- Dalla pagina su Robert Rich di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
In breve:
Negli anni '80, i paesaggi sonori elettronici scolpiti da Robert Rich (Mountain View, 1963) potevano essere paragonati solo a quelli di Steve Roach in termini di complessità e profondità psicologica. Nel 1982, Rich iniziò a eseguire “concerti del sonno”, flussi continui di musica rilassante e statica (alla Music for Airports di Brian Eno), come Trances (1983) e Drones (1983), una forma che avrebbe poi abbandonato fino a Somnium (2001). Rich, invece, ha aumentato progressivamente la densità e la plasticità dei suoi acquerelli, da Numena (1987) a Rainforest (1989), ottenendo infine una sorta di musica "organica" in evoluzione su Gaudì (1991), Stalker (1995), Fissures (1997) e Seven Veils (1998).
Bio:
La carriera di Robert Rich è emblematica di come un ragazzo autodidatta
possa diventare un compositore di statura internazionale nell'era degli
studi casalinghi e della distribuzione indipendente. Rich iniziò a comporre
musica per gli studenti del campus. Quella musica entrò a far parte
del canone della musica new age e per qualche anno Rich venne alla ribalta
come uno dei musicisti più importanti di quella corrente. L'importanza
della musica di Rich trascende comunque i generi e negli anni '90 ha
acquistato connotati sempre più personali. Affascinato da un architetto
come Gaudì, Rich ha inventato una forma di musica "organica" che si pone
fra le più salienti della fine del 1900.
Robert Rich, nato nel 1963 a Menlo Park, figlio di accademici, è
praticamente cresciuto nel campus dell'Università di Stanford.
Auto-didatta, iniziò a tredici anni a costruire sintetizzatori e a
improvvisare pezzi alla Tangerine Dream sul pianoforte di casa.
Nel 1979, durante l'high school, formò un complesso dedito alla musica
industriale allora in voga nella Bay Area: i Quote Unquote, un trio di
sintetizzatore, basso
e chitarra che faceva ampio ricorso a nastri ed effetti elettronici.
Nel 1981 Rich iniziò gli studi di Matematica e Psicologia. Continuando da solo i suoi esperimenti elettronici, registrò anche la prima cassetta auto-prodotta, Sunyata (1981 - Hypnos, 2000), contenente tre lunghe composizioni: Dervish Dreamtime (venti minuti), che, cullata in lunghe figure statiche, ricorda la musica ambientale di Brian Eno; la title-track (ventisei minuti), un coacervo di risonanze lugubri immerse in un fitto crepitio di cicale; e Oak Spirits (quarantatre minuti), totalmente improvvisata dal vivo nella sua camera al dormitorio di Stanford (un flusso di oscillazioni armoniche freddamente matematiche sovrapposte a un rumore continuo di pioggia).
Le influenze principali sul giovane Rich furono quelle di Maryanne Amacher (guru della psicoacustica) e di Pauline Oliveros (guru del deep listening), entrambe titolari all'epoca di stili improntati alla stasi prolungata, nonché la scuola "cosmica" tedesca. Forse più ancora contavano la musica classica Indiana e il gamelan Indonesiano, nonche' la pittura surrealista e la pittura astratta. Rich non era ancora interessato alla musica nell'accezione comune del termine, ma piuttosto a creare uno spazio psicoattivo dove l'ascoltatore potesse muoversi liberamente. L'obiettivo era la trance.
All'inizio del 1982 Rich tenne il primo degli "sleep concert" che lo resero celebre nell'ambiente elettronico: Rich suonava dalle 11 di sera fino alle 8 di mattino davanti a un pubblico che, munito di propri sacchi a pelo, dormiva sul pavimento. La musica consisteva semplicemente in frasi melodiche lentissime che variavano in maniera quasi impercettibile. Questi concerti per "pubblico addormentato" erano le prime realizzazioni pratiche di una personale rielaborazione delle idee di LaMonte Young e degli "scultori sonori" del tempo: la musica come organismo vivente, che può evolversi a prescindere dalla presenza di un esecutore e di un ascoltatore (E fu probabilmente la prima volta nella storia della musica che al pubblico non solo fosse consentito addormentarsi a un concerto, ma addirittura fosse invitato a farlo).
Fu grazie alla fama di quegli "sleep concert" che le sue cassette del 1983,
Trances (due suite: Cave Paintings e Hayagriva) e Drones
(Seascape e Wheel Of Earth), ebbero una certa diffusione. In questi lavori Rich non fece
che riepilogare le sue tecniche iper-statiche di esecuzione elettronica.
Cave Paintings, in particolare, con il suo ralenti torpido e
impercettibile per cascate libere di accordi su un sinistro sottofondo di rumori silvestri, e
Seascape, un poema sinfonico di mezz'ora nelle cui languide vibrazioni/allucinazioni si colgono
imitazioni di onde e gabbiani all'insegna di una forma subliminale di impressionismo, segnalano una
maggiore dimestichezza con il mezzo elettronico. Il presupposto è però sempre lo stesso:
far musica senza far musica, come ha insegnato Brian Eno. Le masse sonore si muovono con lentezza
esasperante attorno ad accordi sparuti, come nebulose sospese fra diversi centri di attrazione
gravitazionale. In un certo senso Rich ha realizzato la fusione fra la musica ambientale di Eno e quella
cosmica di Schulze, fra il modo psicologico e quello pittorico della musica elettronica.
Wheel Of Earth, pur conservando la forma di flusso di coscienza,
sostituisce agli anemici tremolii degli altri brani una possente fondamenta di rombi, sibili e dissonanze
assortite, costruendo poco a poco un climax tragico che sa di shock terapeutico più che di trance
estatica. Lo svolgimento tematico non è assente: è indecifrabile.
Hayagriva è invece la quintessenza programmatica del
periodo: una sequenza di "droni" interminabili, alcuni a frequenze quasi subsoniche, che inducono una
trance profana, non sacra, occidentalissima, non orientaleggiante. Con Rich lo scienziato prende il
sopravvento sul mistico nell'esplorazione del potere suggestionante dei suoni.
I due album verranno riediti come Trances/Drones (Extreme, 1994).
