Dalla pagina su Yusef Lateef di Piero Scaruffi.
(Translation by/ Tradotto da Luca Magnano)

Bill "Yusef Lateef" Huddleston (1920), polistrumentista (flauto, oboe e sax tenore) originario di Detroit, dopo aver brevemente collaborato con Dizzy Gillespie (1949-50) nel corso degli anni cinquanta si convertì all'islam (all'epoca era di moda), e nel 1959 si trasferì a New York per approfondire lo studio del flauto. Allora si era già fatto una solida reputazione a Detroit suonando con un sestetto di cui faceva parte anche il trombonista Curtis Fuller (con l'aggiunta di piano, contrabbasso, batteria e percussioni), ed era un pioniere della world-music, in virtù del suo interesse per le musiche tradizionali del Medio-Oriente e dell'India. Lateef suonò sax tenore, flauto, argol (uno strumento a fiato indiano ad ancia doppia) e güiro nel disco Stable Mates (aprile 1957), che contiene la sua ballad Ameena, e si affermò come compositore sofisticato con la pubblicazione quasi contemporanea di Jazz Mood (aprile 1957), in cui suonava il flauto nell'introduzione di otto minuti Metaphor, e costuiva le vaste meditazioni blues di Yusef's Mood e Blues in Space e il brano di dieci minuti Morning, dalle sonorità esotiche. Le liriche melodie post-bop di Lateef stavano iniziando a muoversi verso una dimensione che esulava dal jazz.

Lateef fu meno creativo nel quintetto, con Wilbur Harden al flicorno e Hugh Lawson al piano, che incise Jazz and the Sounds of Nature (ottobre 1957), con Seulb, di sei minuti, e il contemporaneo Prayer to the East (ottobre 1957), con Endura, di tredici minuti (ma gran parte dei brani erano cover o composizioni di Harden) e poi The Sounds of Yusef, pubblicato un solo giorno dopo e in contemporanea Other Sounds (sempre ottobre 1957), che include Minor Mood, di nove minuti. La strumentazione usata include nacchere turche, rabat/rebob (un violino arabo monocorde) e gong cinese.

Con un quintetto dotato di piano e flicorno incise The Dreamer (giugno 1959), con Moon Tree e Valse Bouk, e l'album gemello Fabric of Jazz (giugno 1959), con Arjuna, The Dreamer e Oboe Blues. Lateef suonò l'oboe anche nel quintetto con tromba e piano di Cry Tender (ottobre 1959). In questo periodo però le sue energie furono impiegate nella realizzazione di numerosi album hard-bop piuttosto convenzionali, in particolare con il quintetto di Cannonball Adderley negli anni 1962-64.

Dopo essersi trasferito a New York, Lateef iniziò ad allontanarsi dall'hard-bop e a sviluppare uno stile blues esotico e a volte astratto, molto personale. La musica di insieme di The Centaur and the Phoenix (giugno 1961) per nonetto, con brani come Iqbal, condusse all'elaborazione del disco Eastern Sounds (settembre 1961), in cui Lateef suona una amplia varietà di strumenti ad ancia, accompagnato dalla tradizionale sezione ritmica con piano e contrabbasso, e l'aggiunta di percussioni come il tabla, con brani come Plum Blossom (per flauto cinese in terracotta), Snafu (per sax tenore), Blues For The Orient (per oboe).

Anche se Lateef non ritrovò mai più l'energia compositiva di Jazz Mood, e di frequente rimase bloccato nel prevedibile jazz di dischi come Into Something (dicembre 1961) e The Three Faces (gennaio 1962), il musicista trovò una nuova missione nella world-music contemplativa di Jazz Round The World (dicembre 1963), una parata di dieci brevi brani etnici. Le pietre miliari di questo percorso artistico furono Medula Sonata, da Psychicemotus (giugno 1964), un album che usava con enfasi il suono del flauto di bambù, e la title-track di 1984 (febbraio 1965), sessione di un quartetto incentrato sul piano. Sfortunatamente, la qualità dei suoi dischi (perlopiù raccolte di cover) calò rapidamente, con una dose sempre più ampia di funk e soul nella fusion scontata e triviale di Autophysiopsychic (ottobre 1977). Un assaggio del meno peggio della produzione del periodo si può avere con il doppio disco live Ten Years Hence (agosto 1975), concerto di un quartetto con Lateef a sax tenore, flauto, oboe, shenai (uno strumento indiano ad ancia doppia), m'bira (un idiofono africano) e percussioni.

Parallelamente, Lateef divenne un ambizioso compositore di musica classica. Le sue opere orchestrali includono: Suite 16/ Blues Suite (1969), il poema tonale Lalit (1974), la Symphony No 1/ Tahira, The World at Peace, una suite da camera composta insieme al percussionista Adam Rudolph, la suite in quattro movimenti The African American Epic Suite (1993) per orchestra e quintetto.

La sua musica trovò un nuovo pubblico nell'età nella New-age, e il suo migliore album del periodo è probabilmente Lateef's Little Symphony (giugno 1987) in quattro movimenti, in cui Lateef suona tutti gli strumenti.

Metamorphosis (dicembre 1993) è una summa degli stili di Lateef, in particolare il lungo brano Metamorphosis e Biography of a Thought. Sonata Fantasia (gennaio 1997) introduce l'uso di strumenti digitali.

Come molti musicisti eccezionalmente prolifici, Lateef ha inciso molta musica di bassa qualità. L'ascolto della sua discografia richiede molta pazienza.

Yusef Lateef è morto novantatreenne nel 2013.


Torna alla pagina su Yusef Lateef di Piero Scaruffi.