- Dalla pagina su Bobby Previte di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Stefano Iardella)

In breve:
Membro degli ensemble di Elliott Sharp e Wayne Horvitz, il batterista bianco Bobby Previte (1957) trovò uno strano compromesso tra il jazz barocco della ECM e il rock non-sense di Frank Zappa in Bump The Renaissance (1986), per un quintetto jazz (Lenny Pickett al sassofono e al clarinetto, David Hofstra al contrabbasso, Richard Schulman al pianoforte, Tom Varner al corno francese) che spaziava dall'avanguardia al jazz, al rock, al blues e al ragtime, e in Pushing The Envelope (1987), con Hofstra, Varner, Wayne Horvitz alle tastiere e Marty Ehrlich al sassofono tenore. L'opera più elettronico a "industriale" Dull Bang, Gushing Sound, Human Shriek (novembre 1986), interamente suonata da Previte alle tastiere e alle percussioni, ha messo in mostra le sue doti di arrangiatore onirico e apocalittico. La sua immaginazione eclettica e iconoclasta era in piena fioritura in Claudès Late Morning (1988), con Horvitz, Bill Frisell alla chitarra, Joey Baron alla batteria, Ray Anderson al trombone, Carol Emanuel all'arpa, Guy Klucevsek alla fisarmonica (oltre a chitarra steel e campionatore), e soprattutto in Empty Suits (maggio 1990), un calderone stilistico che rievocava i suoi esordi caotici con un'orchestrazione ampliata (Robin Eubanks al trombone, Marty Ehrlich al sax contralto, Elliott Sharp alla chitarra, Carol Emanuel all'arpa, David Shea ai giradischi, oltre a tastiere elettroniche, chitarra, voce e chitarra steel). La sua abilità nel riunire ensemble creativi fu anche responsabile del più calmo, complesso e melodico Weather Clear Track Fast (gennaio 1991), con Don Byron e Marty Ehrlich ai clarinetti e ai sassofoni, Graham Haynes alla cornetta, Anthony Davis al pianoforte, Robin Eubanks al trombone e Anthony Cox al contrabbasso. Le sue capacità di compositore, d'altra parte, emersero dalla suite umoristica di Music of the Moscow Circus (agosto 1991), caratterizzata da un tipico ensemble da camera elettroacustico (violinista Mark Feldman, trombettista Herb Robertson, arpista Carol Emanuel, bassista Mark Helias, cantanti lirici, tastiere elettroniche e percussioni), dalle quattro lunghe, intricate e anticlassiche composizioni (in particolare Fantasy And Nocturne, Walz e Prelude And Elegy) di Slay The Suitors (1994), accreditate agli Empty Suits (Eubanks, Horvitz, tastiere elettroniche, basso e percussioni), dalle incursioni ricche di tastiere nel jazz melodico di Hue And Cry (dicembre 1993), accreditate a Weather Clear Track Fast (Byron, Cox, Davis, Ehrlich, Eubanks, Haynes e Larry Goldings all'organo), dalle suite isteriche (Three Minute Heels, The Eleventh Hour, Box End Open End) di Too Close To The Pole (aprile 1996), che coinvolgeva un ensemble completamente nuovo (sassofono, trombettista Cuong Vu, clarinetto, tastierista Jamie Saft, trombone, basso, percussioni) e da molti altri progetti con nomi diversi, ognuno dedicato a uno stile diverso. My Man In Sydney (gennaio 1997) dei Latin For Travelers era rock progressivo per un quartetto elettrico con il chitarrista Marc Ducret, l'organista Jamie Saft e il bassista Jerome Harris. Just Add Water (giugno 2001) dei Bump imitava il suono giocoso, funky e bluesy delle band di strada di New Orleans (Ray Anderson al trombone, Joseph Bowie al trombone, Marty Ehrlich al sassofono tenore, Wayne Horvitz al pianoforte, Steve Swallow al basso e Previte alla batteria). Counterclockwise (ottobre 2002) dei Bump (Ehrlich, il trombonista Curtis Fowlkes, Horvitz, Swallow, Previte) manteneva la pulsazione ma decostruiva la fusione funk-blues-jazz di Previte. Latitude (2004) dei Groundtruther, una collaborazione con il chitarrista Charlie Hunter e il sassofonista contralto Greg Obsy, era fortemente elettronico e percussivo. L'approccio progressista di Previte alle strutture neoclassiche culminò con The 23 Constellations of Joan Miro (2002), una suite di 23 vignette liriche da camera interpretate da un cast stellare.


