- Dalla pagina sui Cream di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Stefano Iardella)

In breve:
Più di chiunque altro, furono i Cream a cambiare il volto della musica rock britannica. Portarono la fusion tra musica blues e musica rock, cominciata con Alexis Korner e John Mayall, a livelli mai raggiunti prima. Utilizzarono un livello di improvvisazione di gruppo degno del free jazz. In effetti, la loro musica aveva fondamentalmente tre strati: una melodia pop, lunghi assoli ispirati al free jazz e un ritmo rhythm'n'blues propulsivo. Si abbandonarono a distorsioni di chitarra e assoli dissonanti che risultarono scioccanti per un pubblico cresciuto con i Beatles. Persino le melodie soul-jazz di Sunshine Of Your Love (1967) e White Room (1968), pur non essendo rivoluzionarie, puntavano verso un tipo di "pop" più sofisticato rispetto ai ritornelli infantili del Mersey-beat.


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi, modificato da Stefano Iardella)

Bio:
I Cream vengono comunemente ricordati come il gruppo che inventò l'hard-rock, ma in realtà appartenevano ancora alla generazione del blues revival.

I Cream furono il complesso di maggior successo del blues revival, e rappresentarono una brusca inversione rotta per il rock britannico che, di fatto, viveva ancora di canzonette. Gli Who ci avevano già provato, e naturalmente i Rolling Stones e gli Yardbirds avevano già deformato il blues in maniera rivoluzionaria, e Bob Dylan aveva già sperimentato con lunghi brani a tema su Blonde On Blonde. Ma furono i Cream a farne un genere di successo e ad alterare il formato della canzone rock: lunghe jam libere dal vivo invece dei tre minuti con ritornello e ponte registrati in studio; brani impostati sull'improvvisazione libera di chitarra, basso e batteria invece delle melodie di tre minuti arrangiate con strumenti dell'orchestra. Vendettero quindici milioni di album in tre anni, un record che fece sembrare i Beatles dei falliti.

I membri di questo power-trio, formato nell'autunno 1966, erano tutti e tre veterani del blues revival. Il chitarrista Eric Patrick Clapton era lo stesso enfant prodige che si era rivelato negli Yardbirds e che aveva appena partecipato all'incisione del leggendario Bluesbreakers di John Mayall (e il sound dei Cream era di fatto una continuazione di quello di Smokestack Lightning su Five Live Yardbirds). Il batterista Peter "Ginger" Baker, abile a tutte le percussioni, che già nel 1960 aveva suonato con il musicista nigeriano Fela Anikulapo Kuti e si era fatto le ossa fin dal 1962 prima con Alexis Korner e poi nella Graham Bond Organisation. Il bassista scozzese Jack Bruce gli era stato compagno di strada prima di entrare nei Manfred Mann.
Bruce e Clapton si erano conosciuti nei Powerhouse, una formazione allestita per pochi mesi da John Mayall (che annoverava anche Steve Winwood alle tastiere). Nei Cream questi tre virtuosi misero semplicemente a frutto le esperienze maturate nei club londinesi, portandole sui grandi palcoscenici dei concerti rock e caratterizzandosi in lunghe improvvisazioni elettriche ad alto volume.

I Cream esordirono con due singoli: Wrapping Paper, che appartiene alla prima stagione psichedelica, e I Feel Free, il primo assaggio degli assoli di Clapton. Fresh Cream (Atco, 1966) fu un avvenimento storico: le distorsioni e il "wah-wah" di Clapton, lo stile acrobatico di Baker e le melodie atmosferiche di Bruce facevano passare in secondo piano il materiale, che era piuttosto scadente (quasi tutte cover, ma anche l'assolo Toad di Baker e NSU di Bruce).
Le composizioni di Bruce presero il sopravvento su Disraeli Gears (1967), prodotto dall'italo americano Felix Pappalardi, un album infinitamente più pop e meno blues.
Strange Brew era tipica di come il gruppo poteve trasformare il blues in rock per intellettuali stanchi delle canzoncine dei Beatles (l'assolo di Clapton è rubato al repertorio di Albert King).
Tales Of Brave Ulysses è il tour de force di Clapton. Sunshine of Your Love, un lungo delirio collettivo basato su un riff orecchiabile e ossessivo di Bruce, rimane il loro capolavoro.

