Dalla pagina su Michael Haneke di Piero Scaruffi.
(Translation by/ Tradotto da Gabriele DiSiena)

Funny Games (1997) è un affresco brutale dell’insensata e sadica violenza adolescenziale (due ragazzi torturano una famiglia) simile ad Arancia Meccanica di Kubrick e Crimini invisibili di Wenders, ma senza alcun tipo di violenza fisica importante, arricchito dall'autocoscienza degli attori pirandelliani e beckettiani. Gli psicopatici godono attraverso torture umilianti e psicologiche. A loro piace giocare con le menti (non i corpi) delle loro vittime. Ecco perché il procedimento è così lento e silenzioso. Ecco da dove proviene il terrore: non dalla violenza ma dalla quiescenza.

Il gioco attuato dagli psicopatici è basato sulla mente umana. I torturatori si godono l'agonia degli esseri umani che cercano di dare un senso all'irrazionale.

La premessa è un vecchio trucco hitchcockiano: la devastazione causata da un evento imprevedibile e irrazionale che sconvolge la semplice vita ordinaria. Ma Haneke porta questa premessa alle sue estreme conseguenze: il completo annientamento della psicologia della vittima.

Lo stesso Haneke si comporta come un torturatore. Di tanto in tanto lascia che la speranza si insinui solo per distruggerla nella sequenza successiva (in particolare quando riavvolge persino il suo film sotto il naso dello spettatore). Haneke umilia il desiderio dello spettatore di un lieto fine, così come i suoi personaggi umiliano le loro vittime. Haneke gioca pazientemente e silenziosamente con lo spettatore nello stesso modo in cui i suoi personaggi giocano con le loro vittime.

Un'altra dimensione distintiva del dramma è quella che fa riferimento all'ateismo delle vittime che notiamo in modo inaspettato verso il finale. All'improvviso lo spettatore si rende conto che non hanno mai invocato l'aiuto di Dio. Ai vecchi tempi erano i carnefici che non credevano in Dio. Adesso sono le vittime.

