- Dalla pagina su Harold Budd di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Stefano Iardella)

In breve:
Harold Budd, uno dei padri fondatori della musica ambient, creava cartilagini zuccherine, vellutate e tintinnanti come Bismillahi Prahmani Brahim (1978), Children On The Hill (1981), Abandoned Cities (1984), Dark Star (1984), Gypsy Violin (1987), che enfatizzavano la qualità ipnotica del ronzio e della ripetizione.


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi)

Bio:
Harold Budd (nato a Los Angeles nel 1936 e inizialmente avviato al jazz) condusse per anni ricerche sulla qualità grafica della musica (un brano si giudica dalla bellezza del suo spartito), sulla possibilità di comporre musiche modulari (brani che possono essere usati in qualsiasi ordine e combinazione) e sulla gestualità più radicale (brani che consistono semplicemente nella sequenza di azioni che l'esecutore deve compiere).
I suoi primi esperimenti elettronici comparvero su The Oak Of The Golden Dreams (Advanced, 1972), un album contentente anche la suite minimalista The Oak Of The Golden Dreams di Budd per sintetizzatore. Una delle sue prime composizioni, Intermission Piece, è da suonarsi in maniera del tutto casuale ma soprattutto "in assenza di pubblico". Lirio (agosto 1970) fu una performance solista per gong di 24 ore, The Candy-Apple Revision e Unspecified D-flat Major Chord sono altre composizioni dell'epoca. Solo Madrigals Of The Rose Angel (1972), per coro di cantanti in topless, arpa, piano, percussioni, celeste e coro, fece presagire la sua vera vocazione.

Benché fosse dal 1969 uno dei principali ricercatori al California Institute Of Arts, trovò soltanto in Inghilterra, nove anni dopo, alla corte di Brian Eno, l'occasione per emergere.

La cartilagine di Bismillahi Prahmani Brahim, pubblicata su Pavilion Of Dreams (novembre 1976 - Obscure, 1978), che raccoglie musiche dei primi anni '70, ispirata a un motto del Corano e orchestrata per il sassofono di Marion Brown, è una vertigine nel nulla: un gorgo lento e fioco inghiotte le note estatiche del sassofono, le tempere del pianoforte, i rintocchi dell'arpa, i bisbigli delle marimba. È una musica mistica e crepuscolare, per certi versi avvicinabile alla liturgia tibetana, ma altrettanto radicata nella tradizione del free-jazz più mistico (John Coltrane, Pharoah Sanders). Sogni e specchi sono gli elementi di cui è costituita la materia del suo universo.
A loro volta i brevi aforismi che inzuccherano i suoi dischi sono scrupolosi appunti per il grande progetto "ambientale" di Eno, mistici e introversi ralenti che annullano ogni emozione. Si tratta di moderni madrigali, come Budd stesso li aveva definiti ai tempi di Madrigals Of The Rose Angel e Madrigals, entrambi per mezzo-soprano, pianoforte e arpa, entrambi lenti e ineffabili respiri mentali.


(Tradotto da Davide Carrozza)

La sua musica, dedicata a "padiglioni di sogni" (titolo della prima raccolta) e a "vassoi di specchio" (titolo dell'album in coppia con Eno che lo rivela), in Plateaux Of Mirror (Obscure, 1980) è vellutata ed eterea, aritmica e ripetitiva, intessuta di fili sonanti, di vibrazioni impercettibili e di tintinnii minimi, ma non rende completa giustizia alla visione di Budd. La sonata pianistica per carillon in First Light, l'aria jazz lounge riverberata e al rallentatore di The Plateaux Of Mirror, la calda brezza della fantasia free form An Arc Of Doves sono piacevole muzak di sottofondo ma non riescono a catturare veramente l'immaginazione. Not Yet Remembered sperimenta con la voce ma alla fine suona come un'imitazione da principianti dei Pink Floyd dell'era psichedelica. In generale, il piano è suonato in maniera troppo piatta (anche per essere musica che non vuol essere rilevante) e gli arrangiamenti detraggono più che accrescere. C'è un'intensa melodia in Among Fields Of Crystal ma il piano non sa come completarla.


