- Dalla pagina su Wayne Shorter di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Andrea Grandi, modificato da Stefano Iardella)

Il sassofonista tenore Wayne Shorter (Newark, 1933) ha avuto la svolta della sua carriera con gli Art Blakey’s Jazz Messengers (1959-64), per i quali compose Chess Players (marzo 1960) e Lester Left Town (novembre 1959) nell’album The Big Beat (1960), Children of The Night (agosto1961) sull’album Mosaic (1961), Reincarnation Blues (novembre 1961) su Buhaina’s Delight (1962), This is For Albert e Sweet ‘N’ Sour su Caravan (giugno 1963), Ping-Pong (febbraio 1961) su Free For All, Mr Jin (aprile 1964) su Indestructible.
Il suo sassofono tenore aveva un suono unico e le sue composizioni possedevano un’atmosfera unica. Le composizioni di Shorter per i suoi album erano, invece, nel migliore dei casi elementari.
Influenzato dal Bop duro di Art Blakey, la prima sessione solista di Shorter, Blues A La Carte (novembre 1959), anche conosciuta con il nome di Introducing, fu registrata con un quintetto formato da Lee Morgan alla tromba, Wynton Kelly al piano, Paul Chambers al basso e Jimmy Cobb alla batteria, mentre Second Genesis (ottobre 1960) comprendeva il pianista Cedar Walton, il bassista Bob Cranshaw e Blakey stesso, e Wayning Moments (novembre 1961) un quintetto con Freddie Hubbard alla tromba.
Shorter lavorò inoltre con lo stesso Freddie Hubbard nel biennio 1962-63 e con Lee Morgan tra il 1964-67. Fu ingaggiato da Miles Davis (1964-70) per lavorare sulle nuove idee di Davis, che infine portarono all’invenzione del Fusion Jazz.
Shorter risultò di cruciale importanza per il progetto di Miles Davis. Non solo il suo sassofono scolpì molto il suono, ma le sue composizioni furono tra le più rilevanti in questa prima fase della carriera di Miles Davis: E.S.P e Iris su E.S.P. (gennaio 1965), Orbits, Footprints e Dolores in Miles Smiles (ottobre 1966), Prince of Darkness, Masqualero e Limbo su Sorcerer (maggio 1967), Nefertiti e Fall su Nefertiti (giugno 1967), Paraphernalia su Miles In The Sky (1968), Sanctuary su Bitches Brew (1969), Great Expectations su Big Fun (1970).
Queste composizioni furono così importanti, e così accuratamente create dal sassofonista, che Shorter potrebbe essere definito come la mente dietro molta della musica di Davis, il quale si limitò a essere il mero trombettista.
Shorter fu un sottile e sofisticato compositore che andò oltre le regole dello standard jazz utilizzando melodie eteree, tempi lenti e tonalità alterate.