Nel 1984 Rich entrò al CCRMA (Centre for Computer Research of Music and Acoustics), diretto a quei tempi da John Chowning (l'"inventore" dell'FM). In quegli studi potè sperimentare con l'alta tecnologia della produzione musicale e con i toni esatti.
Live (Multimood, 1985) e Inner Landscapes (Auricle, 1987) raccolgono due esibizioni dal vivo. La seconda contiene una delle sue composizioni più accessibili (registrata nel 1985), il raga elettronico alla Terry Riley di Approach, un lungo rituale di iniziazione che si snoda attraverso tenebrosi abissi di effetti sonori impercettibili, di toni lunghissimi e di cupe risonanze.
Laureatosi in Psicologia, dal 1985 Rich iniziò a lavorare come ricercatore al Lucidity Institute di Stephen LaBerge, nel laboratorio dedicato al fenomeno di sogno cosciente ("lucid dreaming") che consente di studiare a livello neurofisiologico i rapporti fra mente e cervello, e, in particolare, la coscienza.
Nel 1985 a Hollywood, dove si era recato per realizzare le musiche di uno spettacolo teatrale, Rich incontrò Steve Roach, altro giovane musicista elettronico.
Nello stesso periodo Rich decise di formare anche un nuovo complesso
rock, gli Urdu.
Con Andy McGowan al basso (già presente nei Quote Unquote) e Rick Davies alla
chitarra, Rich tornò al funk-jazz industriale con cui aveva iniziato. Ma fu soltanto una breve
parentesi.
Era in gestazione Numena (Multimood, 1987), un'opera di rottura che
contiene in nuce tutte le tematiche della sua carriera successiva.
The Other Side Of Twilight è un tipico poema elettronico nella
tradizione di Schulze, quella dei suggestivi soffi astrali e delle incalzanti
cavalcate di sequencer, ma per dodici minuti a regnare è il minimalismo
di Terry Riley e la stasi che dilaga subito dopo è popolata di rumori
episodici, di sibili dilatati, di segni tangibili della fine dell'entropia, e
finale d'intensità religiosa, quasi raga, suggella quello che è
di fatto non un acquerello cosmico ma un poema filosofico.
La seconda parte del disco, prevalentemente acustica, è più
oscura: dai suoni deformati della giungla equatoriale di Numen alle vertigini oniriche di The
Walled Garden (per toni esatti) il modello è più che mai la musica ambientale di Eno,
o tutt'al più la world-music astratta di Jon Hassell. Sono pezzi che non hanno uno svolgimento
drammatico, ma si limitano a "vivere", a metabolizzare suoni, a crescere: sono materia organica prima
ancora che musica.
Il leitmotiv che sottende tutta la carriera di Rich è quello platonico
della sostanza che si nasconde dietro l'apparenza. Se la Matematica è bellezza trascendente, allora
i toni esatti sono il mezzo ideale per esprimere questa bellezza. La musica di Rich tenta di esprimere la
tensione fra due forze: l'ideale platonico dell'essenza matematica delle cose e la manifestazione fisica, la
vita biomorfica, la vita liquida che possiede il corpo umano. Gli uomini sono corpi usciti dall'oceano, e
queste pozze di oceano dotate di coscienza, rappresentano il culmine della qualità organica delle
cose, una qualità che Rich battezza "glurp", e che in arte ha corrispondenti nell'architettura di
Gaudì e nella pittura di Dalì.
Geometry (Spalax, 1991), registrato fra il 1983 e il 1987, tenta di rendere l'idea
di questo "glurp". Il disco comincia esprimendo la parte più platonica di Rich, quella più
vicina alla sensibilità di Riley, quella più strutturata; ma evolve piano piano verso un
suono più organico, liquido, pastoso, e poi diventa sempre meno matematica e sempre più
vivace.
Il disco si propone infatti di esaminare quella relazione fra Matematica ed
emozione che venne esaltata nella musica di Bach. Primes è una partita per tastiere
elettroniche rigidamente ancorata a un algoritmo matematico, e nel tono intensamente religioso delle
improvvisazioni si avverte l'influsso dell'Arte della Fuga. I "dervishes" di
Terry Riley
e i bozzetti cosmici del
secondo Schulze sono invece alla base di Interlocking Circles. La musica, accentuando gli
elementi "cosmici", acquista una qualità fortemente onirica, quasi psichedelica, nella lunga
Geometry Of The Skies, il brano cardine dell'opera, nel quale i rapporti sono ancora quelli dei
toni esatti, ma cominciano a risaltare le qualità più fisiche della musica, come i
timbri.
Da qui in avanti il disco è una discesa nei ritmi e nelle melodie
più "fisiche" ed umane, fino a lambire la worldmusic in Geomancy e Logos.
Il boom della cultura new age e la parallela evoluzione della musica di Rich
verso uno stile meno arduo consentì anche a Rich di entrare nel giro
della new age e di beneficiare di un pubblico molto più vasto.
Rainforest (Hearts Of Space, 1989), il primo album del nuovo corso,
animato da un tema ambientalista, divenne così uno dei best-seller
dell'anno. Il disco si snoda all'insegna del contrasto fra la foresta, ovvero
lo stato di natura, e il deserto, ciò che rimane dopo l'invasione
degli uomini.
Dopo l'ouverture tintinnante di Mbira, il disco s'inalbera in inno
festoso alla natura idilliaca e lussureggiante: è la Rainforest Suite, sospesa in una nuvola
di soavi bisbigli melodici, di cantilene bucoliche al flauto, di lenti rumori acquatici. Sanctuary,
con il suo coacervo di suoni sinistri, presi in prestito dalla musica cosmica ma applicati a simulare i
rumori della foresta, costruisce una suspence che è un monito o una premonizione del pericolo che
incombe sulla natura. Ritmi più frenetici, industriali, si mescolano alle sonorità della
foresta in Raining Room, e il calvario si conclude con Veil Of Mist (uno dei suoi brani
più drammatici e dissonanti) a contemplare in un registro funereo il paesaggio sterile e
malinconico di domani.
