- Dalla pagina su Philip Jeck di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Stefano Iardella)

Il turntablist britannico, tecnico del campionamento e scultore del suono Philip Jeck (1952) ha fuso la creatività di Christian Marclay e David Shea con il terrorismo del campionamento di John Oswald e Negativland.

Jeck ha iniziato componendo musiche per i pezzi di danza di Laurie Booth e ha raggiunto la fama con l'installazione Vinyl Requiem (1993) per 180 giradischi, 12 proiettori di diapositive e due proiettori cinematografici. Le sue prime registrazioni erano già ossessionate dal vinile vintage, dai rumori che il "performer" può estrarre dal processo e dai "suoni" contenuti nelle registrazioni.
Loopholes (Touch, 1995), dieci brani per loop su nastro e tastiera Casio economica, dimostra come si possano usare frammenti di dischi per costruire imponenti sinfonie elettroniche come Anatomy, strazianti trenodie come Ulster Autumn e jam dance dall'energia negativa come Louie's Riddle.

Surf (Touch, 1999) ha utilizzato la stessa tecnica di looping per creare composizioni leggermente più dinamiche. Se Surf Finger, in più parti, suona indulgente e incoerente, Spirits Up funziona bene come mezzo per viaggiare da una dimensione all'altra, e la nebulosa di polvere rotante di Box Of Lamb svela persino un certo pathos. 1986 - Frank Was 70 Years Old contiene la citazione letterale di un riff di chitarra che si trasforma in un martellante suono industriale. I Just Wanted To Know svela persino una melodia.

Il doppio CD Vinyl Coda I-III (aprile 2000 - Intermedium, 2000) raccoglie tre lunghe performance soliste per giradischi e dischi preparati in cui Jeck mette in pratica il suo trucco di mixare frammenti di vecchi dischi con un torrente di rumori di giradischi, ottenendo un nuovo tipo di musique concrete. In Vinyl Coda I, di 22 minuti, un pattern ripetitivo quasi blues si dissolve in suoni informi e droni elettronici. Vinyl Coda II, di 62 minuti, è la narrazione più compiuta dei tre. Esplora un vasto spazio di suoni trovati, ma li organizza in un modo che scorre come un flusso di coscienza, come una versione digitale dei collage di Alvin Curran, fino al suo finale criptico e inquietante. Vinyl Coda III, di 44 minuti, si apre con un sibilante muro di glitch, poi si trasforma in una macchina industriale, poi vira verso percussioni etniche e si conclude di nuovo con una metronomica da fabbrica. Le transizioni sono forse troppo arbitrarie. Vinyl Coda III è stato ripubblicato nel 2019 come brano di 45 minuti.

Vinyl Coda IV (Intermedium, 2001) aggiunge un'altra monumentale improvvisazione di 45 minuti, in cui il suo metodo di combinare loop di nastro e glitch raggiunge una ripetizione quasi tribale.

Queste sono le opere che mostrano Jeck all'apice del suo virtuosismo artistico.

Viny'l'isten (marzo 2002) documenta un'esibizione dal vivo da solista di venti minuti e un duetto di trentuno minuti con Claus van Bebber.

Soaked (maggio 2002 - Touch, 2002), una collaborazione con lo scultore sonoro danese Jacob Kirkegaard, suona come una sorta di battaglia tra analogico e digitale.
Live at ICC (Touch, 2002) e Stoke (Touch, 2002) raccolgono altre esibizioni dal vivo.
Invisible Architecture #1 (luglio 2000 - Audiosphere, 2002) documenta un'esibizione dal vivo con Martin Tetreault e Yoshihide Otomo.
Full Moon Warship (Vergilreality, 2003) è una jam con Vergil Sharkya alla chitarra e Stefen Kazassoglou al violoncello.

Host (Bubble Core, 2003) contiene un tour de force di rumori di giradischi, i 24 minuti di Skew, che ricordano un incontro tra Gordon Mumma e Jimi Hendrix, e i 14 minuti di Accomodation, un violento vortice di campionamenti.

7 (Touch, 2003) contiene sette brani che costruiscono tessiture aliene partendo dai suoni puri del giradischi (il frenetico e fibrillante Bush Hum, simile a un raga) e, occasionalmente, da dischi veri e propri (Now You Can Let Go, usato come pattern ripetitivo per un concerto glitch-minimalista). È una delle sue escursioni più esperte e inventive nell'arte astratta. Il rombo svolazzante di Wholesome richiama la musica cosmica, fatta eccezione per la ruvida consistenza dei droni e per i rumori metallici in sottofondo. Verso la fine del brano, sembra un'orchestra di violoncelli. Veil, di dieci minuti, è l'apice atmosferico e ambientale dell'album, un cupo drone statico da cui si erge un motivo melodico cullante, simile a quello del violoncello, che diventa predominante ma anche sempre più dilatato fino a scomparire nella polvere ronzante di una galassia. I timbri di Museum cambiano rapidamente da una fanfara di corni allungata in un drone a una frase d'organo ripetitiva su un rombo stridente. Pennies crea un'atmosfera gotica con rumori organici criptici e un lugubre drone di sottofondo.

Songs For Europe (Asphodel, 2004) è una collaborazione con Janek Schaefer che costruisce paesaggi sonori ambient a partire da vecchi dischi greci e turchi.

Sand (Touch, 2008) ha abbandonato completamente il formato discontinuo e glitchato dei suoi esordi per dedicarsi a paesaggi sonori cristallini, lenti e quasi-ambient. Unveiled è un viaggio cosmico ovattato. La Fanfare Song Trilogy in tre movimenti unisce i droni ondeggianti e roboanti di Fanfares con la trance subliminale di undici minuti di Fanfares Over.

Suite (Touch, 2008) documenta un'esibizione dal vivo del 2006.

Spool (The Tapeworm, 2009) manipola il suono di un basso.

Il singolo Spliced (Touch) documenta un'esibizione dal vivo con il tastierista Marcus Davidson.

An Ark For The Listener (Touch, 2010), un concept ispirato alla poesia di Gerard Hopkins “The Wreck of the Deutschland”, è composto da vignette psicologiche come la soprannaturale ed eterea Ark, la suspense di Twentyninth e l'anemicamente organica The Pilot (Among Our Shoals); ma sembra un lavoro leggero e un po' disorientato rispetto alle sue opere principali.

Poi sono arrivati: Cardinal (2015), per “giradischi Fidelity, tastiere Casio, basso Ibanez, lettori minidisc Sony, pedali per effetti Ibanez e Zoom, percussioni assortite e un mixer Behringer”; il live Iklectik (2017); il live Arcade (2018); Stardust (2021) con Faith Coloccia dei Mamiffer; e il live Resistenza (2022).

Jeck è morto nel 2022, all'età di 69 anni.


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