- Dalla pagina su James Brown di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
In breve:
Il cantante georgiano James Brown (Barnwell, 1933) e la sua band (con Jimmy Nolen alla chitarra, l'inventore dello stile di strumming a sedici note che ha definito il funk una volta per tutte, Alfred “Pee Wee” Ellis al sax contralto, Maceo Parker al sax tenore, Fred Wesley al trombone e, negli anni '70, William “Bootsy” Collins al basso) chiarirono il rapporto tra desiderio sessuale e fervore religioso con Please Please Please (1956), Try Me (1958) e I'll Go Crazy (1960). Ci vollero diversi anni prima che il resto della musica soul si adeguasse alla sua intuizione, ma alla fine il suo stile monotono e anti-virtuoso creò un nuovo tipo di musica. Brown coniò uno stile frenetico fatto di ritmi incalzanti e fiati jazzati, unito a istrionismi scenici e a uno spettacolo grottescamente coreografato, documentato per la prima volta su Live At The Apollo (1962) e nella sua cover di Night Train (1962) di Jimmy Forrest.
Allo stesso tempo, i suoi viscerali urli in falsetto, tra gemiti gutturali e lascivi (e testi pieni di allusioni sessuali), inventarono una nuova forma narrativa. Con Out Of Sight (1964), Papa's Got A Brand New Bag (1965), I Got You (1965) e Cold Sweat (1967), Brown coniò uno stile soul puramente percussivo, precursore del "funk", associandosi al nazionalismo nero a partire da Say It Aloud I'm Black and Proud (1968). Le novelties Give It Up (1969), Mother Popcorn (1969) e Superbad (1970) snellirono ulteriormente l'idea e portarono alle canzoni funk browniane per eccellenza, Sex Machine (1970), con Bootsy Collins al basso (e una figura di piano che praticamente ha inventato la musica house), e King Heroin (1972). La combinazione letale tra falsetto psicotico, strimpellate di chitarra metalliche, linee di basso frammentate, rumorosa sezione fiati e poliritmia pulsante voleva dance-music per tutti.
Bio:
James Brown nacque in South Carolina ma crebbe in Georgia. Di umili origini, dovette adattarsi a
diversi lavori, da bracciante a lustrascarpe, da ballerino a pugile, e scontare
una pena di tre anni per rapina a mano armata, prima di cominciare a cantare.
Il che avvenne nel coro di una chiesa. Il complessino gospel che ne scaturì
cominciò nel 1953 a doppiare i successi doo-wop dell'epoca e nel 1956
(cambiato nome in Famous Flames)
incise una canzone, Please Please Please (1956), che fu un piccolo hit locale
e che contiene in embrione lo stile di canto e il ritmo che lo renderanno
celebre.
Alla fine degli anni '50 James Brown aveva già inciso diversi dischi di musica da ballo, ma con esiti modesti, giusto qualche rhythm and gospel (Try Me nel 1958) e uno strumentale ballabile (Mashed Potatoes nel 1960). Sull'esempio dei maestri a cui aveva fatto da spalla, Little Willie John e Hank Ballard, aveva varato anche uno show coreografico di ballo isterico (al termine del quale, per accrescere l'effetto, fingeva sempre un infarto).
Brown era già un performer completo sotto tutti i punti di vista: cantante, autore, ballerino, show-man. Trasferiva sulla scena una carica emotiva e drammatica inusitata, anche se poi la musica era semplice, ritmata e orecchiabile: per quell'isterico hard-core rhythm and blues africanamente percussivo e jazzisticamente fiatistico, di sapore gospel e armonicamente elementare, fu soprannominato “Mister Dynamite&rqduo;. Conquistarono il pubblico, più che il suo rozzo canto gospel, ricco di urli, grugniti, singhiozzi, e versi animaleschi, le acrobazie sul palcoscenico e il ritmo (costituente fondamentale della musica, visto che tutti gli strumenti erano usati a mò di percussione).