Intanto
Steve Roach
aveva invitato Rich a lavorare ai ritmi per il monumentale
Dreamtime Return: fu l'inizio di una collaborazione che nel 1990
fruttò un altro capolavoro, Strata.
Nonostante l'album porti pesantemente il marchio della produzione di Roach,
Rich ha modo di ossequiare uno dei grandi artisti del "glurp", Dalì,
e l'arte surrealista in generale, tanto che uno dei brani più
allucinati è intitolato proprio alla Persistence Of Memory,
celebre dipinto del maestro spagnolo.
Con Gaudi (Hearts Of Space, 1991)
termina una fase della carriera di Rich: l'album
abbandona il descrittivismo "a tema" di Rainforest per ritornare al programma trascendente di
Geometry. Il pretesto è quello di provare a confrontare i principi matematici della
musica e quelli dell'architettura, approfittando di Gaudì in quanto i suoi edifici emanano la
tensione fra l'organico e il matematico tanto cara a Rich.
In realtà Gaudì non applica questi principi con la stessa
rigidità di Geometry: le strutture algoritmiche di Sagrada Familia e
Tracery sono animate da effetti sonori e figure melodiche, un arrangiamento rococò
propelle il carillon di Silhouette, il meccanismo ad orologeria della minacciosa Spiral
Steps cresce fino ad assumere proporzioni sinfoniche e Harmonic Clouds svapora in
un'ineffabile flusso di sibili elettronici.
La portante matematica è sempre abilmente mimetizzata in un suo habitat gradevole. La seconda parte esplora in maniera più spontanea la qualità impressionista della musica di Rich, e dall'acquarello di Air (soffi di flauto, echi elettronici e tintinni metallici) al ralenti di Serpent (uno strisciare fra gli sterpi e sibili intermittenti in un'atmosfera da incubo psicanalitico), culminando nello scampanio surreale di Minaret, è un continuo trionfo dell'immaginazione.
Dopo un'altra collaborazione con
Steve Roach,
Soma (la radice greca
della parola "corpo"), Rich forma un altro complesso rock, gli Amoeba, con
il bassista McGowan.
Il loro primo album, Eye Catching (Soundscape, 1992),
propone canzoni d'atmosfera, sottese da forti turbe
psichiche, che ricorrono a recitati subliminali, effetti dell'orrore,
clangori industriali e lunghi intermezzi strumentali.
A questo punto della sua carriera
Propagation (Hearts Of Space, 1994),
che ha richiesto tre
anni di lavoro, rappresenta quasi un regresso a Rainforest. I sette brani-trance (della durata
media di otto minuti) mettono le tecniche di registrazione più avanzate al servizio di un'ipotesi di
musica senza tempo e senza spazio, di una world-music che è impossibile identificare. I segni
semiotici che rimandano al folklore etnico sono in realtà soltanto formali: il tappeto percussivo,
che funge anche da collante e da tema unificante, e gli strumenti acustici, provenienti da tutto il mondo
(alcuni suonati da Forrest Fang). L'elettronica è ancor più discreta del solito, soltanto una
patina spalmata qua e là per far luccicare più intensamente le mille fosforescenze.
La mancanza di una forte melodia e la riduzione ai minimi termini
dell'armonia causa una sensazione di disorientamento: Rich fa sempre più affidamento sulla
percussività per i suoi "droni/trance". Su di essa prendono forma i suoi "misteri". La melodia
sensuale di Animus danza su ritmiche di palude e nelle timbriche terrose del flauto alla Jon
Hassell. Ancor più sibillina la carovana di effetti sonori di Lifeblood, forse l'apice del
disco, incollati uno dopo l'altro sulla tappezzeria melodica di un'elettronica in continuo movimento.
Quando il ritmo si ferma, è come se avesse luogo un cambiamento
di stato, dal solido al liquido: Luminous Horizon è davvero soltanto quello: un "luminoso
orizzonte" di accordi lontanissimi, di figure sfocate in lentissimo movimento, di impronte nel cosmo.
Tutto il disco è giocato sul terreno del subconscio, in un lento
dipanarsi di bisbigli armonici, come se la musica non originasse da una materia che va cementata ma da
una materia che si sfalda poco a poco.
La forma musicale prediletta da Rich in questo periodo è in effetti
una variante dell'"alaap" indiano: la lenta, dolcissima introduzione in cui il
suonatore di raga si concentra sull'emotività del brano prima di
cominciare a suonarlo.
In questo senso Yearning (Hearts Of Space, 1995)
accentua
l'ineffabilità e l'imponderabilità dei suoi "alaap" (in questo
caso duetti con una suonatrice di sarod, Lisa Moskow). Le improvvisazioni al
sarod guastano un po' l'atmosfera, ma l'importante è che la ricerca
della trance ultima e definitiva continua. Piano piano si sta facendo
largo l'idea che un'armonia possa essere al tempo stesso tenue e lussureggiante.
Le brezze che agitano gli strumenti di Nada o i massi armonici in agguato
in Kali sono agenti sonori invisibili, ma nondimeno complessi e
stordenti.
Sono questi agenti che ingaggiano con la mente dell'ascoltatore un duello per
il controllo della coscienza.
Come tanti altri grandi dell'elettronica a metà degli anni '90 anche
Rich prova il bisogno di cimentarsi con la musica ambientale che ha contribuito a creare.
Su Stalker (Hearts Of Space, 1995), dedicato alla misteriosa e sinistra
"Zone" di cui parla l'omonimo film di Tarkovsky, Rich opta per un sound
piuttosto lontano dalle armonie "organiche" di cui era stato fautore.
I risultati più suggestivi sono forse quelli più in linea con la
pura stasi di Brian Eno, Synergistic Perceptions, in cui si riconosce
la mano subdola del grande manipolatore di psiche. I suoni da incubo di
Hidden Refuge e il tour de force rumoristico di Omnipresent Boundary devono molto al
partner Lustmord
e alla sua arte di "suoni trovati".