In parallelo, gli album di Shorter coniarono un suono onirico, riflessivo e personale che prese in prestito da John Coltrane (principalmente), Art Blakey e Miles Davis mentre puntavano verso la rivoluzione del jazz-rock. Lee Morgan alla tromba, McCoy Tyner al piano, Reggi Workman al basso e Elvin Jones alla batteria (Jones e Tyner erano entrambi membri del Coltrane Quartet) lo aiutarono a scolpire la lirica, viennese Night Dreamer, la romantica ballata Virgo, e le sofisticate armonie di Black Nile e Armageddon in Night Dreamer (aprile 1964).
Il suonare era più coerente (specialmente in JuJu) e le composizioni erano più espressive (particolarmente Yes or No) su Juju (agosto 1964), inciso con lo stesso ritmo ma senza Morgan, ma Shorter audacemente abbandonò il paradigma Coltraniano in Speak No Evil (dicembre 1964). Freddie Hubbard ai fiati, Herbie Hancock al piano, Ron Carter al basso e Jones alla batteria lo aiutarono a trovare un improbabile equilibrio tra hard pop, jazz modale e free jazz mentre allo stesso tempo aumentava l’intensità della melodia. Il suono non era per niente rivoluzionario, ma Witch Hunt e Speak No Evil mostrarono la genialità delle sue composizioni, e la chiusura dell’album con tue morbide ballate, Infant Eyes (forse la più memorabile della sua carriera) e Wild Flower, ha senza dubbio annunciato una nuova era di emozioni nella musica jazz.
The Soothsayer (marzo 1965) segnò il ritorno di Reggie Workman al basso, la sostituzione di Jones con Tony Williams alla batteria, e l’aggiunta dell’alto sassofonista James Spulding accanto a Hubbard e Shorter. Ora che Jones era fuori, Tyner divenne più che mai l’ancora per il suono di Shorter. I tre fiati e il piano offrirono al compositore l’opportunità di sperimentare con strutture più complesse (The Soothsayer, Lost,The Big Push).
Dopo il controllato Et Cetera (marzo 1965), rilasciato solamente nel 1980 ed anche conosciuto come The Collector, una sezione a quartetto con Hancock, Chambers e il bassista Cecil McBee che comprendeva il brano di undici minuti chiamato Indian Song, Shorter aggiunse il trombettista Grachan Moncur alla sezione dei fiati, la quale già comprendeva se stesso, Hubbard e Spaulding, e alla sezione ritmica di Hancock, Carter e Chambers per The All Seeing Eye (ottobre 1965). La saporita trama strumentale oscurava lo stile melodico di Shorter e fece emergere i più riflessivi e psicologici elementi della sua musica, specialmente in The All Seeing Eye, Genesis and Mephistopheles. Quest’album, in effetti, terminò la lunga relazione di Shorter con la musica di Coltrane. Dopo il tour de force sperimentale, Shorter ritornò ad un formato più umile (un quartetto con Hancock, Workman e Chambers) e una forma musicale più smeplice (Footprints, Adam’s Apple, Chief Crazy Horse) per Adam’s Apple (febbraio 1966).
Il sestetto di Schizophrenia (marzo 1967), che comprendeva Spaulding, il trombettista Curtis Fuller e la sezione ritmica di Hancock, Carter e Chambers, continuò a sondare i confini tra la tradizione bebop e l’avanguardia free jazz in brani come Tom Thumb. La sofisticatezza degli arrangiamenti stava rapidamente diventando la principale raison d’etre della musica di Shorter. Dopo tutto, le sue capacità di composizione erano meglio utilizzate nelle incisioni con Davis piuttosto che nelle sue proprie registrazioni.
A quanto pare si rese conto di ciò e con Super Nova (agosto 1969) virò bruscamente verso il suono fusion di Davis, utilizzando stelle del genere come per esempio il chitarrista elettrico John McLaughlin e Sonny Sharrock, Chick Corea, il bassista Miroslav Vitous, il batterista Jack DeJohnette, etc… e stabilire nuovi standard di call-and-response tra gli assoli e l'accompagnamento nel rubato Capricorn.

Moto Grosso Feio (aprile 1970), pubblicato solo nel 1974, aggiunse Dave Holland ai già presenti McLaughlin, Vitous, Carter e Corea e cercò per lo meno di migliorare sugli stereotipi con la lunga Moto Grosso Feio e Iska, ma Odyssey of Iskra (agosto 1970), eseguito da un ottetto con vibrafono, chitarra, due bassi, tre percussionisti, dimostrò che Shorter era alla ricerca del mero intrattenimento da salone.

Allo stesso tempo, Shorter registrò inoltre con Tyner McCoy (1968-70). Nel 1970 Shorter e Joe Zawinul lasciarono Davis per formare i Weather Report.
Shorter registrò ancora un album di mediocri ballate latin-jazz, Native Dancer (settembre 1974), con il vocalista brasiliano Milton Nascimento e il percussionista Airto Moreira, e collaborò anche con la cantautrice Joni Mitchell (1977-2002), ma la sua energia creativa era chiaramente riservata per la band.
Shorter infine lasciò i Weather Report nel 1985, ma i suoi album solisti (fortemente influenzati dai suoni elettronici della band) furono sistematicamente una delusione: Atlantis (1985), Phantom Navigator (1986), Joy Rider (1988).


(Tradotto da Stefano Iardella)

Dopo una lunga pausa dalle scene musicali, Shorter registrò High Life (1994), una collaborazione col tastierista Rachel Z, e 1+1 (1997), una collaborazione con Herbie Hancock che annovera Aung San Suu Kyi.

Nel 2000 Shorter formò il suo primo gruppo acustico, un quartetto con il pianista Danilo Perez, il bassista John Patitucci e il batterista Brian Blade. Vengono registrati Footprints Live (luglio 2001), Alegria (2003), a cui si era aggiunto il pianista Brad Mehldau, la batterista Terri Lyne Carrington e il percussionista Alex Acuna, e gli album dal vivo Beyond the Sound Barrier (aprile 2004) e Without A Net (dicembre 2011).

Il cofanetto triplo disco Emanon contiene musica del Wayne Shorter Quartet (Danilo Perez, John Patitucci e Brian Blade) e della Orpheus Chamber Orchestra composta da 34 elementi, in particolare una suite in quattro movimenti (febbraio 2013), la prima sessione in studio di Shorter dai tempi di Alegria.

Shorter è morto a Lost Angeles nel 2023, all'età di 89 anni.


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