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi)

Bio:
Dopo un'umile carriera di colonne sonore per il cinema, la televisione, il teatro e la danza nella zona di New York, Robert Previte (1957) esordisce con Pull To Open (marzo 1980 - Zoar, 1980), sei brani registrati con due fiatisti e un bassista.

Attivo nel jazz, nel rock, nel funk, Bobby Previte è tipico protagonista di quel jazz della ricostruzione che amalgama invece che disgregare.

L'album Bump The Renaissance (june 1985 - Sound Aspects, 1986) è un eclettico, incalzante tripudio di idee. Previte vi si afferma come batterista e compositore di un quintetto che annovera anche Lenny Pickett al sassofono e al clarinetto, David Hofstra al basso, Richard Schulman al pianoforte e Tom Varner al corno francese. Dall'ouverture di spessore orchestrale, rocambolescamente "zappiana", di Short Of Breath alla gag da musichall di Art For Now, dal minimalismo in espansione di 1958 alla placida anarchia dissonante di Soundtrack, Previte esalta il ruolo di ogni strumento secondo una prassi che è più tipica della musica classica che del jazz, mentre gli stili si ispirano alla cultura popolare nera senza nessun riferimento privilegiato, mescolando le atmosfere autunnali del bebop a quelle dolenti del blues (Untitled), il ritmo scoppiettante del ragtime al pianismo liquido del jazz-rock (Cover The Earth).
A dargli man forte è Pickett, che reinventa uno stile al clarinetto in brani come Dark Ride.

Pushing The Envelope (aprile 1987 - Gramavision, 1987), con il sassofonista Marty Ehrlich, il pianista Wayne Horvitz, Tom Varner e David Hofstra, fu un seguito maturo di Bump The Renaissance. La fanfara marziale e ipnotica di Open World ripropone il leitmotiv in modo circolare e vorticoso, agitato da un pianoforte tremolante e da una batteria fragorosa. Un altro capolavoro di melodia controllata, Once, diventa una vetrina dell'impeccabile tecnica di Ehrlich e dell'abile parlantina di Horvitz. Un momento culminante ed eccentrico è rappresentato dagli undici minuti di Pushing The Envelope, con un sassofono quasi caricaturale che squilla come un'anatra, un corno francese che medita su un pianoforte ondeggiante, un'interazione caotica tra tutti gli strumenti con una cascata di batteria che aumenta la tensione, e un finale appassionato ma confuso. Ancora una volta, l'alter ego del gruppo compone la più lenta e malinconica Ballad Noir (il cui apice emotivo arriva con le lunghe pause dell'ultimo minuto) e l'elegia disinvolta e maliziosa 102 Degrees In The Shade, dove Horvitz sfodera alcuni dei suoi accordi migliori.

Opera assai più sperimentale, Dull Bang, Gushing Sound, Human Shriek (Dossier, 1987), una colonna sonora eseguita interamente da Previte alle tastiere e alle percussioni, mette in luce le sue straordinarie doti di amalgamatore e catalizzatore con un sound onirico e apocalittico che oscilla fra il razionalismo più freddo e l'irrazionale più inquietante: l'ossessivo minimalismo delle tastiere marchia a fuoco l'atmosfera d'oltretomba di The Arrival, nella quale fluttuano periodicamente un fischiettio atonale, una voce sintetizzata e una melodia elettronica, mentre Turn The Corner è un concerto "concreto" per rumori metallici che si sovrappongono disarticolati in cascata senza alcuna logica. Sonnolente onde elettroniche che si deformano all'infinito (For Bunny), tornadi di percussioni violente e occulte (Dull Bang), rumori naturali elaborati in studio fino a distillare puro magma sonoro (Gushing Sound) fanno di quest'album un delirio indecifrabile, che si spegne negli ipnotici tintinnii e ticchettii di Human Shriek, ancora in un tripudio di suoni metallici e di ronzii elettronici.
E' l'album meno jazz della sua carriera.

Quello è anche l'anno di Nine Below Zero (Sound Aspects, 1987) con Wayne Horvitz e Butch Morris.

