri che si disintegrano durante la registrazione. Basinski aggiunge un commento melodico al sintetizzatore e li trasforma in sinfonie che evolvono in modo prevedibile ma altamente emotivo. L'effetto dei 60 minuti di DP 1.1, simili a una solenne marcia da requiem che lentamente si riduce a un rullo di tamburi, è ipnotico e apre nuove frontiere al minimalismo. Questo è il coronamento delle tecniche sperimentate per la prima volta in Variations. DP 1.2 prende lo stesso lugubre pattern melodico usato all'inizio di DP 1.1 e lo mette in "ripetizione automatica". Rallentando un po' quel pattern e enfatizzando le note contrastanti, DP 1.3 è il pezzo che più ovviamente evoca onde che riversano a riva senza fine. Ciò che era oscuro in DP 1.1 e minaccioso in DP 1.2 diventa calmo e umano in DP 1.3. DP 2.1 e DP 2.2 scatenano una raffica di droni galattici che decade in una fragile chiamata alle armi. I 42 minuti di DP 3 puntano su un'aria maestosa e corale che si disintegra in vampate di rumor bianco. DP 4 comincia balbettante e rumoroso, continuando peggio a lungo andare finché non si sentono solo graffi e scoppiettii. I meno estremi 52 minuti di DP 5 dilaniano un inno new-age celestiale sebbene non lo rimuovano completamente (pertanto è un loop meno potente degli altri). I 40 minuti di DP 6 suonano come una versione accelerata delle onde tranquille di DP 1.3 con una controcorrente percussiva che rimanda a una melodia differente. In tutti questi pezzi, ci si sente un po' come ipnotizzati dalle onde dell'oceano e lettamente cullati nell'oblio (una visione sfocata, solo un altro mondo con eco distanti del mondo reale).
La sua collaborazione William Basinski + Richard Chartier (Spekk, 2004) è uno dei suoi lavori più soffusi. La musica sfida la fisica, evolvendosi quasi senza cambiare: il più etereo ascolto subconscio. La prima parte cresce lentamente nel corso dei suoi 21 minuti, ma rimane fondamentalmente senza forma: un'ombra senza un corpo. Gli eventi microscopici che creano l'illusione della vita rimangono radicati in reticoli quantici, sotto la soglia dell'esperienza umana. Sembra di ascoltare il rumore del mare in una conchiglia. Comunque, è rarefatta e slegata, un'eco di una massa grande e concreta di vibrazioni. La seconda parte (36 minuti) è insolitamente inquietante ed equilibrata. Raramente Basinski lascia tanta sostanza nelle sue composizioni. Sembra di percepire un oggetto scintillante in rotazione, che emana luce in ogni direzione e trasmette all'universo il suo moto perpetuo. L'effetto su udito e mente è simile a quello della musica cosmica. Mentre le radiazioni deteriorano, le loro tremolanti note sembrano polvere di stelle fluttuante nello spazio vuoto senza gravità. Ogni granello emette un leggero tremolio. L'effetto complessivo è di pacifica rassegnazione al non senso.
Zigzagando tra ripubblicazioni delle sue vecchie costruzioni "tape & loop" e la sua nuova anima ambient, Basinski ottenne il suono celestiale di Silent Night (2062, 2004), una composizione per sintetizzatore che ha poco in comune con la vecchia estetica di Basinski e più in comune con Harold Budd.
L'anima romantica di Basinski riaffiora nella sonata ambient di 50 minuti per piano e distorsioni The Garden of Brokenness (2006). La musica è creata dall'interferenza delle due linee: il loop melodico di pianoforte (degno delle sonate romantiche) e il flusso di rumore nero. Il risultato è forse il suo lavoro più sereno e ottimista. A volte, la nebuolsa sfocata di rumore prevale e affoga le delicate note di piano; altre volte, il piano risalta in solitaria; altre volte, risuonano entrambi, smorzati e fusi in una cosa sola. Se i lavori precedenti erano focalizzati sulla musica "in decomposizione", l'attenzione di questo sembra posta sulla musica che sta nascendo.
I 44 minuti di Variation #9: Pantelleria su Variations For Piano And Tape (2062, 2006) sono l'interpretazione più fedele da parte di Basinski dell'ambient di Brian Eno, tranne per il fatto che naturalmente il processo per creare il pezzo è esattamente l'opposto: decostruzione anziché costruzione di una forma musicale di loop.
El Camino Real (2007), registrato dal vivo, è una composizione statica di 50 minuti, un loop di grana densa nel quale il rumore filtrato elettronicamente crea un miraggio di voci e venti.
92982 (Musex International, 2009), registrato nel settembre 1982, documenta la sua ambient "sciatta" prima dei "disintegration loops".
Vivian & Ondine (2062, 2009) documenta un live del settembre 2008.
