Dalla pagina su Michael Haneke di Piero Scaruffi.
Funny Games (1997) è un affresco brutale dell’insensata e sadica violenza adolescenziale (due ragazzi torturano una famiglia) simile ad Arancia Meccanica di Kubrick e Crimini invisibili di Wenders, ma senza alcun tipo di violenza fisica importante, arricchito dall'autocoscienza degli attori pirandelliani e beckettiani. Gli psicopatici godono attraverso torture umilianti e psicologiche. A loro piace giocare con le menti (non i corpi) delle loro vittime. Ecco perché il procedimento è così lento e silenzioso. Ecco da dove proviene il terrore: non dalla violenza ma dalla quiescenza.
Il gioco attuato dagli psicopatici è basato sulla mente umana. I torturatori si godono l'agonia degli esseri umani che cercano di dare un senso all'irrazionale.
La premessa è un vecchio trucco hitchcockiano: la devastazione causata da un evento imprevedibile e irrazionale che sconvolge la semplice vita ordinaria. Ma Haneke porta questa premessa alle sue estreme conseguenze: il completo annientamento della psicologia della vittima.
Lo stesso Haneke si comporta come un torturatore. Di tanto in tanto lascia che la speranza si insinui solo per distruggerla nella sequenza successiva (in particolare quando riavvolge persino il suo film sotto il naso dello spettatore). Haneke umilia il desiderio dello spettatore di un lieto fine, così come i suoi personaggi umiliano le loro vittime. Haneke gioca pazientemente e silenziosamente con lo spettatore nello stesso modo in cui i suoi personaggi giocano con le loro vittime.
Un'altra dimensione distintiva del dramma è quella che fa riferimento all'ateismo delle vittime che notiamo in modo inaspettato verso il finale. All'improvviso lo spettatore si rende conto che non hanno mai invocato l'aiuto di Dio. Ai vecchi tempi erano i carnefici che non credevano in Dio. Adesso sono le vittime.
(Nota: Mel Brooks aveva già utilizzato il trucco di riavvolgere il film in riproduzione in Balle spaziali).
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Hidden (2005)
è, prima di tutto, un potente esperimento psicologico su come percepiamo i
film. Dopo che la prima scena ci ha ingannati facendoci credere che il nostro videoregistratore
fosse rotto, non ci fidiamo più di nulla. Ogni scena potrebbe essere un video
all’interno del film. Le scene-video ci mostrano qualcosa che è successa ma che
il “film” non ci sta dicendo (tranne il fatto che ce la sta mostrando nel
video). Dal momento che l’unico modo di distinguere un video da un non video è
se la videocamera sia ferma o meno, stiamo molto attenti a come questa si
muove, invece di essere assorbiti nella storia. Haneke enfatizza il contrasto
tra i contenuti irrilevanti dei video (perlopiù, solo una casa e qualcuno che
esce di casa) e le sue implicazioni (qualcuno ti sta osservando, e
all’improvviso né tu né i tuoi cari siete più al sicuro). La camera non “dice”
mai nulla, semplicemente osserva immobile: Haneke ci fa capire quanto sia
potente lo sguardo fisso immobile, lo stare fermi a guardare.
Certo, in questo film ricco di suspence qualcuno potrebbe vederci l’intreccio
tradizionale di un thriller: il passato torna a tormentarti quando meno te lo
aspetti e scombina una vita che sembrava così felicemente routinaria da essere
quasi noiosa. Il carnefice si trasforma nella vittima.
Ma, in generale, il film è profondamente radicato in un discorso
socio-politico.
