- Dalla pagina sugli Oregon di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Stefano Iardella)

In breve (o quasi):
Gli Oregon erano una propaggine del Paul Winter Consort, con quattro delle migliori scoperte di Winter: il chitarrista acustico Ralph Towner (anche al pianoforte), il bassista Glen Moore (anche al flauto), il percussionista Collin Walcott (tabla, sitar) e l'oboista Paul McCandless (anche lui al corno inglese).
Gli Oregon (che prendono il nome dallo stato natale di Towner e Moore) sostanzialmente continuarono l'esplorazione mistica di Winter degli stili etnici, spostando tuttavia l'enfasi su strutture e timbri e, infine, sulla musica da camera.
La loro sofisticata interazione tra improvvisazione e composizione, jazz e la musica classica, la musica mondiale e quella popolare celavano le miniature metafisiche di Music Of Another Present Era (1972) e i complessi viaggi spirituali di Distant Hills (luglio 1973).
Quest'ultimo ha mostrato che anche i membri stavano maturando come compositori, non solo scultori del suono, in particolare con Mi Chinita Suite e Aurora e Distant Hills di Towner.
Towner divenne rapidamente il principale compositore del gruppo, specializzandosi in caleidoscopi cromatici che incorporavano elementi di jazz, raga, flamenco, musica classica e danza medievale: Tide Pool e Ghost Beads su Winter Light (agosto 1974), Le Vin e Brujo su Together (gennaio 1976), una collaborazione con il batterista veterano Elvin Jones, Interstate su Friends (1976), Raven's Wood su Violin (1977), che conteneva anche la (insolita per loro) improvvisazione di gruppo Violin con il violinista polacco Zbigniew Seifert, Yellow Bell e Waterwheel su Out Of The Woods (aprile 1978), Vessel su Roots In The Sky (dicembre 1979). Il mezzo di base è rimasto lo stesso: calligrafia barocca, desiderio lirico e compostezza austera.

Un tocco di elettronica (dal sintetizzatore di Towner) e toni più jazz (dal sassofono di McCandless) mostravano l'influenza di Pat Metheny e giustificavano il suono introspettivo ed ermetico di Oregon (febbraio 1983), con The Rapids (di Towner).
McCandless fu il compositore principale di Crossing (ottobre 1984), grazie ai suoi squisiti Queen Of Sydney e Amaryllis.
Nel 1984 Collin Walcott morì in un incidente d'auto (all'età di 39 anni) e fu sostituito dal percussionista indiano Trilok Gurtu per Ecotopia (marzo 1987), con Twice Around The Sun di Towner.
Dopo i mediocri 45th Parallel (settembre 1988) e Always Never And Forever (1992), Gurtu se ne andò e il trio sopravvissuto registrò l'inutile Troika (novembre 1993) e Oltre le parole (marzo 1995).

I membri degli Oregon erano tutti brillanti artisti solisti.
Il percussionista degli Oregon, Collin Walcott, fu infatti uno dei percussionisti più innovativi dell'epoca, esplorando il suo stile personale di jazz-rock indiano in Cloud Dance (marzo 1975), con il chitarrista John Abercrombie, il bassista Dave Holland e il batterista Jack DeJohnette, e in Grazing Dreams (febbraio 1977), con Don Cherry e Abercrombie oltre al basso e alle percussioni.

