- Dalla pagina su Eberhard Weber di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Stefano Iardella)

Il bassista tedesco Eberhard Weber (1940), partner fidato di Wolfgang Dauner per molti anni, non è mai sembrato un musicista jazz, i suoi toni lirici e onirici ricordano più la musica da camera classica e la musica minimalista d'avanguardia che non la tradizione jazz.
No Motion Picture, di 19 minuti, fu il pezzo forte di The Colors of Chloe (dicembre 1973), praticamente un trio con un tastierista (Rainer Brueninghaus) e un batterista (Weber suonava basso, violoncello e ocarina), l'album che coniò il suo stile "orchestrale", astratto e sentimentale allo stesso tempo.

Yellow Fields (settembre 1975), con il sassofonista soprano Charlie Mariano, Brueninghaus e il batterista Jon Christensen, era un mare uniforme di toni languidi, con tre pezzi principali (Sand-Glass, Yellow Fields da 10 minuti, Left Lane da 13 minuti) a al confine tra melodia e ipnosi.

Continuando questa tendenza verso atmosfere eteree, The Following Morning (agosto 1976) rinuncia alla batteria e mantiene solo le tastiere di Brueninghaus, aggiungendo strumenti classici occidentali (T. On A White Horse, Moana I, The Following Morning).

I Colours, il quartetto formato assieme a Mariano, Brueninghaus e al batterista John Marshall, registrarono Silent Foot (novembre 1977), i cui 17 minuti di Seriously Deep avevano un sentimento più jazz, e Little Movements (luglio 1980), con A Dark Spell.

Altri momenti salienti della carriera di Weber furono i graziosi 17 minuti di Quiet Departures, da Fluid Rustle (gennaio 1979), con il chitarrista Bill Frisell e il vibrafonista Gary Burton e due cantanti; i vivaci 16 minuti di Death In The Carwash, da Later That Evening (marzo 1982), con Frisell, il pianista Lyle Mays, il batterista Michael DiPasqua e Paul McCandless al sassofono soprano, oboe, corno inglese e clarinetto basso; Chorus in sette movimenti (settembre 1984), con il sassofonista Jan Garbarek, strumenti classici e Weber al sintetizzatore; il quasi barocco Seven Movements, per ensemble da camera (due flicorni, tre tromboni, due corni francesi, tuba, basso), da Orchestra (agosto 1988); il pezzo per solo basso Pendulum, da Pendulum (1993).
L'attenzione di Weber era "il suono" in sé, con poco o nessun interesse per i generi e le tradizioni musicali.

Endless Days (ECM, 2001), registrato a Oslo nell'Aprile 2000, una sorta di reunion con McCandless, Brueninghaus e DiPasqua, era semplicemente una formula stereotipata.

Encore (ECM, 2015) raccoglie registrazioni live del 1990/2007.


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