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Humphrey Bogart nacque nel 1899 da una agiata famiglia di professionisti.
Viziato e irrequieto, venne espulso da scuola e si arruolo' giovanissimo nella marina.
Alla fine della Prima Guerra Mondiale deve guadagnarsi da vivere con mestieri di fortuna, poiche' il padre ha dilapidato tutto.
Entro' nell'ambiente
dello spettacolo come comparsa di teatro.
La crisi finanziaria del 1929 (che causo` anche crisi nei teatri di Broadway)
lo spinse, come tanti altri attori teatrali, a tentare l'avventura a Hollywood.
He debuted in Up the River (1930), a minor comedy directed by
John Ford, which was also the debut of his Broadway friend
Spencer Tracy, but the character that influenced the rest of his career was the gangster he played on Broadway in Robert Sherwood's play "The Petrified Forest" (1935) and the following year in its Hollywood adaptation,
Archie Mayo's The Petrified Forest (1936).
His face became an archetype of the gangster via
William Wyler's Dead End (1937), a similar
adaptation of a Broadway play, Sidney Kingsley's "Dead End" (1935),
which mythologized bank robber Lester "Baby Face Nelson" Gillis,
Lloyd Bacon's San Quentin (1937) and Racket Busters (1938),
and
Lewis Seiler's You Can't Get Away with Murder (1939).
He took a back seat to James Cagney in two gangster classics like
Michael Curtiz's Angels with Dirty Faces (1938)
and
Raoul Walsh's Roaring Twenties (1939), playing
instead (respectively)
a corrupt lawyer and a treacherous bootlegger.
He was being cast mostly in secondary parts of mediocre films, like
the domestic terrorist of Archie Mayo's Black Legion (1937)
and
the resurrected blood-robber of
Vincent Sherman's horror movie The Return of Doctor X (1939).
He was becoming famous for appearing in violent movies. Somehow that reflected his turbulent personal life: three tormented marriages and alcohol addiction.
He was promoted to sole protagonist in
Raoul Walsh's High Sierra (1941), scripted by
John Huston,
and in
John Huston's own The Maltese Falcon (1941),
Huston's directorial debut, an adaptation of Dashiell Hammett's pulp novel,
two parts that moved Bogart out of the gangster genre but contributed even more to create his sardonic, fatal, tough-guy charisma.
his mask of icy but painful humane suffering, his
non-conformist
character, annoyed by organized society, a man who disdained hypocrisy and pretension.
"Bogey" impose un nuovo cliche' del "giustiziere senza macchia e senza paura", un nuovo cliche' adeguato alla violenta realta' della sua epoca.
Entro' nel mito con
Michael Curtiz's Casablanca (1942),
film di culto in cui la sua
interpretazione fatalista del "loser" nel clima apocalittico della Seconda Guerra Mondiale e' la quintessenza dell'esistenzialismo,
e con il colpo di fulmine che lo indusse al terzo divorzio e al quarto matrimonio: nel 1945 sposa 45enne la 18enne
Lauren Bacall, dolce e sentimentale.
L'equilibrio ritrovato lo porta anche a militare in prima linea nel partito della nuova Sinistra, provocando scandalo, e nel 1947 a create un comitato
di artisti contrari al fanatico senatore anti-comunista Joseph McCarthy.
Grandi film per grandi registi
proseguono la serie delle sue interpretazioni memorabili, ora anche nei panni di uomini qualunque, ma sempre sotto il segno di un destino implacabile:
Howard Hawks's To Have and Have Not (1944), an adaptation of the Ernest Hemingway's novel and the film that began his collaboration with teenage actress and future wife Lauren Bacall,
Howard Hawks's The Big Sleep (1946), another adaptation of a famous crime novel, Raymond Chandler's "The Big Sleep" (same director, same co-star),
and
Delmer Daves's thriller Dark Passage (1947), the third collaboration with Bacall.
Even better were
his memorable interpretations in three John Huston films: as the gold prospector of Treasure Of The Sierra Madre (1948),
as the heroic army veteran of
Key Largo (1948), the fourth and last film with Bacall, and
as the cantankerous skipper and reluctant hero of
The African Queen (1952), pitted against a phenomenal Katharine Hepburn.