Delusion Fields lascia filtrare in superficie un barlume di
umanesimo, con quelle voci oscure annegate in richiami ancestrali. Ovunque regna una suspence
macabra, una vertigine di catacombe e cripte sconsacrate, che tocca l'apice nel Point Of No Return
conclusivo, dove sibili intermittenti, ritmi spezzati e urla d'oltretomba si fondono in un'unica grande
radiazione universale. Più in linea con la ricerca di Rich sono Elemental Trigger e
Undulating Terrain, che vivono invece psicodroni densissimi, che sembrano sempre sul punto di
dover esplodere.
La musica di Robert Rich si è fatta sempre più ermetica negli anni. Rich ha anche ricominciato a tenere "sleep concerts" (concerti notturni in cui il pubblico viene invitato ad addormentarsi) e A Troubled Resting Place (Fathom, 1996) rappresenta forse l'ideale punto d'incontro fra la musica organica e quella inorganica di quei concerti. Composizioni come The Simorgh Sleeps On Velvet Tongues sono sempre più amorfe: i suoni si muovono al rallentatore, senza una chiara direzione, si accavallano in maniera disordinata, sospinti da una forza immane che rimane sempre in secondo piano, si sgretolano e ricompongono di continuo, come un lego nelle mani di un bambino capriccioso. Il caos tintinnante di Bioelectric Plasma è il frutto di una mente malata, di un Frankenstein del suono intento a costruire mostri sempre più antropomorfi per sondare le profondità più oscure della psiche. La composizione di Rich vive non di una trama ma di mutazioni, metamorfosi, incidenti di percorso che vengono subito assimilati e metabolizzati. I venti minuti di Night Sky Replies sono invece i più vicini alla musica ambientale della sua carriera. Il disco soffre più che altro di una mancanza di coesione, dovuta al fatto di essere nato da occasioni diverse (per lo più per compilation di varia natura).
E' di questo periodo anche una collaborazione con Paul Schutze: Narratives (Manifold, 1996)
Robert Rich e il chitarrista Rick Davies sono protagonisti di Amoeba, un progetto di musica al confine fra new age e rock. Watchful (Lektronic Soundscapes, 1997) è il loro primo album. Inside sembra uno di quei brani in cui cori gregoriani vengono distillati su un ritmo moderno. Footless, forse per via del violoncello, ovvia al languore degli altri. Big Clouds ricorda gli acquerelli di Brian Eno. Ma Saragossa scade nella new age etnica e Any Other Sky nella new age jazzata, per quanto ben fatte. Il brano migliore è alla fine lo strumentale Watchful Eyes, un piccolo concerto d'avanguardia che non ha molto in comune con le "canzoni" del disco. La musica è in generale troppo tenue per diventare davvero accattivante. Rich canta, ma più che cantare presta la sua voce per manipolazioni elettroniche.
Il musicista elettronico italiano Alio Die (Stefano Musso) contribuisce in
maniera significativa al successo del nuovo disco di Rich:
Fissures (december 1996 - Fathom, 1997).
Il sound è forse il più etereo della sua carriera, e finalmente ritorna
ai "morfismi", cervellotici e impalpabili, per cui divenne celebre.
Rich e Musso ribaltano il concetto di musica cerimoniale, privandola del
substrato ritmico ma lasciandole l'enfasi soprannaturale.
Turning To Stone è la pagina più vitrea di questo libro sacro: i voli del
flauto si avviluppano agli accordi maestosi dell'elettronica (quasi un organo
a canne), senza pervenire a nulla.
I borboglii "organici" di Rich e percussioni etniche alla Roach creano
l'atmosfera sacra di A Canopy Of Shivers,
che volute di flauti e di trombe attraversano come comete.
E' una musica di gesti impercettibili, una musica di lente metamorfosi
cromatiche, che abusa dell'effetto Doppler nel far perdere o acquistare a un
suono le sue caratteristiche fisiche. La stessa regola si applica a livello di
polifonia in brani come The Divine Radiance Of Invertebrates, che sembrano
statici, ma che in realtà progrediscono verso un'armonia tesa e complessa,
di uno spessore quasi sinfonico.
La miglior "decostruzione" di musica cerimoniale si ha in Road To Wirikuta
(diciotto minuti), che conserva i colpi di tamburo ma li immerge in un
paesaggio desolato di melodie incompiute, che vanno e vengono senza mai trovare
un centro armonico; ne rallenta il ritmo e ne deforma il timbro, mentre il
paesaggio si spopola e alla fine non rimangono che echi.
Alcuni pezzi sono tanto deliziosi quanto critpici.
I sordi rimbombi di Mycelia producono una processione funerea e notturna che
muti versi di flauto accompagnano nella penombra.
Uno dei brani più suggestivi è Sirena, con il suo delicato caos di suoni
polverizzati su cui si librano accordi sempre più struggenti (in particolare
quelli di "steel guitar"), richiami di
sirene dal profondo del subconscio. Questa è la più stereotipica musica
new age, ma realizzata da un grande della musica contemporanea.
L'uso di strumenti acustici (come sorgenti per i suoni elettronici) consente
di impiegare timbriche angeliche e fiabesche che rendono infinitamente più
umano il sound di Rich.
Questo disco compone con Gaudì, Propagation e Stalker la tetralogia matura di Rich.
Below Zero (Side Effects, 1998 - Soundscape Productions, 2005) raccoglie brani composti per compilation multi-artist tra il 1993 e il 1996. Il pezzo forte è, di gran lunga, la suite in quattro parti di ventuno minuti Star Maker (1996), un flusso di droni in continua mutazione che evoca un'astronave che esplora i vasti spazi vuoti del cosmo. I suoni alludono a corpi galattici che sibilano, gemono, ululano contro di noi da anni luce di distanza. Quelle miriadi di "voci" di buchi neri, quasar, stelle di neutroni e materia oscura impersonano occasionalmente voci umane, come se l'infinitamente disumano incontrasse l'infinitamente umano nel profondo abisso dello spazio-tempo primordiale. Ma poi le fluttuazioni si spostano su altre frequenze, che gli umani non possono nemmeno percepire, soltanto segnali criptici in un oceano di contraddizioni semantiche. La musica ambient non può essere più dinamica ed evocativa di così. Gli altri brani non sono all'altezza dello standard di quest'opera principale, sebbene Liquid Air sia un'intrigante trasposizione della voce umana nel contesto della musica cosmica e Requiem sia un tappeto fluttuante di droni vocali interconnessi. Nel complesso, l'album mostra un'ossessione per la voce umana.
