- Dalla pagina su Tom Hamilton di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Stefano Iardella)

Tom Hamilton, da non confondersi col bassista degli Aerosmith, veterano improvvisatore elettronico e collaboratore di Robert Ashley, ha registrato il suo importante album solista soltanto due decenni dopo l'inizio del suo coinvolgimento con la musica d'avanguardia: London Fix (2004).

Hamilton e il chitarrista jazz Bruce Eisenbeil, che aveva già pubblicato 12 album da solista, hanno unito le forze per registrare (dal vivo, in studio) i duetti di Shadow Machine (Pogus, 2009) che sembravano rifarsi alla prima musica elettronica di Karlheinz Stockhausen. In Dusting Off Dada il sintetizzatore di Hamilton spara schizzi casuali di rumore sui toni fratturati della chitarra. In Dryer Mouth la chitarra di Bruce Eisenbeil emette rumori caotici che alla fine evocano dure risposte elettroniche. In Shadow Machine appare una finzione di armonia convenzionale, ma è come se due ubriachi cercassero di intonare un coro. Dot Dot Dot è ciò che suggerisce il titolo: suoni tintinnanti così astratti che è difficile dire quale strumento li stia producendo. In Waleye Spawn il sintetizzatore emette piccoli rumori di roditori mentre la chitarra cerca di articolare un discorso robotico, finché l'elettronica non esplode e rilascia enormi droni di marea. Altri piccoli animali emergono in The Salt Eaters, combattendo l'uno contro l'altro e contro la fastidiosa chitarra. Gli animali del sintetizzatore sembrano urlare nella prima metà di Little Left on the Left, come se fossero terrorizzati. Silver Through a Straw contrappone grilli elettronici e alieni di cristallo a un odioso Hendrix dilettante. Questi casi "linguistici" (guidati più dalla scelta timbrica di Hamilton che dalla sequenza narrativa degli eventi) costituiscono i momenti migliori dell'album. Questa registrazione rappresenta Hamilton che usa il sintetizzatore come uno strumento altamente creativo e selvaggiamente dissonante.

Local Customs (Mutable, 2009) è un lavoro di improvvisazione elettroacustica collaborativa in cui il timido e sommesso sintetizzatore di Tom Hamilton dialoga con gli strumenti dal vivo (flauto, clarinetto, trombone, basso, percussioni), producendo il maestoso adagio di Corral, la disgiunta fanfara jazz di Counterpoint Four, la solenne ninna nanna di All the Mapping Shifted.

Pieces For Kohn/ Formal and Informal Music (Kvist, 2010) ripubblica i primi esperimenti prodotti durante i suoi anni a St Louis.
Crimson Sterling (Somnath, 1973) in tre movimenti giustappone cacofonia free-jazz, suoni elettronici dadaistici e una semplice fanfara di fiati ronzanti.
Pieces for Kohn (Somnath, 1975) consiste di quattro pezzi elettronici tipo Morton Subotnick.
Il poema elettroacustico Formal and Informal Music (Somnath, 1980) gioca con fibrillanti pattern elettronici che evocano un remix a fuoco rapido di Rainbow in Curved Air di Terry Riley, strumenti a fiato free-jazz e percussioni esotiche.


- Torna alla pagina su Tom Hamilton di Piero Scaruffi -