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Greta Garbo (nata Gustafsson) nacque in Svezia
nel 1905, figlia di contadini.
Rimasta orfana del padre all'età di quindici anni, si impiegò
nei più svariati mestieri, fino a posare come cover-girl.
La scoprì Mauritz Stiller, quando, diciottenne, si
divideva ancora fra fotografia, pubblicità, e film d'occasione, e le affidò una parte
secondaria in Gosta Berlings Saga (1924).
Seguendo le orme di tante altre attricette
Scandinave, emigrò in Germania; ed ebbe la fortuna di essere scelta da Pabst per la fanciulla
sventurata di
Die Freudlose Gasse/ The Joyless Street (1925).
Salutata come la naturale erede della maestra e rivale Asta Nielsen,
segui` Stiller a Hollywood, ma Stiller non riusci` a terminare
The Temptress (1926), completato da Fred Niblo.
Fu Flesh and the Devil (1927), diretto da Clarence Brown, che
lanciò il suo viso nel firmamento del mito cinematografico.
Decine di film riproposero le
tragiche vicende sentimentali dell'amante orgogliosa dignitosa e devota. Il volto della Garbo era
un'immagine su cui i registi speculavano senza ritegno; bastava quell'apparizione per commuovere e
tenere col fiato sospeso il pubblico del melodramma. Il suo corpo piatto e spigoloso disinnescava ogni
eccesso d'erotismo che non fosse semplice culto dell'amore, visto quasi come destino soprannaturale che
richiede il sacrificio della vita intera. La Garbo era una statua da venerare, (immobile e muta, priva di
vita), oppure profeta di una religione che addita un paradiso e insegna in parabole come arrivarci. La
degradazione subita dall'amante (adulterio, prostituzione, suicidio) lungi dall'essere riprovevole è
anzi una forma di martirio e quindi beatificazione: il suo volto è quello puro di Giovanna d'Arco,
avvolta dalle fiamme. E d'altronde le sue scene d'amore mettevano in secondo piano il partner come se la
passione della Garbo nascesse soltanto dentro di lei. Naturale perciò che la Garbo assurgesse fra
gli dei dell'Olimpo (la "divina") e che vivesse in uno splendido isolamento.
In Flesh and Devil (1927) di Clarence Brown la Garbo spinge
l'amante a uccidere il marito e poi sposa un terzo uomo che è amico del primo e rifiuta
perciò di battersi con lui; lei va incontro a una morte atroce, annegata o congelata fra i ghiacci. In
A Woman of Affairs (1928), dello stesso Brown, è una ragazza spregiudicata che, non
potendo sposare, l'uomo che ama per l'opposizione dei genitori di lui, ne sposa un altro; questi
però si suicida quando scopre il suo passato, e alla fine sarà la volta di lei, una volta
constatata l'impossibilità di riconquistare la vecchia fiamma.
Si converti` al sonoro con
Anna Christie (1930), diretto dal solito Clarence Brown, e
"Garbo talks!" fu la notizia piu` importante dell'anno per
la folla dei suoi fans.
Qualche settimana dopo usci` Romance (1930) in cui impersonava una diva
dell'opera.
Lo stereotipo al tempo stesso tragico e romantico di Garbo ben si addiceva a
celebri donne fatali come Anna Karenina (Clarence Brown's Anna Karenina, 1935), Mata Hari (George Fitzmaurice's Mata Hari, 1931), Queen Christina (Rouben Mamoulian's Christina, 1933), la contessa Marie Walenska che fu l'amante di Napoleone (1937),
e altre, storiche o immaginarie, che dalle sue interpretazioni uscirono umanizzate, anzi "dominate".
Ma soprattutto era celebre come icona della bellezza ideale.
Il film che li riassume tutti è Grand Hotel (1932), diretto da Edmund Goulding: una ballerina
Russa che si sente finita tenta il suicidio in un albergo di Berlino; la salva un aristocratico decaduto che si
è insinuato nella sua camera per derubarla; i due s'innamorano; nello stesso albergo si trovano
l'ambiziosa Joan Crawford, e i suoi due spasimanti, un impiegato condannato da un male inguaribile e il
villano datore di lavoro di lei; il primo, non avendo più nulla da perdere, gioca tutti i suoi averi, e
per assurdo, vince; il secondo sorprende il ladro in flagrante e lo uccide; la Garbo si reca invano
all'appuntamento che l'orgoglioso barone le ha dato; arrestato l'omicida, la segretaria accetta di allietare
gli ultimi giorni dell'impiegato.
Nel 1936 gira con George Cukor Camille,
tratto dalla commedia "La Dame aux Camelias" di Alexandre Dumas, e fornisce una interpretazione degna di Eleonora Duse.
Era al culmine della sua
arte, osannata come nessun'altra attrice mai lo fu.
Nel 1938 rilasciò la sua prima e unica intervista.
Dopo Ninotchka (1939) di Ernst Lubitsch, una sorta di auto-parodia, Garbo dovette subire nel 1941 il suo primo fiasco:
Two-faced Woman di George Cukor la mostrava nei panni di una
mogliettina dai sensi accesi, in costumi e atteggiamenti audacissimi, che attirarono l'accusa di
immoralità.
Si ritirò immediatamente dalle scene, all'eta` di 36 anni, decisa a preservare il proprio mito a
tutti i costi.
Ma forse piu` che il fiasco fu la seconda guerra mondiale che causo` il suo declino, distruggendo il suo mercato Europeo.
Terminava la sua carriera di attrice all'età di 36 anni e per il resto della sua
solitaria esistenza sarebbe stata circondata soltanto da ricchi omosessuali.
Una delle dive piu` leggendarie del cinema
non appare in un solo capolavoro del cinema,
Ninotchka (1939),
e raramente lavoro` con grandi registi.
Nella sua bianca gelida bellezza era ancora racchiuso il clichè del
portamento nobile, della classe, del distacco (l'ultima incarnazione del mito della regina), ma era
già racchiuso anche il dramma moderno della solitudine e dell'incomunicabilità, da secoli
specialità e ossessione delle culture scandinave.
Mori` nel 1990 all'eta` di 84 anni.
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