Una macchina che trasporta una barca si sta dirigendo verso una foresta idilliaca (mostrata da un elicottero). All'interno una coppia, Anne e George, sta facendo un gioco: indovinare il titolo di brani musicali classici. Hanno un bambino sul sedile posteriore. Mentre passano davanti alla villa dei loro amici che sono sul prato con due giovani sconosciuti, che sembrano essere rampolli di famiglie benestanti, lei dice "ciao" ma gli amici a malapena rispondono. Fred presenta uno dei due giovani, il gentile e timido Paul. Più tardi, quando Anne è sola a casa, Paul, apparentemente cortese e servile, torna a prendere in prestito delle uova. All'uscita lascia cadere le uova e poi ne chiede altre per poi rompere anche queste, e Anne si rende conto che non ha delle così buone maniere, dopotutto. Pochi minuti dopo l'abbaiare del cane annuncia che Paul è tornato, e questa volta è con il suo amico Peter. Entrambi sono tutti vestiti di bianco, indossano guanti bianchi e sembrano nervosi. Anche lei si innervosisce perché non capisce cosa vogliono. Peter chiede il permesso di provare le mazze da golf di George. Anne perde la pazienza, soprattutto dopo che Peter chiama il suo amico "Tom" e non Paul. Anne chiede loro di andarsene, ma Peter chiede delle uova prima di farlo. Anne si arrabbia. George entra e inizialmente pensa che Anne stia reagendo in modo eccessivo, ma quando chiede loro di andarsene Peter lo colpisce con la mazza, rompendogli il ginocchio. I ragazzi continuano a parlare con calma, con tono pacato. La famiglia è terrorizzata quando diventa evidente che i due sono psicopatici. Peter chiede loro di indovinare perché ha la mazza da golf in tasca: perché ha testato la mazza con qualcos'altro ... il loro cane (i due hanno guidato Anne a trovarne il cadavere nel bagagliaio dell'auto). I due ragazzi non hanno fretta. Sono ancora calmi e rilassati. Si avvicina una barca: sono i loro amici Robert e Betsy. Paul è al fianco di Anne mentre accoglie gli ospiti. Quando gli amici se ne sono andati e lei è tornata dentro, fa ai ragazzi una domanda chiedendo "per favore" e loro sottolineano il "per favore", sottintendendo che la psicologia è cambiata: ha capito che lei è la schiava, non la padrona. Quando George cerca di ripristinare la sua autorità, lo colpiscono a una gamba e danno un pugno allo stomaco di Anne. Non molta violenza, ma abbastanza per affermare la "loro" autorità. Paul con calma propone loro una scommessa: vuole scommettere che saranno morti entro dodici ore. George cerca di dare un senso al loro comportamento, ma non vogliono soldi. I ragazzi infatti prendono in giro la sua serietà. Vogliono giocare. Paul afferra il bambino e minaccia di soffocarlo e strangolarlo se l'uomo non ordina alla moglie di togliersi i vestiti. È una doppia umiliazione: è il marito che deve chiedere a sua moglie, e sua moglie deve spogliarsi nuda. Poi i ragazzi si siedono sul divano e si godono lo strip tease, mentre le lacrime scendono lungo le guance di lei. Poi la lasciano vestire di nuovo. Mentre si veste, George aiuta il bambino a scappare. Il bambino si nasconde al piano di sopra e aspetta che si faccia buio per sgattaiolare fuori. Paul lega con calma i piedi e le mani di Anne seminuda in modo che non possa scappare e poi si mette alla ricerca del bambino. Il bambino trova un’arma ma Paul lo sfida a premere il grilletto sapendo che non c'è nessun proiettile. Dopo che il bambino si è riunito ai suoi genitori, i ragazzi caricano l’arma e Paul lascia che Peter decida chi uccidere per primo. Poi la telecamera segue Paul mentre va in cucina e cerca del cibo. Sentiamo lo sparo e qualcuno che piange agonizzante, mentre Paul si prepara tranquillamente uno spuntino. Poi la telecamera torna in soggiorno ma solo per mostrare macchie di sangue sul televisore. Non vediamo i ragazzi mentre salutano ed escono di casa con calma. Poi la telecamera mostra la donna, alzatasi dalla poltrona, accanto al figlio morto. Mentre corre in soggiorno in cerca di un coltello, vediamo che George si sta ancora muovendo. Dopo essersi liberata, lo abbraccia e lo aiuta a rimettersi in piedi. Ma poi scoprono che i ragazzi hanno chiuso a chiave le porte di casa ... e ci accorgiamo che il "gioco" non è finito, che i due ragazzi stanno ancora giocando con le loro vittime (e che il regista sta ancora giocando con lo spettatore). In una lunga sequenza, lei cerca invano di riattivare il cellulare. Poi George le dice di uscire di casa e cercare aiuto. Corre fuori ed esita a fermare la prima macchina. Ferma la seconda...Pochi minuti dopo George sente un rumore e vede la palla da golf che rotola verso di lui: sono tornati, con la moglie. Vogliono fare un altro gioco. Devono decidere chi verrà ucciso dopo. Chiedono ad Anne di aiutarli. Anne non risponde. Peter usa il coltello su suo marito (la telecamera punta fisso sul volto dolorante di Anne). Anne accetta di giocare. Paul le chiede di dire una preghiera a Dio. Anne confessa di non conoscerne nessuna, ed è ovvio che non crede in Dio (non ha chiesto aiuto a Dio neanche una volta, e non lo farà adesso). Peter ne propone una e lei la ripete. Poi Paul le chiede di dire la preghiera al contrario. Con un tono che ricorda i quiz televisivi, Paul le promette un premio: scegliere chi sarà ucciso per primo ed anche in che modo (la morte lenta e dolorosa con il coltello o la morte veloce e indolore con il fucile). Lei afferra l’arma e spara a Peter uccidendolo. Paul impreca, gira per il soggiorno, trova il telecomando, riavvolge il film (vediamo letteralmente l'ultima scena velocemente riavvolta) e riparte dal punto in cui lei ha afferrato l’arma. Questa volta lui afferra il fucile in tempo, e poi uccide freddamente George. È mattina. I ragazzi portano Anne fuori e la fanno sdraiare sulla barca, legata e imbavagliata. Navigano verso il centro del lago, discutendo in modo disinvolto di filosofia. Quindi buttano giù la donna e continuano la loro conversazione mentre si dirigono verso un’altra casa. Poi vediamo Paul chiamare qualcuno in quest’altra casa, quella degli amici che avevano fatto una visita veloce ad Anne, chiedendo delle uova...

(Nota: Mel Brooks aveva già utilizzato il trucco di riavvolgere il film in riproduzione in Balle spaziali).


(Translation by/ Tradotto da Francesco Romano Spanò )