Il chitarrista degli Oregon, Ralph Towner (1940), che era già stato il principale degli Oregon compositore, non era un gran virtuoso, ma aveva pochi rivali nella lavorazione atmosfere seducenti.
Towner ha introdotto la chitarra acustica a dodici corde nel jazz.
Diary (aprile 1973), pietra miliare del jazz introspettivo e meditativo, spaziava da Dark Spirit, una sonata neoclassica per chitarra e pianoforte (entrambi suonati da Towner), alla sarabanda jazz di Ogden Road.
Dopo il mediocre Matchbook (luglio 1974) con il vibrafonista Gary Burton, Towner raggiunge l'apice della magia e della beatitudine Solstice (dicembre 1974), in quartetto con il sassofonista Jan Garbarek, il bassista Eberhard Weber e il batterista Jon Christensen, intrecciando il filigrane oniriche di Drifting Petals, intonando l'esuberante Oceanus e cavalcando le danze del sax-flauto di Nimbus.
Dopo l'evanescente Sargasso Sea (maggio 1976) con il chitarrista John Abercrombie, Towner perfezionò il suo formato nel secondo album dei Solstice, Sound And Shadows (febbraio 1977), un set di cinque lunghi pezzi, ognuno dei quali scintillante di malinconia, dall'inquietante Balance Beam al delicato Arion fino al quasi-psichedelico Songs of the Shadows e a Distant Hills degli Oregon.
Le abilità compositive di Towner raggiunsero l'apice con Batik (gennaio 1978), in un trio con il bassista Eddie Gomez e il batterista Jack DeJohnette, che vantava il colosso jazz-rock di 16 minuti Batik, così come il fragile Trellis e il vivace Waterwheel.
Dopo un altro lavoro jazz, Old Friends New Friends (luglio 1979), con il trombettista Kenny Wheeler, il violoncellista David Darling, il bassista Eddie Gomez e il batterista Michael DiPasqua, e contenente l'orecchiabile Beneath An Evening Sky, Towner adottò un linguaggio più semplice per Solo Concert (ottobre 1979), intrecciando proto-ballate colloquiali e folk. (Chelsea Courtyard) e fiabe senza parole (Spirit Lake).
Cinque anni dopo (1981) fu la volta di un'altra collaborazione con John Abercrombie.
Towner suonava il sintetizzatore, i fiati, la chitarra e le percussioni in Blue Sun (1983).
Slide Show (1985) è stata un'altra collaborazione con Gary Burton.
City Of Eyes (1988) prevedeva un quintetto con McCandless e il suonatore di ottoni Markus Stockhausen. il bassista Gary Peacock e il percussionista Jerry Granelli.
Open Letter (1992) è stata una collaborazione con il batterista Peter Erskine.


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi, traduzione completata da Stefano Iardella)

Bio:
Gli Oregon costituirono una tappa fondamentale lungo la strada che ha portato dal jazz acustico alle sonorità apolidi della new age. Nell'ambito dei musicisti che, a partire dagli anni '70, hanno rivalutato la forma rispetto al contenuto e hanno progressivamente abbattuto ogni barriera geografica e temporale, gli Oregon furono fra i primi e i più influenti.

Il chitarrista Ralph Towner e il bassista Glen Moore (entrambi del 1940) si conobbero nel 1960 all'Università degli Oregon, dove diedero vita a un trio modellato su quello di Bill Evans.
Nel 1968 si trasferirono a New York, e nel 1969 non si lasciarono sfuggire l'occasione di accompagnare il cantante Tim Hardin al festival di Woodstock. Avevano già suonato con il Consort itinerante di Paul Winter e nel gennaio dell'anno successivo decisero di entrare a farne parte stabilmente.

Era il periodo in cui Paul Winter stava elaborando la sua world-music mistica, con uno stile musicale che mutuava prassi e valori tanto dal jazz quanto dalla classica. Oltre al duo degli Oregon, il Consort sfoggiava così il percussionista Collin Walcott, che testimoniava l'influenza del folk africano, e Paul Mc Candless, che suonava l'oboe e rappresentava l'anima classica dell'ensemble.

Da Winter quei giovani musicisti appresero i segreti di un sound in bilico fra mondi musicali così diversi: Terzo Mondo e Occidente, improvvisazione e composizione, jazz e classica. Towner, imparò anche a suonare la dodici corde e compose anche la sigla del Consort, Icarus. Tutti misero a punto uno stile estremamente personale al proprio strumento.

Quando Towner, Moore, Walcott e McCandless fondarono gli Oregon non si proponevano altro che continuare sulla strada del maestro. Anche la loro musica doveva fondere improvvisazione e composizione, jazz e classica, e ispirarsi alle tradizioni asiatiche e africane. L'attrazione principale era rappresentata dalla strumentazione, unica nell'accostare l'oboe della musica classica alle percussioni indiane, la chitarra folk al contrabbasso jazz.

La musica annunciata dal primo album, che si intitola programmaticamente Music Of Another Present Era (Vanguard, 1972), è delicatamente impressionista e visionaria: l'attraversano il respiro della natura, lo spirito della vita, l'incedere dell'universo. Con la loro pioggerella di accordi vellutati e cristallini gli strumenti pennellano teneri acquerelli sospesi nel nulla. E' un disco d bisbigli, di fitti dialoghi sottovoce, di flussi di emozioni semplici.