Seven Veils (Hearts Of Space, 1998) è soprendentemente il lavoro più
etnico, più ritmato e più melodico della sua carriera. Le composizioni
(eccetto una) sono nell'"intonazione giusta" e sono quasi tutte ispirate
al folklore mediorientale. Rich si alterna a
flauti, chitarre e dulcimer, e prende in prestito la
chitarra di David Torn e il violoncello di Hans Christian.
Rich è tanto
superbo quanto irriconoscibile in brani come Coils:
un twang melodico di chitarra (come un Duan Eddy della musica new age), un
tintinnio quasi hawaiano in contrappunto, incalzanti poliritmi africani,
eteree figure melodiche delle tastiere elettroniche in sottofondo.
La lunga invocazione del flauto in Alhambra (dieci minuti) si scontra
in maniera rocambolesca con i feedback allucinati della chitarra di Torn.
Troneggia sul disco l'ancor più lunga suite di Book Of Ecstasy
(quindici minuti), nei cui tre movimenti Rich dispiega l'intera sua arte
di arrangiamento nel momento stesso in cui si lascia andare ai miraggi di
antiche carovane nel deserto.
Le fanno da contraltare "leggero" i quadretti folklorici di
Talisman Of Touch e Ibn Sina, composizioni più ariose e compatte
in cui Rich indulge nell'esotico e nell'arcano. Chiude l'opera
Lapis (altri dieci minuti, forse il suo apice "neoclassico"), un duetto con il violoncello di Christian a mormorare
nelle pieghe del canto del flauto, e le percussioni a ballare in maniera
frenetica. In questi ultimi minuti si fa evidente il tentativo da parte di Rich
di assimilare il portamento della musica classica e la prassi
dell'improvvisazione jazz nel contesto dell'elettronica etnica: l'esecuzione
è austera e interiore, come se Don Cherry suonasse un concerto da camera.
Al tempo stesso Seven Veils
è, con Rainforest, il disco più accessibile della sua carriera.
A poco più di trent'anni Rich è già diventato una sorta di filosofo della nuova musica che sta nascendo al confine fra musica d'avanguardia e musica popolare. Nelle sue teorie musicali trovano formalizzazione gli istinti nascosti di molta new age.
La portata della sua opera è già immane. Nel primo periodo ha trasformato la musica ambientale da alchimia a scienza, nel secondo ha ridefinito la musica cosmica e nell'ultimo ha decostruito la world-music.
Humidity (Hypnos/Soundscape, 2000) documenta una serie di concerti improvvisati.
Il nuovo disco degli Amoeba, Pivot (Release, 2000), documenta i miglioramenti della tecnica di Robert Rich e Rick Davies. Un lavoro composto essenzialmente di ninnananne sognanti, ma nelle quali il duo mostra di saper fondere elementi tra di loro eterogenei come la psichedelia dei Galaxie 500, gli "sleep concerts" di Rich, la bossanova, l'impressionismo ambient di Brian Eno (Fireflies), i primi Grateful Dead (Pivot), e il folk-rock leggero di Simon and Garfunkel (Moonlight Flowers). L'orchestrazione di Rich riempe i paesaggi di questi lieder con infiniti eventi sonici, ma quella di Rich è un'arte della parodia, e gli ascoltatori noteranno a malapena le fonti. Le tracce migliori sono il soavee folk-pop di No Empty Promises, la lenta ed ipnotica sonata notturna per violoncello e pianoforte Sparks e la sonata strumentale per flauto, violoncello e pianoforte Miniature.
Somnium (Hypnos, 2001) è un DVD che contiene uno
"sleep
concert" di sette ore (in teoria la più linga
registrazione mai
realizzata). Rich ritorna nei territori a lui familiari e il suo
stile improvvisativo
risplende più che mai. Rich è uno dei migliori
improvvisatori
e lo "sleep concert" è il formato che più gli si
addice. Questa
è una musica maestosa che cita gli esperimenti minimalisti di
LaMonte
Young, la scuola del "deep listening", il jazz di Paul Horn e canti
spirituali
da tutto il mondo. Morbidi droni fluttuanti si prendono cura del
paesaggi
che viene riempito da sottili effetti di pioggia, per essere presto
spazzati
da venti aridi e spettrali voci in lontanza.
Somnium è una deviazione monumentale che si rifà a un inizio personale e si proietta nel subconscio collettivo.
Bestiary (Hypnos, 2001) rappresenta ancora un'altra tappa
nella carriera
di Rich. Da una parte, c'è più tensione, più
azione e
più contrasto; d'altra parte, i timbri sono più aspri,
l'armonia
è tortuosa, i contrappunti sono irregolari. La tessitura
parte dai
lati e si muove verso il centro. Una ritmica digitale convoluta e
schizoide
popola Mantis Intentions, mentre massicci droni planano nel
cielo come
comete. Bestiary gioca con i droni e lascia che battiti ed
effetti
simulino una mandira di bestie (qualcosa che ricorda i Pink Floyd di
Several
Species Of Small Furry Animals). A dispetto del suo titolo,
l'album segna
una tregua dal sound organico (ed austero) del passato. Per lo
più,
qui si trovano delle vignette elettroniche, sebbene ci siano delle
idee intriganti
dietro la facciata.
La world-music di Nesting On Cliffsides è
probabilmente un passo
falso, mentre il surrealismo metafisico di Folded Space si
merita un
trattamento più lungo e profondo. Probailmente consapevole
che questo
album non sopravviverà ai suoi standard di qualità
compositiva,
Rich aggiunge al disco il sontuoso mantra di Premonition Of
Circular Clouds,
influenzato dalla musica indiana per meditazione dei lavori
liturgici di
Terry Riley
(e, forse, le prime jam psichedeliche dei Grateful Dead).
Outpost (2002) è una colaborazione con il pioniere inglese dei sintetizzatori, Ian Boddy.