Cache`/ Hidden (2005) è, prima di tutto, un potente esperimento psicologico su come percepiamo i film. Dopo che la prima scena ci ha ingannati facendoci credere che il nostro videoregistratore fosse rotto, non ci fidiamo più di nulla. Ogni scena potrebbe essere un video all’interno del film. Le scene-video ci mostrano qualcosa che è successa ma che il “film” non ci sta dicendo (tranne il fatto che ce la sta mostrando nel video). Dal momento che l’unico modo di distinguere un video da un non video è se la videocamera sia ferma o meno, stiamo molto attenti a come questa si muove, invece di essere assorbiti nella storia. Haneke enfatizza il contrasto tra i contenuti irrilevanti dei video (perlopiù, solo una casa e qualcuno che esce di casa) e le sue implicazioni (qualcuno ti sta osservando, e all’improvviso né tu né i tuoi cari siete più al sicuro). La camera non “dice” mai nulla, semplicemente osserva immobile: Haneke ci fa capire quanto sia potente lo sguardo fisso immobile, lo stare fermi a guardare.
Certo, in questo film ricco di suspence qualcuno potrebbe vederci l’intreccio tradizionale di un thriller: il passato torna a tormentarti quando meno te lo aspetti e scombina una vita che sembrava così felicemente routinaria da essere quasi noiosa. Il carnefice si trasforma nella vittima.
Ma, in generale, il film è profondamente radicato in un discorso socio-politico.
Il tema principale è la razza in natura. Haneke architetta il conflitto razziale in un modo tale da implicarne la tensione etnica, ma, allo stesso tempo, la trascende. Il fatto che l’uomo bianco non voglia rivelare il suo passato alla moglie sta a significare che egli, borghese bianco purosangue privilegiato, si è fatto un esame di coscienza. Il fatto che lo scrittore europeo accusi il lavoratore africano di torturarlo (quando da bambini succedeva l’esatto opposto, e perdipiù, adesso, il primo sta di nuovo distruggendo la vita del secondo) è una meditazione su come la gente civilizzata descriva sé stessa e le proprie barbarie. Quando l’inquadratura della videocamera si sposta dall’appartamento del povero immigrato al bel salotto dello scrittore benestante, si nota una certa differenza di classe sociale. E quando, in video, l’immigrato comincia a piangere, i ruoli di vittima e carnefice si ribaltano; e capiamo che questa è la verità storica della loro relazione: è sempre stato il borghese a torturare il lavoratore, mai il contrario.
Nascosta dietro la violenza psicologica della relazione tra l’uomo benestante e il suo nemico invisibile, c’è il tormento psicologico della sua famiglia: Pierrot non vuole che sua mamma lo abbracci, e non vediamo mai moglie e marito scambiarsi carezze, ma solo parole posate e misurate.
Un tema meno prominente ma indirettamente cruciale è l’impotenza individuale in uno stato la cui polizia è solo una fredda burocrazia. Lo stato non può far nulla per lo scrittore benestante. Il suo essere benestante è un problema che gli si ritorce contro; e poi, lo scrittore benestante si rende conto che nessuno può proteggerlo dalle conseguenze di essere ricco e famoso.