Del fervido eclettismo e della fantasia sbrigliata del compositore e bandleader fa invece testo Claudès Late Morning (Gramavision, 1988), con Frisell, Horvitz, Joey Baron alla batteria, Ray Anderson alla tuba (più fisarmonica, banjo, steel guitar, arpa), le cui piece sono dedicate a stati d'animo e paesaggi sonori resi con un linguaggio musicale che non è il loro, ma che ha come referente semantico il loro: One Bowl, una marcia funerea a passo di reggimento del Far West che si stempera pero' in un caos di piccole dissonanze, Claudès Late Morning, un triste tema per fisarmonica alla Harry Mancini, Ballet, una melodia ancor più dimessa degna dei musical di Broadway, First Song For Kate, una commossa serenata country and western. Capolavoro camaleontico dello stile soffice e prezioso di Previte è Sometimes You Need An Airport, che inizia con un tema cantabile della tuba sostenuto dall'organo e finisce con i barriti dissennati del trombone su degli staccato sinfonici delle tastiere elettroniche. Alla moda panetnica Previte sacrifica soltanto Look Both Ways, vertiginosa batucada brasiliana con accenti hawaiani, e King So Far, afropop romantica e ipnotica alla King Sunny Ade.

Proprio questa è pero' l'ispirazione di Empty Suits (Gramavision, 1990), dal tribalismo lussureggiante di Flying Buttress, in cui Previte si ricorda di essere uno dei maggiori batteristi viventi, al tropicalismo viscerale di Break The Cups, cantata in coppia con Roberta Baum, con apice nei climi epici e tragici di Across State Lines, degni di un Morricone del jazz-rock. Al canzoniere delle tenere serenate di Previte va ad aggiungersi Pichl, con il piano (Steve Gaboury) e il sassofono (Marty Ehrlich) che abbozzano la melodia in una tenue filigrana di percussioni.
Il lato più sperimentale dell'arte di Previte sopravvive soltanto nei nove minuti per lo più cacofonici di Great Wall, nei quali peraltro il complesso riesce a non perdere il filo di un jazz-rock verace e violento. L'etnopop di quest'opera quasi barocca conferma in realtà l'influenza di Ornette Coleman: la preminenza della composizione sull'improvvisazione, lo spirito africano delle armonie, il ritmo pesante e quasi funky. Al tempo stesso Previte stabilisce un aggancio naturale fra il percussionismo ipnotico del folk africano e l'iterazione ossessiva del minimalismo, fra la struttura a mosaico delle danze rituali del primo e le piece circolari del secondo.
L'ensemble è un insieme di contrasti eclettici: Robin Eubanks al trombone, Steve Gaboury alle tastiere, Jerome Harris al basso, Allan Jaffee alla chitarra elettrica, Roberta Baum alla voce, Carol Emanuel all'arpa, Marty Ehrlich al sax contralto, Elliott Sharp alla chitarra, David Shea ai giradischi, Skip Krevens alla chitarra pedal steel.


(Tradotto da Stefano Iardella)

Tra la fine degli anni '80 e gli anni '90, Previte suonò la batteria per gli ensemble di Guy Klucevsek, Marty Ehrlich, Elliott Sharp, Wayne Horvitz, John Zorn, Tim Berne, ecc.

Covert Action (New Note, 1989) è composto da Tom Varner, Mike Richmond e Bobby Previte, ma non include alcuna composizione di Previte.
Corporate Art (JMT, 1991) è un trio con il bassista Mark Helias e il chitarrista Christy Doran, e include due composizioni di Previte (Blood Sugar 360, Theme For W).

Un nuovo ensemble con Anthony Davis al pianoforte, Robin Eubanks al trombone, Anthony Cox al contrabbasso, Graham Haynes alla cornetta e Don Byron e Marty Ehrlich ai clarinetti e ai sassofoni, ha prodotto Weather Clear Track Fast (Enja, 1991), uno dei suoi migliori album, contenente sette pezzi sofisticati e imprevedibili. Le note malinconiche del pianoforte di Davis aprono Quinella (9:05). Il sassofono intona il tema melodico, spinto dalla batteria disinvolta di Previte. Improvvisamente, il pezzo si interrompe e riparte con il trombone di Eubanks in primo piano. Dopo una breve fanfara di clarinetti, il brano si conclude in un'atmosfera malinconica con un duetto tra il flauto di Ehrlich e il pianoforte di Davis. Il manifesto della band, Weather Clear Track Fast, è una danza frenetica e ronzante che mette in risalto il brio di questi intellettuali, un brio collettivo che si ritrova poi nell'energico Photo Finish (7:18) e quasi parodiato nel brano conclusivo, Weather Cloudy Track Slow (7:12), dove gli strumenti solisti sembrano litigare tra loro. La batteria incalzante di Previte crea l'atmosfera pigra di Traffic Along The Rail (11:43). Dopo un duetto surreale tra clarinetto basso e sassofono baritono, la magnifica interazione e gli assoli mantengono questo brano in un limbo, appena al limite della dissonanza e appena al limite della frammentazione, in un delicato equilibrio tra l'atteso e l'inatteso. Questa band a volte ha tre, quattro, cinque strumenti solisti contemporaneamente. Il leitmotiv di 3/4 Pole (6:45) è distribuito tra alcuni di essi, tanto che non si può dire che nessuno stia suonando una melodia, sebbene l'effetto complessivo sia quello di una melodia romantica.
Al confronto, lo swing di Backstretch (7:23) suona antiquato, poiché gli strumenti si alternano nel comporre la melodia.
L'album unisce tradizione e modernità in modo non traumatico.

