L'arte del contrabbassista Charles Mingus (1922) e' fondata
nella stessa riscoperta del blues e del gospel come l'hard-bop, tuttavia Mingus
si distingue grazie ai suoi studi da intellettuale su improvvisazione di gruppo
e composizione jazz. La sua musica e' schizofrenica nel senso che si volta
all'indietro per rintracciare le radici del jazz a New Orleans e nello stesso
momento tende al futuro verso il jazz progressivo da camera e la "terza
corrente" del jazz. Le sue composizioni variano ampiamente in tono e
dinamiche, da contrappunto puntillistico ad enormi esplosioni wagneriane.
Ingaggio' grandi solisti solo di rado, preferendo session-men professionali e
dedicati piuttosto che stelle con una forte personalita'; un altro modo per
enfatizzare l'aspetto composizionale della sua arte rispetto alla
improvvisazione. Mingus e' il primo musicista jazz dopo Duke Ellington che puo'
competere con i compositori classici. Intellettuale orgoglioso, depreco'
pubblicamente le abitudini decadenti di molte stelle del jazz, e persino la
barbarie del pubblico jazz rispetto a quello della musica classica.
Precursore della musica indipendente, Mingus fondo' nel 1952
la sua casa discografica personale, per sfuggire alle pressioni commerciali
delle firme maggiori. L'essere cresciuto a Los Angeles lo rendeva una figura
ulteriormente rara, in un mondo jazz sempre piu' centrato a New York. Prodigio
precoce, compose una impegnativa Half-Mast Inhibition (1941) a soli diciannove
anni. Si fece le ossa suonando per Louis Armstrong (1942) e Lionel Hampton
(1947-48), ma aveva ben poco da condividere con l'era dello swing. Ebbe modo di
mostrare la sua vera personalita' per la prima volta in un trio formato nel
1950 dallo xilofonista Kenneth "Red Norvo" Norville con il
chitarrista Tal Farlow. A New York si mischio' con l'avanguardia bebop, celebre
e' il concerto a cui prese parte con Dizzy Gillespie, Charlie Parker, Bud
Powell a Max Roach, immortalato in Jazz at Nassey Hall (maggio 1953). Fece
inoltre la sua apparizione in album di Bud Powell (1953), Charlie Parker (1953)
e Paul Bley (1953). S'impose come uno dei grandi visionari dell'epoca con
Pitecanthropus Erectus (gennaio 1956), eseguito da un quintetto con Jackie
McLean al sax alto, Mal Waldron al piano, un sassofonista tenore e un batterista.
Tra le composizioni spicca il poema di dieci minuti in quattro movimenti
Pitecanthropus Erectus (in parte in forma libera), che influenzo' la nascita
del free jazz. L'album conteneva tuttavia pure Love Chant, una suite di
atmosfere misteriose di quindici minuti che confermava le doti narrative di
Mingus; e una versione di otto minuti della gershwiniana A Foggy Day,
trasfomata in una mini sinfonia di suoni urbani (realizzati con gli strumenti).
La sessione per quintetto di The Clown (marzo 1957) segno' il debutto di Dennie
Richmond alla batteria e Jimmy Knepper al trombone. Haitian Fight Song, di
dodici minuti, e' un altro tour de force di dinamiche (e di basso), se pur
fondato nella polifonia caratteristica delle band di strada di New Orleans. Non
e' da meno quanto a complessita' The Clown, mentre Reincarnation of a Lovebird
e' un tributo di otto minuti al bebop e alla tragedia del suo piu' illustre
rappresentante, Charlie Parker. Tijuana Moods (giugno 1957), comprendente
persino vocalist e nacchere, contiene due composizioni di dieci minuti
traboccanti di intricati eventi sonori: Ysabel's Table Dance e Los Mariachis. E
la lista di lunghi esperimenti comincia ad allungasi con rapidita'. West Coast
Ghost (dieci minuti) per sestetto con sax tromba trombone piano, da East
Coasting (agosto 1957); Scenes In The City (undici minuti) per orchestra jazz e
voce narrante, da Scenes In The City (ottobre 1957); Nostalgia in Times Square
(dodici minuti) per qintetto pianistico con sax alto e tenore, da Jazz
Portraits (gennaio 1959). Blues and Roots (febbraio 1959) era invece un tributo
postmodernista al suono di New Orleans, un esercizio di smantellamento di un
genere e ricostruzione dello stesso da una prospettiva analitica (le migliori
canzoni sono Wednesday Night Prayer Meeting, in stile gospel, e il blues
Moanin'). Tutta l'esuberanza della musica di Mingus resta qui intatta, tuttavia
a livello di complessita' armonica il risultato non e' certo quello che le
vecchie band di New Orleans avevano in mente. In sostanza si tratta di un album
composto interamente di pezzi simili alla precedente Haitian Fight Song.
Altri tributi ai suoi idoli appaiono in un'altra accessibile
raccolta, Mingus Ah Um (maggio 1959), per settetto. Better Get Hit in Yo' Soul
e' ancora un prodotto della vena gospel che caratterizza il precedente album,
mentre Goodbye Pork Pie Hat e' una commovente elegia per Lester Young. Altri
pezzi sono dedicati a Charlie Parker, Jelly Roll Morton e Duke Ellinghton.
Fables of Faubus, piu' lunga delle precedenti, e' una delle sue prime venture
nella politica.
Dopo il riciclo delle stesse idee in Dynasty (novembre
1959), Mingus forma un quartetto con Richmond, il trombettista Ted Curson e
Eric Dolphy al sax per registrare Presents Charles Mingus (ottobre 1960). Folk Forms
No. 1 espandeva la sua rivisitazione di New Orleans in una jam onirica e
talvolta da incubo, di dodici minuti. What Love di quindici minuti presenta la
caratteristca anarchia del free jazz e un approccio "convenzionale"
al contrabbasso. Dopo tutto, il quartetto di Mingus era modellato su quello di
Ornette Coleman che aveva inventato il free jazz.