Duetti surreali di basso e mridangam (Spring Is Really Coming) o di chitarra e pianoforte (Land Of Heart's Desire) rimandano a una sorta di bozzettismo metafico. Dal fosco, abulico, confuso brusio di North Star alla festosa fanfara brasiliana di Sail, dal raga ipnotico di Opening al cicaleccio dissonante di Baku The Dream Eater, dall'aria struggente di The Swan al jazz-rock manieristico di Touchstone, il disco traccia un complesso caleidoscopio di luoghi sonori, mettendo a punto un linguaggio umilmente acustico che a una rigogliosa vena poetica associa strutture narrative articolate e sofisticate.

Quella raffinata ricerca dentro il suono, di timbri e di cadenze, di armonie e di contrasti, si sublima sull'album successivo, Distant Hills (Vanguard, 1973). Towner ne è il padrone assoluto. Oltre a levigare ulteriormente il sound, Towner allunga i tempi delle composizioni, e di conseguenza ne complica la struttura. Tanto intimista quanto anonima, tanto fresca quanto fragile, tanto elegante quanto ambigua, tanto tenue quanto ripetitiva, tanto lirica quanto fiacca, la musica degli Oregon indulge nelle proprie contraddizioni, senza mai tentare una vera sintesi dei vari costituenti fondamentali. E proprio in queste sue contraddizioni trova il proprio valore.
L'ouverture romanticissima di Aurora (destinata a rimanere uno dei loro temi più celebri), il raga flamenco di Dark Spirit, la serenata classicheggiante di Distant Hills, la vibrante sarabanda di Canyon Song, il tenero duetto di contrabbasso e chitarra di Song For A Friend sono tipici dell'umore irreale, crepuscolare, esistenziale che pervade il jazz esotico da camera del gruppo.

Calligrafico fino al paradosso, Winter Light (Vanguard, 1974) mescola e confonde ancor più le sorgenti d'ispirazione del loro sound, accentuando al tempo stesso il senso di mistero. I tempi si dilatano ulteriormente, le note sono ancor più centellinate, la strumentazione sempre più studiata. Il disco è soprattutto più cantabile (la melodia avvolgente di oboe in Fond Librè, l'incalzante ritornello pianistico di Rainmaker) e più ritmato (Poesia, Marguerite). I brani cardine, Tide Pool e Ghost Beads, sono sempre di Towner, e sono anche quelli in cui risultano più evidenti i debiti verso rinascimento e barocco (soprattutto nel modo in cui la chitarra di Towner gestisce il contrappunto e il ritmo). Tutto si svolge all'insegna della perfezione formale: ogni minimo gesto musicale è calcolato in funzione di una suggestione e un effettismo globali. Con questi dischi il sound degli Oregon si afferma definitivamente come un classico della sua epoca e stabilisce un precedente con cui si misurano decine di altri ensemble acustici.

A salutare la raggiunta maturità è In Concert (Vanguard, 1975), più vivace e colorato di quelli in studio.
Together (Vanguard, 1976) con Elvin Jones risulta invece soffocato dalla forte personalità dell'ospite.
Anche Friends (Vanguard, 1976), l'album che ritorna al loro suono tradizionale, non riesce a replicare le atmosfere magiche degli esordi: è una ballata forbita come Grazing Dreams, e non la lunga (e dispersiva) Interstate, a salvare il disco.

Se gli Oregon si erano affermati come un incrocio "serio" fra Third Ear Band e Weather Report, ora si sono adagiati in un freddo formalismo da musica classica, ma senza averne la statura compositiva.
Violin (Vanguard, 1978), con il violinista Zbigniew Seifert e una lunga improvvisazione collettiva (la title-track), non offre alternative a un percorso musicale che si sta rivelando sempre più sterile (il brano più stuzzicante è forse Raven's Wood, che è anche il meno pretenzioso).

Si susseguono così, con scadenza annuale, gli album Out Of The Woods (Elektra, 1978), uno dei loro vertici lirici, Roots In The Sky (Elektra, 1979), Moon And Mind (Vanguard, 1979). Il quartetto è ormai riconosciuto come precursore di un genere di jazz estetizzante, da meditazione trascendentale. Le capacità di composizione e arrangiamento sono certamente all'apice: anche i brani più insulsi vengono nobilitati da partiture di classe e da splendide esecuzioni.
E l'impressionismo esotico degli Oregon trova ancora modo di speculare sul fascino dell'esotico (Yellow Bell da Out Of The Woods, Vessel da Roots, la title-track di McCandless, e The Elk da Moon).

Nel frattempo tutti i membri del quartetto sono diventati abbastanza famosi da potersi permettere delle avventure soliste. Il più fortunato è Towner, che incide a proprio nome fin dal 1973.