La prima scena mostra una casa in una strada affollata di una grande città. Un uomo esce fuori di casa e attraversa la strada. Dopodiché lo schermo va avanti veloce e dopo torna indietro (si riavvolge). (forse gli spettatori hanno cercato di aggiustare il videoregistratore pensando fosse rotto). Una coppia di sposi, Georges e Anne, sta guardando quel video, la casa è la loro. L’uomo nel video è Georges. Anne lo trova sotto lo zerbino avvolto in una busta del supermercato. Non c’era nessun messaggio. Sono perplessi. Non hanno idea di chi lo abbia fatto o mandato. Si siedono a tavola per cena in una stanza che ha una parete piena di libri. Il marito dev’essere un intellettuale. Arriva il loro figlio adolescente Pierrot.
Dopo una breve scena in cui Pierrot impara a nuotare, vediamo una scena della stessa casa di notte. La videocamera non si muove, dev’essere una telecamera di sorveglianza, non tenuta da qualcuno ma appesa ad un muro. Per un po’ non succede nulla. Dopodiché vediamo la luce di un veicolo, probabilmente intento a parcheggiare per strada, e poi Georges attraversa la strada ed entra in casa. Vediamo anche il volto sanguinante di un bambino.
Nella scena seguente c’è un gruppo di persone che gira uno show televisivo nella stanza piena di libri di Georges. Le registrazioni terminano e Georges riceve un messaggio. Arriva al backstage e si vede poi che siamo su un set replica del suo salotto. Fa una telefonata. È Anne, che lo informa che ha trovato una nuova videocassetta. Vediamo il misterioso video riavvolgersi mentre Georges e Anne ne discutono. Pensano di chiamare la polizia. Sospettano di un amico di Pierrot.
Poi, un misterioso sconosciuto chiama Anne chiedendole di parlare con George. Anne capisce che si tratta della stessa persona delle videocassette. Nel mentre, Georges trova un foglietto in ufficio con lo stesso disegnino ricevuto insieme alla seconda cassetta. A questo punto, decidono di andare alla polizia. Quando escono, un ragazzino nero in bicicletta quasi non lo mette sotto. Il ragazzino nero insulta Georges, Georges gli risponde che stava andando nel verso sbagliato perché la strada finiva con un vicolo cieco. Il ragazzino scende dalla bici e minaccia Georges. (Haneke qui sembra riferirsi all’arroganza dei figli degli immigrati africani all’epoca in cui la Francia fu scossa dalle rivolte etniche). Anne li separa ed entrambi si allontanano. (c’è più tensione e senso di paura in questo scontro con il bambino che nella telefonata di prima). In macchina, Georges farfuglia qualche parola sul fatto che la polizia non possa far nulla e che li abbiano lasciati soli a sé stessi.
Georges guida fino alla scuola di Pierrot mentre i ragazzini stanno uscendo. Pierrot gli chiede come mai abbia mandato un foglietto alla scuola: è lo stesso che Georges ha trovato in ufficio, con la differenza che questo è firmato da Georges e indirizzato alla scuola di suo figlio.
Quando, il mattino seguente, vediamo Georges e Pierrot uscire di casa, facciamo fatica a pensare che stavolta non sia un video guardato da Georges ed Anne, ma invece sono Georges e Pierrot che vanno alla macchina. (Non siamo molto sicuri che sia solo una telecamera che filma gli attori che escono di casa e si incamminano alla macchina, qualcosa in cui lo spettatore di solito non presta molta attenzione, perché sono assorbiti nella storia).
Nella scena seguente, Georges e Anne stanno cenando con degli amici nella stanza con la parete piena di libri. Uno di loro racconta una barzelletta sull’essere la reincarnazione di un cane. Parlano anche di un amico regista, Frederic, che si è appena separato da sua moglie e ha una nuova fidanzata. Capiamo che Georges è uno scrittore famoso. Dopodiché qualcuno suona alla porta. Georges va a vedere chi sia ma non c’è nessuno, e trova un altro pacco. Anne informa gli ospiti che qualcuno li sta perseguitando e George fa partire il video. Il video è stato girato dal finestrino di un’automobile. L’automobile guida su una strada sterrata fino ad una casa isolata. È la casa in cui Georges è cresciuto.
Allarmato, Georges trova un pretesto per andare a trovare sua madre malata. Lui le dice che a casa va tutto bene e che lui ed Anne sono molto occupati. Scopriamo che Anne lavora per un amico di Georges, un editore. Dopo, Georges chiede a caso notizie su un certo Majid, un bambino arabo che i suoi genitori volevano adottare. Sua madre ha brutti ricordi di quell’episodio e afferma di non pensarci mai. Si vede che Georges ha rovistato tra i suoi ricordi per capire chi lo stia perseguitando. Lo stalker deve anche sapere molto sulla sua vita privata. La madre gli legge nel pensiero e intuisce ci sia qualcosa che non va, ma Georges nega. Georges si addormenta a casa della madre.
Nella scena successiva vediamo un bambino arabo, probabilmente Majid, nella fattoria in cui Georges è cresciuto, ed un altro bambino che lo fissa, probabilmente Georges. Majid prende un’ascia e tenta di uccidere un pollo. Manca il colpo ma un po’ di sangue gli schizza in faccia. Ora sappiamo chi sia il bimbo sanguinante dei video. Il pollo rotola avanti e indietro agonizzante. Il piccolo Georges fissa la scena, senza parlare. Il piccolo Majid afferra l’ascia e comincia a camminare verso il piccolo Georges. Poi, il piccolo Majid colpisce... e Georges si sveglia: ha avuto un incubo a casa di sua madre.
Il prossimo video è ancora più misterioso. Mostra un palazzo e poi una strada non appena la persona che sta filmando cammina fuori dal palazzo. Analizzando il video a rallentatore, Georges ed Anne riescono a leggere l’indirizzo del palazzo. Georges decide di investigare da solo e dice ad Anne di avere un sospetto. Anne è sconvolta dal fatto che Georges voglia andare al palazzo da solo, ma è ancora più sconvolta dal fatto che lui non voglia dirle di chi sospetta. Non può dirglielo, il che non ha senso, né per lei e né per noi. C’è un blocco psicologico nel subconscio di Georges. Anne gli fa una scenata. Il loro rapporto elegante e degno sta improvvisamente andando in frantumi.