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi)

La sonata per pianoforte di Children On The Hill su Serpent/Children Of The Hills (Cantil, 1981), resterà uno dei capolavori dell'avanguardia minimale e ambientale, quasi un carillon straniato d'altri tempi, colonna sonora per tristi serate autunnali. Questa musica tonale, melodica, è la versione laica del minimalismo di LaMonte Young.


(Tradotto da Davide Carrozza)

Una collaborazione con Brian Eno e Daniel Lanois, Pearl (EG Records, 1984), fruttò un'altra galleria di acquerelli onirici e ambient. I limiti sono gli stessi di Plateaux Of Mirror: l'esecuzione al piano è minimale non solo in quantità ma anche in qualità, quindi le melodie di Late October e The Pearl non hanno possibilità di prosperare. Nel migliore dei casi, l'arrangiamento elettronico new-age è maldestro. I pezzi migliori puntano su ambientazioni oniriche ed esotiche, come A Stream With Bright Fish e An Echo Of Night, o su affreschi impressionistici di paesaggi cosmici, come Against The Sky.


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi)

Nella suite elettronica Dark Star Budd abbandona l'approccio epigrammatico e lezioso a favore di una suite drammatica, oppressiva e pantagruelica, risonante sulle armoniche più cupe e minacciose della sua carriera, una sorta di ronzio mantrico ininterrotto con la suspence di un thriller, doppiata dall'angoscia apocalittica di Abandoned Cities/Dark Star (Cantil, 1984), vibrazione subsonica che somiglia al lento salmo di un organo a canne. Sono brani in cui l'idea di fondo viene estremamente dilatata, come per tendere all'accordo perpetuo che costituisce, secondo diversi popoli orientali, il fine ultimo dell'universo.

Dopo aver registrato con Elizabeth Frazer e Robin Guthrie dei Cocteau Twins il mediocre Moon And The Melodies (4AD, 1986), sul quale sciorina alcune delle sue atmosfere estatiche e cristalline (Ghost Has No Home, Memory Gongs), Budd approda sull'album Lovely Thunder (EG Records, 1987) a un sound più grigio e pessimista con Flowered Knife Shadows (nuova versione di Ghost), vertigine oscura e deforme di pianismo diffratto, e Gypsy Violin, estatica e solenne, glaciale e tenebrosa, requiem fermato sulla nota più tragica del coro e perturbato da struggenti e desolate melodie di violino.

L'evoluzione naturale della musica delicata e impalpabile di Budd è verso il sound lento e maestoso della new age, come confermano anche gli acquerelli cosmico-ambientali dell'album White Arcades (Land, 1986 - Opal, 1988): il flusso di coscienza denso, corale, vellutato, luccicante e tintinnante di White Arcades, la galattica in punta di piedi Balthus Bemused By Color, l'esotica apoteosi per archi e marimba di The Real Dream Of Sails. L'evoluzione nel synth-pop di The Child With A Lion, cornucopia di struggenti melodie, è meno benvenuta. Pavilion e Pearl tentavano lo stesso formato (la breve vignetta impressionista), ma fallirono perché si affidavano troppo al piano. White Arcades è un successo perché negli altri album l'arrangiamento dava più sostanza all'atmosfera. Ciononostante, quest'album vanta una delle migliori fantasie di Budd per piano: Algebra Of Darkness.

Le opere degli anni '90 ripiegano su schemi sempre più elementari, dimostrando una certa carenza di idee: She Is A Phantom (New Albion, 1994) tenta di rinnovare il sound aggiungendo un ensemble (clarinetti, tastiere e percussioni), e comprende stucchevoli brani di poesia letti da Budd stesso. Non è neppure chiaro quale sia l'esperimento tentato in Music For 3 Pianos (All Saints, 1993), che flirta con la musica classica.

Through The Hill (All Saints, 1994) si avvale degli arrangiamenti eccentrici di Partridge degli XTC.


(Tradotto da Davide Carrozza)

Le brevi composizioni da camera di By The Dawn's Early Light (Opal, 1992) suonano come semplici appunti per composizioni mai materializzate. Tentare di riscaldare l'atmosfera con interventi alla chitarra elettrica non è l'idea migliore per introdurre novità nel suono di Budd. I droni di chitarra danno la sensazione di hare-krishna in Down the Slopes to the Meadow (la composizione più lunga, con i suoi sette minuti). È originale come viene. Con gli archi si tenta di creare un'atmosfera da adagio (Boy About 10, The Photo of Santiago McKinn), ma mancano melodie memorabili. Quel che non è rovinato dalla chitarra, è rovinato dalle voci (altra pessima idea).