Il tema principale è la razza in natura. Haneke architetta il conflitto
razziale in un modo tale da implicarne la tensione etnica, ma, allo stesso
tempo, la trascende. Il fatto che l’uomo bianco non voglia rivelare il suo
passato alla moglie sta a significare che egli, borghese bianco purosangue
privilegiato, si è fatto un esame di coscienza. Il fatto che lo scrittore
europeo accusi il lavoratore africano di torturarlo (quando da bambini
succedeva l’esatto opposto, e perdipiù, adesso, il primo sta di nuovo
distruggendo la vita del secondo) è una meditazione su come la gente
civilizzata descriva sé stessa e le proprie barbarie. Quando l’inquadratura
della videocamera si sposta dall’appartamento del povero immigrato al bel
salotto dello scrittore benestante, si nota una certa differenza di classe
sociale. E quando, in video, l’immigrato comincia a piangere, i ruoli di
vittima e carnefice si ribaltano; e capiamo che questa è la verità storica
della loro relazione: è sempre stato il borghese a torturare il lavoratore, mai
il contrario.
Nascosta dietro la violenza psicologica della relazione tra l’uomo benestante e
il suo nemico invisibile, c’è il tormento psicologico della sua famiglia:
Pierrot non vuole che sua mamma lo abbracci, e non vediamo mai moglie e marito
scambiarsi carezze, ma solo parole posate e misurate.
Un tema meno prominente ma indirettamente cruciale è l’impotenza individuale in
uno stato la cui polizia è solo una fredda burocrazia. Lo stato non può far
nulla per lo scrittore benestante. Il suo essere benestante è un problema che
gli si ritorce contro; e poi, lo scrittore benestante si rende conto che
nessuno può proteggerlo dalle conseguenze di essere ricco e famoso.
La prima scena mostra una casa in una strada
affollata di una grande città. Un uomo esce fuori di casa e attraversa la
strada. Dopodiché lo schermo va avanti veloce e dopo torna indietro (si
riavvolge). (forse gli spettatori hanno cercato di aggiustare il
videoregistratore pensando fosse rotto). Una coppia di sposi, Georges e Anne,
sta guardando quel video, la casa è la loro. L’uomo nel video è Georges. Anne
lo trova sotto lo zerbino avvolto in una busta del supermercato. Non c’era
nessun messaggio. Sono perplessi. Non hanno idea di chi lo abbia fatto o
mandato. Si siedono a tavola per cena in una stanza che ha una parete piena di
libri. Il marito dev’essere un intellettuale. Arriva il loro figlio adolescente
Pierrot.
Dopo una breve scena in cui Pierrot impara a nuotare, vediamo una scena della
stessa casa di notte. La videocamera non si muove, dev’essere una telecamera di
sorveglianza, non tenuta da qualcuno ma appesa ad un muro. Per un po’ non
succede nulla. Dopodiché vediamo la luce di un veicolo, probabilmente intento a
parcheggiare per strada, e poi Georges attraversa la strada ed entra in casa.
Vediamo anche il volto sanguinante di un bambino.
Nella scena seguente c’è un gruppo di persone che gira uno show televisivo
nella stanza piena di libri di Georges. Le registrazioni terminano e Georges riceve
un messaggio. Arriva al backstage e si vede poi che siamo su un set replica del
suo salotto. Fa una telefonata. È Anne, che lo informa che ha trovato una nuova
videocassetta. Vediamo il misterioso video riavvolgersi mentre Georges e Anne
ne discutono. Pensano di chiamare la polizia. Sospettano di un amico di
Pierrot.
Poi, un misterioso sconosciuto chiama Anne chiedendole di parlare con George.
Anne capisce che si tratta della stessa persona delle videocassette. Nel
mentre, Georges trova un foglietto in ufficio con lo stesso disegnino ricevuto
insieme alla seconda cassetta. A questo punto, decidono di andare alla polizia.
Quando escono, un ragazzino nero in bicicletta quasi non lo mette sotto. Il
ragazzino nero insulta Georges, Georges gli risponde che stava andando nel
verso sbagliato perché la strada finiva con un vicolo cieco. Il ragazzino
scende dalla bici e minaccia Georges. (Haneke qui sembra riferirsi all’arroganza
dei figli degli immigrati africani all’epoca in cui la Francia fu scossa dalle
rivolte etniche). Anne li separa ed entrambi si allontanano. (c’è più tensione
e senso di paura in questo scontro con il bambino che nella telefonata di
prima). In macchina, Georges farfuglia qualche parola sul fatto che la polizia
non possa far nulla e che li abbiano lasciati soli a sé stessi.