Fra il 1960 e il 1963 (I'll Go Crazy, 1960; I Don't Mind, 1961;
Bewildered, 1961;
Shout and Shimmy, 1962;
Russ Columbo's Prisoner Of Love, 1963;
Oh Baby Don't You Weep), Night Train (un vecchio hit di Jimmy
Forrest), via l'album Live At The Apollo (1962), lo stile si definì come un insieme di ritmo shuffle, armonie da quartetto gospel e sermoni da
predicatore evangelico. Più che nello spirito, la novità stava nella
strumentazione, perchè Brown si avvaleva di un complesso di accompagnamento,
arrangiato da Nat Jones fino al 1967 e poi
condotto dall'alto sassofonista Alfred "Pee Wee" Ellis,
dai tratti molto originali:
un chitarrismo metallico, insistente e soffocato (Jimmy Nolen, l'inventore
della chitarra funk, ovvero dello stile strumming a sedici note),
una sezione ficcante di fiati (con il grande Maceo Parker al sax tenore,
erede di King Curtis e di Ornette Coleman, Fred Wesley al trombone),
figure spezzate di basso (prima Tim Drummond e poi William Collins),
e veementi staccati ritmici (Clyde Stubblefield e poi
John “Jabo” Starks alla batteria).
A sua volta
Brown aveva adottato uno stile vocale intenso e sofferto, derivato dagli
shouter, ma più vicino al "cry" (pianto) che allo "shout" (urlo), uno stile
conversazionale, fratturato da gemiti lascivi, bestemmie viscerali e aneliti
sgolati,
che segnò la fine del canto blues e gospel e l'inizio di una nuova era
per il canto nero.
La sua epoca d'oro ebbe inizio con Out Of Sight (1964) e durò dieci anni, durante i quali divenne il "numero uno" per la gente di colore nel senso in cui lo sarebbe stato in seguito anche Muhammad Ali (fu Brown ad apparire in televisione dopo l'assassinio di Martin Luther King per invitare le masse nere alla calma). Ricco e megalomane, istrione, provocante, esaltato ed esaltante, la sua personalità divenne subito carismatica.
La sua voce secca e roca declamava disordinatamente sermoni sessuali e politici, mentre la band lo accompagnava, non ignara dei ritmi latini, con riff ossessivi, spesso su un accordo solo, e con il contrappunto teso dei fiati. Papa's Got A Brand New Bag (1965) e I Got You (1965) sono i due classici dell'epoca. Fino a raggiungere la pura quintessenza del ballabile negli elaborati pulsanti poliritmi senza variazioni melodiche degli ultimi anni del decennio: Cold Sweat (1967), I Got The Feelin' (1968), Say It Aloud I'm Black and Proud (1968), Give It Up (1969) e Mother Popcorn (1969); uno stile monolitico che recuperava il feeling più sensuale, arcano e viscerale (in una parola "pagano") del gospel.
Negli anni '70 accentuò i toni provocatori delle sue esibizioni,
definendosi ora "macchina del sesso" ora il "super-cattivo", mentre
musicalmente appesantiva ulteriormente il suono, sfornando così i primi
classici del funk:
Superbad (1970, con un tintinnio intermittente della chitarra)
e Sex Machine (1970),
Hot Pants e Make It Funky nel 1971,
Get On The Good Food (1972),
The Payback nel 1973.
Più sermoni logorroidi a sfondo poliritmico, come King Heroin (1972),
aventi il doppio scopo di far ballare il pubblico più a lungo e di sfogare il
suo demoniaco esibizionismo.
The Payback (1973) è probabilmente il suo album migliore.
Ma l'ultimo hit milionario l'aveva avuto nel 1968 e la stella cominciava a declinare. In breve, a causa degli incredibili sprechi di denaro (possedeva un jet privato, una flotta di limousine e diverse stazioni radiofoniche), si trovò nei guai: il governo lo citò come evasore fiscale per cinque milioni di dollari, il suo manager lo denunciò per corruzione, eccetera. Non essendo mai stato veramente amato dal pubblico (nessuna sua canzone aveva mai raggiunto il primo posto in classifica), Brown si ritrovò completamente abbandonato.
Brown fu il meno dotato e il più antipatico dei grandi innovatori del soul, ma anche quello più influente: da lui discendono sia il funk sia la disco.
Brown è morto ad Atlanta nel giorno di Natale del 2006, all'età di 73 anni.
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