- Dalla pagina su Cannonball Adderley di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
Il sassofonista contralto nato in Florida Julian “Cannonball” Adderley (1928), che aveva suonato con Miles Davis (1957), realizzÃē una serie di registrazioni interessanti nel 1958 (Somethin' Else a marzo con il supergruppo di Miles Davis, Hank Jones, Sam Jones e Art Blakey; la suite in nove parti e quattro movimenti su temi folk per quartetto jazz Alabama Concerto nell'agosto 1958; Things Are Getting Better a ottobre con Milt Jackson al vibrafono, Wynton Kelly al pianoforte, Percy Heath al basso e Art Blakey alla batteria) e nel 1959 (Cannonball e Coltrane a febbraio, che comprendeva il Miles Davis Sextet senza Davis) prima di formare il suo quintetto nel 1958 con il fratello minore, il cornettista Nat, il batterista Philly Joe Jones, il bassista Sam Jones e il pianista Bill Evans.
Il Cannonball Adderley Quintet pubblicÃē Portrait Of Cannonbal (luglio 1958), In San Francisco (ottobre 1959), con il pianista Bobby Timmons al posto di Evans, In Chicago (febbraio 1959), con una nuova formazione composta da John Coltrane (sassofono tenore), Wynton Kelly (pianoforte), Jimmy Cobb (batteria) e Paul Chamber (basso), Them Dirty Blues (febbraio e marzo 1960) con il nuovo pianista Barry Harris, At The Lighthouse (ottobre 1960) con il nuovo pianista Victor Feldman e Plus (maggio 1961) e Why Am I Treated So Bad (marzo 1967).
Dopo un paio di successi, This Here (ottobre 1959) di Bobby Timmons e Work Song (marzo 1960) di Nat Adderley, l'aggiunta del pianista Josef “Joe” Zawinul e del sassofonista/flautista Yusef Lateef lo trasformÃē in un sestetto, che debuttÃē con In New York (gennaio 1962) e ottenne altri due successi, The Jive Samba (febbraio 1962) di Nat Adderley e Mercy Mercy Mercy (luglio 1966) di Joe Zawinul, oltre a essere un pioniere del jazz-funk in Why Am I Treated So Bad (luglio 1967) di Roebuck Staple.
Influenzato da Charlie Parker e fedele al blues, Adderley fu un musicista di transizione che cercÃē di trovare un senso di equilibrio in un'epoca (stilisticamente) turbolenta.
Adderley morÎ d'infarto nell'agosto 1975, all'età di 46 anni.
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