Mary Pickford


Best films:
Maurice Tourneur's Poor Little Rich Girl (1917)
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Dopo una misera infanzia e un precoce esordio sui palcoscenici del natio Canada, Mary Pickford emigrò a sedici anni a Hollywood, dove divenne attrice cinematografica per Griffith. Interpretava ruoli di dolci fanciulle dall'animo buono immerse in un dickensiano mondo dal cuore di pietra, e i suoi riccioli biondi divennero il simbolo di un'America vittimista, il cui cittadino medio si autocommiserava, povero innocente alle prese con una società crudele e spietata.

Mary Pickford era un angelo che, subendo i capricci degli uomini, li conduceva alla redenzione. Le sue bambine mettevano sempre un pizzico di ironia nella loro accondiscendenza alle assurdità del mondo dei grandi; era una forma molto educata di satira della società. Stabiliti con chiarezza i ruoli del buono (lo spettatore innocente e inerme) e del cattivo (la società rigida e tiranna), la piccola poteva completare il suo trionfo mettendo in mostra l'innata abilità di commediante bambina, con tutto il fascino che il bambino di spettacolo esercita sul pubblico.

Le tappe fondamentali della sua carriera furono: The New York Hat (1912) di Griffith (in cui è una brava fanciulla tormentata dai bigotti per un innocuo atto di vanità), Poor Little Rich Girl (1917) di Maurice Tourneur (dove dimostra che la ricchezza rovina l'infanzia, ma anche che l'infanzia può irridere la ricchezza), Pollyanna (1920) di Paul Powell (in cui per salvare una bambina viene investita da un'auto e resta paralizzata).

Tess of the Storm Country (1922) diretto da John Robertson

Soprannominata la "fidanzata d'America", si unì nel 1920 in matrimonio con Douglas Fairbanks senza perdere l'aureola; le due carriere continuarono come prima, separate e parallele (i due erano gli attori più popolare d'America, rispettivamente maschio e femmina).

Il pubblico non le perdonò però quando nel 1925 si tagliò i riccioli. Pickford, rimasta troppo legata a un'immagine di bambina, o al massimo di giovinetta, dovette smettere di recitare a quarant'anni, quando la finzione rischiava di scadere nel ridicolo; seppe comunque conservare un forte ascendente sul suo pubblico, curando per anni il proprio mito attraverso i mass media.

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