- Dalla pagina sui Sandy Bull di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
In Breve:
Sandy Bull (New York, 1941) è stato probabilmente l'artista più originale dei primi anni '60. Purtroppo, era 30-40 anni avanti rispetto al resto della musica rock, e quindi alla fine del secolo era ancora poco considerato. Mentre le band Merseybeat inondavano le classifiche con stupide canzoncine di tre minuti, Bull componeva già raga/jam di venti minuti che non appartenevano a nessun genere musicale. Queste "fusioni" segnarono la prima fantastica fusione tra musica orientale e occidentale, ancor prima che i musicisti occidentali imparassero cos'era un sitar.
Praticamente nessuna enciclopedia o storia della musica menziona il suo nome, ma Sandy Bull è probabilmente uno dei pochi musicisti degli anni '60 che sarà menzionato in ogni enciclopedia e storia della musica nei secoli a venire.
Bio:
Le "blend" di Sandy Bull costituiscono una sintesi prodigiosa di idiomi antitetici e una
delle conquiste più durature del folk d'avanguardia. Lontano da Nashville
quanto lo si può essere, Bull non ebbe nulla da spartire con il nascente
movimento country-rock, ma la sua lezione di
individualismo creativo fu fondamentale per aprire nuovi orizzonti al genere che
sarà chiamato "american primitivism".
Il banjoista e chitarrista newyorkese Sandy Bull cominciò come folksinger alla Woody Guthrie alla fine degli anni '50 a Boston, dove stava studiando composizione ma, tornato a New York nel 1961, divenne presto una delle attrazioni fisse dei club d'avanguardia (sia folk sia jazz) del Greenwich Village.
In locali come il "Gaslight Cafe", dove suonava fin dal 1961, venne in contatto con il nascente free-jazz, e ne rimase profondamente influenzato.
Enfant prodige della chitarra e del banjo, studente di jazz e di musica indiana, nel 1963 Bull incise il suo primo disco, Fantasias For Guitar & Banjo (Vanguard, 1963), con il solo accompagnamento del batterista di Ornette Coleman (Billy Higgins), permettendosi il lusso di una suite di ventidue minuti, Blend, per chitarra accordata come un banjo e batteria. Influenzata dal suonatore di oud Hamza El Din, con cui aveva condiviso un appartamento nel 1963 a Hollywood, Blend è una sintesi cadenzata di improvvisazioni jazz, sincopi raga, accordi arabi e melodie folk, un trascinante excursus sonoro che esplora mondi favolosi filtrati dalla sensibilità di un cantastorie popolare, alternando fasi lente e trascendenti a jam furibonde. L'atmosfera e` spesso psichedelica, due anni prima che nascesse la psichedelia. Fra gli altri brani del disco si distinguono alcuni arrangiamenti di musica classica per solo banjo o sola chitarra.
A questo capolavoro diede un seguito con Blend II, sul successivo Inventions For Guitar And Banjo (Vanguard, 1965), registrato nel 1964.
E Pluribus Unum (Vanguard, 1970 -
Sutro Park, 2009), registrato in gran parte nel 1968,
è il suo disco psichedelico.
Suonato con una chitarra dal suono metallico, secco, ispido, antitetico al
twang di Duan Eddy, il segnale elettrico è diviso per
quattro amplificatori diversi.
Il disco contiene due lunghe meditazioni:
Electric Blend (una "blend" per chitarra elettrica il cui segnale
è amplificato in quattro modi diversi), suite proiettata da accordi spaziali che continuamente
salgono e scendono, preghiera intensa e soffusa scandita a ritmo di processione dai tamburi indiani, con la
chitarra ad imitare le note nasali del sitar; e No Deposit No Return Blues, jam vibrante per
chitarra, basso, batteria, oud, cimbalo hi-hat, cowbell, che si svolge in un lento ritmato crescendo di
tocchi, di vibrazioni, di contrappunti,di echi, di rumori percussivi.
Demolition Derby (Vanguard, 1972) completa la trilogia dell'epoca d'oro.
Re-Inventions (Vanguard, 1998) raccoglie parte del materiale di quei primi tre dischi.
La tossico-dipendenza ne distrusse la carriera nel 1972, obbligandolo a dieci anni di silenzio (durante i quali peraltro imparò a suonare il sarod da Ali Akbar Khan) prima di riuscire a incidere altre "blend" su Jukebox School Of Music (ROM, 1988): Truth (la reunion con Billy Higgins, dopo un quarto di secolo) e Continuum For Guitar.
Bull tornerà ancora a incidere con Vehicles (Timeless, 1992), una raccolta di brani strumentali degni del suo passato, all'insegna di un raga-funk per orchestra etnica, accompagnato dal percussionista senegalese Aiyb Dieng.
Steel Tears (Timeless, 1996) è un album di "canzoni" che sono per lo più parte dedicate alle sue radici culturali e interpretate da alcuni ospiti.
Still Valentine's Day (Water, 2006) documenta un'esibizione dal vivo del 1969.
Sandy Bull & The Rhythm Ace (Drag City, 2012) documenta un'esibizione dal vivo del 1976.
Sandy Bull è morto di cancro ai polmoni nell'aprile 2001 nella sua casa di Franklin (vicino a Nashville), all'età di 60 anni.
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