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Louis Jouvet fu un uomo
di teatro prima che di cinema, e di teatro nel senso più completo: attore, regista, critico. Sempre
composto e dimesso, umile e fiero allo stesso tempo, sapeva ridurre la recitazione ai minimi termini: un
gesto o una smorfia.
Il cappellano ipocrita di La Kermesse Eroique (1935, Jacques Feyder) e il vescovo
intrigante di Drole de Drame (1937, Marcel Carne'), l'avvocato della malavita di
Carnet De Bal (1937, Julien Duvivier) e il commissario di polizia di
Quai des Orfevres/ Quay of the Goldsmiths
(1947, Henri Clouzot), il patetico attore in pensione di
La Fin du Jour (1939, Julien Duvivier) e l'insegnante di recitazione di Entrée des Artistes (1938, Marc Allegret) il
meschino imbroglione di Hotel du Nord (1938, Carné) sono tre classiche macchiette
di Jouvet: il religioso subdolo, il freddo ma umano calcolatore, il serio ineccepibile professionista che
dedica la vita al suo lavoro senza ottenere in cambio il rispetto che merita.
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