Georges arriva all’edificio e ripercorre la strada del video al contrario. Bussa alla porta e gli apre un uomo di mezza età dai modi miti. Era quello che Georges si aspettava di trovare: Majid. Quindi, Georges è sicuro che Majid sia lo stalker. Ma Majid sembra non capire perché Georges gli abbia fatto visita e appare sconvolto che Georges abbia scoperto dove vive. Majid vive in un appartamento piccolo e spoglio. Si comporta come qualcuno incapace di ricatti. Sembra sicuramente risentito di qualcosa che Georges gli ha fatto. George cerca di giustificarsi dicendo di non aver avuto scelta, ma dopo si difende interpretando il ruolo della vittima. Majid dice di essere ancora grato ai genitori di Georges; e giura di non averlo mai filmato o altro.
Georges chiama la moglie e le mente dicendole che in casa non ci fosse nessuno. Ovviamente non voleva dirle nulla sul suo vecchio incidente con Majid.
Dopo aver visto Pierrot vincere una gara di nuoto mentre i suoi genitori vi assistono, vediamo di nuovo la scena di Majid mentre parla con Georges, ma stavolta da una prospettiva diversa: qualcun altro ha fatto un video mentre parlavano. Georges è caduto in una trappola: un video lo ha indotto a far visita Majid perché lo stalker era già lì pronto a filmarlo. Il video ci mostra cosa è avvenuto dopo che Georges è uscito dall’umile dimora di Majid: Majid, seduto al suo piccolo tavolo, singhiozzante in lacrime. A questo punto, vediamo la coppia guardare il video nel loro bel salotto. Anne dice che va avanti per almeno un’ora. Georges si scusa per avergli mentito. Le spiega che Majid era il figlio di immigrati algerini che lavoravano alla fattoria dei suoi genitori. Loro sono morti in una rivolta razziale, uccisi da dei poliziotti fascisti. I suoi genitori hanno cercato invano i corpi. Allora, decisero di adottare Majid, Georges, che aveva solo sei anni, era geloso e torturava Majid, che era appena appena più grande.
Anne crede che il video sia "autentico", vale a dire che pensa che Majid fosse veramente ferito dalle parole di Georges. Più tardi, il suo capo alla stazione televisiva gli dice che anche lui ha ricevuto una copia del video. Georges capisce che l’impressione che si ha vedendo il video sia che sia lui l’aggressore, non Majid. Arrabbiato del fatto che possano esserci tante copie del video in giro mandate a tante persone in modo da distruggere la sua carriera, Georges torna a casa di Majid, ma nessuno gli apre.
nel mentre, sua moglie sfoga la sua frustrazione con un amico, Pierre. Di ritorno a casa capisce che Pierrot è scomparso. Vanno nel panico ed alla polizia. Georges porta i poliziotti a casa di Majid. La polizia arresta sia Majid che suo figlio, ma dicono a Georges che senza prove, i due sarebbero stati presto rilasciati. La polizia investiga sulla scomparsa del ragazzino e non sui video.
Nella scena seguente, c’è la casa vista dalla solita prospettiva delle videocassette, ma adesso ci mostra che qualcuno sta riportando a casa Pierrot: il ragazzino ha semplicemente passato la notte da un amico senza avvertire i genitori. Comunque, si rifiuta di rivolgere la parola a sua madre e non vuole essere toccato. Sembra che abbia visto lei e Pierre insieme e che fosse geloso e disgustato. Non parla nemmeno con suo padre una volta tornato a casa.
Nella scena seguente, vediamo un episodio dello show di Georges. Dopo qualche secondo in cui vediamo gli ospiti discutere di un libro, scopriamo che Georges è in una sala montaggio mentre edita il girato. Mentre sta editando, portando la registrazione avanti e indietro, squilla il telefono: è Majid e vuole parlargli. Georges suona il campanello, Majid apre la porta e Georges entra, e Majid gli giura che non sa nulla delle videocassette, tira fuori un coltello, se lo punta al collo e si taglia la gola, facendo schizzare tutto il sangue sulle pareti. Georges fissa il corpo per un po’, pietrificato. Ora è chiaro che è stato Georges a perseguitare Majid, al punto tale da spingere il pover’uomo a suicidarsi.
Tornato a casa, Georges racconta l’episodio alla moglie in una camera scura. Lui le racconta anche le menzogne che hanno rovinato la vita di Majid: il piccolo Georges disse ai suoi genitori che Majid stava tossendo sangue (sintomo di una brutta malattia) e che aveva ucciso il pollo (quando, in realtà, fu Georges a chiedergli di farlo). La conseguenza fu che Majid fu mandato in un orfanotrofio e non ebbe la stessa educazione e la bella casa che ha avuto Georges. Georges aveva solo sei anni, ma le sue bugie hanno rovinato per sempre la vita di Majid. Anne lo ascolta come se fosse la sua psicanalista. Sono talmente formali che non si danno nemmeno un abbraccio: lei gli mette solo una mano sulla spalla.
Ora, Georges sospetta che i video siano stati girati dal figlio di Majid. Il ragazzo si presenta al lavoro di Georges per affrontarlo. Georges si rifiuta di ascoltarlo e lo intima solo di smettere di mandare video a casa sua. Il ragazzo giura di non avere nulla a che fare con i video. È venuto solo per ricordare a Georges di come avesse rovinato la vita del padre, dall’orfanotrofio fino al suicidio. Si vede che Georges si senta in colpa, anche se non lo ammette. E, tra i due, il ragazzo è quello che si comporta più civilmente.
Georges torna a casa, chiude le tende della sua camera da letto e va a dormire. Nei suoi sogni, rivive il momento in cui il piccolo Majid fu cacciato di casa, spinto in una macchina mentre gridava e cercava di fuggire. Mentre scorrono i titoli di coda, la camera è fissa sul portone della scuola di Pierrot mentre i bambini stanno uscendo. Vediamo Pierrot ed il figlio di Majid discutere: è possibile che fossero complici e che il sospetto di Georges fosse corretto.


