Hans Jurgen Syderberg


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Hans Jurgen Syderberg, appassionato di Wagner, dopo alcuni ritratti (uno di Romy Schneider) due film commerciali e un documentario sui pornofilm, si dedicò alla mitologia wagneriana con uno stile registico caratterizzato da un kitsch languido e sontuoso e da un montaggio eterogeneo che include reportages ideali con intenzioni didascaliche.

Il suo delirio wagneriano lo porta ad affrontare persino la parabola di Hitler con un monologo-saggio colossale (sette ore). Gli attori di Hitler, ein Film aus Deutschland (1977) interpretano più personaggi, le scenografie sono di cartapesta con un cumulo di oggetti e fotografie a scopo iconografico kitsch: da Wagner, Brecht, Godard il regista ricava lezioni su come manovrare il suo film mastodonte, un film di riti e di miti che acquistano un significato cosmico; ossessivo, allucinante e delirante il film si trasforma in psicodramma, in show della memoria, in seduta psicanalitica, in incubo angoscioso, in flusso di coscienza.

Il mostro cinematografico è un Parsifal (1983) magniloquente e visionario, sinfonia espressionista ed eisensteiniana, quattro ore e mezza di esplorazione freudiana dei miti wagneriani, di fiabe, cabaret, musica, circo, documentario, un carnevale di maschere (quella mortuaria di Wagner e poi via via Marx, Nietsche, il re Ludwig).

Karl Marx (1974) di tre ore che segue Ludwig e precede Our Hitler, venendo a formare con essi un trittico ossessivamente romantica sulla cultura tedesca.