- Dalla pagina su Thomas Buckner di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Stefano Iardella)

Il baritono Thomas Buckner (1941) di Berkeley, anche fondatore della 1750 Arch Records Label, iniziò a sperimentare nuove tecniche vocali negli anni '60. Dopo essersi trasferito a New York nel 1983, Buckner è diventato un protagonista chiave nelle opere di Robert Ashley e nei pezzi di Roscoe Mitchell.

La maggior parte della sua produzione discografica è dedicata alla musica di altri autori, non alle sue improvvisazioni.
Full Spectrum Voice (Lovely, 1991) presenta opere di Robert Ashley, Jon Gibson, Nils Vigeland, Peter Gena, Annea Lockwood e Roscoe Mitchell.
Sign of the Times (Lovely, 1994) esplora la musica di Jon Gibson, Annea Lockwood, Leroy Jenkins, Brian Smith e Robert Ashley.
Inner Journey (Lovely, 1998) è dedicato alle opere di William Duckworth, Thomas Buckner, Jacques Bekaert, David Wessel e Somei Satoh.
His Tone of Voice (Lovely, 2000) contiene composizioni di Blue Gene Tyranny, Mel Graves e Jacques Bekaert.

Pilgrimage (Lovely Music, 1995) è stata una collaborazione con Roscoe Mitchell.
First Meeting (Knitting Factory Works, 1996) è stata una collaborazione con Borah Bergman e Roscoe Mitchell.

Act of Finding (O.O. Discs, 1995) è stato registrato da un quartetto composto dal tastierista Tom Hamilton, dal bassista Ratzo Harris e dal chitarrista Bruce Arnold, che esegue una serie di composizioni/improvvisazioni originali.

8 O'Clock (Mutable) documenta due improvvisazioni del 2000 con Roscoe Mitchell al sassofono, percussioni e flauto.
Space (Mutable, 2001) raccoglie due album del trio Buckner, Mitchell e Gerald Oshita, New Music for Woodwinds and Voice (1750 Arch, 1981) e An Interesting Breakfast Conversation (1750 Arch, 1984).

Jump The Circle Jump The Line (Mutablemusic, 2001) è una collaborazione con il musicista elettronico Tom Hamilton. Questo è un esperimento nel fondere l'improvvisazione vocale e la musica elettronica dal vivo. La performance improvvisata di Buckner viene automaticamente integrata nel paesaggio sonoro elettronico dai dispositivi analogici di Tom Hamilton. Tuttavia, il lavoro di un'ora (diviso in dieci tracce senza titolo) a volte soffre della mancanza di una reale simbiosi tra elettronica e voce. Per esempio, all'inizio, la voce intona un desolato requiem, mentre l'elettronica gioca con una giungla di stupidi timbri. Nel sesto episodio la voce recita sillabe in tono operistico, mentre l'elettronica emette rumori astratti su base molto irregolare. Nella nona traccia, l'ululato e il pianto di Buckner soccombono a causa di un accompagnamento inadeguato. Il decimo e ultimo movimento è un capolavoro di sottili rumori della bocca, ma l'elettronica difficilmente raggiunge quell'intensità. Si tratta di un dramma in cui i due personaggi non sembrano dialogare: sembrano annientarsi a vicenda, quando non si ignorano. Lo sforzo di questo album è paragonabile all'armonizzazione tra Diamanda Galas e di Morton Subotnick, forse un'equazione impossibile. Ma il punto potrebbe essere proprio questo.

Alone Together Apart (Mutablemusic, 2002) raccoglie quattro improvvisazioni con il percussionista Jerome Cooper. I 24 minuti di Evocation sono una vetrina dell'estro di Buckner nel fondere l'opera lirica, i nativi americani, la liturgia e il jazz in un linguaggio altamente personale (e psicologico), una triste miscela di mantra, invocazione sciamanica e flusso di coscienza. Le percussioni sono in gran parte irrilevanti: questo è lo spettacolo di un Uomo e della sua angoscia.
Il più breve Journey è più vicino al formato fratturato e dissonante della musica da camera puntinista: l'improvvisazione vocale è più veloce e più dura, imitando la rapida effusione di toni di tastiere e percussioni.
Le emozioni risorgono nei 16 minuti di Return, un secondo tour de force di canti disperati.
Buckner riesce a essere efficace sia quando descrive l'ansia con un canto relativamente tonale, sia quando dipinge arazzi astratti con suoni atonali discreti.