Altri esperimenti: MDM, di venti minuti, per orchestra di
undici componenti (con Dolphy e Paul Bley al piano) da Mingus (ottobre 1960);
Peggy's Blue Skylight (novembre 1961) e sopratutto Epitaph (1962), la sua
composizione piu' ambiziosa, documentata per la prima volta in Town Hall
Concert (ottobre 1962) ma ricostruita nella sua completezza (due ore) solo dopo
la morte di Mingus nel 1989.
Oh Yeah (novembre 1961) ha la sua origine in un'altro lato
della personalita' di Mingus: il buffone dadaista. Le composizioni sono per un
sestetto con Knepper, Richmond, Mingus al piano, Doug Watkins al basso, Booker
Ervin al sax tenore e Roland Kirk al flauto e altri strumenti. Pezzi di media
durata quali Hog Callin' Blues, Devil Woman, Oh Lord Don't Let Them Drop That
Athomic Bomb On Me e Ecclusiastics portarono l'approccio postmodernista di
Blues and Roots a un estremo parodistico e parossistico, mentre Passion Of A
Man faceva l'occhiolino al noise. Forma deviata di jazz tradizionale, le
sperimentazioni di Mingus sono musica che ne mantiene intatta la forma mentre
lo demolisce in modo scientifico nella sua struttura interna.
La dinamica narrativa tipica delle opere estese di Mingus e'
l'essenza di The Black Saint And The Sinner Lady (gennaio 1963), un balletto in
sei movimenti (diviso in tre "pezzi" e tre "modi") per
ampia band (i tre modi vennero concentrati in un'unica traccia di diciassette
minuti nel vinile), e uno dei capolavori della musica del ventesimo secolo.
Composta per un'orchestra con due trombe, trombone, tuba, flauto, sax baritono,
chitarra, sax alto (Charlie Mariano), piano (Jaki Bayard), basso e batteria, e
puntigliosamente architettata da Mingus (che sovraincide certi passaggi), e'
per definizione un esperimento sui colori. Mingus giustappone gruppi di
strumenti per rendere con la massima evidenza il contrasto di toni, usando
nello stesso momento una dinamica volubile per portare alla superfice testure
in continuo cambiamento, fuori dal magmatico contrappunto della composizione.
La musica che ne risulta e' molto emotiva, rasenta la neurosi, incorpora
l'ancestrale frustrazione degli schiavi neri con l'alienazione della classe
borghese. Il senso di tragedia universale e' aumentato dal fatto che gli
strumenti imitano chiaramente voci umane, che sia il canto gioioso del sax di
Mariano o il mormorio doloroso di tromba e trombone o gli spettrali ululati di
tuba e sax baritono. La storia si apre con la desolata Track A - Solo Dancer,
scivola nell'orchestrale Track B - Duet Solo Dancers (reminiscente di Elligton)
e finisce a scavare nella fantasia melodica di Track C - Group Dancers, con
piano e flauto a definire il motivo ricorrente. I modi (Mode D - Trio And Group
Dancers, Mode E - Single Solos And Group Dance e Mode F - Group And Solo Dance)
fondono hard bop, classica e flamenco.
Dopo un lavoro di tale profondita' e classe, Mingus paga
tributo a se' stesso in Mingus Mingus Mingus Mingus Mingus (settembre 1963),
revisitazione dei suoi temi popolari, e si diverte al piano in Mingus Plays
Piano (giugno 1963). Il sestetto del 1964 con Eric Dolphy (oltre a Clifford
Jordan al sax tenore, Jaki Byard al piano, Johnny Coles alla tromba) frutto'
lunghe jam live come Parkeriana, Orange Was the color Of Her Dress Then Blue
Silk, Meditations on Integration e So Long Eric, tutte incluse in The Great
Concert of Charles Mingus (aprile 1964).
Teo Macero aiuto' Mingus a mettere in piedi l'orchestra per
Let My Children Hear Music (ottobre 1971), il piu' coraggioso tentativo del
contrabbassista di fondere due forme d'arte cosi' antitetiche come la musica
classica e il free jazz. Il programma consisteva di The Shoes Of The
Fisherman's Wife Are Some Jive Ass Slippers, l'intricato (se pur improvvisato)
Adagio Ma Non Troppo, Don't Be Afraid The Clown's Afraid Too, lo sfiancante
Hobo Ho, The Chill Of Death con voce narrante, The I Of Hurricane Sue. L'opera
e' furibonda come una sinfonia di Charles Ives e ha una mole degna di Wagner.
Le sue ultime grandi composizioni: Opus III (ottobre 1973) per quintetto
(George Adams al sax tenore, Don Pullen al piano); Sue's Changes (dicembre
1974) per quintetto (George Adams, Don Pullen, Jack Walrath alla tromba); Todo
Modo (aprile 1976) per orchestra, come pure per orchestra e' Cumbia & Jazz
Fusion (marzo 1977).
Da bassista, Mingus ha sviluppato uno stile per cui il
contrabbasso diventa qualcosa come un piano, capace di suonare sia la parte
ritmica che il controcanto. Tuttavia, i suoi risultati come virtuoso sono nulla
comparati alle vette raggiunte da compositore. La sua mente era sia una
enciclopedia di musica jazz, sia un laboratorio di sintesi genetica. Un tale ingegno
produsse il primo grande artista postmoderno della storia del jazz.
Charles Mingus mori' nel gennaio del 1979.