Temple of the Invisible (Soundscape, 2003) è dedicato ai rituali perduti delle civiltà del terzo mondo. Per la prima volta, Rich utilizza solo strumenti acustici, senza componenti elettronici. Oltre a Rich stesso al flauto, alla cetra e alle percussioni, tra gli interpreti figurano il suonatore di conchiglie Tom Heasley, Paul Hanson al fagotto e alla bombarda, Forrest Fang alla cetra cinese e alla baglama turca, e i cantanti Percy Howard e Sukhawat Ali Khan. Mentre parte della magia fluente di Rich si perde nel passaggio dalla musica elettronica a quella acustica, composizioni meticolose come Antalieh (per tromba a conchiglia di Jon Hassell e coro gregoriano), Fasanina (undici minuti) per flauto e voce libera e Tulchru (nove minuti) per strumenti a corda costituiscono un ricco repertorio di musica da camera esotica. Gli strumenti a percussione suonano così distaccati e assonnati da fornire una sorta di sottofondo inconscio agli atti coscienti in primo piano. Quando l'ossessione per i contrasti timbrici e temporali si diluisce ulteriormente, Rich raggiunge il paesaggio sonoro espressionista di Lan Tiku.
Calling Down the Sky (Soundscape, 2003) documenta delle performances live di materiale nuovo. Diversamente dai suoi album in studio, questo tende a spiegare nuove tecniche, il formato live permette a Rich di realizzare la sua intimità in una forma più completa e pura. I 13 minuti di Erasing Traces compongono una solenne preghiera imbevuta di frasi orientali languide e ondulanti. Vertigo (21 minuti) è un'affresco di fluttuante musica cosmica popolata da suoni jungle e droni spettrali. Unire l'infinito sconosciuto e il finito conosciuto, permette a Rich di focalizzarsi sul dualismo delle emozioni primordiali di paura e conforto, una l'alter ego dell'altra. La tessitura sonora è pervasa da una tromba à la Jon Hassell che sembra rappresentare la coscienza umana, sola e disperata, al tempo stesso meravigliata e terrorizzata dalla sua condizione. Supplication ritorna al tema della preghiera, sebbene ad un livello più subliminale. Sulla stessa falsariga, ma più pittoresca, è Borealis, con droni eleganti che scolpiscono l'ambiente soprannaturale. Decisamente meno ambizioso dei suoi lavori in studio, questo live è, quantomeno, una chiave di lettura per decifrare la visione spirituale di Rich.
Open Window (Soundscape, 2004) è un album di solo piano. Molto meno ambizioso dei suoi precedenti lavori, questo è il Rich più intimo e caldo. Le otto vignette impressionistiche prendono in prestito idee stilistiche da Erik Satie e Terry Riley per costruire dolci strutture nell'aria. Momenti degni di nota sono il crescendo estatico di Parting Clouds, la maestosa e intensa fantasia di Insular, la delicata agitazione di Past Glances>, e in particolar modo l'entusiasmo giovanile di Parallel Horizons, che evoca immagini di una esuberante primavera così come la musica di Vivaldi.
Echo Of Small Things (Soundscape, 2005), apparentemente una collaborazione con il fotografo David Agasi, è composto di nove brani ambientali per strumenti elettronici, chitarra, flauto e "piccole cose". Pathways è una canonica musica per rilassamento per toni sostenuti e suoni naturali (uccelli cinguettanti). Il soundscape di Circle Unwound ha una tessitura più aspra, è percorso da dissonanze metalliche ed è lentamente inghiottito dalle onde dell'oceano. Scent of Night Jasmine rompe la stazionaria atmosfera con un fraseggio di flauto alla Paul Horn che suona come un'invocazione spirituale. Tutti i pezzo sono organismi che si evolvono lentamente, definiti o da una composizione geometrica di suoni ascendenti e discendenti o da un languore di suoni costanti. Sebbene non raggiungano l'intensità e la ricchezza degli "sleep concerts" di Rich, aggiornano il suo vocabolario con nuove possibilità sonore. Probabilmente un'album di transizione, ma anche uno che prelude a qualcosa di più ambizioso.
Lithosphere (DIN, 2005) è una seconda collaborazione con Ian Boddy, che differisce in maniera notevole sia dalla loro prima collaborazione che dal solito stile di Rich. C'è molto movimento in più in brani come Lithosphere, Vent e Chamber. La segreta influenza della musica cosmica è un mero sfondo per i poliritmi erratici (che si alternano tra il tintinnio pseudo-gamelan e la cacofonia metallica) e per il glissando di chitarra alla John Mc Laughlin (la nuova passione di Rich, che varia dall'estremo robusto a quello languido dello spettro). Quando il flusso percussivo si stabilizza, come in Geide, è più facile riconoscere i tratti somatici di Rich (per esempio le rivoluzioni organiche di materia sonora). Quando esso scompare, come in Metamorphosis e Melt, è più facile riallacciarsi all'angoscia esistenziale di Boddy, sebbene temperata dall'estetica "sleep" di Rich.
Dal punto di vista sonoro, Electric Ladder (2006), un lavoro per sintetizzatori analogici e strumenti acustici (chitarra, flauto, fagotto, sax soprano), segna un ritorno alla musica organica di Gaudì (risalente al 1991). Electric Ladder è un raga per l'era digitale: una sensuale melodia elettronica interlacciata da una frenetica percussione elettronica tipo tabla. E, proprio come nella musica raga, è anche uno studio di contrappunto melodia-ritmo, su come fondere due dimensioni di suono che si muovono ampiamente lontano. Shadowline è un'altro pezzo simile, ma Poppy Fields tesse una litania per simil-fisarmonica attorno ad alcune pulsazioni acquose, e la fanfara droning di Sky Tunnel è propulsa da poliritmi festosi alla Michael Nyman. Entrambi i pezzi precedenti trasformano il linguaggio della musica ambient elettronica e della ripetizione minimalista in un linguaggio cinematico. Gli ultimi tre brani, più brevi, non appartengono sostanzialmente allo stesso progetto. La meditazione per flauto di Aquifer e i droni languidi e ossessivi di Never Alone suonano come eleganti riscritture di tradizionale ambient music con overtoni spirituali.