Music For The Moscow Circus (Gramavision, 1991) è un piccolo esercizio nello stile di Bump The Renaissance, con Jerome Harris alle chitarre, Mark Helias al basso, Steve Gaboury alle tastiere, Carol Emanuel all'arpa, Mark Feldman al violino, Herb Robertson alla tromba, Roger Squitero alle percussioni ed Elliott Sharp al campionatore, ed era pensato per accompagnare acrobati, giocolieri, clown, funamboli, ecc.
La caotica e pomposa Overture sembra parodiare Mussorgsky, con la tromba di Robertson che fibrilla quasi barocca su campionamenti orchestrali. Il breve brano per pianoforte The Russian Bar, la musica funk decostruita di One Hand On The Wheel, la lunga fantasia guidata dal violino di Spring Beauty And The Muse, l'esotico balletto di Spring Steps Out, la suspense travolgente di The Melody e Seven Alarm sono tutti parzialmente intriganti, ma tutt'altro che coesi. In realtà, non suona affatto come Previte.

Il gruppo Empty Suits era composto da Robin Eubanks al trombone e all'elettronica, Wayne Horvitz al pianoforte, Steve Gaboury alle tastiere, Jerome Harris alla chitarra e al basso e Roger Squitero alle percussioni aggiuntive in Slay The Suitors (giugno 1993 - Avant, 1994), un'altra importante aggiunta al repertorio di Previte. Le sue quattro lunghe composizioni (tutte di Previte) condividono una qualità cinematografica, una sottile corrente di suspense e mistero. Fantasy And Nocturne (16:15) è permeato da un senso di nervosa incertezza che spiega gli episodi dissonanti e la generale incapacità di fondersi. Le ondate funky di chitarra ed elettronica sono bilanciate dalle sagge e calme note di pianoforte di Horvitz che solo alla fine permettono alla musica di espandersi. Un sintetizzatore capriccioso che imita un assolo di chitarra rock emerge da un paesaggio sfocato in Walz (13:39), un brano che evoca gli stili jazz-rock degli anni '70. Canon (9:41) è un affresco astratto, libero e puntinista, creato da un delicato equilibrio di percussioni, trombone e pianoforte che sfugge al controllo solo nel baccanale finale dalle sfumature latine. Per i primi sei minuti Prelude And Elegy (14:32) è praticamente una sonata per pianoforte prima che percussioni sincopate e un basso funky aprano le porte al trombone e all'organo per impegnarsi in una vivace jam session. Tuttavia, la musica sprofonda presto in una delle pause tipiche di Previte, lasciando il pianoforte a mormorare da solo la sua aria sconsolata. A questo punto Previte aveva intrappolato il suo alter ego "pop" in strutture fredde e aritmetiche.

Il progetto Weather Clear Track Fast è proseguito su Hue And Cry (Enja, 1994) con Don Byron al clarinetto e al sassofono, Cox al contrabbasso, Davis al pianoforte, Ehrlich al clarinetto, al sassofono e al flauto, Eubanks al trombone, sostituendo Eddie Allen con Graham Haynes alla cornetta e aggiungendo Larry Goldings all'organo. Hubbub (4:06), Smack-Dab (5:59), Move Heaven And Earth (6:04), 700 Camels (14:11), Valerie (7:04), Hue And Cry (13:03) e For John Laughlan (7:15), tutti composti da Previte, sono spettacolari incursioni nel jazz melodico con un ampio uso di tastiere.

Too Close To The Pole (aprile 1996 - Enja, 1996) ha introdotto un nuovo ensemble: Lindsey Horner al basso, Andy Laster al sassofono, clarinetto e flauto, Cuong Vu alla tromba, Jamie Saft al pianoforte e all'organo, Curtis Hasselbring al trombone, Andrew d'Angelo ai clarinetti. Le composizioni principali sono 3 Minute Heels (tredici minuti), The Eleventh Hour (14 minuti) e Box End Open End (sedici minuti).