(Translation by/ Tradotto da Francesco Romano Spanò )

Il dramma storico in bianco e nero Das Weisse Band/ White Ribbon (2009) è strutturato come un romanzo del mistero: una serie di strani eventi accadono in un villaggio rurale (il solito, stereotipico posto idilliaco). Il "whodoneit" (“chi è stato”), comunque, rimane irrisolto: nessuno scoprirà mai con sicurezza chi sia stato a commettere questi strani misfatti. Ci sono due forze maligne in gioco in questo idillio. Da un lato, ci sono gli uomini adulti. Ciascuno rappresenta una facciata diversa del potere: il secolare, il religioso, il patriarca, lo scienziato, e così via. L’unica persona pulita è l’insegnante: educazione. Lui è l’unico davvero onesto, e l’unico a ricevere una ricompensa paradisiaca (una fantastica bambinaia). Gli altri adulti sono, in qualche modo, tutti pervertiti. Dall’altro lato, c’è un’altra forza malvagia, e forse ancora più disturbante: i loro figli (maschi e femmine). Infatti, verso la fine, diventano i principali sospettati dell’omicidio irrisolto. I figli del pastore severo sono aspiranti sociopatici. Gli altri li seguono come zombie. I bambini rappresentano il futuro della nazione, e questa nazione è la Germania prima della I guerra mondiale. Diventeranno adulti in vent’anni (nel periodo nazista). Nonostante la sua ossessione per la proprietà e l’iconica fotografica di Christian Berger, il film sembra un pamphlet sul terrore: come nasce e come si esprime, e, in definitiva, come il terrorismo sia fortemente radicato nella natura umana.

