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Dopo una misera infanzia e un precoce esordio sui palcoscenici del natio
Canada, Mary Pickford emigrò a sedici anni a Hollywood, dove divenne attrice cinematografica
per Griffith. Interpretava ruoli di dolci fanciulle dall'animo buono immerse in un dickensiano mondo dal
cuore di pietra, e i suoi riccioli biondi divennero il simbolo di un'America vittimista, il cui cittadino
medio si autocommiserava, povero innocente alle prese con una società crudele e spietata.
Mary Pickford era un angelo che, subendo i capricci degli uomini, li conduceva
alla redenzione. Le sue bambine mettevano sempre un pizzico di ironia nella loro accondiscendenza alle
assurdità del mondo dei grandi; era una forma molto educata di satira della società.
Stabiliti con chiarezza i ruoli del buono (lo spettatore innocente e inerme) e del cattivo (la società
rigida e tiranna), la piccola poteva completare il suo trionfo mettendo in mostra l'innata abilità di
commediante bambina, con tutto il fascino che il bambino di spettacolo esercita sul pubblico.
Le tappe fondamentali della sua carriera furono: The New York Hat (1912) di Griffith
(in cui è una brava fanciulla tormentata dai bigotti per un innocuo atto di vanità),
Poor Little Rich Girl (1917) di Maurice Tourneur (dove dimostra che la ricchezza rovina l'infanzia, ma
anche che l'infanzia può irridere la ricchezza),
Pollyanna (1920) di Paul Powell (in cui per salvare una bambina
viene investita da un'auto e resta paralizzata).
Tess of the Storm Country (1922) diretto da John Robertson
Soprannominata la "fidanzata d'America", si unì nel 1920 in matrimonio
con Douglas Fairbanks senza perdere l'aureola; le due carriere continuarono come prima, separate e parallele (i
due erano gli attori più popolare d'America, rispettivamente maschio e femmina).
Il pubblico non le perdonò però quando nel 1925 si
tagliò i riccioli. Pickford, rimasta troppo legata a un'immagine di bambina, o al massimo di
giovinetta, dovette smettere di recitare a quarant'anni, quando la finzione rischiava di scadere nel
ridicolo; seppe comunque conservare un forte ascendente sul suo pubblico, curando per anni il proprio
mito attraverso i mass media.
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