Georges guida fino alla scuola di Pierrot mentre i ragazzini stanno uscendo.
Pierrot gli chiede come mai abbia mandato un foglietto alla scuola: è lo stesso
che Georges ha trovato in ufficio, con la differenza che questo è firmato da
Georges e indirizzato alla scuola di suo figlio.
Quando, il mattino seguente, vediamo Georges e Pierrot uscire di casa, facciamo
fatica a pensare che stavolta non sia un video guardato da Georges ed Anne, ma
invece sono Georges e Pierrot che vanno alla macchina. (Non siamo molto sicuri che
sia solo una telecamera che filma gli attori che escono di casa e si
incamminano alla macchina, qualcosa in cui lo spettatore di solito non presta
molta attenzione, perché sono assorbiti nella storia).
Nella scena seguente, Georges e Anne stanno cenando con degli amici nella
stanza con la parete piena di libri. Uno di loro racconta una barzelletta
sull’essere la reincarnazione di un cane. Parlano anche di un amico regista,
Frederic, che si è appena separato da sua moglie e ha una nuova fidanzata.
Capiamo che Georges è uno scrittore famoso. Dopodiché qualcuno suona alla
porta. Georges va a vedere chi sia ma non c’è nessuno, e trova un altro pacco.
Anne informa gli ospiti che qualcuno li sta perseguitando e George fa partire
il video. Il video è stato girato dal finestrino di un’automobile. L’automobile
guida su una strada sterrata fino ad una casa isolata. È la casa in cui Georges
è cresciuto.
Allarmato, Georges trova un pretesto per andare a trovare sua madre malata. Lui
le dice che a casa va tutto bene e che lui ed Anne sono molto occupati.
Scopriamo che Anne lavora per un amico di Georges, un editore. Dopo, Georges
chiede a caso notizie su un certo Majid, un bambino arabo che i suoi genitori
volevano adottare. Sua madre ha brutti ricordi di quell’episodio e afferma di
non pensarci mai. Si vede che Georges ha rovistato tra i suoi ricordi per
capire chi lo stia perseguitando. Lo stalker deve anche sapere molto sulla sua
vita privata. La madre gli legge nel pensiero e intuisce ci sia qualcosa che
non va, ma Georges nega. Georges si addormenta a casa della madre.
Nella scena successiva vediamo un bambino arabo, probabilmente Majid, nella
fattoria in cui Georges è cresciuto, ed un altro bambino che lo fissa,
probabilmente Georges. Majid prende un’ascia e tenta di uccidere un pollo.
Manca il colpo ma un po’ di sangue gli schizza in faccia. Ora sappiamo chi sia
il bimbo sanguinante dei video. Il pollo rotola avanti e indietro agonizzante.
Il piccolo Georges fissa la scena, senza parlare. Il piccolo Majid afferra
l’ascia e comincia a camminare verso il piccolo Georges. Poi, il piccolo Majid
colpisce... e Georges si sveglia: ha avuto un incubo a casa di sua madre.
Il prossimo video è ancora più misterioso. Mostra un palazzo e poi una strada
non appena la persona che sta filmando cammina fuori dal palazzo. Analizzando
il video a rallentatore, Georges ed Anne riescono a leggere l’indirizzo del
palazzo. Georges decide di investigare da solo e dice ad Anne di avere un
sospetto. Anne è sconvolta dal fatto che Georges voglia andare al palazzo da
solo, ma è ancora più sconvolta dal fatto che lui non voglia dirle di chi
sospetta. Non può dirglielo, il che non ha senso, né per lei e né per noi. C’è
un blocco psicologico nel subconscio di Georges. Anne gli fa una scenata. Il
loro rapporto elegante e degno sta improvvisamente andando in frantumi.
Georges arriva all’edificio e ripercorre la strada del video al contrario.