Walk Into My Voice (MaSo, 1996) è una collaborazione con Daniel Lentz e Jessica Karraker. Budd e Lentz, due compositori tra i più influenti della musica contemporanea, che avevano già collaborato in Music For 3 Pianos (All Saints, 1993), scrivono ed eseguono le "colonne sonore" per 33 brevi frammenti di poesia recitati dalla Karraker. I testi appartengono a poeti della cosiddetta "beat generation" (Ferlinghetti, Patchen, Levertov, etc), che provavano a creare l'analogo letterario delle improvvisazioni jazz. Le partiture di Budd sono leggere e sparse e lasciano la voce in primo piano. Ricordano le opere più colloquiali di Ashley. Comprate il CD se siete interessati al parlato altamente sofisticato. La musica di Budd è un dettaglio minore.

Glyph (Mute, 1995), una collaborazione con Hector Zazou, offre più poesia parlata, per chi la sopporta.


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi)

Luxa (All Saints, 1996), il primo vero disco dal 1991, contenente vignette per piano, sintetizzatore e strumenti etnici, fatica a ritrovare il suo stile. Ancora sotto l'influenza dei Cocteau Twins, Budd si adagia nelle soporifere A Sidelong Glance From My Round Nefertiti e Feral.

La musica di Budd, fatta di riverberi infiniti e di apparizioni fugaci, ora liriche ora lugubri, tesse una filigrana ineffabile di piccoli suoni elementari. Budd discretizza il minimalismo fino a renderne vano il processo di costruzione graduale del suono, fino a dissolverne l'alchimia dei timbri in un flusso amorfo di vibrazioni. Budd non è più riuscito, però, a ripetere la tenera rarefazione di Bismillahi Prahmani Brahim, né la lirica cantabilità di Children On The Hill, ed è man mano affondato nel grigio torpore di Dark Star, Abandoned Cities e Gypsy Violin, a tentare di umanizzare l'onda immane di LaMonte Young.

Gli onirici, languidi, luccicanti vagiti melodici che sono diventati il suo marchio di fabbrica sono anche diventati lo stereotipo della musica "ambientale". Dell'invenzione originale di Eno è rimasto ben poco, e quel poco che è rimasto è tutto nella musica di Budd.


(Tradotto da Davide Carrozza)

Il meno ambizioso Room (Atlantic, 2000) riprende nelle melodie il lirismo degli esordi.

Avalon Sutra/As Long As I Can Hold My Breath (Samadhi Sound, 2005) fu annunciato come la registrazione finale di Budd. Il primo disco è un ciclo di vignette ambient di Budd (alcune per solo piano, tre Arabesques con il sassofono di John Gibson, e sonate con archi, tra cui As Long As I Can Hold My Breath). Il secondo disco è un remix di Akira Rabelais.

Budd ha anche composto uno String Quartet (2001) in quattro movimenti e uno String Quartet (2003) in cinque movimenti.

Fragments from the Inside (2005) è una collaborazione con il chitarrista Eraldo Bernocchi.

In The Mist (Darla, 2011) contiene i cinque movimenti di The Whisper per solo piano, i tre movimenti Gunfighters per piano ed elettronica glitch, e il quartetto per archi Shadows in cinque movimenti. Qui Budd fonde le sue ambizioni neoclassiche con la sua maestosa deriva d'annata. È tornato a scavare nel suo postulato originale, quel silenzioso ibrido di malinconia e oblio, come se fossero lo stesso stato d'animo a volume bassissimo, per poi dividersi a volume più alto in un caso di rottura spontanea di simmetria, come previsto dalla fisica dei quanti.


(Tradotto da Stefano Iardella)

Il live per solo piano Perhaps (dicembre 2006) ÃĻ stato un memoriale per il compositore James Tenney.

Harold Budd ÃĻ morto alla fine del 2020 di Covid-19, all'età di 84 anni.


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