La musica cosmico/sleep di Rich è sempre stata di gran lunga superiore alla
sua musica più "mondana", e Atlas Dei (2007), una collaborazione con
il video artista Daniel Colvin, non fa eccezione. Semplicemente, fa sembrare
minori tutti gli album degli ultimi cinque anni.
Per un album che è un remix di musica di album precedenti, (Sunyata,
Gaudì, Troubled Resting Place, Below Zero, Echo of
Small Things, Electric Ladder), suona anche magicamente coeso, come
se fosse un'unica sinfonia di 66 minuti in otto movimenti.
La nuvola volvente di pad e droni, le echi sfumate di campane monastiche,
le leggere esplosioni di suoni naturali, le correnti in sottofondo di vuoto
galattico raggiungono una qualità trascendente ed insieme razionale trovando
un equilibrio chirurgico nel variegato background di Rich.
Ogni pezzo è costruito assemblando nuovo materiale e manipolando quello vecchio
(a volte fino a tre brani contemporaneamente).
Eleven Questions (Unsung, 2007), una collaborazione con Markus Reuter, contiene tredici brevi vignette post-ambientali per chitarra, piano, flauto, voce e percussione, che sfumano il confine tra scultura sonora digitale, free jazz e musica da camera dissonante. L'idea è davvero intrigante, ma nessuno dei brani dura abbastanza da esplorarla pienamente.
Illumination (2007) è stato concepito come colonna sonora di un'istallazione di Michael Somoroff. Ci sono momenti che possono competere con i migliori lavori di Rich. I lenti bordoni sci-fi di Point Line Plane (16:52) emanano un senso di meraviglia al cospetto di magia misto ad un sentimento di minaccia dovuto alle note di basso. Il sottofondo di Curtain (15:43) fluttua nel vuoto intergalattico mentre lo strato superiore è scorticato da una turbolenza eruttante. Plato's Cave (14:10) mixa la processazione di voci con un vento elettronico nebuloso e ronzante.
Ylang (2010) risorge il mieloso stile new-age degli anni '80, con flauti, chitarra, basso, violoncello, violino, piano e strumenti etnici avvolti dalle onde eteree dei sintetizzatori e scandito dal ritmo più lineare della sua carriera; il tutto per delle umili vignette impressioniste. Ecco quindi le languide melodie di chitarra di Ambergris e Tamarack. L'elegia Attar sposa un flauto esotico, ritmo indiano e piano jazzato, Kalyani e Charukesi sono imitazioni amatoriali di musica indiana, e molto di questo album è world-music già vista, semplice e noiosa, ed i membri della band sembrano sottoccupati.
Medicine Box (2011) continua con la vena radiofonica con arrangiamenti che mimano la dance music dell'era, consegnando vignette più o meno evocative come Abba e Macula, lo shuffle cinematografico Cornea, tinteggiato di armonica, ed il canto angelico di Kaaruwana. I pezzi più ambiziosi arrivano alla fine: le sfumature sciamaniche di Salamander Quay e il trip quasi psichedelico di undici minuti Helios iniettano la giusta dose di elementi esotici in una base ritmica più bilanciata.
Nest (2012) ritornò ai suoi primi esperimenti di integrazione di rilassanti suoni naturali con carezzevoli suoni elettronici. Piano, flauto, chitarra e campane intessono la delicata filigrana di Memories Of Wandering (in due parti). L'ancor più spirituale Moss Carpet Sky Blanket è un lento rotante "om", e l'ancor più delicata Generosity Of Solitude (in due parti) vale quanto la musica ambientale di Harold Budd. La nostalgia irrompe nello stupore estatico quando i bordoni diventano i lamenti dilatati di Seeking Eden (forse il pezzo forte), dove si incontrano atmosfere lugubri e psichedeliche. L'album termina con il duetto di 14 minuti per grilli e pianoforte Memories Of Home, annegata in una nuvola oscura di bordoni.
Frozen Day (2013), uno dei più lavori creativi di questa fase, comprime in un ora ventiquattro ore di field recordings cronologici. Inizia come un vento molto oscuro che diventa un segnale alieno e poi un mostro atomico pulsante, e poi qualcosa come il rombo di echi dentro un tunnel, ma con un tono macabro, e finisce con un sibilo che si dissolve (come se la civiltà umana svanisse in un'altra notte).
Morphology (2013) documenta una performance
in live, uno dei tanti live album.
A Scattering Time (2013) riesuma una
sessione di registrazione con Meridiem, pseudonimo di Percy Howard.
Rich mise in scena tutta una notte il primo "sleep concert" da decenni nell'ottobre del 2013, all'Unsound Festival in Polonia.
Perpetual (2014) è un seguito di otto ore di Somnium, diviso in sei pezzi da 80 minuti per motivi tecnici.
Il set di 4 LP Premonitions 1980-1985 (Vinyl on Demand, 2015) documenta dei live dei primi lavori ambientali di Rich dal 1979-85.
Filaments (2015) indugia in un forte ritmo elettronico specialmente nei martellanti undici minuti di Entangled e nei dieci minuti Terry Riley-iani di Telomere Less così come negli undici minuti di Majorana. In generale, questa è semplice musica progressiva e cosmica.
What We Left Behind (2016), apparentemente la colonna sonora di un viaggio sciamanico, ritorna alle atmosferiche più liriche di Rich. La nostalgica e sognante Profligate Earth, Raku, ricca di suspence, l'impressionista Soft Rains Fall (dove delle voci femminili mimano una pioggia), rappresentano più di un viaggio: rappresentano anche il paesaggio fisico e psicologico di quel viaggio. Dall'altro lato, la jungle trance di Voice Of Rust e la musica cosmica fluttuante dei nove minuti di Aerial On Warm Seas si connettono armonicamente con il reame metafisico. C'è un bel po' di riempitivo, e What We Left Behind abbraccia ritmo e melodia per un pezzo radiofonico ma l'album è un degno erede del programma iniziato in Nest.
Vestiges (2016) altro non è che
un unico, lungo e delicato brano ambientale-psichedelico zen: bordoni evolvono
lentamente, suoni naturali incastonati in vivide texture, timide note di
pianoforte colano, filigrane trasparenti fluttuano e si posano, voci spettrali
sussurrano...