Passano tre anni prima che esca Oregon (ECM, 1983), il primo album del gruppo per la ECM, un po' per le difficoltà che il gruppo incontrava a trovare un contratto, un po' per i problemi familiari di Walcott, un po' per il successo solista di Towner.

Gli Oregon erano stati precursori del jazz raffinato di cui l'ECM è fautrice. Il matrimonio viene celebrato all'insegna di diverse novità concettuali. Come già nel solo di Towner, il sound è modernizzato dall'uso del sintetizzatore; ma, soprattutto, gran parte della musica del disco è improvvisata, e secondo le linee dell'avanguardia contemporanea.
Towner e compagni hanno pertanto abbandonato lo stile "rinascimentale", prevalentemente melodico e piuttosto geometrico, che consentiva una facile comunicazione con l'ascoltatore, a favore di una più austera forma di musica da camera. Svettano su tutte l'epica fanfara di Rapids e soprattutto il commosso adagio di Arianna. Ancor più ardue, benché meno emozionanti, le partiture di There Was No Moon That Night e Impending Bloom.
Risultati ancor più maturi si ottengono in Crossing (ECM, 1985), soprattutto in Queen Of Sydney (lungo flusso di suoni senza capo né coda immerso in una delle loro atmosfere più magiche), Amaryllis (quintessenza del classicismo cantabile di McCandless) e Glide (brano swingante che mette a nudo l'anima jazz di Towner). Introspettivo, meticoloso, lirico, ermetico, il nuovo sound degli Oregon non rinnega il passato ma vi edifica sopra una poetica più profonda. L'indirizzo è quello sempre più elettronico di Towner, che guida saldamente la truppa.

Nel 1984, però, Collin Walcott muore in un incidente d'auto e il suo posto viene preso dall'indiano Trilok Gurtu, suonatore di tabla che aveva accompagnato Lou Reed nella Everyman Band per poi immergersi nell'ambiente del nuovo jazz (Don Cherry, Barre Phillips, Paul Bley). E' così che per la prima volta in quattordici anni la formazione degli Oregon cambia.

Ecotopia (ECM, 1987), pur confermando la direzione di Crossing, adatta le loro sofisticate jam allo stile ben più jazz e ben più aggressivo del nuovo percussionista. Su 45th Parallel il sintetizzatore di Towner domina le sonorità di ballate come Pageant, King Font, Hand In Hand. Per la prima volta compare anche una cantante: Nancy King.
Always Never And Forever (Intuition, 1991), tre anni dopo il precedente, è una prova più acustica (Towner rinuncia per lo più al sintetizzatore e ritorna alla chitarra e al piano) e forse per questo più teneramente sofisticata. Troika significa che Gurtu ha abbandonato McCandless, Towner e Moore alla loro incipiente senilità.

Se gli ultimi dischi degli Oregon non hanno costituito dei salienti eventi musicali, il gruppo rimane una pietra miliare dell'evoluzione che ha portato la musica verso un suono eterogeneo, introspettivo e meditativo. La loro tecnica di ritmo, arrangiamento e composizione ha creato un "folk-jazz barocco" che ha fatto centinaia di proseliti, dichiarati o non.

McCandless, Moore e Ralph Towner riformarono gli Oregon per Beyond Words (Chesky, 1996).

Northwest Passage (ottobre 1996) vede la partecipazione dei batteristi Arto Tuncboyaciyan e Mark Walker.

Glen Moore ha registrato Nude Bass Ascending (aprile 1997) con Steve Swallow (basso elettrico), Carla Bley (organo Hammond), Arto Tuncboyaciyan (percussioni e voce) e il suonatore di oud Rabih Abou-Khalil.

Oregon In Moskow (gennaio 1999) documenta una sessione con l'Orchestra Sinfonica Čajkovskij di Mosca diretta da George Garanian.

Jade Muse (2000) è una retrospettiva della carriera.


Focus su Collin Walcott:

Laureato in etmomusicologia alla UCLA di Los Angeles e avviato al sitar da Shankar, Collin Walcott ha rappresentavato l'anima africana del Paul Winter Consort.

Cloud Dance (1975), il suo primo album solista, è un disco assai meno entusiasmante di quelli solisti del compagno Towner. Walcott, benché sia contornato da una formazione stellare con Abercrombie, Holland e DeJohnette, rivela tutti i limiti del suo indianismo. Soltanto la title-track riesce ad intrattenere senza scadere negli stereotipi del genere.