Aurora Liminalis (Line, 2013), la seconda collaborazione tra William Basinski e Richard Chartier, è una composizione di 44 minuti per droni e suoni naturali: un lento crescendo di 17 minuti che rivela lentamente gli elementi del mix, poi un ronzio vagante per 11 minuti che sembra cercare qualcosa in una foresta oscura, poi una vibrazione più densa e sinistra avvolge il paesaggio, ma al minuto 33 iniziano a prevalere i suoni naturali, anche se lentamente trasformati in un sibilo ultraterreno. La composizione sembra una visione panoramica a 360 gradi del mondo attorno ai compositori e, in termini di qualità del suono, questo è un risultato impressionante.
Nocturnes (2062, 2013) è principalmente dedicato al lavoro d'archivio Nocturnes (1980), un'austera composizione di 41 minuti per pianoforte preparato e nastro adesivo, ma contiene anche una nuova composizione, i 28 minuti di The Trail Of Tears (2009), un loop che sembra accelerare fino a dissolvere lo schema originale così che gli ultimi nove minuti sono fondamentalmente una composizione diversa (probabilmente un pezzo che meritava di essere lasciato da parte).
Divertissement (Important, 2015) è stata un'altra collaborazione con Richard Chartier. Fondamentalmente inizia da dove si era interrotto il precedente, un dolce sibilo tra i suoni notturni della giungla, una notte infestata da voci misteriose e rintocchi di templi. La vibrazione di fondo cresce di intensità e inghiotte l'intero paesaggio. Entriamo rapidamente nelle profondità di un buco nero, che dopo 20 minuti è diventato niente più che un enorme rombo. A quel punto una nuova vibrazione entra nel paesaggio, segno di vita proveniente da una galassia lontana. Una forma di vita intona un monologo che è un mix di rumore di videogiochi, interferenze radio e musica concreta vecchio stile, prima dell’apoteosi cosmica finale dei droni in volo. Non è solo una delle composizioni più descrittive e cinematografiche di Basinski, ma anche la cosa più vicina a una sinfonia che abbia mai registrato. Il merito, ovviamente, va a Chartier, che impedisce a Basinski di indulgere nei suoi sadici giochi di tape-loop.
Cascade (2062, 2015) contiene il loop di pianoforte di 40 minuti Cascade, o meglio "piano loops" perché il pezzo è un dialogo tra due loop di pianoforte intrecciati. Per 33 minuti è difficile trovare qualche sfumatura in questo dialogo, e sembra una formula matematica che continua a ripetersi su una lavagna infinita. Poi all'improvviso la "musica" decade e lentamente si dissolve. Non è certamente il suo pezzo più creativo e, su disco, manca della potenza emotiva della performance dal vivo (con le proiezioni di sua moglie).
The Deluge (Temporary Residence, 2015) è principalmente dedicato alla composizione tape-loop di 20 minuti The Deluge: il loop di pianoforte di Cascade si modifica progressivamente in un mare di riverberi ed echi fino a diventare (circa a metà) un nodo denso e caotico, per poi ribaltarsi fino all'oblio. L'album include anche un estratto di undici minuti di Cascade. Per qualche ragione Basinski decise di includere un breve, scoppiettante intermezzo sinfonico, The Deluge Denouement, come se fosse riprodotto da una vecchia radio a onde corte.
A Shadow in Time (Temporary Residence, 2017) contiene due composizioni. Il loop di disintegrazione della meditazione sintetizzata di 23 minuti A Shadow in Time, apparentemente un requiem per un amico morto suicida, dispiega una nebulosa seducente che dopo 15 minuti si piega in un vento freddo e lugubre. È una delle sue composizioni più organiche e coese, e anche una delle più accessibili, più vicina alla musica new age che non ai manifesti ambient originali di Brian Eno. For David Robert Jones, apparentemente un omaggio a David Bowie, è invece un pezzo confuso, probabilmente un avanzo.
Selva Oscura (Residenza temporanea, 2018) documenta una collaborazione con Lawrence English.
La composizione da 39 minuti On Time Out Of Time (Temporary Residence, 2019) abbandona i loop di nastro per un'esplorazione cosmica più convenzionale. È un'opera piuttosto tranquilla.
Le dodici Lamentations (Residenza Temporanea, 2020) rappresentano un'opera minore. Soltanto O My Daughter O My Sorrow, con le voci "lamentose" sepolte nel profondo del mix, funziona bene.
Gli 11 minuti di All These Too I I Love e la sua appendice, Please This Shit Has Got to Stop, sono divertenti esperimenti di "loop di disintegrazione" per saltare i dischi in vinile, ma niente di rivoluzionario.
Basinski ha infine pubblicato, dopo circa 30 anni, Hymns Of Oblivion (2020), una raccolta di musica gotica malinconica.
Something From The Pink House (2020) è una registrazione live di un'improvvisazione privata fatta a casa sua, assieme a Richard Chartier.
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