La storia del villaggio, ambientata in un piccolo villaggio rurale alla vigilia della I guerra mondiale, è narrata da un uomo anziano. Un giorno, il dottore ha un incidente: qualcuno ha teso un filo agli estremi di un albero davanti casa del dottore ed il suo cavallo ci è inciampato. Il dottore viene portato all’ospedale. Lui vive con la sua amorevole figlia adolescente Anni e il figlio piccolo, aiutato da una sua vicina, una balia, dal momento che sua moglie è morta dando alla luce quel ragazzo. Una donna in salute, baronessa, si sta esercitando al piano ed è infastidita da suo figlio, che la sta distraendo. Un padre severo, il pastore del villaggio, punisce i suoi figli che si erano momentaneamente persi in città, causando a lei e a sua moglie molta ansia. Il poliziotto vorrebbe indagare sull’incidente ma il filo è sparito. Una donna muore in un incidente assurdo in una stalla di proprietà del barone del villaggio. Il suo figlio più grande è arrabbiato e tenta di scoprire chi sia il responsabile. Il narratore si rivela essere l’insegnante della scuola, ed entra in scena, da giovane, quando va a pescare e vede il figlio ribelle del rigido pastore, Martin, tenersi instabile in equilibrio sul parapetto di un ponte. Il ragazzino implora l’insegnate di non dirlo a suo padre. Sulla strada di casa l’insegnante incontra per la prima volta la nuova balia, Eva, una dei gemelli del barone. Anni sta bevendo la zuppa con il suo fratellino, che comincia a farle domande sulla mmorte, sconcertato dal fatto che tutti debbano morire, persino lei, persino lui stesso; ed è proprio iin quel momento che scopre improvvisamente che la sua stessa madre è morta. Il ribelle Martin rimane deluso quando gli dicono che sua madre aveva un altro figlio. durante la festa del raccolto Max, il figlio della donna morta, si vendica del barone distruggendogli un intero campo di cavoli. Suo padre è terrorizzato dalle potenziali onsegunze di questo gesto: ha una grande famiglia da sfamare. L’insegnante finalmente si rincontra con la balia ballano insieme. Al termine dei festeggiamenti, il barone scopre che suo figlio Sigi non si trova. Dopo una lunga ricerca, il bambino viene ritrovato sanguinante: è stato colpito con un bastone da uno sconosciuto. Il giorno dopo, in chiesa, il barone minaccia tuttta la città. Scopriamo che Mac ha confessato l’atto vandalico del campo di cavoli, ma ha un alibi solido. È stato qualcun altro. Ed il barone ricorda a tutti che anche il dottore era stato vittima di criminali ancor senza un volto. Il barone dà lavoro a metà del villaggio. Quella notte, Eva ed il tutore Huber vengono licenziati. Lei è disperata perché non sa dove andare e la sua famiglia aveva bisogno di quei soldi, e chiede aiuto all’insegnante. Noleggia un carro e la accompagna nel villaggio dove vive. Max viene rilasciato di prigione, ma suo padre non lo perdona: la famiglia non ha nulla da mangiare. Il dottore torna a casa dopo che suo figlio di sei anni era scappato di casa nel tentativo eroico di raggiungere il padre all’ospedale. Preoccupato che la salute di suo figlio stia misteriosamente peggiorando, e che ciò sia dovuto alla masturbazione, gli racconta di un altro ragazzo è morto perché si masturbava troppo. Il ragazzo gli confessa che si masturba. Il dottore fa sesso con la sua vicina balia. In un giorno molto freddo d’inverno, l’insegnante cammina fino al villaggiodi Eva per chiederle di sposarlo. Incontra i suoi genitori ed i suoi sette fratelli e sorelle. Il padre obietta che lui ha praticamente il doppio della sua età, e preferisce che sua figlia trovi un altro lavoro e che incontri più gente prima di sposarsi col suo primo spasimante. Nella notte, Martin vede un fuoco ma non riesce ad alzarsi perché suo padre gli ha legato le mani per essere sicuro che non si masturbasse. Fuori, gli adulti sono già impegnati a spegnere il fuoco: qualcuno ha dato fuoco alla stalla. Il dottore dice brutalmente alla balia che è vecchia, brutta e puzza, e che ne è disgustato (questo mentre lei lo sta masturbando). Lui le dice che, dopo aver perso sua moglie, voleva solo qualcuna con cui fare sesso, ed il bordello era troppo lontano. Lei replica che lo ha visto abusare della sua stessa figlia Anni, e prima di lei aveva abusato anche di sua moglie. Da quando è morta la moglie, la balia ha passato tutti questi anni aiutandolo a crescere i suoi figli e adesso lui la tratta come una sgualdrina da quattro soldi. Ed è anche la madre sola di un bambino ritardato. Annoiato dalla sua tiritera, il dottore gli dice semplicemente andare via e di ammazzarsi. Il pastore, finalmente, perdona Martin, ma è la sua figlia più grande Klara quella che combina i guai. Klara prende un paio di forbici e uccide il canarino che suo padre tiene in una gabbia nel suo ufficio, e dopo glielo lascia sul tavolo. Anni gira per casa nel buio cercando sua sorella e becca suo padre mentre le toglie la verginità sul lettino da visita. Dopo qualche mese, l’insegnate va di nuovo a trovare Eva, e lei lo bacia. La figlia del fattore, Erna, dice che qualche volta i suoi sogni diventano reali, ed ha appena sognato che qualcosa di terribile sarebbe successo al figlio ritardato della balia, Karli. Quando qualcuno rapisce e tortura il povero bambino, la polizia interroga e la terrorizza, ma la ragazza semplicemente scoppia a piangere e proclama la propria innocenza. Il figlio più piccolo del pastore ha salvato un uccellino che era stato ferito. Quando si riprende, il bambino lo dona al padre per rimpiazzare quello che aveva ucciso Karla. Il fattore è costretto a punire suo figlio per aver rubato il fischietto di Sigi.  Per la baronessa è l’ultima goccia, che è stufa ormai da tempo di vivere in quella regione. Lei dice a suo marito di essere innamorata di un bancario italiano e che ha intenzione di lasciarlo. Il fattore li interrompe, con una notizia dell’arciduca Ferdinando d’Austria è stato assassinato: è scoppiata la I guerra mondiale. L’insegnante decide di prendere in prestito la bicicletta del barone e di visitare Eva, ma la bambinaia, in preda all’agitazione, lo prega di prestarle la bicicletta per andare in città. Dice di sapere chi sia il colpevole dei crimini ed è intenzionata ad andare alla polizia. L’insegnante le dà la bicicletta ma poi entra in casa sua per vedere che sta facendo Karli: la casa è chiusa a chiave, cosa insolita in quel paese. I bambini, capitanati da Klara, stanno cercando di sbirciare all’interno. L’insegnante li manda via e dopo entra a casa del dottore per chiedere di Karli: il dottore ha lasciato il paese senza dire niente a nessuno. L’insegnante cammina fino alla casa del pastore per chiedere di parlare con Klara e Martin. L’insegnante sospetta che i bambini siano coinvolti nei crimini: il filo che ha causato l’incidente del dottore, l’incendio che ha bruciato la stalla, il rapimento di Sigi, la tortura di Karli. Anche il fatto che Erna sapeva cosa sarebbe successo a Karli poteva significare che i bambini lo stessero pianificando ed Erna l’abbia sentito da loro. In vano, cerca di interrogare Klara e Martin. Quando il rigido pastore arriva e sente le accuse dell’insegnante, invece di domandare ai suoi figli, attacca l’uomo onesto e lo minaccia di gravi ripercussioni se avesse di nuovo fatto certe accuse. La balia non tornerà mai più a casa e casa sua era vuota: ha preso Karli con sé. Le voci si spargono in città: qualcuno pensa che Karli possa essere il figlio illegittimo del dottore, e quindi la moglie del dottore possa essere stata uccisa dal marito e la sua amante. Ma la guerra è arrivata in Europa, l’investigazione non verrà mai completata e l’insegnante si trasferisce in un’altra città (e sposa Eva).

