|
If English is your first language and you could translate my old Italian text, please contact me.
|
Gary Cooper, figlio di inglesi, nacque nel 1901 in un ranch del Montana, ma
studiò in Inghilterra per un paio d'anni. A vent'anni era un contadino complessato, abituato al
duro lavoro dei campi, ma un po' tardo a scuola. Negli anni venti i suoi si trasferirono in California e lui
pensò di sfruttare a Hollywood la sua abilità nel cavalcare; ottenne sì delle parti di
cowboy, ma il successo lo trovò interpretando il film aviatorio di
William Wellman
(Wings, 1927). Nel decennio del 1930
la sua ascesa fu travolgente, e raggiunse vertici di popolarità senza precedenti.
Recitava di tutto, dal melodramma al bellico, dal western alla commedia.
Il suo segreto era senza dubbio
l'anti-divismo, ostentato con quell'aria da ingenuo e impacciato provinciale, in un'epoca in cui Hollywood
pativa la sua più forte inflazione di divi. Era l'incarnazione dell'uomo della strada, semplice e
schivo, ma sempre pronto a ricavare dalle sue modeste doti la mossa vincente. Il momento saliente della
sua avventura è generalmente quello in cui lentusiasta e ignaro giovanotto viene a contatto con la
parte guasta della società; la sua reazione è quasi tutta interiore: imperturbabile, cerca di
soffocare stoicamente gli istinti che lo spingerebbero ad agire d'impulso. Quando decide di agire
però, lo fa con una determinazione inesorabile. Il più delle volte l'atmosfera ironica
stempera la portata del suo travaglio interiore.
Eccelse nei generi principi degli anni trenta. Nel melodramma (
Peter Ibbetson, 1935,
Henry Hathaway;
The Wedding Night, 1935,
King Vidor;
The Fountainhead, 1949,
King Vidor;
Morocco, 1930, Josef von Sternberg),
nel bellico (
The Lives of a Bengal Lancer, 1935,
Henry Hathaway;
Sergeant York, 1941, Howard Hawks),
nel gangster (
City Streets, 1931,
Rouben Mamoulian),
nella commedia (
Design for Living, 1933,
Ernst Lubitsch;
Desire, 1936,
Frank Borzage;
Mr Deeds Goes to Town, 1936,
e
Meet John Doe,
1941,
Frank Capra;
Ball of fire, 1941,
Howard Hawks),
nel western
(The Westerner, 1942, William Wyler)
6.0 The Westerner (1942)
Cooper ripeté all'infinito il suo tranquillo modus
vivendi.
Negli anni cinquanta si diede anima e corpo al western, diventando il rivale
più pericoloso di Wayne:
High Noon (1952) di Fred Zinnemann,
Vera Cruz (1954) di Robert Aldrich,
Man of the West (1958) di Anthony Mann,
The Hanging Tree (1959) di Delmer Daves,
The Plainsman (1936) e The Unconquered (1947) di Cecil DeMille.
Una collana di interpretazioni a suo modo impeccabile (che gli valse anche tre
Oscar) dovute a una grande capacità di concentrazione.
La sua recitazione, spontanea e naturale, non gli poteva consentire riuscite in
parti accademiche, ma calzava a pennello con la sua vera personalità, un rude e laconico
campagnolo, e con l'ambizione originaria, quella di fare il caricaturista politico; la sua tecnica era in
realtà tutt'altro che povera: quel sorriso impercettibile, quello sguardo dolente e penetrante, la
nobiltà del portamento, i minimi gesti facevano parte di una tattica accorta per sedurre lo
spettatore. Cooper doveva il suo successo a tre elementi principali: l'immagine del paladino stoico del
mondo dei sogni, la bellezza anti-erotica (bello ma timido, vittima delle donne, quasi misogino, mai sexy),
il carattere semplice e simpatico (mai sciocco però). L'ultimo baluardo dell'idealismo contro il
dilagare del materialismo.
William Wyler’s Friendly Persuasion (1956)
Billy Wilder's Love in the Afternoon (1957)
|