La fama venne loro dai concerti, che costituirono uno shock sociale tanto quanto i love-in degli hippie in America. Clapton, veloce e incisivo, Bruce, pulsante e ringhioso, e Baker, straripante e rumoroso, crearono un nuovo stereotipo per la musica di consumo.

Il doppio Wheels Of Fire (Polydor, 1968) è un album schizofrenico, che presenta tanto la versione blues (il disco registrato dal vivo) quanto quella pop (il disco registrato in studio) del gruppo. Pappalardi si guadagna qui il titolo di quarto Cream, arrangiando, componendo e suonando diversi strumenti. Forse volendo imitare il collega e rivale George Martin, che aveva appena pennellato Sgt Pepper, Pappalardi esagerò in overdub, effetti elettronici e strumenti classici (clavicembali, campanelli, violini).
Il lavoro certosino del produttore funziona praticamente soltanto in Pressed Rat And Warthog, un'ottima canzone psichedelica. Il disco dal vivo scoppia invece di salute, grazie ad audaci assoli di Clapton e Baker e a jam anarchiche.
L'epica cadenzata di White Room e il riff stentoreo di Politician mandano in gloria il machismo del supergruppo per antonomasia dell'epoca. In realtà è Bruce, che marchia il sound con il suo canto grintoso i con suoi stordenti giri di basso, il vero artefice del sound, anche se agli altri due sono più acclamati dalle folle. Suoi sono anche gran parte dei loro classici, spesso composti in coppia con il poeta Pete Brown, altro cervello che agì dietro le quinte ma fu determinante per il loro successo. Il loro blues elettrificato aveva il merito di rifiutare il calligrafismo (vedi la loro versione di Crossroads), ma il difetto di essere auto-indulgente (vedi la loro versione della Spoonful di Howling Wolf e l'assolo di batteria di 17 minuti su Toad).

Il trio su Goodbye (1969) non aveva più nulla da dire. Erano tre musicisti ormai avviati a carriere separate. Le canzoni di Bruce erano affidate alle tastiere progressiv. Quelle di Baker erano soprattutto vetrine per la sua megalomania. Badge (scritta da Clapton e George Harrison) era una canzoncina orecchiabile di scarso impatto.

La loro fulminea ascesa terminò bruscamente il 26 novembre 1968 con uno storico concerto d'addio alla Royal Albert Hall di Londra.

Alquanto sopravvalutato ai tempi, il complesso non fu null'altro che un'ennesima fabbrica di mito consumistico sostenuta da esagerazioni puerili. I loro chilometrici assoli erano più che altro una trovata pubblicitaria. L'hard-rock nacque comunque dai fendenti di basso di Bruce e l'heavy-metal dalle contorsioni vanesie di Eric “Slow Hand” Clapton.

Live II (Polydor, 1972) è l'album che contiene le loro più leggendarie jam dal vivo (il primo volume contiene blues-rock più convenzionali).

