- Dalla pagina su Donald Byrd di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
Un altro musicista hard-bop ad aver adottato il linguaggio elettrico di Miles Davis fu il trombettista Donald Byrd (1932), che aveva iniziato con diligenti workout hard-bop come The Long Two Four da 10 to 4 at the Five-Spot di Pepper Adams, Down Tempo, da Off to the Races (dicembre 1958), con il contralto Jackie McLean, il pianista Wynton Kelly, il sassofonista baritono Pepper Adams, il bassista Sam Jones e il batterista Art Taylor, gli 11 minuti di Funky Mama, da Fuego (ottobre 1959), Here Am I, da Byrd in Hand (maggio 1959), e Free Form, da Free Form (dicembre 1961), in quintetto con il sassofonista tenore Wayne Shorter e il pianista Herbie Hancock.
Dopo l'innovativo A New Perspective (gennaio 1963), per settetto hard-bop (con il sassofonista tenore Hank Mobley, il chitarrista Kenny Burrell, il pianista Herbie Hancock) e coro gospel (Elijah, Beast of Burden), Byrd virò verso un suono funk-jazz fortemente influenzato da Miles Davis e caratterizzato da un ruolo di primo piano per il piano elettrico di Duke Pearson, brani più lunghi (composti da Byrd) e arrangiamenti lussureggianti: Fancy Free, da Fancy Free (giugno 1969), Estavianco e Essence, da Electric Byrd (maggio 1970), The Emperor e The Little Rasti, da Ethiopian Knights (agosto 1971), forse il meglio di questa fase.
Tuttavia Black Byrd (aprile 1972) fu un tutto esaurito che optò per un formato più banale, con canzoni più brevi (nessuna composta da Byrd) e ritmi funky: la tromba di Byrd era diventata un mero ingrediente nello spezzatino preparato dal produttore, arrangiatore e compositore Larry Mizell.
Mizell fu anche la mente dietro il concept album Street Lady (giugno 1973), che introdusse un forte elemento di musica soul, l'etnico ed elettronico Stepping into Tomorrow (dicembre 1974) e l'orchestrale Places and Spaces (agosto 1975), che ha generato la disco hit Change.
Donald Byrd è morto a Dover nel 2013, all'età di 80 anni.
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