- Dalla pagina su Earl Howard di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Stefano Iardella)

Earl Howard (nato nel 1951 a Los Angeles) ha iniziato a fare musica dopo essersi diplomato al California Institute of the Arts (1974), ma si è poi trasferito a New York. Sassofonista virtuoso che ha ampliato i confini dello strumento con composizioni come Cinco Centavos (per sassofono solista) e Naked Charm (per sassofono e nastro magnetico) e i 5 Saxophone Solos (Mutablemusic, 2005), e frequentatore abituale del Knitting Factory, Howard ha successivamente spostato la sua attenzione verso l'elettronica dal vivo, la musica elettronica su nastro e la musica da camera per strumenti elettronici e acustici. Si è concentrato sulla sovrapposizione di suoni elettronici/manipolati alle performance dal vivo, come in Quarks, Pancho Via's Spoon e Nomad (per elettronica dal vivo e ensemble), Fire Song (maggio 1999) per hyperpiano (Denman Maroney) ed elettronica, ed Entanglement (2000), per sassofono e Creatophone (Curtis Roads al Creatophone), mentre i pezzi elettronici del live Pele's Tears (ottobre 1992), con un sassofonista contralto, un suonatore di tuba e un bassista, mostravano un approccio più tradizionale.

La miscela di composizione, improvvisazione e "caso" è esattamente ciò in cui consiste la vita su questo pianeta.
Quindi non sorprende che le composizioni di Howard sembrino "crescere" mentre vengono "suonate". Non sorprende nemmeno che il suo lavoro sia spesso "composto per" ed "eseguito da" musicisti della tradizione jazz.

Anthony Davis ha registrato il suo Particle W (Gramavision) per pianoforte e nastro e ha commissionato Monopole (1985) per due pianoforti e nastro, mentre il batterista Gerry Hemingway ha registrato sia C & D, su Solo Works (1980), la prima composizione documentata di Howard, sia D.R. (Auricle), entrambi per percussioni soliste.

Strong Force (novembre 1999 - Mutable, 2003) è stato presentato in anteprima nell'autunno del 1999. La versione su CD, eseguita da Howard al sintetizzatore, Anthony Davis al pianoforte, Gerry Hemingway alle percussioni, Anne LeBaron all'arpa ed Ernst Reijseger al violoncello, è divisa in cinque movimenti. Nel panorama musicale odierno, ben poco è più complesso e impegnativo delle composizioni per ensemble di Howard, così estranee alla melodia e al ritmo da risultare cacofoniche. Ogni movimento si basa sul contrappunto e sulla giustapposizione, non sullo sviluppo narrativo. Ci vuole un po' per rendersi conto che il sintetizzatore viene utilizzato come strumento alla pari degli altri, non come una "novità" che "deve" per forza svolgere un ruolo diverso, e per capire che pochissimi musicisti sono riusciti a demistificare l'elettronica come fa Howard. Quando, per esempio, prevalgono i toni aspri, Howard resiste alla tentazione di usare il sintetizzatore per sovrastare gli altri. Anzi, si potrebbe persino affermare che, il più delle volte, Howard non usa affatto il sintetizzatore come una tastiera. Tutti gli strumenti sono semplicemente strumenti nelle mani dei musicisti: sono i musicisti, non gli strumenti, a creare la musica. Questi flussi freddi, frammentari, liberi e aperti richiamano alla mente, alternativamente, il Concerto for Nine Instruments di Anton Webern, la Piano Sonata di Elliott Carter, il Quatour di Olivier Messiaen, la musica da camera di Roscoe Mitchell, John Cage e molti altri.
È quasi un riassunto di 50 anni d'avanguardia, ma da una prospettiva diversa, più "biologica" e meno eroica.

Five Saxophone Solos (ottobre 2004 - Mutable, 2005) è finora la dimostrazione più ambiziosa della tecnica estesa di Howard allo strumento. I cinque brani condividono un'estetica comune: sono entità complesse costruite a partire da semplici entità.
Sebbene ciò possa essere vero anche per i celebri assoli di Anthony Braxton, questi ultimi utilizzavano metodi e razionali per organizzarli. Qui il flusso delle unità elementari è più spontaneo, simile a quello di un bambino che sta appena iniziando a pronunciare “i rudimenti del suono e del linguaggio” (parole sue). Si tratta di cascate di unità di linguaggio primordiali, non intese a creare schemi sonori astratti, ma a trasmettere emozioni primordiali. La prima improvvisazione (della durata di dieci minuti) è quasi esuberante, enfatizzando una qualità infantile, spensierata e cantabile che occasionalmente sfocia in un lamento romantico. La qualità romantica è evidente nell'elegia che apre la seconda improvvisazione e che rimane al centro delle sue eleganti e alquanto malinconiche variazioni. La qualità infantile (l'esplorazione sorpresa del paesaggio linguistico) alimenta invece la terza improvvisazione, il cui sviluppo instabile e irregolare è più vicino nello spirito a una filastrocca o a un soliloquio sognante che a una fantasia jazz. Il quarto brano ne è l'alter ego: la sua dinamica lenta, cupa e coerente evoca un'età più avanzata, in cui il linguaggio è stato padroneggiato e viene utilizzato per trasmettere significato, un significato doloroso, ma a discapito del divertimento sfrenato.
La quinta e più lunga improvvisazione (21 minuti) esplora una gamma di suoni più ampia e selvaggia, portando così l'esecutore (piuttosto che l'esecuzione) al centro della scena. Sia gli elementi infantili che quelli malinconici dei brani precedenti affiorano in momenti diversi, ma nel complesso si tratta di una dimostrazione più tecnica del linguaggio dell'esecutore.

Contexts (Mutable, 2005) di Thomas Buckner contiene un'esecuzione di 27 minuti di ILEX (2004) di Howard per voce, elettronica, percussioni e pipa, una delle sue opere più astratte e dinamiche. La voce vibrante ed esplosiva di Thomas Buckner le conferisce una qualità drammatica (in particolare nel finale malinconico) che contrasta con l'assemblaggio caotico di suoni provenienti dagli strumenti e dall'elettronica.

Clepton (2007) contiene una versione di 38 minuti di Clepton (ottobre 2006) per Earl Howard al sintetizzatore ed elaborazione dal vivo, Georg Graewe al pianoforte, Ernst Reijseger al violoncello e Gerry Hemingway alla batteria. Documenta anche una vecchia esecuzione, Rosebud (aprile 1989).

Granular Modality (2012) include: Bird 3 (marzo 2006) per sintetizzatore, Strasser 60 (novembre 2009), 2455 (novembre 2009) per sassofono contralto; Crupper (novembre 2009) per koto e sintetizzatore.

Earl Howard (sax contralto ed elettronica) ha formato i Sonic Fiction Special con Frank Gratkowski (clarinetti), Gerry Hemingway (batteria e percussioni), Georg Graewe (pianoforte) e Laura Strobl (viola), e ha pubblicato l'album Banding Patterns (marzo 2025).


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