- Dalla pagina su Osamu Kitajima di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
Il giapponese Osamu Kitajima (Chigasaki, 1949), reduce da un complesso (Launchers) che ebbe un discreto successo negli anni '60 (per via della personalità carismatica del cugino Yuzo Kayama), avviò alla fine del decennio la sua carriera solista tentando di fondere gli strumenti tradizionali giapponesi (come la cetra koto e il liuto biwa) con gli strumenti e le produzioni della musica popolare occidentale.
Dal 1974 residente negli USA, fece scalpore per il suo virtuosismo, anche
se lo mise al servizio di un pop-jazz un po' banale.
Benzaiten (1974) e Osamu (1977) rimangono
comunque dei classici del genere.
Su Behind The Light (1992), cimentandosi a una quantità sterminata di strumenti, dal flauto al sintetizzatore, il giapponese compone calderoni di stereotipi come la lunga Wings of Knowledge e parate di timbri insoliti come Mystic Whisk (in cui accosta le percussioni brasiliane con il flauto, il fitto tintinniio del koto con versi d'uccelli).
Le sterminate suite di The Source (1986), Heavensent (venticinque minuti), Through Cosmic Doors e Eye To I, costituiscono forse il suo vertice formale.
L'EP Beyond The Circle (Higher Octave, 1996) affina lo stile fino a raggiungere uno splendore quasi barocco, spaziando dall'ipnotico Afro-funk di Beyond the Circle (una versione più melodica e meno nevrotica dei Talking Heads) al canto spettrale in stile Estremo Oriente ed Enigma di Blue Fire. Sebbene diversi brani suonino ripetitivi, la produzione è spesso spettacolare: l'atmosfera criptica di Darkness Desired è scolpita da ritmi sincopati e lenti, voci monosillabiche, flauto del quarto mondo, note di pianoforte nostalgiche, jam session funk-jazz psichedeliche; Goldfish Lingo sovrappone poliritmi Afro-funk, diversi loop vocali, tastiere tintinnanti e un flauto delicato.
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