Euclid's Nightmare (Depth Of Field, 1997) contiene 27 duetti senza titolo tra Previte (alla batteria) e John Zorn (al sassofono).

Previte formò poi un quartetto elettrico, Latin For Travelers, con il chitarrista Marc Ducret, l'organista Jamie Saft e il bassista Jerome Harris.
My Man In Sydney (gennaio 1997 - Enja, 1997) Questo fu il lavoro più vicino al progressive rock di Canterbury che Previte abbia mai realizzato.

In The Grass (Enja, 1998), in duetto con il chitarrista Marc Ducret, si addentra persino nel regno del funk, della disco e dell'hip-hop. Include il brano di Previte di undici minuti And The Rest Are What They Are.

Downtown Lullaby (Depth Of Field, 1998) è un incredibile spreco di talento. Previte, John Zorn, Elliott Sharp e Wayne Horvitz hanno improvvisato dal vivo in studio, ma non sono riusciti a tirare fuori niente di meglio di sette jam che suonano molto simili alla stessa banale idea ripetuta più e più volte.

Dangerous Rip (luglio 1998 - Enja, 1998) è un altro album dal vivo orientato alle jam dei Latin For Travelers. Clear The Bridge, You Tell Me, Bobby's New Mood e Open Jaw (le quattro jam più consistenti) e un medley di surf-music sono vivaci e divertenti, ma tutt'altro che rivoluzionari.

I Ponga sono un quartetto composto da quattro leader: i tastieristi Dave Palmer e Wayne Horvitz, il batterista Bobby Previte e il sassofonista Skerik.
Hanno pubblicato Ponga (Loosegroove, 1998) e Psychological (P-vine, 2000), che offrono jam session funk-jazz dirette.

La spensieratezza dei Bump The Renaissance è proseguita con i Bump, un progetto che inizialmente vedeva Ray Anderson al trombone, Joseph Bowie al trombone, Marty Ehrlich al sassofono tenore, Wayne Horvitz al pianoforte, Steve Swallow al basso e Previte alla batteria, e che suonava nello stile delle street band di New Orleans.
Just Add Water (giugno 2001 - Palmetto, 2001) è funky, bluesy e giocoso, fatta eccezione per i due brani più ambiziosi, Put Away Your Crayons e Everything I Want.
Il secondo album accreditato a Bump (il sassofonista tenore Marty Ehrlich, il trombonista Curtis Fowlkes, il tastierista Wayne Horvitz, il bassista Steve Swallow e Previte alla batteria), Counterclockwise (ottobre 2002 - Palmetto, 2002), ha mantenuto la pulsazione ma ha astratto la sostanza funk. Gli eleganti duelli aerei tra Ehrlich e Fowlkes adornano il lavoro funk-jazz di Previte (877 Soul, Counterclockwise).
L'approccio progressista di Previte alle strutture neoclassiche culminò con Le 23 costellazioni di Joan Miró (luglio 2001 - Tzadik, 2002), una suite di 23 vignette cameristiche liriche eseguite da un cast stellare (Previte alla batteria, John Bacon alle percussioni, campanelli, marimba, vibrafono e campanelle, Ralph Alessi e Lew Soloff alla tromba e al flicorno, Michel Gentile al flauto, Ned Rothenberg al clarinetto basso, Jane Ira Bloom al sassofono soprano, Wayne Horvitz alle tastiere, Jamie Saft al pianoforte, celesta e organo elettronico, Elizabeth Panzer all'arpa e Joe Barbato alla fisarmonica).

Prisoner's Dilemma (Gross, 2003) è stata una collaborazione con Sharp.

Latitude (Thirsty Ear, 2004), il primo album di una trilogia attribuita a Groundtruther, è una collaborazione tra il chitarrista Charlie Hunter e il batterista Bobby Previte, con il sassofonista contralto Greg Obsy. North Pole "accorda" i musicisti con il suo concerto per sonorità strumentali trasfigurate. Il trio eccelle nel mescolare voci contrastanti: Arctic Circle mescola ritmi funk martellanti, rumori di chitarra saltellanti e melodie di sassofono fibrillanti; Tropic Of Cancer fonde backbeat, fischi di sintetizzatore, riverberi acidi, percussioni africane e chitarra capricciosa; Anarctic Circle è un sottile kammerspiel in cui le "voci" dialogano tra loro e soddisfano la reciproca curiosità. Ma mostrano anche sprazzi della loro capacità di comporre musica roots atmosferica (il blues paludoso 40th Parallel, intriso di un'atmosfera da quarto mondo alla Jon Hassell; la jam electro-funk Equator). Hunter domina il tutto con i suoi toni di chitarra soprannaturali. Peccato che metà dei pezzi suonino piuttosto scadenti, come se fossero stati tenuti principalmente per raggiungere la durata minima per un album.