L'equivalente musicale delle "Ninfee" di Monet e la
colonna sonora di un documentario sottomarino. La sessione di nove minuti Equipoise
And Dissolution intreccia, insieme e lentamente, echi di voci ultraterrene
ed evocazioni flautistiche ancestrali. I sedici minuti di Anchorless On
Quiet Tide iniziano come una graziosa sonata neoclassica, ma si alzano
venti minacciosi da ogni dove, creando a poco a poco un'atmosfera terrificante.
La sessione di 15 minuti Spectre Of Lost Light è particolarmente
evocativa. Inizia come un turbine di foglie secche dal quale appare un vortice
di luce magica in corsa verso una galassia lontana, diventando un
"om" universale squarciato da stormi di segnali interstellari che,
dopo altre avventure soniche, si disintegrano in un buco nero oscillante.
Questo è il suo miglior album da Seven Veils, senza contare il monolitico Somnium.
Lift a Feather to the Flood (2017) è una collaborazione con il chitarrista Markus Reuter.
Sleep Concert at Gray Area (2018) documenta uno "sleep concert" di quasi otto ore. Flood Expeditions (2018) documenta una performance live insieme a Markus Reuter dove Rich suona il piano.
Rich si approcciò alla tecnica ed alle atmosfere della musica concrete su The Biode (2018) e li unì ai metodi della produzione della scena dance-elettronica odierna. C'è quindi un album di ritmo e dissonanza, di hyperbass e voce manipolata, più vicina allo spirito ed ai suoni dell'hip-hop strumentale piuttosto che alla musica concreta. Quello che è degno di nota, soprattutto, sono i timbri cristallini della produzione. Quando le ambizioni narrative prendono il sopravvento, come in Protista Mephista (8:21), il risultato ricorda stranamente una versione elettronica delle suite di prog-rock degli anni '70. Impreziosisce Hive Mind (7:28) con odori sciamanici e jazzati. La fusione di elementi ambientali e ballabili dà vita a costruzioni ibride e cangianti come Galvanic Response (8:29), versioni edoniste della sua tradizionale musica organica.
Il disco doppio Tactile Grounds (2019) non è solo un lavoro pensoso ed
introspettivo, ma vanta anche una produzione virtuosistica che chiede di essere
ascoltata in surround come se ci fossero un'infinità di dettagli elusivi che
trasformano queste meditazioni filosofiche in avventure soniche. (sui credits del CD c'è scritto: “Using synthesis technology, Old Crow, STG, L-1,
Intellijel, Sequential PX & P12, Haken Continuum, LeafAudio Soundbox, lap
steel, flutes, piano, odds & ends”... e poi elaborato con software di progettazione del suono come 2C Audio e Audio Damage).
Così come i dischi precedenti,
anche quelli di Tactile Grounds (2019) contengono in realtà una lunga
composizione di un'ora, divise in sezioni per ragioni di consumo. In apertura, The
Sentience of Touch (9:02), sembra un brano neoclassico per pianoforte ed
archi ma è tenuta in vita da un sottofondo di fuoco scoppiettante,
scacciapensieri tintinnante, bordoni cupi e chissà cos'altro. Da qualche altra
parte ci sono atmosfere fiabesche avvolte da venti misteriosi, come in Eroding
Columns (7:58), masse ronzanti di greve suspence come Haptic Incursions
(9:14), e elegie pianistiche cosmiche misteriosamente maestose come Shrouded
Latice (9:19). Inevitabilmente, vista l'impresa titanica, la musica qualche
volta vagheggia e qualche volta ridonda. Vestiges in confronto vantava
una precisione chirurgia nel modo in cui i brani erano montati. Qui, sezioni
come Language of Breezes (14:29) sono lasciate alla deriva e ripetuti.
Questa sezione poi, prevedibilmente, semplicemente si dissolve, e tutta la sezione
è solo questo, tutta un processo di addormentamento. E alcune sezioni semplicemente ripropongono
i cliché di Robert Rich, lasciando perlopiù un senso di già visto.
Offering to the Morning Fog (2020), un altro album che non è altro che un'unica composizione di 67 minuti (per flauto ed elettronica), indugia in languore anemico e soffre di eccessiva ripetizione. È difficile distinguere i motivi del flauto di Distant Traveler da quelli di Cantus for Hospitality. Quelli di Awake When Shadows Walk sono in po' più vivaci, ma sezioni catatoniche come Fall Up the Clouds Will Catch You fanno fatica a giustificare la loro durata. Sembra un lavoro fatto di fretta e sarebbe potuto durare 20 minuti senza perdere chissà quanto.
Neurogenesis (2021) contiene brani per sintetizzatori analogici e digitali in intonazione naturale. I nove minuti di Neurogenesis e gli otto di Convergent sembrano musica algoritmica, una versione matematica della spirituale Rainbow in Curved Air di Terry Riley, con timbri cromatici fibrillanti a cascata che inondano il sistema uditivo. Anche i bordoni angelici di Erinacea suggeriscono una sorta di estasi spirituale, così come il sottofondo quasi ambientale degli otto minuti di Connective.
Altre collaborazioni
comprendono Lift a Feather to the Flood (2017), di nuovo con Markus Reuter, Precambrian (2019) con Sverre Johansen e For Sundays When It Rains (2022), con l'italiano Luca Formentini.
Gli Oculus, formati da Markus
Reuter col violinista David Cross, il bassista Fabio Trentini, il batterista
Asaf Sirkis, il chitarrista Mark Wingfield e Robert Rich, hanno debuttato con Nothing Is Sacred (2020).
Travelers' Cloth (2023) era ispirato agli scritti taoisti.
Waves of Now (2024) è la registrazione live di una performance con Steve Roach.
Cloud Ornament (2024) documenta un'altra collaborazione con il compositore e chitarrista italiano Luca Formentini.
Long Tail of the Quiet Gong (2024) è stato concepito per un esperimento psicologico volto a osservare gli effetti della musica sui sogni.
Nel 2024 Rich ha pubblicato anche il suo primo libro di poesie, intitolato “Bird Servant”.
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