E' curioso che, invece, Bruce finì a suonare jazz e Clapton a suonare soul. Dopo aver figurato ancora in un altro supergruppo, i Blind Faith (Polydor, 1969) di Steve Winwood, per i quali scrisse l'inno solenne di Presence Of The Lord, Clapton, già un veterano a soli 25 anni (Roosters, Yardbirds, Bluesbreakers, Cream), si trasferì in USA e entrò a far parte dell'entourage di Leon Russell. Suonò con Delaney & Bonnie, portò al successo After Midnight di J.J.Cale su Eric Clapton (Atco, 1970), e formò i Derek & Dominoes per cui scrisse Bell Bottom Blues e Layla sul doppio Layla (Atco, 1970), che si avvale anche dell'altro dio della chitarra Duane Allman.
La reissue The Layla Sessions (1990) contiene un disco di jam sessions inedite che restano fra le performance migliori della sua carriera. Afflitto da dipendenza all'eroina, Clapton sparì dalle scene per qualche anno, ma rientrò trionfalmente con 461 Ocean Boulevard (Atco, 1974), che contiene la sua versione di I Shot The Sheriff di Bob Marley. Il suo stile "laid-back", copiato da J.J. Cale, speziato di gospel, soul e reggae, fece vendere milioni di copie ai suoi album, benche' fossero sempre più banali: There's One In Every Crowd (Atco, 1975), No Reason To Cry (RSO, 1976), che si avvale della Band e di Dylan in persona, Slowhand (RSO, 1977), con la celebre versione della Cocaine di J.J. Cale, Backless (RSO, 1978), con Lay Down Sally (una delle sue poche composizioni) e Tell Me That You Love Me, Another Ticket (RSO, 1981), con I Can't Stand It, Money And Cigarettes (Warner, 1983), e Behind The Sun (Warner, 1985), con arrangiamenti elettronici e il feroce rhythm and blues di Tangled In Love, preludio al duetto Tearing Us Apart con Tina Turner, tratto da August (1987).
Poi dovette tornare in clinica, questa volte per alcoolismo. La sua vita era anche contrassegnata da una serie impressionante di morti, culminate in quella di suo figlio di quattro anni, avuto dall'"attrice" italiana Lory del Santo e precipitato dal 53° piano di un grattacielo di New York.
Tears In Heaven (1993), ispirandosi a quella disgrazia, lo riportò a galla e l'album successivo, From The Cradle (Reprise, 1994), una raccolta di cover, divenne l'album di blues più venduto di tutti i tempi.
Personaggio della cronaca mondana più che della storia del rock, Clapton ha ampiamente dimostrato che nei Cream faceva per lo più lo show-man.
Crossroads (Polydor, 1988) è un'ottima antologia. Dopo il mediocre soul da salotto di Journeyman (Polydor, 1989), meglio esemplificato da Bad Love, Clapton scomparve dalle scene.
Tornò con Pilgrim (Reprise, 1998), un album di rhythm and blues orchestrale che in realtà nasconde la sua più profonda e intima meditazione sul significato della vita (Pilgrim, Inside Of Me).

Ginger Baker registrò una quantità spropositata di album negli anni '70, dopo essersi trasferito in Nigeria, aventi come unico scopo quello di dimostrare la sua abilità di percussionista (e una sincera passione per la world-music).
Più registrava, e meno quell'abilità sembrava reale. Smise di suonare per diversi anni, afflitto dall'eroina e poi deciso a rifarsi una vita in Italia gestendo un oliveto in quel di Pistoia (Toscana).
Negli anni '80 pubblicò come solista soltanto From Humble Oranges (1983).
Quando tornò sulle scene, negli USA, lo fece con ensemble jazz-rock di gran classe (Material) che gli consentì di registrare i due migliori album della sua carriera: Horses & Trees (Celluloid, 1986), che meglio rappresenta le sue ambizioni pan-etniche (Nana Vasconcelos, L Shankar, Nicky Skopelitis, Bill Laswell); Middle Passage (Axiom, 1990), con Bill Laswell al basso, Nicky Skopelitis alla chitarra Jonas Hellborg, Jah Wobble e Bill Laswell al basso, Bernie Worrell all'organo e quattro percussionisti africani; e Unseen Rain (Day Eight, 1992), il più jazz della sua carriera fino a quel momento.
Nel 1990 venne persino assunto da un complesso rock, i Masters Of Reality.
Nel 1994 partecipò a un disco con Bruce e con un altro veterano inglese, Gary Moore (a nome BBM), Around The Next Dream (Virgin, 1994), e formò un suo trio d'eccezione con il bassista Charlie Haden e il chitarrista Bill Frisell, immortalato su Going Back Home (Atlantic, 1994) e su Falling Off The Roof (Atlantic, 1996).
Coward Of The Country (Atlantic, 1999) annovera persino un ottetto (la musica è quasi tutta del compositore Ron Miles).

