- Dalla pagina su Tony Gerber di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi)

Tony Gerber, enfant prodige dell'elettronica (basato a Nashville) che si costruì da sé il primo sintetizzatore all'età di quattordici anni, crebbe in Indiana ma gli studi lo portarono nel 1981 a Nashville, dove nel 1983 aprì una galleria d'arte.

Presto cominciò ad organizzare anche spettacoli multimediali ("Space For Music"), per i quali cominciò a scrivere le musiche. Fu così che nel 1985 aprì il primo studio digitale di Nashville, attorno al quale si focalizzò la scena d'avanguardia della zona (fra gli altri, Giles Reaves). Gerber divenne famoso per le sue esibizioni "pirotecniche", durante le quali suona le tastiere elettroniche bardato di fuochi artificiali. Oggi il suo studio produce video multimediali per scopi sia commerciali sia artistici.

Blue Western Sky propone in maniera più professionale la sua musica languida ed eterea. L'arte astratta di Gerber si esprime al meglio nel fluttuare subacqueo di As Time Passes e nello strimpellio astrale di The Lunar Crossing.


(Tradotto da Stefano Iardella)

Gli Spacecraft sono Gerber con il compositore John Rose e la cantante Diane Timmons.
Pubblicarono Spacecraft (Lektronic Soundscapes, 1997), che include anche Chris Blazen ed è messo in risalto dai 22 minuti di Zero One e dai dieci minuti di Destination Infinity.

L'album dal vivo Hummel (Lektronic Soundscapes, 1998) è una buona panoramica della loro arte. I 16 minuti di The Summon sono divisi in due parti: la prima parte inizia con languidi toni psichedelici della chitarra che si trasformano in un "om" spirituale ancora più lento e profondo per elettronica ronzante e una lontana voce femminile; a metà strada, l'esperienza psichica sfuma in un ritmo robotico cullato da delicate sfumature metalliche. Hummel, da 15 minuti, è un poema sinfonico alla Klaus Schulze, un dramma tranquillo di sintetizzatori melodici punteggiati da sequenziatori ondulati e (dopo sei minuti) con una fibrillazione simile a un gamelan e (dopo nove minuti) con un ticchettio ipnotico che alla fine (dopo undici minuti) si trasforma in un fischio melodico. Entrambe queste lunghe escursioni dimostrano la capacità narrativa dei musicisti, che riescono a passare da un motivo all'altro senza soluzione di continuità, fluidità, eleganza, senza provocare alcun trauma ma aumentando gradualmente la carica emotiva dello "spazio" che i suoni "creano".
Le abilità pittoriche del trio sono messe in evidenza nel caos galattico di Exploration in Space e nelle cascate di scintillii di Domes of Light. Astrollenium, un salmo senza parole e piuttosto statico, introduce la voce (femminile), un esperimento che prosegue nel pezzo dal suono medievale De Profundis. Ma questi due brani difficilmente conservano la magia delle suite strumentali.

Giles Reaves si unì al trio per Earthtime Tapestry (Lektronic Soundscapes, 1999), un lavoro molto meno ambizioso. L'atmosfera è per lo più vivace e ballabile (Earthtime Tapestry, Stepping Lightly, Cycles), la pittura sonora è spesso sterile ripetizione (Living World ). L'eccezione degna di nota sono i nove minuti di Dreams of One, in cui un lamento femminile alla deriva in una giungla di tintinnanti dispositivi elettronici crea un'atmosfera nostalgica e disperata.

La musica è stata realizzata con meno cura su Kaleida Dreams (SFM, 1999), Musical Meditation for World Peace (SFM, 2001), Cybersphere (SFM, 2001) e Summer Town (SFM, 2001).

John Rose ha anche pubblicato l'album solista Cosmogenesis (SFM, 2001).


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