Bussa alla porta e gli apre un uomo di mezza età dai modi miti. Era quello che
Georges si aspettava di trovare: Majid. Quindi, Georges è sicuro che Majid sia
lo stalker. Ma Majid sembra non capire perché Georges gli abbia fatto visita e
appare sconvolto che Georges abbia scoperto dove vive. Majid vive in un
appartamento piccolo e spoglio. Si comporta come qualcuno incapace di ricatti.
Sembra sicuramente risentito di qualcosa che Georges gli ha fatto. George cerca
di giustificarsi dicendo di non aver avuto scelta, ma dopo si difende
interpretando il ruolo della vittima. Majid dice di essere ancora grato ai
genitori di Georges; e giura di non averlo mai filmato o altro.
Georges chiama la moglie e le mente dicendole che in casa non ci fosse nessuno.
Ovviamente non voleva dirle nulla sul suo vecchio incidente con Majid.
Dopo aver visto Pierrot vincere una gara di nuoto mentre i suoi genitori vi
assistono, vediamo di nuovo la scena di Majid mentre parla con Georges, ma
stavolta da una prospettiva diversa: qualcun altro ha fatto un video mentre
parlavano. Georges è caduto in una trappola: un video lo ha indotto a far
visita Majid perché lo stalker era già lì pronto a filmarlo. Il video ci mostra
cosa è avvenuto dopo che Georges è uscito dall’umile dimora di Majid: Majid,
seduto al suo piccolo tavolo, singhiozzante in lacrime. A questo punto, vediamo
la coppia guardare il video nel loro bel salotto. Anne dice che va avanti per
almeno un’ora. Georges si scusa per avergli mentito. Le spiega che Majid era il
figlio di immigrati algerini che lavoravano alla fattoria dei suoi genitori.
Loro sono morti in una rivolta razziale, uccisi da dei poliziotti fascisti. I
suoi genitori hanno cercato invano i corpi. Allora, decisero di adottare Majid,
Georges, che aveva solo sei anni, era geloso e torturava Majid, che era appena
appena più grande.
Anne crede che il video sia "autentico", vale a dire che pensa che
Majid fosse veramente ferito dalle parole di Georges. Più tardi, il suo capo
alla stazione televisiva gli dice che anche lui ha ricevuto una copia del
video. Georges capisce che l’impressione che si ha vedendo il video sia che sia
lui l’aggressore, non Majid. Arrabbiato del fatto che possano esserci tante
copie del video in giro mandate a tante persone in modo da distruggere la sua
carriera, Georges torna a casa di Majid, ma nessuno gli apre.
nel mentre, sua moglie sfoga la sua frustrazione con un amico, Pierre. Di
ritorno a casa capisce che Pierrot è scomparso. Vanno nel panico ed alla
polizia. Georges porta i poliziotti a casa di Majid. La polizia arresta sia
Majid che suo figlio, ma dicono a Georges che senza prove, i due sarebbero
stati presto rilasciati. La polizia investiga sulla scomparsa del ragazzino e
non sui video.
Nella scena seguente, c’è la casa vista dalla solita prospettiva delle
videocassette, ma adesso ci mostra che qualcuno sta riportando a casa Pierrot:
il ragazzino ha semplicemente passato la notte da un amico senza avvertire i
genitori. Comunque, si rifiuta di rivolgere la parola a sua madre e non vuole
essere toccato. Sembra che abbia visto lei e Pierre insieme e che fosse geloso
e disgustato. Non parla nemmeno con suo padre una volta tornato a casa.
Nella scena seguente, vediamo un episodio dello show di Georges. Dopo qualche
secondo in cui vediamo gli ospiti discutere di un libro, scopriamo che Georges
è in una sala montaggio mentre edita il girato. Mentre sta editando, portando
la registrazione avanti e indietro, squilla il telefono: è Majid e vuole
parlargli. Georges suona il campanello, Majid apre la porta e Georges entra, e
Majid gli giura che non sa nulla delle videocassette, tira fuori un coltello,
se lo punta al collo e si taglia la gola, facendo schizzare tutto il sangue
sulle pareti. Georges fissa il corpo per un po’, pietrificato. Ora è chiaro che
è stato Georges a perseguitare Majid, al punto tale da spingere il pover’uomo a
suicidarsi.