Contexts (Mutable, 2005) raccoglie tre improvvisazioni (assolo, con David Darling al violoncello e con Borah Bergman al pianoforte) e una composizione di Earl Howard, ILEX (eseguita da Buckner alla voce, Earl Howard all'elettronica, Gustavo Aguilar alle percussioni e Wu Man al pipa). L'assolo è il momento clou dei tre brani di Buckner: un'invocazione monolitica, lugubre e nostalgica che sembra provenire da un altopiano desertico di un altro pianeta. Questo mostra il melisma fratturato di Buckner in tutto il suo fascino emotivo. Il duo di violoncelli è un pezzo più colloquiale in cui la voce esplora una gamma più ampia di suoni, saltando spesso da un estremo all'altro, e si concentra sulla dinamica piuttosto che sull'intensità. Il pezzo per pianoforte è una vetrina pianistica: per quanto la voce di Buckner sia al centro della scena, è il sottofondo gorgogliante di Bergman a rubare la scena.

Totem (Mutable, 2006) raccoglie sette improvvisazioni in duo tra Thomas Buckner e il flautista francese Jerome Bourdellon, dedicate a un gruppo di sculture di Alain Kirili. L'umore varia dal severamente spettrale al grottescamente dadaista. La loro struttura varia dall'interazione casuale alla geometria intrecciata. Il suono spazia dalla cacofonia alla melodia. A volte si impegnano in duetti a percussione. A volte sembrano semplicemente ascoltarsi a vicenda, a disagio nel prendere l'iniziativa. La voce si abbassa al livello del rumore indistinto, dell'imitazione dell'animale, dell'ululato del pazzo. Lo spettro è molto ampio, ma c'è un senso di unità di fondo che deriva dalla personalità di Buckner, un'improbabile fusione tra i Pere Ubu di Alfred Jarry, teatro espressionista e il silenzio di John Cage.

Timeless Pulse Quintet è un quintetto formato nel 1991 da Thomas Buckner (alla voce), Pauline Oliveros (alla fisarmonica), George Marsh (alle percussioni), Jennifer Wilsey (alle percussioni), David Wessel (elettronica live).
È stato documentato per la prima volta su Timeless Pulse Quintet (Mutable, 2007), che raccoglie cinque improvvisazioni del 2005. I due momenti salienti sono i 21 minuti di 21 e Just Play (quarta traccia, non terza come elencato sul CD). Il primo si evolve attraverso una tensione caotica di opposti polari. Le duplici forze della voce e della fisarmonica si confrontano e si completano a vicenda, con le percussioni e l'elettronica dal vivo che forniscono per lo più uno sfondo, più che un contrappunto. Il flusso è calmo e organico. C'è un senso di unità e di scopo nella meditazione collettiva. Quest'ultimo ha una qualità più nevrotica e frammentata. La voce occasionalmente sovrasta l'armonia, ma qui gli strumenti sono per lo più su un piano di parità durante tutto il procedimento, un fatto che lo rende meno coeso e più aperto.

Luminescenza - Canto - Conceptuality (Mutable, 2008) presenta composizioni di Annea Lockwood, Tania Leon e Petr Kotik.

Flutes and Voices (Mutable, 2010) è stata una collaborazione con il flautista Robert Dick, un altro musicista che cercava di suonare il suo strumento in modi assolutamente innovativi. È difficile identificarsi con la musica quando è solo un vocabolario di suoni gutturali, sibilanti e striduli, come accade in In the Land of Perfect Days e Certain Gravities, ma quando il vocabolario si fonde in una lingua, la musica raggiunge una profondità psicologica sufficiente a giustificare gli enormi sforzi degli artisti. Per esempio, l'inferno dai toni angosciati di Bones of the Tongue sembra esprimere un disperato bisogno di comunicare di fronte a un'incurabile insicurezza. Broadcasted Alive sembra a volte ancora più disperato nell'articolare sentimenti intimi, al limite di un attacco epilettico, per poi crollare nel silenzio più assoluto. Spesso sembra più teatro che musica.

Thomas Buckner (voce baritonale), J D Parran (sassofono basso, flauto contralto, flauti di bambù, mbira), Mari Kimura (violino) e Earl Howard (elettronica, saxello) hanno formato il Particle Ensemble, documentato live su Particle Ensemble (2012): i 29 minuti di Frond, di Earl Howard, i 23 minuti di Pundititis, di J D Parran, e i 26 minuti di Duo Improvisation, di Thomas Buckner & Earl Howard .


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