Il successivo Grazing Dreams (1975), con Don Cherry, Abercrombie, un percussionista brasiliano e un bassista svedese, per effetto di un miglior bilanciamento dei registri e dei timbri, ottiene risultati assai più suggestivi. Sulla prima facciata lo struggente lamento di Song Of The Morrow, pregno di spleen esistenziale, di dolore e di senso della natura, l'esuberante Gold Sun, arioso tema bebop a ritmo di una danza quasi hare krishna, l'esperimento di The Swarm, in cui il raga diventa un rumore ipnotico e stordente di "api", si susseguono senza soluzione di continuità come movimenti di un'unica suite. Né con gli Oregon né da solo Walcott riuscirà più a toccare questi apici espressivi.

Sulla scia di questa esperienza Walcott forma poi il trio Codona, con Cherry alla tromba e Nana Vasconcelos alle percussioni. Il loro jazz etnico, conteso fra l'africanismo di Cherry, l'indianismo di Walcott e il brasilianismo di Vasconcelos, non riesce a coagulare in una sintesi davvero originale. Nel primo (e migliore) dei tre dischi a dominare è proprio lui, Walcott, autore della tribale Mumakata, del raga ipnotico di New Light e della sinistra Like That Of Sky.

Walcott si distinse anche come accompagnatore abituale della cantante d'avanguardia Meredith Monk.

Nel novembre 1984 Walcott è morto in un incidente d'auto, all'età di 39 anni.


Focus su Paul McCandless:

Paul McCandless è l'oboe degli Oregon e ne ha impersonato l'anima classica. Navigator (1981), con David Samuels (Spyrogyra) alle percussioni, Steve Rodby (Pat Metheny) al basso, Ross Traut alla chitarra e Jay Clayton (Steve Reich) al canto, è il disco che meglio lo rappresenta.


Focus su Glen Moore:

Glen Moore è il bassista degli Oregon e May 24, 1976 (1976) è la registrazione di un'improvvisazione con il pianista Larry Karush.
In seguito Moore avrebbe collaborato anche con David Friesen.


Focus su Ralph Towner:

La chitarra degli Oregon inizia la sua carriera in proprio senza discostarsi troppo dal sound che lo ha reso famoso: gli acquerelli della prima raccolta a suo nome sono da imputarsi ancora al lavoro di gruppo, soprattutto Brujo.

Diary (1974) è invece una pietra miliare del jazz introspettivo e meditativo. Uno stile classico alla dodici corde e una tecnica compositiva flessibile e creativa sottostanno a una logica espressiva molto personale. Nel disco Towner si alterna a tutti gli strumenti: il tema solare di Icarus ruba lo show a tutti i brani, ma Images, con le sue sinistre risonanze orientali, Dark Spirit, sonata classicheggiante per chitarra e pianoforte, Mon Enfant, assolo magico di chitarra, l'incalzante sarabanda jazz di Ogden Road indicano strade ancor più avventurose e suggestive.

Con Gary Burton al vibrafono Towner incide Matchbook (1975), un album che è un tripudio di sonorità cristalline, estatiche, corporali, dall'ouverture esuberante di Drifting Petals alla swingante title-track (tutte sue composizioni, che vanno ad aggiungersi alle solite Icarus e Aurora).
Poi con l'altro chitarrista John Abercrombie registra Sargasso Sea (1976), opera molto più evanescente e impalpabile, sospesa nei climi fiabeschi del partner. Towner contribuisce l'indemoniato flamenco di Staircase e l'acquerello impressionista di Parasol.

Più dubbia l'esperienza con i Solstice, ovvero il norvegese Jan Garbarek (sassofoni), il tedesco Eberhard Weber (contrabbasso e violoncello) e il danese Jon Christensen (percussioni), i cui dischi sono fortemente segnati dalla personalità di Garbarek ed esibiscono narcisisticamente una calligrafia jazz-rock fine all'effettismo a se stante. L'esuberante Oceanus e soprattutto la bucolica Nimbus, sul primo disco dell'ensemble, nonché l'atmosferica Balance Beam, l'ariosa Arion e soprattutto la stralunata Song Of The Shadows sul secondo, sono le composizioni più suggestive che Towner regala al gruppo.

Batik (1978), con Eddie Gomez al basso e Jack DeJohnette alla batteria, è forse il suo album "jazz-rock" per eccellenza, dalla briosa Waterwheel alla delicata Trellis, per culminare nell'opus magnum della sua carriera, la title-track.