Tornato a casa, Georges racconta l’episodio alla moglie in una camera scura.
Lui le racconta anche le menzogne che hanno rovinato la vita di Majid: il
piccolo Georges disse ai suoi genitori che Majid stava tossendo sangue (sintomo
di una brutta malattia) e che aveva ucciso il pollo (quando, in realtà, fu
Georges a chiedergli di farlo). La conseguenza fu che Majid fu mandato in un
orfanotrofio e non ebbe la stessa educazione e la bella casa che ha avuto
Georges. Georges aveva solo sei anni, ma le sue bugie hanno rovinato per sempre
la vita di Majid. Anne lo ascolta come se fosse la sua psicanalista. Sono
talmente formali che non si danno nemmeno un abbraccio: lei gli mette solo una
mano sulla spalla.
Ora, Georges sospetta che i video siano stati girati dal figlio di Majid. Il
ragazzo si presenta al lavoro di Georges per affrontarlo. Georges si rifiuta di
ascoltarlo e lo intima solo di smettere di mandare video a casa sua. Il ragazzo
giura di non avere nulla a che fare con i video. È venuto solo per ricordare a
Georges di come avesse rovinato la vita del padre, dall’orfanotrofio fino al
suicidio. Si vede che Georges si senta in colpa, anche se non lo ammette. E,
tra i due, il ragazzo è quello che si comporta più civilmente.
Georges torna a casa, chiude le tende della sua camera da letto e va a dormire.
Nei suoi sogni, rivive il momento in cui il piccolo Majid fu cacciato di casa,
spinto in una macchina mentre gridava e cercava di fuggire. Mentre scorrono i
titoli di coda, la camera è fissa sul portone della scuola di Pierrot mentre i
bambini stanno uscendo. Vediamo Pierrot ed il figlio di Majid discutere: è
possibile che fossero complici e che il sospetto di Georges fosse corretto.
Il
dramma storico in bianco e nero Das Weisse Band/ White Ribbon (2009)
è strutturato come un romanzo del mistero: una serie di strani eventi accadono
in un villaggio rurale (il solito, stereotipico posto idilliaco). Il
"whodoneit" (“chi è stato”), comunque, rimane irrisolto: nessuno
scoprirà mai con sicurezza chi sia stato a commettere questi strani misfatti.
Ci sono due forze maligne in gioco in questo idillio. Da un lato, ci sono gli
uomini adulti. Ciascuno rappresenta una facciata diversa del potere: il
secolare, il religioso, il patriarca, lo scienziato, e così via. L’unica
persona pulita è l’insegnante: educazione. Lui è l’unico davvero onesto, e
l’unico a ricevere una ricompensa paradisiaca (una fantastica bambinaia). Gli
altri adulti sono, in qualche modo, tutti pervertiti. Dall’altro lato, c’è
un’altra forza malvagia, e forse ancora più disturbante: i loro figli (maschi e
femmine). Infatti, verso la fine, diventano i principali sospettati
dell’omicidio irrisolto. I figli del pastore severo sono aspiranti sociopatici.
Gli altri li seguono come zombie. I bambini rappresentano il futuro della
nazione, e questa nazione è la Germania prima della I guerra mondiale.
Diventeranno adulti in vent’anni (nel periodo nazista). Nonostante la sua
ossessione per la proprietà e l’iconica fotografica di Christian Berger, il
film sembra un pamphlet sul terrore: come nasce e come si esprime, e, in
definitiva, come il terrorismo sia fortemente radicato nella natura umana.
