- Dalla pagina su Archie Shepp di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
Archie Shepp (1937), sassofonista tenore formatosi a Filadelfia, si fece le ossa nel quartetto di Cecil Taylor (1960-62) e con Bill Dixon (1962), e in seguito (1963) si unì ai New York Contemporary Five, un quintetto con Don Cherry alla cornetta e John Tchicai al sax alto, che mise in pratica i principi di Free Jazz (1960) di Ornette Coleman nel suo Consequences (ottobre 1963), in particolare nella title-track, l'unica in cui suoni Cherry. Del gruppo si può ascoltare anche The New York Contemporary Five (novembre 1963).
Shepp suonò in Ascension (1965) di John Coltrane e divenne uno dei primi sassofonisti a fare suo in profondità il nuovo stile di Coltrane. Le quattro tracce di Four For Trane (agosto 1964) sono composizioni di Coltrane suonate da Shepp con Roswell Rudd al trombone, Tchicai, e il contrabbassista e il batterista di Coltrane, Reggie Workman e Charles Moffett.
La fiera delle dissonanze di Shepp, Fire Music (marzo 1965), non è meno rivoluzionaria del capolavoro di Coltrane. Di fatto, è anche più selvaggia e rabbiosa, come un'eruzione vulcanica di note che, all'apparenza, abolisce ogni logica, non senza lasciare nel finale un senso di rinascita catartica. Solo due brani del disco sono di Shepp, Hambone e Los Olvidados, ma in entrambi sono presenti elementi innovativi: il primo si affida a fiati minimalisti e il secondo dipinge un astratto paesaggio sonoro. Shepp è ancora più convincente in On This Night (agosto 1965), accompagnato dal vibrafono di Bobby Hutcherson e diversi bassisti e batteristi, perlomeno nelle sue On This Night e Mac Man. In questi dischi Shepp usava il free jazz come pretesto per costruire uno stile di sax drammatico, più vicino a una mentalità rhythm'n'blues che al be bop o allo swing. Non creò mai una formazione veramente stabile, eccetto un quintetto con Rudd di cui si può ascoltare Three for a Quarter One for a Dime (febbraio 1966).
Shepp fu certamente più di Coltrane influenzato dalle istanze politiche razziali dell'epoca, e dall'eredità culturale africana. Il difetto dell'arte di Shepp è che, per quanto originale, non suonò mai sincera e profonda come quella di Coltrane. Mentre quest'ultimo era fondamentalmente una creazione di sé stesso, essenzialmente indipendente dai tempi, Shepp parve più disposto a seguire che a fare da guida (che si trattasse di free jazz, di “potere nero” o di afrocentrismo). Ci furono musicisti free jazz più autentici, jazzisti politicizzati più sinceri, e musicisti più fervidamente afrocentrici; ma probabilmente nessuno come Shepp arrivò a fondere questi tre elementi in una unità organica.
Questa
fusione sociale, musicale e filosofica raggiunse l'apice con la suite in tre
movimenti A Portrait of Robert Thomson
(dedicata a rivisitazioni del blues, del gospel e del jazz) e con la
mediorientale Basheer, da Mama Too Tight (agosto 1966), di nuovo
suonato da un gruppo di musicisti d'avanguardia che si alternavano. L'elemento
africano si fece esplicito con The Magic
of Ju-Ju, di diciotto minuti, con percussioni africane e sax tenore, da The Magic of Ju-Ju (aprile 1967).
Dopo The Way Ahead (gennaio 1968), la prima
incisione di Shepp con un pianista, il che suonava come un parziale
ripiegamento verso la tradizione, uscì Yasmina
A Black Woman, di venti minuti, in Yasmina
(agosto 1969), con l'accompagnamento di tre membri dell'Art Ensemble of
Chicago, e percussionisti assortiti. Dopo Kwanza,
disco mediocre realizzato perlopiù nel febbraio 1969, Shepp realizzò le
performance più meditative di Blase',
My Angel e Tuareg in Blase' (agosto
1969) con l'aiuto di quella che fu forse la sua migliore formazione (Jeanne Lee
alla voce, Lester Bowie alla tromba, Dave Burrell al piano, Malachi Favors al
contrabbasso, Philly Joe Jones alla batteria).
Shepp suonò il sax soprano in Black Gypsy (novembre 1969),
essenzialmente diviso in due suite (non composte da lui), Black Gipsy e Epitaph of a
Small Winner, ma quella grande stagione era destinata a finire in fretta.
Shepp sembrò sempre meno interessaop al jazz (che fosse “free” o no) e più
dedito al rhythm'n'blues e al funk.
Questa fase culminò con le “canzoni” di Attica Blues (gennaio 1972),
dall'arrangiamento più pesante e convenzionale, e in The Cry Of My People (settembre 1972), un sostanziale ripudio del
free jazz.
The Long March (agosto 1979) documenta una performance dal vivo di Max Roach e Archie Shepp.
Divine Song (ottobre 1979), attribuito al chitarrista Sangeeta Michael Berardi, documenta una sessione con Shepp, Roswell Rudd (trombone), Mario Pavone e Eddie Gomez (basso) e Rashied Ali (batteria).
L'attività di Shepp declinò rapidamente dopo Soul Song (dicembre 1982), in un quartetto con Kenny Werner (piano), Santi Debriano (basso) e Marvin Smith (batteria), e contenente i 15 minuti di Mama Rose e i 19 minuti di Geechee.
Down Home New York (febbraio 1984) fu registrato dalla stessa formazione con l'aggiunta di Charles McGhee (tromba) e del cantante Bazzi Bartholomew Gray.
Little Red Moon (dicembre 1985) comprendeva Wilbur Little (basso), Clifford Jarvis (batteria), Siegfried Kessler (piano e sintetizzatore) ed Enrico Rava (tromba e flicorno) e contiene i 18 minuti di Little Red Moon.
Il doppio disco Gemini (marzo 2007) documenta una session con Wayne Dockery (basso), Steve McCraven (batteria), Stephane Guery (chitarra), Tom McClung (piano) e Chuck D (voce), e un'esibizione live della stessa formazione risalente al luglio 2002.
Wo!Man (novembre 2010) è frutto di una collaborazione tra Archie Shepp e Joachim Kuhn, che avevano già lavorato assieme nella band del batterista Edward Vesala.
Let My People Go (2021) documenta una collaborazione con Jason Moran, dedicata principalmente alle cover.
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