L'Amour (2012) è un film piuttosto mediocre e abbastanza lineare, a cui Haneke cerca di rimediare, nel finale, con un trucco narrativo. Il film dipinge una straziante agonia, lasciandoci col dubbio che sia tutta una fantasia di un anziano che sta perdendo la testa.

La prima scena mostra la polizia che fa irruzione in una casa, e trova i copi in decomposizione di una donna anziana ben vestita nel suo letto.
Gran parte del film è un flashback che ci mostra come ci è arrivata lì. Prima, incontriamo la coppia anziana di Anne e Georges in una sala da concerto. Vediamo solo il pubblico, non il musicista, ma scopriamo che il pianista è un loro vecchio pupillo, adesso un astro nascente della musica classica. A casa, scoprono che qualcuno ha cercato di entrare nell’appartamento. Lei è un po’ preoccupata ma lui la rassicura. Mentre stanno cenando come sempre, all’improvviso Anne rimane pietrificata, senza rispondere a nessuno delle parole o dei gesti del marito. Mentre sta per andar fuori a chiedere aiuto, lei chiude l’acqua che lui aveva lasciato scorrere aperta. Lui torna in cucina e lei si comporta in modo assoltamente normale. Non si ricorda nulla che non andasse. Lui è terrorizzato e vuole chiamare il dottore. Ci lasciano col dubbio su chi sia malato: lei è veramente rimasta pietrificata o è lui che si è immaginato tutto?
Sua figlia Eva gli fa visita e dice a suo padre che suo marito inglese, Geoff, anche lui un musicista classico, ha relazioni con altre donne. Suo figlio di 26 anni è indipendente. Suo padre le dice che su madre ha appena fatto un’operazione e che è andata male, lasciando Anne parzialmente paralizzata. Torna su una sedia a rotelle. Lei ha fatto promettere a Georges che non sarebbero più ritornati in ospedale. Georges torna disturbato da un bizzarro funerale. Anne gli dice di non voler più vivere perché sa che la sua situazione va solo peggiorare. Il suo corpo si paralizza ogni giorno di più. Il loro pupillo Alexandre va a fargli visita e rimane scioccato nel vedere Anne su una sedia a rotelle. Qualcuno suona alla porta e dopo scompare e Georges si ritrova ad annaspare in corridoi allagati… solo per svegliarsi nel bel mezzo della notte: ha avuto un incubo. Un messaggio annuncia che Anne andrà a trovarli col marito.
Alexandre gli manda il suo CD, ma Anne non vuole ascoltarlo, piuttosto vuole vedere la copertina. Un giorno si fa la pipì sotto. È umiliata. Quando Eva e Geoff arrivano, non riescono a spiccicare più neanche una parola di conforto. Eva non capisce sua madre ed è devastata. Georges dice loro che ha consultato due specialisti e non c’è nulla da fare. Continua a prendersi cura eroicamente da solo di lei ma eventualmente dovrà assumere un’infermiera. Ora lei è costretta sempre a letto e o chiama sua madre o semplicemente grida “dolore!” Anne rifiuta di aprire la bocca per essere nutrita: evidentemente, vuole morire. Quando Eva torna a fargli visita, Georges non vuole farle vedere sua madre: sente che Anne non vorrebbe essere vista in questo stato. Ha preso anche l’abitudine di non rispondere al telefono, come se fosse inutile ricevere notizie di una malattia che può solo che peggiorare. All’improvviso, da solo con Anne, George trova il coraggio di soffocarla col cuscino. Dopodiché scrive una lunga lettera, distratto solo da un uccellino che entra nell’appartamento, che lui cattura ma che poi lascia andare.
Dopo è steso a letto. Sua moglie sta lavando i piatti in cucina, come se l’intero episodio non fosse successo e loro hanno appena finito di cenare (ma sappiamo che è successo davvero perché abbiamo visto la prima scena). Escono insieme, probabilmente diretti ad un altro spettacolo.
Eva entra nell’appartamento. Ha le chiavi. Non c’è nessuno dentro (forse questa scena è posteriore a quando la polizia ha fatto irruzione nella casa).


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