La storia del villaggio, ambientata in un piccolo
villaggio rurale alla vigilia della I guerra mondiale, è narrata da un uomo
anziano. Un giorno, il dottore ha un incidente: qualcuno ha teso un filo agli
estremi di un albero davanti casa del dottore ed il suo cavallo ci è
inciampato. Il dottore viene portato all’ospedale. Lui vive con la sua
amorevole figlia adolescente Anni e il figlio piccolo, aiutato da una sua
vicina, una balia, dal momento che sua moglie è morta dando alla luce quel
ragazzo. Una donna in salute, baronessa, si sta esercitando al piano ed è
infastidita da suo figlio, che la sta distraendo. Un padre severo, il pastore
del villaggio, punisce i suoi figli che si erano momentaneamente persi in
città, causando a lei e a sua moglie molta ansia. Il poliziotto vorrebbe
indagare sull’incidente ma il filo è sparito. Una donna muore in un incidente
assurdo in una stalla di proprietà del barone del villaggio. Il suo figlio più
grande è arrabbiato e tenta di scoprire chi sia il responsabile. Il narratore
si rivela essere l’insegnante della scuola, ed entra in scena, da giovane,
quando va a pescare e vede il figlio ribelle del rigido pastore, Martin,
tenersi instabile in equilibrio sul parapetto di un ponte. Il ragazzino implora
l’insegnate di non dirlo a suo padre. Sulla strada di casa l’insegnante
incontra per la prima volta la nuova balia, Eva, una dei gemelli del barone.
Anni sta bevendo la zuppa con il suo fratellino, che comincia a farle domande
sulla mmorte, sconcertato dal fatto che tutti debbano morire, persino lei,
persino lui stesso; ed è proprio iin quel momento che scopre improvvisamente
che la sua stessa madre è morta. Il ribelle Martin rimane deluso quando gli
dicono che sua madre aveva un altro figlio. durante la festa del raccolto Max,
il figlio della donna morta, si vendica del barone distruggendogli un intero
campo di cavoli. Suo padre è terrorizzato dalle potenziali onsegunze di questo
gesto: ha una grande famiglia da sfamare. L’insegnante finalmente si rincontra
con la balia ballano insieme. Al termine dei festeggiamenti, il barone scopre
che suo figlio Sigi non si trova. Dopo una lunga ricerca, il bambino viene
ritrovato sanguinante: è stato colpito con un bastone da uno sconosciuto. Il
giorno dopo, in chiesa, il barone minaccia tuttta la città. Scopriamo che Mac
ha confessato l’atto vandalico del campo di cavoli, ma ha un alibi solido. È
stato qualcun altro. Ed il barone ricorda a tutti che anche il dottore era
stato vittima di criminali ancor senza un volto. Il barone dà lavoro a metà del
villaggio. Quella notte, Eva ed il tutore Huber vengono licenziati. Lei è
disperata perché non sa dove andare e la sua famiglia aveva bisogno di quei
soldi, e chiede aiuto all’insegnante. Noleggia un carro e la accompagna nel
villaggio dove vive. Max viene rilasciato di prigione, ma suo padre non lo
perdona: la famiglia non ha nulla da mangiare. Il dottore torna a casa dopo che
suo figlio di sei anni era scappato di casa nel tentativo eroico di raggiungere
il padre all’ospedale. Preoccupato che la salute di suo figlio stia
misteriosamente peggiorando, e che ciò sia dovuto alla masturbazione, gli
racconta di un altro ragazzo è morto perché si masturbava troppo. Il ragazzo
gli confessa che si masturba. Il dottore fa sesso con la sua vicina balia. In
un giorno molto freddo d’inverno, l’insegnante cammina fino al villaggiodi Eva
per chiederle di sposarlo. Incontra i suoi genitori ed i suoi sette fratelli e
sorelle. Il padre obietta che lui ha praticamente il doppio della sua età, e
preferisce che sua figlia trovi un altro lavoro e che incontri più gente prima
di sposarsi col suo primo spasimante. Nella notte, Martin vede un fuoco ma non
riesce ad alzarsi perché suo padre gli ha legato le mani per essere sicuro che
non si masturbasse. Fuori, gli adulti sono già impegnati a spegnere il fuoco:
qualcuno ha dato fuoco alla stalla. Il dottore dice brutalmente alla balia che
è vecchia, brutta e puzza, e che ne è disgustato (questo mentre lei lo sta
masturbando). Lui le dice che, dopo aver perso sua moglie, voleva solo qualcuna
con cui fare sesso, ed il bordello era troppo lontano. Lei replica che lo ha
visto abusare della sua stessa figlia Anni, e prima di lei aveva abusato anche
di sua moglie. Da quando è morta la moglie, la balia ha passato tutti questi
anni aiutandolo a crescere i suoi figli e adesso lui la tratta come una
sgualdrina da quattro soldi. Ed è anche la madre sola di un bambino ritardato.
