- Dalla pagina su Robbie Basho di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Stefano Iardella)

In breve:
Il misterioso Robbie Basho (Baltimora, 1940) riprese la musica per chitarra solista di John Fahey, la unì al misticismo orientale (molto prima che la musica new age fosse inventata), mescolò elementi di musica mediorientale, indiana, latina e giapponese (molto prima che la world music fosse inventata) e aggiunse sperimentazioni derivate dall'improvvisazione jazz (molto prima che la fusion fosse inventata). Seal Of The Blue Lotus (1965), The Grail And the Lotus (1966) e Falconer's Arm (1967) sono semplicemente unici. Venus In Cancer (1969) e Song Of The Stallion (1971) sono più che unici.


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi)

Bio:
Robbie Basho (un orfano adottato con il nome Daniel Robinson, nato nel 1940) fu forse il più misterioso degli sperimentatori per sola chitarra degli anni '60: originariamente un folksinger e chitarrista di Baltimore (Maryland) che suonava blues e country, ha coniato una etno-musica spiritualista che assimila musica bianca, musica nera, musica latina (flamenco) e musica orientale (indiana, persiana, giapponese).
Il suo obiettivo era quello di creare una musica classica per la "steel string guitar": se il suo intento è rimasto largamente velleitario, servì comunque a creare i presupposti per una maggior consapevolezza nella generazione successiva di chitarristi.

Robinson cambiò nome in onore al poeta giapponese Matsuo Basho. Si innamorò dei raga nel 1962 quando scoprì Ravi Shankar e inventò uno stile quasi raga di suonare la chitarra a dodici corde. Nel 1965 era già a Berkeley, in una casa che condivideva con tre membri di Country Joe & The Fish vicino al club Jabberwock dove si esibiva con gruppi bluegrass come i Pine Valley Boys di Butch Waller e Herb Pedersen.
La sua carriera musicale ebbe inizio quando conobbe John Fahey a Seattle.
Seal Of The Blue Lotus (Takoma, 1965 - Fantasy, 1996) e The Grail And the Lotus (Takoma, 1966), registrato nel febbrario 1966, poi raccolti su Guitar Soli (Takoma, 1996), largamente improvvisati e scanditi sulla falsariga dei raga, sono ancora naive e favolistici, anche nelle radiose visioni esotiche di Dharma Prince e Golden Shamrock (sul secondo, più delicato e leggiadro).

Basho Sings (Takoma, 1967) è una prova minore.
Su Contemporary Guitar (1967) compare un'altra composizione miliare, The Thousand Incarnations of the Rose (sedici minuti).

Ma il doppio Falconer's Arm (Takoma, 1967), sia pur guastato da qualche intromissione del suo imbarazzante tenore, si situa al limite estremo della sperimentazione chitarristica. Basho incalza in scatenati raga a ritmo scozzese (Falconer's Arm) e nella sinfonia in quattro movimenti per sola chitarra Lost Lagoon Suite, ispirata alle leggende popolari e stracolma di effetti narrativo/drammatici. Il titanico lamento in flamenco di Pasha e l'eroico inno hare-krishna Song Of God consacrano un tour de force chitarristico senza eguali.

Venus In Cancer (Blue Thumb, 1969 - Tompkins Square, 2006) e soprattutto Song Of The Stallion (Takoma, 1971) in cui si sublima la sua "fusion" di country e raga, sono flussi ininterrotti di accordi in cascata che originano da un vitalismo impetuoso e torrenziale. Con questi capolavori si chiuderà la grande stagione di questo indipendente solitario, morto giovane nel 1986.

Basho è il musicista folk che più consciamente ha saputo astrarre e universalizzare lo spirito trascendente dei raga, trasferirlo nell'infinito delle grandi praterie e delle verdi colline americane, sposarlo al respiro della natura vergine e selvaggia.

The Voice Of The Eagle (Vanguard, 1972 - Comet, 2001) è invece un album di "canzoni".

Zarthus (Vanguard, 1974) contiene ancora la lunga Rhapsody in Druz, ma è guastato da un uso eccessivo del suo tenore.

La sua carriera terminerà con Visions Of The Country (Third Ear, 1978 - Windham Hill, 1978), Art Of The Acoustic Steel String Guitar (Lost Lake Arts, 1979), Rainbow Thunder (Silver, 1981), Bouquet (Basho, 1983) e Twilight Peaks (Vital Body, 1984 - Windham Hill, 1985).


(Tradotto da Stefano Iardella)

Bonn Ist Supreme (Bo Weavil, 2008) documenta un'esibizione dal vivo del 1980.

Bashovia (Takoma, 2001) è un'antologia tratta da Falconer's Arm e Song of the Stallion.

Basho morì nel febbraio 1986 all'età di soli 45 anni, in seguito a un terribile incidente durante una seduta chiropratica, che gli ha provocato un ictus mortale.


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