- Dalla pagina su Tyondai Braxton di Piero Scaruffi -
(Editing di Stefano Iardella)
Tyondai Braxton (USA, 1978), un compositore residente a New York che si è fatto un nome con i tour de force digitali/elettronici improvvisati di The Grow Gauge (Loopchoir, 1999) e History That Has No Effect (JMZ, 2002), che mostrano la sua arte nei "loop orchestrati" attraverso i quali manipola voce e chitarra per creare suoni "orchestrali", si è anche dedicato a escursioni avant-jazz come Death Slug 2000 (Metatron, 2000), un'improvvisazione in duo con Jonathon Matis, e ha composto il progetto multimediale N.E.A.R per orchestra da camera e due cori.
Suona anche nei Battles con Ian Williams dei Don Caballero, Jon Stanier degli Helmet e Dave Konopka dei Lynx.
Central Market (Warp, 2009), il suo primo album a suo nome in sette anni, apparentemente ispirato ai balletti di Igor Stravinsky, offriva partiture complesse per sintetizzatore e orchestra. Opening Bell mescola un pattern pianistico ripetitivo alla Steve Reich con un'esuberante orchestrazione neoclassica. The Duck and the Butler fa qualcosa di simile sul fronte comico, con un ritmo e una melodia che evocano sia i cartoni Disney sia la musica di Ravel. Il breve Uffe's Woodshop è un allegro senza fiato in cui si scontrano temi folk e industriali. I dieci minuti di Platinum Rows sono una sorta di poema sinfonico post-rock, un flusso di coscienza contorto e tumultuoso con sfumature drammatiche e, più o meno esplicitamente, ricorda la bizzarra musica orchestrale postmoderna di Frank Zappa. I nove minuti di Dead Strings sono un'affermazione più audace, che fonde rumore e ritmo industriale, archi eterei ed effetti vocali verso una piccola apocalisse di graffio e dissonanza. L'unico pezzo cantato, J City, è un interessante esperimento di funk-rock fratturato ma probabilmente appartiene a un altro album.
Il pezzo da 42 minuti di Hive1 (Nonesuch, 2015), frutto di due anni di esibizioni dal vivo, ha dato il via a un nuovo progetto con percussionisti e con Ben Vida ai sintetizzatori. I toni scintillanti e tintinnanti di Gracka dispiegano un balletto di flamenco per avatar digitali senz'anima, ma i rumori stridenti e ondulati di Boids evocano un mondo sinistro abitato da una fauna fantastica. Se Outpost è un po’ troppo astratto, Amlochley un po’ troppo semplicistico e i nove minuti di Scout1 sono una serie di variazioni su ritmi tribali, K2 è un pezzo di paesaggio sonoro minaccioso e deformato.
Peccato che le intuizioni di Boids e K2 non vengano esplorate con più acume.
Telekinesis (presentato in antemprima nell'aprile 2018, registrato nel marzo 2022) è una composizione in quattro movimenti per chitarre elettriche, orchestra, coro ed elettronica (87 musicisti in totale), ispirata al manga giapponese "Akira". Braxton suonava l'elettronica. Il primo movimento, Overshare, emette frasi sinfoniche incoerenti nella tradizione della musica elettroacustica degli anni '70. Wavefolder mescola il cinguettio pastorale dei vari strumenti con attacchi di ansia (orde urlanti di trombe e violini e un coro lontano). La musica sembra dissolversi nel lugubre tunnel di Floating Lake, infestato da voci spettrali e suoni elettronici.
Overgrowth è pervaso da un senso di energia frenetica, come un remix dissonante della Nona sinfonia di Dvorak, con sfumature industriali e gotiche, con echi a cascata di Edgar Varese e Diamanda Galas, prima del cupo finale.
La partitura è allo stesso tempo complessa e articolata, alternando cervellotico e poetico.
Torna alla pagina su Tyondai Braxton di Piero Scaruffi.