Annoiato dalla sua tiritera, il dottore gli dice semplicemente andare via e di
ammazzarsi. Il pastore, finalmente, perdona Martin, ma è la sua figlia più
grande Klara quella che combina i guai. Klara prende un paio di forbici e
uccide il canarino che suo padre tiene in una gabbia nel suo ufficio, e dopo
glielo lascia sul tavolo. Anni gira per casa nel buio cercando sua sorella e
becca suo padre mentre le toglie la verginità sul lettino da visita. Dopo
qualche mese, l’insegnate va di nuovo a trovare Eva, e lei lo bacia. La figlia
del fattore, Erna, dice che qualche volta i suoi sogni diventano reali, ed ha
appena sognato che qualcosa di terribile sarebbe successo al figlio ritardato
della balia, Karli. Quando qualcuno rapisce e tortura il povero bambino, la polizia
interroga e la terrorizza, ma la ragazza semplicemente scoppia a piangere e
proclama la propria innocenza. Il figlio più piccolo del pastore ha salvato un
uccellino che era stato ferito. Quando si riprende, il bambino lo dona al padre
per rimpiazzare quello che aveva ucciso Karla. Il fattore è costretto a punire
suo figlio per aver rubato il fischietto di Sigi. Per la baronessa è l’ultima goccia, che è
stufa ormai da tempo di vivere in quella regione. Lei dice a suo marito di
essere innamorata di un bancario italiano e che ha intenzione di lasciarlo. Il
fattore li interrompe, con una notizia dell’arciduca Ferdinando d’Austria è
stato assassinato: è scoppiata la I guerra mondiale. L’insegnante decide di
prendere in prestito la bicicletta del barone e di visitare Eva, ma la
bambinaia, in preda all’agitazione, lo prega di prestarle la bicicletta per
andare in città. Dice di sapere chi sia il colpevole dei crimini ed è
intenzionata ad andare alla polizia. L’insegnante le dà la bicicletta ma poi
entra in casa sua per vedere che sta facendo Karli: la casa è chiusa a chiave,
cosa insolita in quel paese. I bambini, capitanati da Klara, stanno cercando di
sbirciare all’interno. L’insegnante li manda via e dopo entra a casa del
dottore per chiedere di Karli: il dottore ha lasciato il paese senza dire
niente a nessuno. L’insegnante cammina fino alla casa del pastore per chiedere
di parlare con Klara e Martin. L’insegnante sospetta che i bambini siano
coinvolti nei crimini: il filo che ha causato l’incidente del dottore,
l’incendio che ha bruciato la stalla, il rapimento di Sigi, la tortura di
Karli. Anche il fatto che Erna sapeva cosa sarebbe successo a Karli poteva
significare che i bambini lo stessero pianificando ed Erna l’abbia sentito da
loro. In vano, cerca di interrogare Klara e Martin. Quando il rigido pastore
arriva e sente le accuse dell’insegnante, invece di domandare ai suoi figli,
attacca l’uomo onesto e lo minaccia di gravi ripercussioni se avesse di nuovo
fatto certe accuse. La balia non tornerà mai più a casa e casa sua era vuota:
ha preso Karli con sé. Le voci si spargono in città: qualcuno pensa che Karli
possa essere il figlio illegittimo del dottore, e quindi la moglie del dottore
possa essere stata uccisa dal marito e la sua amante. Ma la guerra è arrivata
in Europa, l’investigazione non verrà mai completata e l’insegnante si
trasferisce in un’altra città (e sposa Eva).
L'Amour (2012) è un film
piuttosto mediocre e abbastanza lineare, a cui Haneke cerca di rimediare, nel
finale, con un trucco narrativo. Il film dipinge una straziante agonia,
lasciandoci col dubbio che sia tutta una fantasia di un anziano che sta
perdendo la testa.
