Marlene Dietrich
Figlia di un ufficiale
Prussiano, crebbe in un'atmosfera marziale e nell'epoca più tragica di Weimar; nel 1921
abbandonò gli studi di violino a cui era stata avviata dalla madre e scelse la strada del
palcoscenico, si diplomò come cantante e come attrice rispettivamente all'Accademia di Berlino e
ai corsi del Deutsches Theater tenute da Max Reinhardt (che la utilizzò in parti secondarie fin dal
1922).
Esordì nel cinema a diciott'anni, ma dovette fare la comparsa, avventuriera, adultera,
prostituta, amante di gangster, cortigiana, per altri sette anni prima di essere scelta da Sternberg per la
parte di Lola-Lola, anni di maturazione in cui ottenne le maggiori soddisfazioni come cantante in teatro,
in varie riviste musicali: nel 1928 la critica scoperse la sua voce e le sue gambe, il suo portamento al tempo
stesso signorile e volgare. L'anno dopo fu scelta da Sternberg per interpretare il primo film sonoro di Emil
Jannings e finì per diventare la protagonista di
The Blue Angel (1930).
Fashion androgyny was popular in Berlin cafes of the 1920s, and she simply transferred it to Hollywood.
Sposata, con una bambina, si unì per un breve periodo col regista che le
aveva dato la fama, facendo di lei una diva, anzi la diva erotica per eccellenza. A Hollywood Sternberg
confezionò maniacalmente cornici esotiche sempre più esaltanti per il suo freddo
enigmatico volto.
Nacquero cosi` film come
Shanghai Express (1932),
Morocco (1932),
Blonde Venus (1932),
The Scarlet Empress (1934).
Abbandonato il regista, Dietrich ampliò la sua gamma espressiva nel campo della
commedia sofisticata (Angel di Lubitsch), e Desire di Borzage del western
romantico (Destry Rides Again (1939) di George Marshall) e Rancho Notorious di Fritz Lang
tornò alla decadenza mitteleuropea, ma quella del dopoguerra (A Foreign Affair di
Wilder). Tutto sommato confermò di essere stata costruita da Sternberg per essere un volto.
Nel dopoguerra tornò poche volte sulla schermo, con brevi ma penetranti
interpretazioni in
Alfred Hitchcock's Stage Fright (1950)
Billy Wilder's Witness for Prosecution (1957),
Stanley Kramer's Judgement at Nuremberg (1961),
Orson Welles' Touch of Evil (1958),
che però nulla hanno a che vedere con il mito.
Negli ultimi vent'anni si dedicò soprattutto alle platee musicali,
portando in giro per il mondo le canzoni tedesche degli anni trenta e quaranta (da Lola-Lola
a Lilì Marlen), che rimangono, come lei, legate indissolubilmente a un clima
esistenziale colmo di tragici presentimenti.
Ma il mito è legato soprattutto all'immagine erotica, allo sguardo
intensamente ironico e sprezzante. Dietrich ha impersonato l'immaginario erotico di un'intera
generazione.
Frutto di una cultura decadente (la belle dame sans merci, la Lulu di Wedekind),
discendente delle donne fatali del muto e prototipo di quelle maledette del film-noir, Marlene impersona
anche il tipo di donna emergente nella società americana del New Deal: la donna indipendente,
che sa trionfare delle sue sconfitte, che virilizza la sua sessualità (capelli corti, cravatte, frac,
cappello a cilindro) e se ne serve per proteggersi dalla violenza che la circonda.
Dietrich fa quindi sia un richiamo ideale sia un richiamo reale (è con
lei d'altronde che si passa dalle dive impalpabili alle donne del popolo).
Rispetto alla sua rivale Garbo impersonò un tipo di donna decisamente
più volgare; mentre la Garbo vive ancora in una mitica Europa di re e regine, Dietrich vive fra
le macerie della decadenza: è una regina anche lei, altezzosa e superba, ma una regina
detronizzata e scacciata da corte, che per sopravvivere deve umiliarsi ad esibire il suo corpo nei locali
notturni.