Longitude (2005), la seconda parte della trilogia “Groundtruther”, è un'altra collaborazione tra Charlie Hunter e Bobby Previte, questa volta con la partecipazione anche di DJ Logic, ma il risultato è piuttosto superficiale e insipido.

Coalition of the Willing (settembre 2005 - Rope-a-Dope, 2006) è una sorta di tributo alla musica rock degli anni '80, con il chitarrista Charlie Hunter.

The New Bump (Ellery Eskelin al sax tenore, Steve Bernstein alla tromba, Bill Ware al vibrafono, Brad Jones al contrabbasso, Jim Pugliese alle percussioni) ha debuttato con Set the Alarm for Monday (2008), uno dei suoi album più jazz e concepito specificamente per il vibrafono.

Pan Atlantic (aprile 2009) documenta una sessione con il trombonista italiano Gianluca Petrella, Wolfgang Puschnig (sax contralto, sax baritono), Benoit Delbecq (Fender Rhodes) e Nils Davidsen (basso elettrico).

Bang (agosto 1990) documenta un concerto dal vivo di Tim Berne (sax contralto), Mark Feldman (violino), Herb Robertson (tromba e flicorno), Percy Jones (basso elettrico), Matteo Ederle (tastiere) e Bobby Previte (batteria).

Doom Jazz (2012), accreditato a Swami Lateplate, è una collaborazione tra Previte (alla batteria elettronica) e Jamie Saft al pianoforte, organo, mellotron e basso.

The New Standard (Rare Noise, 2014) vede protagonista il trio composto da Jamie Saft, il batterista Bobby Previte e il bassista Steve Swallow.
Bobby Previte ha lanciato il progetto “Terminals”, ovvero il suo quartetto So Percussion con Nels Cline (chitarra), John Medeski (pianoforte e organo) e Zeena Parkins (arpa elettrica e acustica), per l'album Five Concertos For Percussion Ensemble And Soloist (gennaio 2014), originariamente presentato in anteprima nel marzo 2011.

Nel frattempo, il Charlie Hunter Trio, con Bobby Previte alle percussioni e Curtis Fowlkes al trombone, è tornato con Let The Bells Ring On (febbraio 2015).

Previte ha suonato batteria, organo a canne, organo Farfisa, chitarra e sintetizzatore in Mass (giugno 2016), in parte basato sulla Missa Sancti Jacobi di Guillaume Dufay e con un ensemble vocale di undici elementi e quattro chitarristi (Stephen O'Malley dei Sunn O), Don McGreevy degli Earth, Mike Gamble, Jamie Saft) oltre all'organista Marco Benevento e al bassista Reed Mathis.

Previte ha anche suonato in Loneliness Road (giugno 2016) con il pianista Jamie Saft, il bassista Steve Swallow e il cantante rock Iggy Pop.

Il doppio CD Wild Lines (aprile 2017) documenta la sassofonista Jane Ira Bloom insieme a Dawn Clement (pianoforte), Mark Helias (basso) e Bobby Previte (batteria) in un'opera ispirata alle poesie di Emily Dickinson.

Rhapsody (aprile 2017) ha visto la partecipazione di Nels Cline (chitarre), Fabian Rucker (sax contralto), Zeena Parkins (arpa), John Medeski (pianoforte) e Jen Shyu (voce e pianoforte).

Music From The Early 21st Century (maggio 2019) documenta una collaborazione con Jamie Saft alle tastiere elettroniche e Nels Cline alla chitarra elettrica.

Double Trouble (gennaio 2023) documenta una collaborazione tra Ray Anderson al trombone e Bobby Previte.

Second Arrow, la sua prima piccola band nel corso di vent'anni, composta da Angelica Sanchez (pianoforte e pianoforte elettrico), Jerome Harris (basso elettrico), Wendy Eisenberg (chitarra elettrica) e Matt Bauder (sax tenore, flauto e clarinetto) ha debuttato con Second Arrow (ottobre 2025).


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