La prima scena mostra la polizia che fa irruzione in
una casa, e trova i copi in decomposizione di una donna anziana ben vestita nel
suo letto.
Gran parte del film è un flashback che ci mostra come ci è arrivata lì. Prima,
incontriamo la coppia anziana di Anne e Georges in una sala da concerto.
Vediamo solo il pubblico, non il musicista, ma scopriamo che il pianista è un
loro vecchio pupillo, adesso un astro nascente della musica classica. A casa,
scoprono che qualcuno ha cercato di entrare nell’appartamento. Lei è un po’
preoccupata ma lui la rassicura. Mentre stanno cenando come sempre,
all’improvviso Anne rimane pietrificata, senza rispondere a nessuno delle
parole o dei gesti del marito. Mentre sta per andar fuori a chiedere aiuto, lei
chiude l’acqua che lui aveva lasciato scorrere aperta. Lui torna in cucina e
lei si comporta in modo assoltamente normale. Non si ricorda nulla che non
andasse. Lui è terrorizzato e vuole chiamare il dottore. Ci lasciano col dubbio
su chi sia malato: lei è veramente rimasta pietrificata o è lui che si è
immaginato tutto?
Sua figlia Eva gli fa visita e dice a suo padre che suo marito inglese, Geoff,
anche lui un musicista classico, ha relazioni con altre donne. Suo figlio di 26
anni è indipendente. Suo padre le dice che su madre ha appena fatto
un’operazione e che è andata male, lasciando Anne parzialmente paralizzata.
Torna su una sedia a rotelle. Lei ha fatto promettere a Georges che non
sarebbero più ritornati in ospedale. Georges torna disturbato da un bizzarro
funerale. Anne gli dice di non voler più vivere perché sa che la sua situazione
va solo peggiorare. Il suo corpo si paralizza ogni giorno di più. Il loro
pupillo Alexandre va a fargli visita e rimane scioccato nel vedere Anne su una
sedia a rotelle. Qualcuno suona alla porta e dopo scompare e Georges si ritrova
ad annaspare in corridoi allagati… solo per svegliarsi nel bel mezzo della
notte: ha avuto un incubo. Un messaggio annuncia che Anne andrà a trovarli col
marito.
Alexandre gli manda il suo CD, ma Anne non vuole ascoltarlo, piuttosto vuole
vedere la copertina. Un giorno si fa la pipì sotto. È umiliata. Quando Eva e
Geoff arrivano, non riescono a spiccicare più neanche una parola di conforto.
Eva non capisce sua madre ed è devastata. Georges dice loro che ha consultato
due specialisti e non c’è nulla da fare. Continua a prendersi cura eroicamente
da solo di lei ma eventualmente dovrà assumere un’infermiera. Ora lei è
costretta sempre a letto e o chiama sua madre o semplicemente grida “dolore!”
Anne rifiuta di aprire la bocca per essere nutrita: evidentemente, vuole
morire. Quando Eva torna a fargli visita, Georges non vuole farle vedere sua
madre: sente che Anne non vorrebbe essere vista in questo stato. Ha preso anche
l’abitudine di non rispondere al telefono, come se fosse inutile ricevere
notizie di una malattia che può solo che peggiorare. All’improvviso, da solo
con Anne, George trova il coraggio di soffocarla col cuscino. Dopodiché scrive
una lunga lettera, distratto solo da un uccellino che entra nell’appartamento,
che lui cattura ma che poi lascia andare.
Dopo è steso a letto. Sua moglie sta lavando i piatti in cucina, come se
l’intero episodio non fosse successo e loro hanno appena finito di cenare (ma
sappiamo che è successo davvero perché abbiamo visto la prima scena). Escono
insieme, probabilmente diretti ad un altro spettacolo.
Eva entra nell’appartamento. Ha le chiavi. Non c’è nessuno dentro (forse questa
scena è posteriore a quando la polizia ha fatto irruzione nella casa).