Subito dopo lo scioglimento dei Cream, Jack Bruce cominciò a collaborare con musicisti jazz.
Il suo Songs For A Tailor (Atco, 1969) è un originale tentativo di creare una canzone folk-rock con l'austerità della musica classica e l'atmosfera del jazz: Weird Of Hermiston si riallaccia ai primi surreali singoli dei Cream e Theme For An Imaginary Western rimane forse il suo capolavoro, Rope Ladder To The Moon e Never Tell Your Mother sono esempi luminosi della sua jazz-rock-soul-blues fusion.
Things We Like (Atco, 1970) è una jam session con il sassofonista Dick Heckstall-Smith dei Colosseum, il chitarrista jazz John McLaughlin e altri. Per un paio d'anni suonò nel gruppo di Tony Williams e nel 1972 nell'orchestra di Carla Bley.
Harmony Row (Atco, 1971) riprese il suo programma di reinventare la canzone rock con inflessioni ancor più jazz ed esperimenti ancor più audaci: Victoria Sage è un'altra ballad spettrale, mentre You Burned The Tables On Me è una piece di progressive-rock. Il suo album più coraggioso fu però anche l'ultimo di rilievo. Bruce provò anche a ricreare la magia dei Cream con un altro super-trio, West Bruce & Laing, ma presto tornò alle sue canzoni sofisticate con Out Of The Storm (RSO, 1974), album molto minore, e How's Tricks (RSO, 1977), che contiene Without A Word e How's Tricks.
I've Always Wanted To Do This (Epic, 1980) è una session con il batterista jazz Billy Cobham e un chitarrista.
Truce (Chrysalis, 1982), una collaborazione con il chitarrista hard-rock Robin Trower accreditata ai BLT, tradisce ancora tentazioni hard-rock.
Willpower (Chrysalis, 1989) è un'antologia degli anni '70, ma con troppa enfasi sui dischi peggiori.
Dopo essersi disintossicato, Bruce registrò tre dei suoi album migliori: A Question Of Time (Epic, 1989), con Hey Now Princess e Obsession (grande assolo di Allan Holdsworth), Somethinels (CMP, 1993) con Pete Brown, Eric Clapton, Dick Heckstall-Smith e altri (Willpower, già sull'antologia omonima, originariamente del 1987 e Monkjack (1995).
Cities Of The Heart (CMP, 1994) è un album dal vivo che celebra il suo 50esimo compleanno.
Shadows In The Air (Sanctuary, 2001) è in realtà un album di Kip Hanrahan che usa Bruce per cantare pezzi di latin-jazz.

Pete Brown formò prima i Battered Ornaments e poi i Piblokto, il cui Things May Come and Things May Go But The Art School Dance Goes On Forever (Harvest, 1970) è un bizzarro esperimento di folk (Golden Country Kingdom, Country Morning), blues, world-music e psichedelia (Fire Song). Gli arrangiamenti di Walk For Charity Run For Money e Then I Must Go And Can I Keep sono particolarmente demenziali.


(Tradotto da Antonio Saluzzi, modificato da Stefano Iardella)

Jack Bruce ha pubblicato il poco inspirato More Jack Than God (Sanctuary, 2003).
Eric Clapton realizzò un tributo altrettanto poco ispirato a Robert Johnson, Me and Mr Johnson (Warner, 2004).
Molto meglio erano i due album di materiale (per lo più) originale, Reptile (2001) e Back Home (2005), mentre Clapton (2010) era un'altra una raccolta di cover creative.

Jack Bruce è morto nell'ottobre 2014, all'età di 71 anni.
Ginger Baker è morto nell'ottobre 2019, all'età di 80 anni.


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