Il lirismo sempre più pretenzioso di Old Friends New Friends (1979), con Kenny Wheeler, alterna ballate melodiche a travolgenti piece jazzate con una strumentazione più varia. Su tutto svetta Beneath An Evening Sky, uno dei suoi temi più celebri.

Il ritorno alla semplicità di Solo Concert (1980) costituisce una boccata d'aria fresca: Spirit Lake, Zoetrope, Chelsea Courtyard e tutte le altre ballate senza parole, forti di uno stile colloquiale e descrittivo prima ancora che virtuoso, si spingono leggiadre e funamboliche in un territorio di confine con il folk, là dove dimorano personaggi come John Fahey e Leo Kottke.
Towner non ha mai comunicato in maniera così spontanea e immediata con il suo pubblico e tocca qui l'apice romantico della sua avventura musicale.

Se in molti di questi dischi Towner sembra (troppo spesso) rifare il verso a Moors, il celebre brano dei Weather Report a cui collaborò, la grande novità di Blue Sun (1983), terzo disco interamente solista, sarà invece il sintetizzatore, che domina accanto ai fiati, alle chitarre e alle percussioni (tutti suonati da Towner) con il suo registro atmosferico.
L'effetto catartico di Solo Concert, album per sola chitarra, si avverte ancora nelle tenere melodie di Blue Sun, nelle trame fiabesche di The Prince And The Sage, negli intrecci incalzanti di Wedding Of The Streams, nella danza festosa di Shadow Fountain.

Album molto equilibrato e sapientemente arrangiato, Blue Sun esprime appieno le doti del musicista fondendo in maniera armoniosa le diverse anime della sua carriera.

Slide Show (1985), di nuovo con Burton al vibrafono, aggiornerà felicemente il sound di Matchbook.
E City Of Eyes (1988) ritornerà alla forma-ballata di Old Friends (in particolare nella commovente Far Cry).

Open Letter (1992) è un'opera un po' svagata, condizionata dalla presenza ingombrante di Peter Erskine.

Se la musica degli Oregon appartiene sempre meno al jazz e sempre più al barocco, altrettanto non si può dire di Towner, che nei dischi in proprio rivela un'anima decisamente jazz. Tutto sommato la lezione decisiva per Towner è stata quella di Bill Evans, ovvero quella di un melodismo pacato e lirico.


(Tradotto e integrato da Stefano Iardella)

Il mediocre Lost & Found (ECM, 1996) è stata una sessione di quartetto con Denney Goodhew al sax, Marc Johnson al basso e Jon Christensen alla batteria.

Ana (ECM, 1997), un album per chitarra solista, è un'elegante dimostrazione di malinconica bellezza che unisce pura performance virtuosa (Veldt), geometria neoclassica e pittura sonora impressionistica, ma nessuna delle 14 brevi tracce si distingue.

A Closer View (1998) è stata una collaborazione con Gary Peacock.

Towner continuò a preferire la miniatura alla suite su Anthem (ECM, 2001), un album di chitarra solista frammentato in 17 brevi brani, e su Time Line (2006), ancora più vario nello stile.

Prime (febbraio 2003) degli Oregon ha presentato un nuovo percussionista Marc Walker.
Il loro 1000 Kilometers (2009), composto principalmente da Towner, contiene From a Dream e 1000 kilometers.

Chiaroscuro (ottobre 2008 - ECM, 2010) è stata una collaborazione tra Ralph Towner e il trombettista e flicornista italiano Paolo Fresu.

In Stride (febbraio 2010) degli Oregon raccoglie sia composizioni nuove che vecchie.

Family Tree (aprile 2012), composto principalmente da Ralph Towner, in primo piano nuovo batterista Mark Walker.

Travel Guide (agosto 2012 - ECM, 2013) documenta il trio di chitarre di Ralph Towner, chitarrista austriaco Wolfgang Muthspiel e il chitarrista kazako Slava Grigoriano.

Lantern (primavera 2017), il primo album degli Oregon in cinque anni, comprende Paul McCandless (oboe, corno inglese, sassofono soprano, clarinetto basso), Mark Walker (batteria, sintetizzatore) e Paolino Dalla Porta (contrabbasso).

Towner ha pubblicato anche due album per chitarra solista, My Foolish Heart (febbraio 2016) e At First Light (febbraio 2022).
Towner, residente in Italia dalla metà degli anni '90 (dopo aver sposato un'attrice italiana), è morto a Roma nel gennaio 2026, all'età di 85 anni.


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