He played twice in
Nicholas Ray's films:
the sympathetic lawyer in Knock on any Door (1949) about juvenile delinquent
and especially the Hollywood screenwriter in In a Lonely Place (1950).
Bogart then played in
Raoul Walsh's The Enforcer (1951),
Richard Brooks's Deadline USA (1952),
Edward Dmytryk's The Caine Mutiny (1954),
John Huston's Beat The Devil (1954), a strange parody of The Maltese Falcon.
Bogart rarely ventured into comedy but he was featured in two famous ones:
Billy Wilder's Sabrina (1954) and
Joseph Mankiewicz's The Barefoot Contessa (1954).
His last major films were
William Wyler's Desperate Hours (1955)
and
Mark Robson's The Harder They Fall (1956).
He already knew of his cancer while making the latter and died in 1957.
Bogart segno' la fine dell'attore positivo del New Deal, simbolo del successo e
della giustizia. Bogart personifico' il pessimismo, le ansie, le incertezze di un'epoca segnata dalla seconda
guerra mondiale, dalla Guerra Fredda, dall'anti-comunismo, dalle lotte per i diritti civili ecc. Il suo e' un
eroismo naturalista, realista, rude e popolare, che denota la sfiducia nel sistema americano e la sfiducia
nella biblica profezia della vittoria del Bene sul Male. Non a caso e' il gangster il costume scelto.
La mitologia paradossale di Bogart riproduce l'ambiguita' dei codici sociali del
dopoguerra, scomparsa la fiducia avitica e quasi fanatica nel New Deal. L'etica diventa un fatto personale,
il trionfo coincide spesso con la sconfitta, la generosita' con il cinismo. Bogart crea il primo personaggio
del cinema veramente complesso, fatto di sfumature e di contraddizioni. Il repertorio dei suoi mezzi
espressivi si riduce ad una smorfia e ad uno sguardo, in violazione di tutte le regole classiche di
recitazione. E' l'intera figura dell'attore romantico che si sgretola, che viene profanata. In particolare, la
sessualita' sentimentale viene sostituita da una sessualita' naturale, biologica e, al limite, opportunista.
Meno astratto e piu' instintivo, meno individualista e piu' sociologico, l'attore-mito inventa una nuova
tipologia di comportamenti, di ambientazioni e di situazioni.
L'eroe americano era stato finora il pioniere della frontiera, oppure il self-made
man figlio di immigranti; Bogart crea invece un ribelle figlio di borghesi di New York, ossia la negazione
vivente di quei modelli: invece che costruire, aveva distrutto. Il rinnovamento di Hollywood ha inizio
qui.
E' questo peccato originale che gli permette di ripudiare l'ipocrisia puritana e di
adottare un ostentato scetticismo. E Hollywood glielo concede, perche' l'uomo della strada e' cambiato,
cosi' come e' cambiata la strada in cui vive, e si identifica piu' facilmente nel moralismo amorale di Bogart
che nel moralismo bigotto dei divi tradizionali.
Con Bogart la maschera del gangster assurge ad emblema della nuova
condizione dell'uomo: l'ideologia e l'idealismo del crimine cedono il posto alla sociologia e alla psicologia
del crimine. Cosi', per simmetria, quella del detective: nevrotico e sofferente. Entrambi sono esseri
imperfetti, incapaci di rispettare le regole del manicheismo: il cattivo e' sensibile e generoso, il buono e'
pronto a compromessi sacrileghi, dalla menzogna alla violenza. Bogart avvilisce l'eroe schematico e crea
un eroe vissuto, con un passato, patatico nei suoi fallimenti, solitario suo malgrado. E' soltanto nel
"piccolo" che puo' trovare gli spunti romantici di felicita', in piccole cose o piccoli gesti che
sembrerebbero di puro contorno alla missione principale.
Paraphrasing the gangster he played in
Archie Mayo's The Petrified Forest (1936), Bogart was
"the last great apostle of rugged individualism".
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